UNICEF: 200 milioni di donne e ragazze con FGM (Mutilazioni Genitali Femminili), ma la maggioranza è contraria

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I dati mostrano che in molti paesi gli uomini si oppongono alle FGM molto più duramente rispetto alle donne

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Almeno 200 milioni di donne e ragazze che oggi vivono in 30 paesi nel mondo hanno subito Mutilazioni Genitali Femminili (FGM) – che possono provocare terribili sofferenze fisiche e psicologiche, emorragie, HIV, infertilità e morte. Secondo gli ultimi dati dell’UNICEF, circa due terzi degli uomini, delle donne, dei ragazzi e delle ragazze – nei paesi in cui le Mutilazioni Genitali Femminili (FGM) sono comuni – dicono di voler porre fine a questa pratica. Nei paesi in cui i dati sono disponibili, il 67% delle ragazze e delle donne e il 63% dei ragazzi e degli uomini sono contrari all’uso di questa pratica nelle loro comunità. I dati mostrano che in molti paesi gli uomini si oppongono alle FGM molto più duramente rispetto alle donne. In Guinea – il paese con il secondo più alto tasso al mondo – il 38% degli uomini e dei ragazzi sono contro la pratica delle MGF, rispetto al 21% delle ragazze e delle donne. Lo stesso scenario in Sierra Leone dove il 40% degli uomini e dei ragazzi vuole che la pratica finisca, rispetto al 23% delle ragazze e delle donne. La più grande differenza tra la percezione degli uomini e delle donne sulle MGF si riscontra in Guinea, dove il 46% degli uomini e dei ragazzi ritiene che le FGM non portino alcun beneficio, rispetto a soltanto il 10% delle donne e delle ragazze. I dati mostrano anche che in oltre la metà dei 15 paesi in cui i dati sono disponibili, almeno 1 ragazza o donna su 3 pensa che le FGM non porti benefici.

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Oltre ad una vasta maggioranza di persone che si oppongono a questa terribile pratica lì dove si concentra, ci sono anche esempi di un crescente slancio e impegno per porre fine alle FGM. Nel 2015, sia in Gambia che in Nigeria sono state adottate leggi nazionali che criminalizzano la pratica delle FGM. Oltre 1.900 comunità, con una popolazione corrispondente a circa 5 milioni di persone, nei 16 paesi con dati disponibili, hanno presentato pubblicamente dichiarazioni di rinuncia alle FGM. Gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile adottati dalle Nazioni Unite a settembre 2015 comprendono anche l’obiettivo di eliminare entro il 2030 tutte le pratiche più terribili come le Mutilazioni Genitali Femminili e i Matrimoni Precoci. La ricerca dell’UNICEF rileva anche una possibile connessione tra l’istruzione materna e la probabilità che una figlia possa subire mutilazione/escissione. Tra i 28 paesi con dati disponibili, circa 1 su 5 tra le figlie di donne che non hanno ricevuto un’istruzione è stata sottoposta a FGM, rispetto ad 1 su 9 tra le figlie di madri che avevano almeno un’istruzione secondaria. “Nonostante le Mutilazioni Genitali Femminili siano associate alle discriminazioni di genere, i nostri dati mostrano che la maggior parte dei ragazzi e degli uomini attualmente sono contrari”, ha dichiarato Francesca Moneti, Specialista UNICEF per la Protezione dell’Infanzia. “Sfortunatamente, il desiderio del singolo di porre fine alle mutilazioni genitali femminili è spesso nascosto e molte donne e uomini continuano a credere che la pratica sia necessaria affinché queste donne possano essere accettate nelle loro comunità.” “I dati possono giocare un ruolo importante nel far venire a galla le vere opinioni delle comunità sulle Mutilazioni Genitali Femminili,” ha continuato Moneti. “Quando gli individui diventano coscienti che altre persone non supportano la pratica, diventa più semplice per loro porre fine alle FGM. E’ necessario continuare a lavorare con i giovani, gli uomini, le donne, le comunità, i leader religiosi e politici per sottolineare questi importanti traguardi e i terribili effetti delle MGF, per accelerare il progresso e porre fine alle FGM.” L’UNICEF e l’UNFPA portano avanti congiuntamente il più grande programma a livello globale per porre fine alle FGM. Attualmente è sostenuto in 17 paesi, in cui si lavora ad ogni livello nazionale e comunitario

UNICEF: sempre più bambini, ma soprattutto bambine, “utilizzati” in attacchi suicidi in Nigeria, Camerun, Ciad e Niger

Manuel Fontaine: “Deve essere chiaro che questi bambini sono vittime, non esecutori consapevoli”

12 aprile 2016 – Secondo i nuovi dati lanciati oggi dall’UNICEF, il numero di bambini coinvolti in attacchi suicidi in Nigeria, Camerun, Ciad e Niger è drasticamente aumentato nell’ultimo anno, passando da 4 nel 2014 a 44 nel 2015. Oltre il 75% sono ragazze. A due anni dal rapimento di oltre 200 ragazze a Chibok, il rapporto “Beyond Chibok” mostra trend allarmanti in 4 paesi colpiti da Boko Haram:

-Tra gennaio 2014 e febbraio 2016, in Camerun è stato registrato il più alto numero di attacchi suicidi che hanno coinvolto bambini (21), seguito da Nigeria (17) e Ciad (2).

