Sicilia en Primeur, l’annuale anteprima di vini siciliani a Siracusa

Sicilia en Primeur, l’evento annuale di Assovini Sicilia rivolto alla stampa e ai professionisti di settore approda a Siracusa per la sua sedicesima edizione. Un appuntamento che ogni anno vuole far conoscere le aziende di Assovini Sicilia e le maggiori attrazioni artistiche, archeologiche e paesaggistiche dell’isola.

Rossi, bianchi, rosati, passiti, liquorosi, spumanti e novelli, molte sono le varietà del vino ricavate dalla fermentazione del mosto d’uva, a loro ed al lavoro svolto dai produttori è stato dedicato l’evento annuale “Sicilia en Primeur”, giunto alla sedicesima edizione, cominciato il 6 maggio e conclusosi il 10 all’Ex Convento del Ritiro nell’isola di Ortigia, a Siracusa. Organizzato da Assovini Sicilia e curato da Ais Sicilia, Associazione Italiana Sommelier, delegazione della città aretusea, l’evento rivolto alla stampa ed ai professionisti del settore ha concluso gli appuntamenti più importanti dell’anno per le aziende del vino siciliane, dopo Prowein e Vinitaly. A rendere unici i cinque giorni, sono state le degustazioni; i seminari tecnici guidati dai Master of Wine, consulenti appartenenti all’associazione esclusiva di esperti di vino esistente al mondo; visite in cantina e tour culturali per la Sicilia, durante i quali oltre 100 giornalisti provenienti da tutto il mondo, suddivisi in 8 gruppi, hanno avuto modo di confrontarsi con le migliori realtà produttive e visitare alcuni dei principali beni Unesco dell’isola.

“È così-dice Allessio Planeta, presidente di Assovini Sicilia- che la valorizzazione del vino passa anche attraverso la valorizzazione del territorio e, contemporaneamente, il vino diventa una delle chiavi di lettura più importanti della nostra regione”. L’ultimo giorno, riservato al walk around tasting, un’occasione per mostrare i mille volti del vino siciliano con una degustazione di vini delle cinquanta aziende partecipanti. “La Sicilia – ha dichiarato Edy Bandiera, l’assessore regionale Agricoltura e Pesca – si conferma il territorio più vitato del Paese e la Regione italiana alla quale l’Ue assegna le maggiori risorse comunitarie per il comparto: oltre 55 milioni di euro, a testimonianza della capacità di spesa e di piena attuazione degli obiettivi prefissati dal Programma europeo. E’ con questi numeri che la Sicilia ha appena chiuso i battenti del Vinitaly 2019, registrando piena soddisfazione da parte di aziende, produttori e visitatori, oltre che una grande affluenza qualificata”.

TPL: la FAISA CISAL critica il nuovo Testo Unico sulle società partecipate

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Il metodo proposto dal Governo per riorganizzare la materia rappresenta un’occasione perduta per il settore dei trasporti. Unica soluzione, la creazione di una cabina di regia centralizzata che garantisca chiarezza, condivisione e affidabilità.

“Un errore estendere la disciplina del Testo Unico in materia di società a partecipazione pubblica alle imprese del Trasporto Pubblico Locale. Le difficoltà interpretative generate dall’assimilazione del TPL alla Pubblica Amministrazione comportano un’eccessiva burocratizzazione del settore, che, oltre a non garantire l’auspicata riduzione dei costi, penalizza gravemente competitività ed efficienza delle aziende coinvolte e rischia di creare ripercussioni negative per i dipendenti”. E’ quanto ha dichiarato Mauro Mongelli, Segretario Nazionale Vicario della FAISA CISAL, in occasione del Convegno nazionale ASSTRA tenutosi ieri mattina a Roma e focalizzato sul futuro dei trasporti pubblici.

“La riorganizzazione del sistema delle partecipazioni pubbliche prevista dal Decreto 175/2016, ha precisato Mongelli, non può avere come unico obiettivo la riduzione numerica delle partecipate, ma deve preservare la continuità del servizio rispettandone la specificità. In particolare, la FAISA CISAL è critica nella lettura di quella parte della norma che prevede:

la procedura, peraltro legata a un decreto interministeriale non ancora emanato, relativa all’individuazione, nell’ambito del personale in servizio, di eventuali esuberi, da inserire in appositi elenchi (regionali e nazionale);

  •  il blocco delle assunzione di personale a tempo indeterminato fino al 30 giugno 2018, se non attingendo dai suddetti elenchi;
  •  i provvedimenti per grave irregolarità ai sensi dell’art. 2409 c.c. a carico di chi stipula rapporti di lavoro in violazione di tali disposizioni;
  •  la possibilità di avviare procedure di assunzione ai sensi dell’art. 19 limitatamente a personale con profilo infungibile (comma 5) inerente specifiche competenze e lo stesso non sia disponibile negli elenchi sopra citati.

