Tutti in piedi per Dardust

In un Teatro Ventidio Basso gremito, come non si vedeva da tempo per un concerto, è andata in scena la data zero del tour di supporto a “Birth” secondo album di Dardust, pseudonimo dietro al quale si cela il musicista ascolano Dario Faini.

di Luca Cameli

Foto di Alessio Panichi

Foto di Alessio Panichi

Ascoli Piceno, 24 febbraio – Appena entrati, bastava guardare il palco per capire che l’attesa era più che giustificata, e che quello che il  pubblico avrebbe visto sarebbe stato un show, fuori dal comune. La serata inizia con la proiezione “Slow is The new Loud” , documentario diretto da Alessandro Marconi, che racconta il periodo trascorso in Islanda per la lavorazione del disco, registrato nel  prestigioso Sundlaugin Studio ( dove hanno registrato artisti del calibro di Jon Hopkins, Sigur Ros, Damien Rice, e molti altri). Al termine del documentario, sulle note di “In the Clouds” parte il concerto vero e proprio, seguita da “Birth”. Durante i primi pezzi Faini prende la parola per due volte, la prima per introdurre “Sakamoto” e la seconda per ringraziare quanti hanno lavorato per la realizzazione di questo spettacolo, preparato nei minimi particolari per tutta la settimana provando per ore ogni giorno, e per ringraziare tutto il team che sta dietro la lavorazione di “Birth”. Da questo momento in poi, Dardust diventa un flusso: la commistione fra l’ideale classico della composizione pianistica e l’elettronica, crea un vortice che abbraccia lo spettatore e lo accompagna per tutta la durata del concerto. Si percepisce chiaramente, senza il bisogno di usare le parole, che il tema del viaggio è centrale; ora è ancora più chiaro che i brani del precedente album ( “7” registrato a Berlino, ndr.) non erano altro che un punto di partenza, e i nuovi pezzi presenti in  “Birth” sono il perfetto trampolino di lancio per il terzo capitolo che verrà registrato a Londra. La tensione di inizio serata è oramai un ricordo, Faini affiancato dall’oramai inseparabile Vanni Casagrande (che insieme a lui ha prodotto e arrangiato per intero l’album), sfrutta al meglio il sontuoso allestimento trasformando il Ventidio, almeno per una sera, in un vero e proprio club. Al loro fianco, per questa serata speciale, erano presenti sul palco altri cinque elementi: Marcello Piccinini alle percussioni, il maestro Giuseppe Lori che ha diretto e arrangiato la sezione di archi composta da Simone Giorgini (contrabasso), Simone Sitta (violoncello) e Valentino Alessandrini (violino).

Foto di Alessio Panichi

Foto di Alessio Panichi

Il concerto prosegue a ritmo serrato, il pubblico è totalmente coinvolto, e si lascia trasportare dalla musica e dalle immagini proiettate sullo schermo che sovrasta il palco. Fra cambi di ritmo repentini e fantastici giochi di luci, il concerto è un crescendo continuo e quando parte “Bardaginn”, gli spettatori vengono letteralmente travolti. Ci si avvicina alla fine ed è bellissimo vedere tutto il pubblico in piedi per il “GranFinale” , degna conclusione di uno show di altissimo livello, congeniato e realizzato in maniera eccellente. Dopo i saluti, Faini rivolge un omaggio semplice ed elegante a David Bowie, un’artista che è sempre stato un punto di riferimento per il musicista ascolano. E’ il punto esclamativo al termine di una serata che fa capire chiaramente (se mai ce fosse ancora bisogno) , che Dardust è oramai una realtà importante della scena italiana, pronta a raccogliere consensi sul territorio nazionale e non solo.

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