-Negli ultimi due anni, circa 1 persona su 5 che si è fatta esplodere con una bomba era un bambino, tre quarti di questi erano ragazze. Lo scorso anno, i bambini sono stati utilizzati in 1 attacco su 2 in Camerun, 1 su 8 in Ciad e 1 su 7 in Nigeria.

– Lo scorso anno, per la prima volta, gli attacchi suicidi tramite bomba si sono diffusi oltre i confini della Nigeria. La frequenza di tutti gli attacchi è aumentata da 32 nel 2014 a 151 lo scorso anno. Nel 2015, 89 di questi attacchi sono avvenuti in Nigeria, 39 in Camerun, 16 in Ciad e 7 in Niger.“Deve essere chiaro che questi bambini sono vittime, non esecutori consapevoli,” ha dichiarato Manuel Fontaine, Direttore Regionale dell’UNICEF per l’Africa Centrale e Occidentale. “Ingannare i bambini e costringerli ad atti suicidi è una delle forme più orribili di violenze perpetrate in Nigeria e nei paesi vicini”. “Beyond Chibok” è un rapporto che analizza l’impatto che il conflitto ha sui bambini nei 4 paesi colpiti da Boko Haram:

–          circa 1,3 milioni di bambini sono sfollati;

–          circa 1.800 scuole sono chiuse – danneggiate, saccheggiate, bruciate o utilizzate come rifugi per gli sfollati;

–          Oltre 5.000 bambini risultano non accompagnati o separati dai loro genitori.

L’utilizzo deliberato di bambini in attacchi bomba ha creato un’atmosfera di paura e diffidenza che sta avendo conseguenze devastanti per le ragazze sopravvissute alla prigionia e alla violenza sessuale di Boko Haram nel Nord Est della Nigeria. I bambini scappati, o rilasciati, da gruppi armati vengono spesso visti come una potenziale minaccia della sicurezza, come ha mostrato una recente indagine dell’UNICEF e International Alert. I bambini nati a seguito di violenza sessuale hanno grosse difficoltà nei loro villaggi, nelle comunità ospitanti e nei campi per sfollati interni, perché stigmatizzati e discriminati. “Gli attacchi suicidi attraverso l’uso di bambini stanno diventando sempre più frequenti, molte comunità cominciano a vedere i bambini come una minaccia per la loro sicurezza”, ha continuato Fontaine.  “La diffidenza nei confronti dei bambini può avere conseguenze tragiche; come può una comunità ricostruirsi se rifiuta i propri fratelli, le proprie sorelle, figli e madri?” L’UNICEF lavora con le comunità e le famiglie in Nigeria, Ciad, Camerun e Niger per combattere lo stigma rivolto a coloro sopravvissuti alla violenza sessuale e per ricostruire un ambiente sicuro per le persone rapite. Con i suoi partner, l’UNICEF garantisce acqua sicura, servizi sanitari vitali, accesso all’istruzione con la creazione di spazi temporanei per l’apprendimento e distribuzione di alimenti terapeutici per i bambini malnutriti. L’UNICEF sta anche fornendo supporto psicologico ai bambini per aiutarli ad affrontare stress emotivi. La risposta alla crisi resta ancora seriamente sotto finanziata. Per quest’anno, l’UNICEF ha ricevuto solo l’11% dei 97 milioni di dollari necessari per la sua risposta umanitaria. L’UNICEF chiede ulteriori impegni ai donatori per supportare i bambini e le donne colpiti dal confitto in Nigeria, Niger, Camerun e Ciad.

 

Sostieni la campagna UNICEF “BAMBINI IN PERICOLO” con donazioni su www.unicef.it/bambininpericolo

È possibile donare anche tramite:

– bollettino di c/c postale numero 745.000, intestato a UNICEF Italia,

– telefonando al Numero Verde UNICEF 800 745 000

–  bonifico bancario sul conto corrente intestato a UNICEF Italia su Banca Popolare Etica: IBAN IT51 R050 1803 2000 0000 0510 051.