Da tali previsioni, risulterebbe il blocco in ingresso degli addetti, anche ove necessari, quindi una grave compromissione del futuro delle aziende del TPL. La FAISA CISAL ritiene che sia invece necessario coinvolgere tutti i portatori di interessi (istituzioni e parti sociali), in ogni tappa del processo. A tale scopo è necessario istituire una cabina di regia centralizzata che, sia nella fase transitoria che a regime, sia impegnata a valutarne l’evoluzione. Obiettivo, determinare reale chiarezza condivisa e applicabilità sostenibile e creare un affidabile sistema di ammortizzatori sociali che sostenga l’iter di razionalizzazione.

MISE E IPZC ALLEATI NELLA LOTTA ALLA CONTRAFFAZIONE

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MISE E IPZC INTENSIFICANO LE MISURE A FAVORE DELLE AZIENDE NELLA LOTTA ALLA CONTRAFFAZIONE: APRE LO “SPORTELLO AUTENTICO”

 

mise

Da domani, martedì 13 dicembre le imprese italiane avranno un nuovo alleato nella ricerca di soluzioni tecnologiche “ad hoc” per la prevenzione e la lotta alla contraffazione : lo “Sportello Autentico” che, su iniziativa congiunta del Ministero dello Sviluppo Economico e dell’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato, offrirà loro assistenza gratuita.

“Sono certo che lo sportello produrrà risultati rilevanti nella lotta alla contraffazione”, afferma Antonio Gentile, Sottosegretario al  Ministero dello Sviluppo economico. “Il protocollo d’intesa che abbiamo sottoscritto e che ha portato alla creazione  di questo strumento, ha come obiettivo proprio quello di creare una sinergia efficace tra il nostro Ministero e l’Istituto Poligrafico Zecca dello Stato, per supportare le aziende nella lotta al falso.  Finalmente – aggiunge il Sottosegretario – tutto il patrimonio sull’anticontraffazione  è a disposizione delle imprese che vogliano suggerimenti su come attuare soluzioni tecnologiche per tutelare i propri prodotti”.

Le aziende interessate potranno incontrare gli esperti dello “Sportello Autentico”  previa prenotazione (compilando un modulo disponibile sul sito www.uibm.gov.it da inviare all’indirizzo [email protected]). Gli incontri si terranno ogni secondo martedì del mese, dalle 9:30 alle 13:30, presso la “Sala Pubblico” del Mise, a Roma, in via di San Basilio 14.

Brand Storytelling Awards fino al 30 aprile

Le iniziative proposte devono essere state realizzate nel periodo compreso tra il 1° gennaio 2014 ed il 31 dicembre 2015

ImageProxy (1)Bologna, 7 aprile 2016 – È stata prorogata fino al 30 di aprile 2016 la prima gara in Italia che premia la capacità di utilizzare lo storytelling nelle attività di branding. La gara è aperta alle aziende, agenzie di comunicazione e media e case di produzione che abbiano realizzato progetti o svolto attività di branding nelle quali sia stato predominante l’utilizzo dello storytelling come principale fattore guida. Le iniziative proposte devono essere state realizzate nel periodo compreso tra il 1° gennaio 2014 ed il 31 dicembre 2015. Le aziende potranno scegliere di partecipare ad una o più delle tre categorie:

  1. Product Branding;
  2. Corporate Branding;
  3. Employer Branding
  4. Marketing Territoriale

A seguito della valutazione della giuria saranno individuate le Nominations che saranno poi presentate nel corso della 4° edizione del Corporate Storytelling Forum che si terrà all’Università IULM il 17 ottobre 2016 al termine del quale saranno decretati i vincitori e consegnati i Brand Storytelling Awards.