Unicef. Milano nominata ‘città amica delle bambine e dei bambini’

Sindaco Pisapia: “Un riconoscimento importante, una città vivibile per i più piccoli è una città vivibile per tutti”

153041554-39e5f244-1571-443d-a447-bb54b2acbdd7Milano, 9 aprile 2016 – L’Unicef ha riconosciuto Milano come ‘Città amica delle bambine e dei bambini’. L’importante riconoscimento, annunciato durante il 5° Forum delle Politiche sociali, è arrivato ad appena un anno da quando il Comune di Milano ha intrapreso ufficialmente il percorso promosso dal Fondo delle Nazioni Unite per l’Infanzia per rendere le città sempre più a misura di bimbi e ragazzi. “Questo riconoscimento, per me, è uno dei più importanti che Milano abbia ricevuto in questi cinque anni. Ho sempre sostenuto – dichiara il Sindaco di Milano Giuliano Pisapia – che le città migliori sono quelle che progettano e realizzano interventi per essere sempre più a misura dei piccoli cittadini; una città vivibile per i bambini è una città vivibile per tutti. Ricevere questa notizia è stato dunque motivo di grandissimo orgoglio, perché in questi anni ci siamo davvero impegnati per compiere grandi passi avanti sul tema. Tra gli esempi che mi piace ricordare ci sono certamente la cittadinanza onoraria ai bambini nati in Italia da genitori stranieri e la nomina del Garante dei Diritti per l’Infanzia e l’Adolescenza. E poi il Muba, i Consigli di zona dei ragazzi e delle ragazze, il bike sharing dedicato ai piccoli”. “In questi ultimi anni abbiamo investito più di prima nelle misure dedicate a bambini e adolescenti – spiega l’assessore alle Politiche sociali, Pierfrancesco Majorino – a partire dal sostegno al reddito proprio delle famiglie, affinché non fossero i più piccoli a sentire maggiormente il peso delle difficoltà. Grazie alle risorse messe a disposizione dalle legge 285, 11 milioni in tre anni, abbiamo avviato 18 progetti con diversi obiettivi, tra cui favorire l’accesso allo sport e alla cultura, combattere la dispersione scolastica, prevenire il disagio minorile, farci dire dai bambini che città vogliono. Abbiamo infine nominato a inizio anno il Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza nella persona di Annamaria Caruso.  Una città vicina ai bambini e agli adolescenti è possibile e il riconoscimento di Unicef ci rende fieri e ci sprona a mantenere costante la sinergia tra tutti gli attori che insieme possono fare davvero tanto”. “Costruire una città amica dei più piccoli significa realizzare un processo di attuazione della Convenzione sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza a opera degli Enti locali. Si tratta di un processo concreto, di un programma di azione – afferma Fiammetta Casali, Presidente del Comitato Provinciale di Milano per l’Unicef – attraverso il quale la città diventa più attenta all’infanzia in tutti gli aspetti della gestione amministrativa, dell’ambiente e dei servizi. Sono lieta che il Comune di Milano abbia aderito al Programma Unicef ‘Città Amiche’ e sono certa che questo sia solo l’inizio di un percorso volto ad allargare e rinforzare le iniziative e i programmi declinati in ottica di diritti degli under 18”. Per diventare ‘Amica’, una città deve avviare un percorso di attuazione di nove passi, definiti dall’Unicef, in base alla Convenzione sui Diritti dell’Infanzia in un contesto di governo locale. I nove passi includono la partecipazione attiva delle bambine e dei bambini nelle questioni che li riguardano, un quadro legislativo che promuova e protegga i loro diritti, un’agenda per la costruzione di una città amica fondata sulla Convenzione sui Diritti dell’Infanzia, un’unità di intervento o un meccanismo di coordinamento per i diritti dell’infanzia, una valutazione e un’analisi dell’impatto di leggi, politiche e prassi in vigore sui più piccoli, un bilancio dedicato con un impegno adeguato di risorse, un rapporto sulla condizione dell’infanzia in città, la diffusione di una conoscenza sui diritti e un’istituzione indipendente per l’infanzia (un Garante o un Commissario).

Giornata Internazionale della donna, UNICEF e UNFPA lanciano nuova iniziativa contro i matrimoni infantili.

Se i trend attuali verranno confermati, il numero di ragazze e donne sposate da bambine arriverà a circa 1 miliardo entro il 2030

8 marzo 2016 –Oggi in occasione della Giornata Internazionale della donna, l’UNICEF e l’UNFPA lanciano in diversi paesi una nuova iniziativa per porre fine ai matrimoni infantili; il programma aiuterà a proteggere i diritti di milioni di ragazze tra le più vulnerabili del mondo. Il “Global Programme to Accelerate Action to End Child Marriage” UNICEF-UNFPA annunciato oggi coinvolgerà famiglie, comunità, governi e giovani ed è parte di un impegno globale per prevenire i matrimoni infantili e per supportare tutte coloro già sposate in 12 paesi dell’Africa, Asia e Medio Oriente che hanno il tasso di matrimoni infantili tra i più alti. Questo nuovo programma globale si focalizzerà su 5 strategie, che riguardano: l’ampliamento dell’accesso all’istruzione per le ragazze, l’istruzione dei genitori e delle comunità sui pericoli legati ai matrimoni infantili, l’incremento del sostegno economico alle famiglie, il rafforzamento delle leggi che stabiliscono i 18 anni come età minima per sposarsi. “Il mondo si è svegliato di fronte ai danni provocati dai matrimoni infantili alle ragazze, ai loro futuri figli e alle loro società,” ha dichiarato Anthony Lake, Direttore generale dell’UNICEF. “Questo nuovo programma globale aiuterà a intraprendere azioni per raggiungere le ragazze esposte ai maggiori rischi– aiuterà un numero ancor più grande di donne e giovani a realizzare i propri diritti per andare incontro al proprio destino. Tutto questo è importante, ora, perché se i trend attuali continueranno in questa direzione, il numero di ragazze e donne sposate da bambine arriverà a circa 1 miliardo entro il 2030 –infanzia perduta per 1 miliardo di donne, un futuro rovinato per 1 miliardo di donne”. “Scegliere quando e chi sposare è una delle decisioni più importanti della vita. Ogni anno i matrimoni precoci negano la possibilità di fare queste scelte”, ha dichiarato Babatunde Osotimehin, Direttore generale dell’UNFPA. “Come parte di questo programma globale, lavoreremo con i governi dei paesi che hanno un più alto tasso di matrimoni infantili per sostenere i diritti delle giovani adolescenti, in modo che ogni ragazza possa sviluppare il proprio potenziale e i paesi possano raggiungere i propri obiettivi di sviluppo a livello sociale e economico.” I matrimoni infantili sono una violazione dei diritti di donne e adolescenti. Le ragazze che sono state sposate da bambine hanno molte più probabilità di abbandonare la scuola, subire violenza domestica, contrarre HIV/AIDS e morire per complicazioni durante la gravidanza o il parto. I matrimoni infantili colpiscono anche le economie e sono causa dei cicli intergenerazionali di povertà. La comunità globale ha dimostrato un forte impegno per porre fine ai matrimoni infantili avendo incluso tra gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile l’eliminazione di questa e di altre terribili pratiche. L’UNICEF e l’UNFPA chiedono ai governi e alle organizzazioni partner di supportare il nuovo programma globale per porre fine ai matrimoni infantili entro il 2030. Il “Global Programme to Accelerate Action to End Child Marriage” UNICEF-UNFPA sarà supportato da Canada, Unione Europea, Italia, Paesi Bassi e Regno Unito. In occasione della Giornata, l’UNICEF Italia ha lanciato l’hashtag #8marzodellebambine e quattro video sui matrimoni infantili e le mutilazioni genitali femminili.

UNICEF: nuovo rapporto su FGM: almeno 200 milioni di donne e bambine hanno subito mutilazioni genitali femminili in 30 paesi.

In occasione della Giornata ONU di Tolleranza Zero verso le Mutilazioni Genitali Femminili (FGM)

UN087695 febbraio 2016 – Secondo un nuovo rapporto UNICEF pubblicato oggi in occasione della Giornata ONU di Tolleranza Zero verso le Mutilazioni Genitali Femminili (FGM per l’acronimo inglese), oggi almeno 200 milioni di donne e bambine hanno subito mutilazioni genitali femminili in 30 paesi. Il rapporto Female Genital Mutilation/Cutting: A Global Concern mostra che la metà delle bambine e delle donne che hanno subìto la pratica vivono in 3 paesi: Egitto, Etiopia e Indonesia. Secondo i dati del rapporto, tra tutte coloro che hanno subito mutilazioni, 44 milioni sono bambine e adolescenti fino a 14 anni; in questa fascia di età, la prevalenza maggiore è stata riscontrata in Gambia, con il 56%, in Mauritania con il 54% e in Indonesia, dove circa la metà delle adolescenti (con un età fino a 11 anni) hanno subito mutilazioni. I paesi con la più alta prevalenza tra le ragazze e le donne tra i 15 e i 49 anni sono la Somalia: 98%, Guinea: 97% e Djibouti: 93%. In molti paesi, la maggior parte delle donne hanno subìto mutilazioni genitali prima di aver compiuto 5 anni. I dati del rapporto a livello globale mostrano che rispetto al 2014, circa 70 milioni di donne di bambine in più hanno subìto la pratica. Questo è dovuto alla crescita della popolazione in molti paesi e ai dati rappresentativi a livello nazionale raccolti dal Governo dell’Indonesia. Visto che è disponibile una maggior numero di dati sulla diffusione delle FGM, risulta che il numero totale di donne che ha subito le mutilazioni è in aumento. Nel 2016, sono 30 i paesi che hanno a disposizione dati rappresentativi a livello nazionale. Nell’analisi sono compresi studi e racconti che forniscono prove sulle MGF come un problema globale dei diritti umani che colpisce le bambine e le donne in ogni regione del mondo. Le FGM si riferiscono al numero di mutilazioni/escissioni effettuate. Indipendentemente dalla forma praticata rappresentano una violazione dei diritti dei bambini. “Le Mutilazioni Genitali Femminili differiscono a seconda delle regioni e delle culture, con alcune forme che provocano rischi per la vita di coloro che le hanno subite. In ogni caso le FGM violano i diritti delle ragazze e delle donne. Noi tutti– governi, operatori sanitari, leader di comunità, genitori e famiglie – dobbiamo ampliare i nostri sforzi per eliminare definitivamente questa pratica”, ha dichiarato Geeta Rao Gupta, Vice Direttore generale dell’UNICEF.  “Determinare l’ampiezza della diffusione delle FGM è fondamentale per eliminare la pratica. Quando i Governi raccoglieranno dati e statistiche a livello nazionale sulle FGM vorrà dire che avranno maggiori strumenti per comprendere la diffusione della pratica e ampliare gli sforzi per proteggere i diritti di milioni di ragazze e donne” ha dichiarato Rao Gupta. La spinta contro le mutilazioni genitali femminili sta crescendo. I tassi di prevalenza delle FGM tra le ragazze tra i 15 e i 19 anni sono diminuiti, con un 41% in meno in Liberia, un 31% in meno in Burkina Faso, 30% in Kenya e 27% in Egitto, rispetto agli ultimi 30 anni. Dal 2008, oltre 15.000 comunità e distretti in 20 paesi hanno pubblicamente dichiarato di voler abbandonare la pratica delle FGM, comprese oltre 2.000 comunità nell’ultimo anno. 5 paesi hanno varato leggi a livello nazionale per mettere al bando la pratica. I dati indicano anche una diffusa disapprovazione vero le FGM, e la maggioranza delle persone nei paesi dove esistono dati sulle FGM pensano che dovrebbero finire. In questa ricerca sono compresi circa due terzi dei ragazzi e degli uomini. Ma il tasso di progresso generale non è abbastanza alto per tenere il passo con la crescita della popolazione. Se l’attuale trend continuerà, nei prossimi 15 anni il numero di bambine e donne soggette alle FGM crescerà. L’UNICEF insieme con l’UNFPA, coordina il programma mondiale più ampio per l’eliminazione delle FGM. Con l’inclusione dell’eliminazione delle FGM tra gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile entro il 2030, gli impegni della comunità internazionale contro le FGM saranno più forti che mai.