Per maggiori informazioni su come aderire si può visitare la pagina www.brandstorytellingforum.it/contest, chiamare al 051-6759028 o scrivere alla mail [email protected]

Call center, Bellanova: premialità per le aziende che restano sul territorio

Teresa Bellanova: “Noi stiamo facendo fino in fondo la nostra parte.”

bellanova_twRoma, 23 Marzo – ”Ci sono tutte le condizioni per tutelare posti di lavoro nel settore dei call center, anche quelli di Almaviva, se ognuno farà la sua parte. Il governo si è mosso e continuerà a muoversi in tal senso. Gli strumenti legislativi ci sono. Faremo ancora di più. Proporrò alle aziende committenti di premiare nei bandi quelle società che garantiranno anche la territorialità del servizio. Esigiamo da tutti il rispetto delle regole”. Lo dice in una nota Teresa Bellanova, viceministro allo Sviluppo economico, tornando sulla crisi del settore.  “Noi stiamo facendo fino in fondo la nostra parte. Ci sono risorse per estendere i contratti di solidarietà quest’anno e avere gli ammortizzatori sociali, per chi li chiedesse, fino a novembre del 2017. Ci siamo impegnati a rafforzare la vigilanza e inasprire le sanzioni sulle delocalizzazioni fuori dai paesi Ue, con la rigida applicazione dell’articolo 24 bis del decreto 83 del 2012, con gli strumenti tecnici che lo rendono efficace, a partire dalla individuazione del paese da cui proviene la chiamata di un call center. E abbiamo estesa la responsabilità in solido tra ditte appaltanti e appaltatrici, così come la sanzione, con un emendamento al ddl Concorrenza – prosegue nella nota la viceministro-. Poi le aziende possono vincere o perdere le gare, o addirittura mirare a perderle per cambiare strategia industriale. Ma se si vuole affrontare il problema con serietà noi siamo pronti a sfidare le ragioni di chiunque. Con il codice degli appalti abbiamo cancellato l’odioso massimo ribasso nelle gare, obbligando le aziende committenti all’offerta economicamente più vantaggiosa, che implica il rispetto dei contratti nazionali di lavoro. Abbiamo tolto dalla base di calcolo dell’Irap il costo del lavoro a tempo indeterminato, che incide di più nei settori ad alta intensità di manodopera. Almaviva, inoltre, ha goduto della decontribuzione, per quasi due anni, sui contratti di solidarietà”. “Noi abbiamo convocato il tavolo con le organizzazioni datoriali e sindacali due settimane fa e un altro è già fissato per il 18 aprile. Invitiamo le parti sociali a muoversi anche sulla clausola sociale, a stabilire accordi che garantiscano la continuità occupazionale del personale impiegato, a prescindere da chi vinca l’appalto. Nessuno ha più alibi a questo punto –conclude Teresa Bellanova-. Facciamo la nostra parte, chiediamo ora rispetto delle regole e senso di responsabilità da parte di tutti”.

La promozione presso i mercati di Natale di Milano delle aziende agroalimentari e artigianali dell’area del GAL Colline Ioniche

venerdì 18 dicembre 2015 – ore 17,00 Presso lo Spazio “Milano Wine District” in Viale Gorizia, Darsena di Milano

fotoProgramma

Milano, 15 dicembre – ore 17.00 registrazione partecipanti

dalle ore 17.10

  • Dimostrazione del Maestro Ceramista Oronzo Patronelli del Consorzio dei Ceramisti di Grottaglie

  • Degustazioni dei prodotti agroalimentari dei produttori dell’area del GAL Colline Ioniche a cura dell’Associazione La Tavola Italiana

alle ore 18.00 Conferenza sul tema:

  • Stefano Goracci, Obiettivi e strumenti del Progetto di Collaborazione tra il GAL Colline Ioniche e l’Associazione La Tavola Italiana

  • Oronzo Patronelli, La Storia e Le particolarità della Ceramica di Grottaglie

  • Alessandro Trotta, Le caratteristiche dei prodotti Agroalimentari e del Vino dei produttori dell’area del GAL Colline Ioniche

Organizzazione a cura di:

CTI Srl

Via Freguglia, 2

20122 – Milano

DESCRIZIONE DELL’EVENTO

L’incontro dal titolo: “La promozione presso i mercati di Natale di Milano delle aziende agroalimentari e artigianali dell’area del GAL Colline Ioniche” è l’occasione per presentare al capoluogo lombardo, alle Istituzioni, alla stampa, agli imprenditori e al pubblico il GAL e i prodotti artigianali e agroalimentari che le aziende del territorio delle Colline Ioniche propongono presso il mercato metropolitano e lombardo. IL GAL Colline Ioniche, in collaborazione con l’Associazione La Tavola Italiana presenta un proprio spazio presso il mercato di Natale del Darsena Christmas Village dal 4 dicembre 2015 al 6 gennaio 2016 in cui sono in degustazione e vendita i prodotti delle aziende del territorio. L’incontro vuole essere uno strumento per approfondire le particolarità artigianali e autentiche dei prodotti dei comuni di Carosino, Crispiano, Faggiano, Grottaglie, Monteiasi, Montemesola, Monteparano, Pulsano, Roccaforzata, San Giorgio Jonico, Statte e estendere anche per tutto l’anno la presenza e la richiesta dei prodotti delle aziende rappresentate presso le aree Milanese e Lombarda. Il Gruppo di Azione Locale Colline Joniche S.c.a.r.l ha sede a Grottaglie ed è una Società Consortile a Responsabilità Limitata, con un capitale sociale misto. E’ costituito da soci privati e pubblici che sono i Comuni di: Carosino, Crispiano, Faggiano, Grottaglie, Monteiasi, Montemesola, Monteparano, Pulsano, Roccaforzata, San Giorgio Jonico, Statte. Undici Comuni del tarantino, una popolazione di quasi 111.000 abitanti che rappresentano la forza dell’unione fra pubblico e privato per ottenere concreti obiettivi di sviluppo economico e sociale. L’Associazione La Tavola Italiana promuove progetti artistici, culturali, imprenditoriali e multimediali che permettono di dar vita a un viaggio attraverso i sapori, i colori, le tradizioni culturali e artistiche di cui è ricca l’Italia. Prodotti d’eccellenza delle svariate tradizioni regionali che hanno trovato ampia descrizione nel documentario Ricchezza. La Tavola Italiana di Claudio Viola di cui l’Associazione è stata promotrice e produttrice. In un’atmosfera conviviale e grazie alle dimostrazioni e alle degustazioni previste, l’evento si propone di fare conoscere ai visitatori del Darsena Christmas Village e agli operatori milanesi del settore agroalimentare, dei complementi tavola e dell’artigianato, i prodotti e i produttori del territorio dei comuni di Carosino, Crispiano, Faggiano, Grottaglie, Monteiasi, Montemesola, Monteparano, Pulsano, Roccaforzata, San Giorgio Jonico e Statte, riuniti dal GAL Colline Ioniche”. Racconta l’Ing. Stefano Goracci, coordinatore scientifico e fondatore dell’Associazione La Tavola Italiana e aggiunge “Gli invitati potranno conoscere gli obiettivi e le strategie che l’Associazione si pone per promuovere le eccellenze italiane e per trasferire ai territori il maggior contributo possibile del valore della catena che la filiera agroalimentare genera nel mondo dal produttore al consumatore”. Nella successiva conferenza sugli obiettivi e gli strumenti del Progetto di collaborazione tra il GAL Colline Ioniche e l’Associazione La Tavola Italiana si parlerà delle opportunità di promozione a Milano, in Lombardia e in tutta Italia dei prodotti locali, al fine di tracciare un ritratto delle Colline Ioniche, tra cibo intellettuale, agricoltura, architettura del gusto e tradizione dell’ospitalità. Vi sarà anche spazio per mostrare il video promozionale del GAL Colline Ioniche e alcuni frammenti del documentario che descrivono le produzioni agroalimentari tipiche dell’area del GAL.