UNICEF: Il numero delle spose bambine in Africa potrebbe più che raddoppiare entro il 2050 e raggiungere i 310 milioni

Entro il 2050 il continente africano sorpasserà l’Asia meridionale come regione con il più alto numero di donne di età compresa tra i 20 e i 24 anni che si sono sposate da bambine.

UNI20245926 novembre 2015 – Secondo un rapporto dell’UNICEF lanciato oggi a Lusaka (Zambia) in occasione del Summit dell’Unione Africana sulle bambine, se gli attuali livelli rimarranno stabili il numero totale delle spose bambine in Africa aumenterà dai 125 milioni ai 310 milioni entro il 2050. Il rapporto statistico dell’UNICEF, Un’analisi del matrimonio infantile in Africa, individua nei lenti tassi di riduzione del fenomeno combinati con il rapido aumento della popolazione, le maggiori cause di questo previsto aumento. In tutte le altre regioni del mondo, gli attuali tassi di riduzione e i trend demografici indicano che ci sarà una progressiva diminuzione del numero di spose bambine ogni anno. Entro il 2050 il continente africano sorpasserà l’Asia meridionale come regione con il più alto numero di donne di età compresa tra i 20 e i 24 anni che si sono sposate da bambine. In tutta l’Africa, la percentuale di giovani donne che si sono sposate da bambine è diminuita dal 44% del 1990 al 34% di oggi.  E’ previsto che il totale della popolazione femminile africana aumenti dagli attuali 275 milioni ai 465 milioni del 2050, sono quindi necessari interventi molto più ambiziosi, poiché persino raddoppiare l’attuale tasso di riduzione del matrimonio infantile significherebbe avere ancora un aumento del numero delle spose bambine. Inoltre i progressi sono stati fortemente iniqui: la probabilità che una ragazza del quintile più povero della popolazione si sposi da bambina è alta come lo era 25 anni fa. “Il grande numero delle bambine coinvolte – e ciò che questo rappresenta in termini di infanzie perdute e futuri distrutti – sottolinea l’urgenza di mettere al bando la pratica del matrimonio infantile una volta per tutte”, ha dichiarato il Direttore generale dell’UNICEF Anthony Lake. “I dati sono chiari nel mostrare che per porre fine al matrimonio infantile è necessario interventi maggiormente indirizzati a raggiungere le bambine più povere e marginalizzate, quelle che ne hanno maggiore bisogno e quelle maggiormente a rischio, con un’istruzione di qualità e l’offerta di altri servizi di protezione.  Sono in gioco le loro vite e il futuro delle loto comunità. Ogni sposa bambina rappresenta una tragedia individuale. Un aumento del loro numero è intollerabile”. “Il matrimonio infantile genera norme sociali che sono diventate sempre più difficili da eliminare – norme che minano il valore delle nostre donne – ha dichiarato la Presidente della Commissione dell’Unione Africana Nkosozana Dlamini Zuma. “Attraverso una maggiore sensibilizzazione, combinata ad un approccio collaborativo, i disastrosi effetti del matrimonio infantile possono essere eliminati”. Quando i bambini si sposano, la loro prospettiva di una vita in salute e prosperosa diminuisce drasticamente e spesso stabilisce un ciclo di povertà intergenerazionale. Le spose bambine hanno meno probabilità di terminare gli studi, sono più a rischio di essere vittime di violenze e di contrarre il virus dell’HIV. I bambini nati da madri adolescenti corrono un rischio maggiore di morire alla nascita o subito dopo il parto a di avere un basso peso alla nascita. Le spose bambine spesso non hanno le competenze necessarie per trovare lavoro. L’Unione Africana, lo scorso maggio, ha lanciato in tutto il continente una campagna per porre fine al matrimonio infantile. A questo ha fatto seguito un piano di azione per i governi per ridurre il tasso di matrimonio infantile aumentando l’accesso delle bambine alla registrazione alla nascita, ad un’istruzione di qualità e a servizi di salute riproduttiva; così come il rafforzamento e la messa in pratica di leggi e politiche che proteggano i diritti delle bambine e delle adolescenti e proibiscano il matrimonio prima dei 18 anni.

UNICEF su Giornata internazionale delle bambine e delle ragazze

Le donne e le ragazze reinvestono il 90% del loro reddito nella famiglia e comunità

download11 ottobre 2015 – “Per l’opinione pubblica e l’agenda per lo sviluppo internazionale le adolescenti sono quasi scomparse. Non avere investito in politiche e programmi su misura per loro, le ha rese quasi invisibili”, ha dichiarato il Presidente dell’UNICEF Italia Giacomo Guerrera in occasione della Giornata Internazionale delle bambine ed e delle ragazze, dedicata quest’anno al tema “The Power of the Adolescent Girl: Vision for 2030”– “Tuttavia, nel mondo oggi ci sono quasi 600 milioni di ragazze tra i 10 a 19 anni, che hanno potenzialità illimitate”.

Alcuni dati sulle adolescenti:

· Nel 2013, le ragazze rappresentavano quasi i due terzi delle nuove infezioni da HIV tra
gli adolescenti di età compresa tra 15 e 19 anni.
· Circa 1 ragazza su 10 sotto i 20 anni è stata violentata o forzata ad atti sessuali.
· Nel 2012, il 17% delle donne si sono sposate tra i 15 ei 19 anni di età.
· Se non vi sarà alcuna riduzione nella pratica del matrimonio precoce, il numero di ragazze minorenni sposate ogni anno crescerà dai 15 milioni di oggi a 16,5 milioni nel 2030 a oltre 18 milioni nel 2050.
· Si stima che circa mezzo miliardo di donne e ragazze non ha strutture adeguate per curare la propria igiene personale con dignità, privacy e sicurezza durante il ciclo mestruale.
· Solo il 17% di giovani donne provenienti dalle famiglie più povere hanno una conoscenza esauriente dell’HIV.

· Dei circa 65 milioni di giovani adolescenti non vanno a scuola – più della metà sono ragazze.

·  28 milioni di adolescenti di età compresa tra 10 e 19 anni hanno subito mutilazioni genitali femminili/escissione.

Tuttavia, le adolescenti hanno un grande potenziale:
· Se tutte le donne avessero un’ istruzione secondaria, si registrerebbe il 49% in meno di decessi di bambini.
· Una madre alfabetizzata ha il 23% di  probabilità in più a farsi assistere da personale specializzato durante il parto..
· Nei paesi a basso reddito, se tutte le madri avessero una istruzione secondaria, si registrerebbe il 26% di riduzione della malnutrizione cronica.
· Nell’Africa sub-sahariana e Asia meridionale e occidentale, se tutte le donne avessero una istruzione secondaria, i matrimoni precoci scenderebbe del 64%.
· Dal 1970 al 2009, più della metà della riduzione della mortalità sotto i 5 anni può essere ricondotta all’aumento del numero medio di anni di istruzione per le giovani donne.
· Se tutte le donne avessero completato l’istruzione primaria, la mortalità materna sarebbe scesa del 66%, salvando la vita di 189.000 donne ogni anno.

Investire nelle adolescenti è uno dei modi migliori per garantire un futuro più sostenibile. Le donne e le ragazze reinvestono il 90% del loro reddito nella famiglia e comunità, gli uomini e i ragazzi solo il 30-40% .