La green economy come chiave di sostegno alla ripresa

Più di 2mila imprese reggine hanno investito sulle tecnologie ambientali

Depliant_Uncem_green_economy_nov2011_1Reggio Calabria 27 agosto – L’esigenza di convertire i nostri modelli di produzione e di consumo onde renderli più sostenibili da un punto di vista ambientale è ormai conclamata. Soltanto così, infatti, sarà possibile garantire ritmi di crescita sostenuti anche nel futuro. Tale imperativo si fa ancor più pressante alla luce della lunga ondata recessiva che ha investito il nostro Paese, per il quale, abbracciare un nuovo paradigma come quello della green economy, può costituire un’occasione per rilanciare interi comparti produttivi, accedere a nuovi mercati, superare la stagnazione della domanda interna e quindi, in ultima analisi, accrescere l’occupazione. In provincia di Reggio Calabria oltre un’impresa su cinque, dall’inizio della crisi, ha scommesso sulla green economy. Il 21,5% delle aziende dell’industria e dei servizi con dipendenti tra il 2008 e il 2013 (pari a 2.180 imprese)  ha investito, o ha previsto di farlo nel 2014, in tecnologie green per ridurre l’impatto ambientale, risparmiare energia e contenere le emissioni inquinanti. È quanto emerge da GreenItaly 2014, il rapporto annuale di Unioncamere e Fondazione Symbola che da 5 anni analizza e promuove lo sviluppo della sostenibilità aziendale su scala nazionale. La diffusione degli investimenti green trova la nostra provincia in linea con il dato nazionale (appena 3 decimi di punto superiore: il 21,8%) e in 68-esima posizione nella graduatoria delle province italiane. Quasi tre quarti delle imprese reggine che hanno effettuato investimenti green segnala, come obiettivo, la riduzione dei consumi energetici e di materie prime (il 73,8%), finalità che a Reggio Calabria è più diffusa rispetto alla media italiana (71,9%). Meno diffusi sono gli eco-investimenti finalizzati a ridurre l’impatto del processo produttivo (16,4%, a fronte del 17% di media nazionale) e soprattutto quelli rivolti al miglioramento del prodotto o servizio offerto (9,8%; 11,1% in Italia). Se sul fronte degli investimenti in sostenibilità ambientale Reggio Calabria mostra performance incoraggianti, altrettanto non si può dire con riferimento ai programmi di assunzione di green jobs da parte delle imprese della provincia: nel 2014 sono stati previsti circa 120 nuovi posti di lavoro green, corrispondenti al 7,7% del totale, incidenza coerente con il dato regionale (7,1%), ma lontana dalla media del Mezzogiorno (11,2%) e soprattutto da quella nazionale (13,2%). D’altra parte, nella graduatoria delle province italiane stilata in base all’incidenza dei green jobs sul totale delle assunzioni programmate dalle imprese nel 2014, Reggio Calabria occupa l’86-esima posizione. Evidentemente, le imprese della provincia dimostrano di non puntare ancora con determinazione sulla green economy dal punto di vista della scelta delle figure professionali da assumere.

 

 

L’Italia riparte: aziende aperte anche ad Agosto e in crescita i contratti a tempo indeterminato

Le assunzioni stabili sono aumentate del 36%. «Ora molte più chance e prospettive per le imprese»
evidenzia il professor Sergio Scicchitano, uno dei più quotati «corporate lawyer» italiani.

unnamedRoma, 12 agosto- L’Italia riparte. Ne è convinto il professor Sergio Scicchitano, uno dei più quotati «corporate lawyer», esperto di diritto societario e consulente tra i più apprezzati e riconosciuti nelle principali società quotate e imprese familiari italiane. Nel primo semestre di quest’anno si è registrata una crescita sostenuta dei nuovi contratti di lavoro a tempo indeterminato e secondo l’Inps le assunzioni stabili sono aumentate del 36%. «Un dato che conferma la nostra percezione che una ripresa per le aziende italiane ci sia» aggiunge l’avvocato Sergio Scicchitano. Intanto in questi caldi giorni di agosto, oltre alle aziende che hanno rinforzato lo staff con nuove assunzioni, è aumentato anche il numero di imprese che hanno chiesto al personale di fare straordinari. Osservano gli specialisti dello Studio Legale Scicchitano. Dunque, stop alla chiusura lunga per molte aziende italiane. Per soddisfare i clienti abituali e per intercettarne di nuovi molte imprese rimarranno aperte per tutto il mese di agosto. Un fenomeno, quello del lavoro estivo, che tocca maggiormente le grandi aziende, quelle che piano piano stanno uscendo dalla crisi grazie all’aumento delle esportazioni, e un po’ anche le piccole e medie aziende e gli artigiani.

MISE sigla accordo integrativo con impreco

Salvaguardati 700 posti di lavoro a Carinaro

Lavoro-Istat-ad-aprile-disoccupazione-in-calo-al-124-600x353Roma 18 giugno– E’ stato siglato questa mattina al Ministero dello Sviluppo Economico l’accordo integrativo al Contratto di programma sottoscritto con il Consorzio “IMPRECO S.c.a.r.l.”. Grazie alla sottoscrizione è stato possibile ripristinare l’iter agevolativo per 18 aziende operanti nella zona industriale di Carinaro (Caserta). La riattivazione consentirà di salvaguardare, su un territorio già colpito da una grave crisi industriale ed occupazionale, la presenza di numerose realtà industriali operanti nel settore tessile e calzaturiero e la relativa occupazione che, tra diretta e indiretta, è stimabile in non meno di 700 unità.