UNICEF Italia lancia #8marzodellebambine

In occasione dell’8 marzo, Giornata internazionale della Donna, Unicef organizza una raccolta fondi a sostegno dell’istruzione delle bambine per garantire loro il diritto fondamentale a un’istruzione

 

meme_8marzo2015_02 (2)Roma, 7 marzo – “Nel mondo, più di 700 milioni di donne e bambine si sono sposate prima di aver compiuto 18 anni. Più di 1 su 3 – circa 250 milioni – si è sposata prima dei 15 anni; a livello globale circa la metà delle ragazze tra i 15 e i 19 anni tende a giustificare chi picchia la moglie o la partner in alcune circostanze come ad esempio: rifiutare un rapporto sessuale; uscire di casa senza permesso; litigare; trascurare i bambini o bruciare la cena. Questi dati parlano di una mentalità che tollera, perpetra e giustifica la violenza e dovrebbero far suonare un campanello d’allarme in ognuno di noi, ovunque”, ha dichiarato il Presidente dell’UNICEF Italia Giacomo Guerrera in occasione della Giornata Internazionale della donna, proprio a sottolineare il dramma dell’infanzia negata di milioni di bambine. “In occasione di questa Giornata, l’UNICEF Italia lancia una raccolta fondi a sostegno dell’istruzione delle bambine per garantire loro il diritto fondamentale a un’istruzione di qualità e un nuovo video dedicato in particolare alle ragazze rapite da Boko Haram o usate come kamikaze in Nigeria, alle bambine fuggite dalla guerra nella Repubblica Centrafricana, alle ragazze yazide schiave dell’Is in Iraq, alle adolescenti violentate e uccise in India“ – ha detto il Presidente Guerrera– “Vorrei ricordare le parole di Malala, Premio Nobel per la pace: ‘Un bambino, un maestro, un quaderno e  una penna possono cambiare il mondo. L’istruzione è l’unica soluzione”. La scuola è un luogo reale di protezione dagli abusi, dallo sfruttamento, dai matrimoni e dalle gravidanze precoci, che mettono letteralmente a rischio la vita delle bambine e delle ragazze, soprattutto in alcuni paesi del mondo in via di sviluppo dove le bambine e le donne sono ancora fortemente discriminate. 31 milioni di bambine, nel mondo non frequentano la scuola primaria; le ragazze con istruzione secondaria hanno fino a sei volte meno probabilità di sposarsi precocemente, rispetto a quelle con poca o nessuna istruzione. Nell’Africa subsahariana, circa 1,8 milioni di bambini, nel 2008, sarebbero stati salvati se le loro madri avessero avuto un’istruzione secondaria e di conseguenza migliori conoscenze dei comportamenti igienici e sanitari per garantire la salute dei loro figli. Diversi casi recenti di attacchi contro le ragazze che vanno a scuola hanno evidenziato la fragilità dei risultati ottenuti nell’aumentare l’accessibilità e la qualità dell’istruzione femminile. Le bambine e le adolescenti che devono affrontare molte discriminazioni in tempo di pace sono ulteriormente svantaggiate durante e dopo i conflitti e durante i processi di transizione politica.

 

Giornata internazionale delle bambine: violenze su 1 ragazza su 4

Unicef: ‘A livello globale circa metà delle ragazze tra i 15 e i 19 anni crede che un uomo sia giustificato a picchiare la moglie o la partner in alcune circostanze’

giornata_bambina-retedelleretiRoma, 10 ottobre  – In occasione della Giornata Internazionale delle bambine dell’ 11 ottobre, l’UNICEF lancia una raccolta di dati sul fenomeno della violenza contro le ragazze e le bambine.  Questi i principali dati:

–          Circa un quarto delle ragazze tra i 15 e i 19 anni nel mondo (circa 70 milioni) ha dichiarato di esser stata vittima di una qualche forma di violenza fisica.

–          Circa 120 milioni di ragazze sotto i 20 anni nel mondo (circa 1 su 10) sono state costrette a subire rapporti o atti sessuali  forzati, e 1 ragazza su 3  tra i 15 e i 19 anni (84 milioni) è stata vittima di violenza psicologica, fisica o sessuale da parte del marito o del partner.

–          In molti paesi, circa 7 ragazze su 10 tra i 15 e i 19 anni che sono state vittime di violenza fisica o sessuale non hanno mai chiesto aiuto: molte hanno detto che non credevano fosse un abuso o che non lo ritenevano un problema.

–          Nel mondo, più di 700 milioni di donne si sono sposate prima di aver compiuto 18 anni. Più di 1 su 3 (circa 250 milioni) è stata sposata prima dei 15 anni.

I dati mostrano una preoccupante percezione sull’accettazione della violenza, in particola modo tra le ragazze. A livello globale circa metà delle ragazze tra i 15 e i 19 anni crede che un uomo sia giustificato a picchiare la moglie o la partner in alcune circostanze come ad esempio: rifiutare un rapporto sessuale; uscire di casa senza permesso; litigare; trascurare i bambini o bruciare la cena. “Questi dati parlano di una mentalità che tollera, perpetra e giustifica la violenza – e dovrebbero far suonare un campanello d’allarme in ognuno di noi, ovunque”, ha dichiarato Geeta  Rao  Gupta, Vice Direttore generale dell’UNICEF. L’UNICEF punta su specifiche azioni per prevenire la violenza contro le ragazze: istruire a scuola le bambine; dare loro  insegnamenti importanti per la vita; supportare i genitori anche con trasferimento di soldi per arginare i rischi per le bambine; cambiare gli atteggiamenti e le norme delle comunità; rafforzare sistemi e servizi giudiziari, sociali e penali. “Il problema è globale, ma le soluzioni devono essere trovate a livello nazionale, nelle comunità, tra le famiglie. Noi abbiamo la responsabilità di proteggere, istruire e rafforzare le adolescenti. Siamo tutti responsabili di fermare la violenza contro le ragazze e le bambine” – ha concluso Rao Gupta.

 

UNICEF: in Giordania 9.600 le spose bambine al di sotto dei 18 anni di età nel 2013

Le ragazze che si sposano prima dei 18 anni sono esposte a grandi rischi di complicazioni durante la gravidanza e ad essere vittime di abuso. Inoltre il matrimonio precoce annulla la possibilità di andare a scuola

image001Roma, 17 luglio  – L’UNICEF ha lanciato un nuovo studio sui matrimoni precoci in Giordania, una pratica che non accenna a diminuire. Il 13% di tutti i matrimoni registrati in Giordania nel 2013 riguarda una ragazza con meno di 18 anni; questo significa che sono più di 9.600 le ragazze sposate con meno di 18 anni;  progressi nella riduzione del numero di casi (riguardanti questi matrimoni)  sono stati minimi o nulli. Tra i rifugiati siriani che vivono nel paese, il tasso di matrimoni precoci è cresciuto dal 18% (del 2012) al 25% (del 2013) di tutti i matrimoni. Gli ultimi dati mostrano che questo tasso è ulteriormente aumentato al 32% nei primi tre mesi del 2014. Prima della guerra all’interno della Siria la media dei matrimoni che coinvolgevano ragazze con meno di 18 anni era del 13%. Il Rappresentate UNICEF in Giordania, Robert Jenkins, ha sottolineato come i matrimoni precoci possono avere impatti per tutta la vita dei bambini: “Le ragazze che si sposano prima dei 18 anni sono esposte a grandi rischi di complicazioni durante la gravidanza e ad essere vittime di abuso. Hanno anche opportunità economiche molto più limitate a causa della loro assenza dalla scuola e possono essere intrappolate in un circolo vizioso di povertà.” Le leggi giordane fissano l’età minima legale per sposarsi a 18 anni. In ogni caso, in condizioni speciali è possibile sposarsi prima dei 18 anni. L’UNICEF chiede di mantenere, in linea con gli standard internazionali, l’età minima legale a 18 anni. L’UNICEF lavora con le altre agenzie delle Nazioni Unite, le ONG Internazionali, i partner locali, il personale scolastico, i genitori e i  leader religiosi per individuare e prevenire casi di matrimoni precoci e anche per supportare le ragazze che sono già state sposate. Promuovendo l’istruzione, la sicurezza e un ambiente protettivo, le ragazze possono confrontarsi sui loro problemi e parlare con i propri genitori, le comunità e i leader religiosi; tutti  giocano un ruolo importante nell’affrontare questo problema. L’UNICEF e i suoi partner  sostengono le ragazze più a rischio con progetti di formazione professionale, sostegno psicologico e  per poter fare altre scelte diverse dal matrimonio precoce. Le ragazze che non sono istruite hanno fino a 6 volte più probabilità di essere sposate da bambine rispetto alle ragazze che hanno frequentato la scuola. Completando anche un solo anno scolastico in più le loro possibilità di guadagnare un salario migliore cresce dal 15 al 20%.

Storia di Yasmine:

Yasmine ha 16 anni ed è sposata da 9 mesi: “Quand’ero più piccola sognavo di diventare una fashion designer ma adesso non posso per la situazione in cui mi trovo”. Suo marito ha 24 anni e sono in attesa del loro primo figlio. “Adesso sono al quinto mese di gravidanza. Certe volte provo rabbia, credo dipenda dai cambiamenti del mio corpo che mi fanno sentire diversa”, ha detto. Yasmine è una rifugiata siriana che vive in Giordania. E’ nel paese da due anni. La scuola è un ricordo lontano e la maternità una realtà imminente.  Secondo la madre di Yasmine, sposarsi giovani non è comune per le ragazze siriane ma l’aumento di questo fenomeno è causato anche dalla mancata frequenza a scuola, dovuta alla crisi; una volta che una ragazza sta a casa riceve proposte di matrimonio. Yasmine non si è ancora arresa e vuole diventare fashion designer. “Mi piacerebbe iscrivermi ad un corso nel futuro ma vedremo”, ha detto. La sua infanzia le è stata negata – presto diventerà madre.

 

 

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