Ortofrutta motore dell’Italia,491mila aziende ortofrutticole e una produzione da 12,8mld

Rilancio dei consumi, internazionalizzazione e semplificazione di normative e procedure, questa la strategia illustrata alla presentazione del 1° rapporto Nomisma – Unaproa sulla Competitività del Settore Ortofrutticolo Nazionale

 

SAVE_T1-680x365Roma, 2 aprile  – Il settore ortofrutticolo è un comparto fondamentale non solo per il settore agroalimentare italiano, ma per l’intero Sistema-Paese. Una miniera di opportunità sprecate, se non colte a dovere. Con 491mila aziende ortofrutticole, oltre 1 milione di ettari coltivati e 12,8 miliardi di valore di produzione, l’Italia presenta numeri da top leader. Eppure la propensione all’export è insufficiente e criticità e ritardi minano la competitività del settore. Non c’è tempo da perdere, è fondamentale capire subito quali siano le strategie da adottare per rilanciare la competitività ed essere protagonisti sul mercato. È questo il significato del Primo Rapporto Nomisma – Unaproa sulla Competitività del Settore Ortofrutticolo Nazionale, uno studio che fotografa lo stato dell’arte del settore, tra criticità, punti di forza e spunti per rilanciare la competitività, presentato oggi a Roma alla presenza di Luca Bianchi  – Capo Dipartimento politiche competitive, della qualità agroalimentare, ippiche e della pesca – di Paolo De Castro – Coordinatore S&D Commissione Agricoltura e Sviluppo Rurale del Parlamento europeo – e di Sonia Ricci, Assessore all’Agricoltura per la Regione Lazio. Tra le criticità segnalate dal rapporto, quella del calo dei consumi interni è una delle più preoccupanti. Negli ultimi anni il quadro della spesa alimentare degli italiani ha restituito una panoramica negativa, ma la riduzione che ha riguardato la categoria “frutta e verdura” – componente che incide per il 20% – è stata ancora più forte. I consumi ortofrutticoli mostrano una crescita debole prima della crisi (+1,8% a valori costanti tra il 2000 e il 2006, a fronte di un +2,3% per l’insieme di alimentari e bevande) e flettono del 15% tra il 2007 e il 2013 (contro un -13,1% dei consumi alimentari). Un altro aspetto particolarmente negativo riguarda i livelli di consumo pro capite: nel 2014 il consumo di prodotti ortofrutticoli freschi si è fermato a 130,6 kg che equivalgono a non più di 360 grammi al giorno (nel 2000 la quantità consumata era superiore ai 400 grammi per 148,2 kg annui). Gli italiani hanno quindi rinunciato a consumare nel periodo 2000/2014 circa 500.000 tonnellate di frutta e verdura freschi con una riduzione in termine pro capite di 18 kg. Si tratta di una tendenza pericolosa visto che l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha stimato che il 2,4% delle malattie in Europa sarebbe attribuibile a una scarsa assunzione di frutta e verdura. Nel 2010 i numeri di decessi nel mondo – riconducibili alla medesima causa – hanno toccato quota 6,7 milioni di casi. L’obiettivo della competitività del settore assume valenza strategica per la sostenibilità dei nostri territori, alla luce del fatto che sono oltre 492.000 (30,5% del totale delle aziende agricole italiane) le aziende ortofrutticole presenti sul territorio nazionale, alle quali è demandata la gestione di un milione di ettari di Superficie Agricola Utilizzata (SAU), circa l’8% del totale nazionale. Tutto questo corrisponde ad un valore della produzione ortofrutticola di 12,8 miliardi di Euro pari al 24,4% del totale della produzione agricola nazionale. Anche sul fronte dell’export l’ortofrutta conferma il suo posizionamento di primo piano; nel 2014 le esportazioni di frutta e verdura (fresca e trasformata) sono ammontate a circa 7,4 miliardi di Euro (21,8% rispetto al totale delle esportazioni agroalimentari italiane nello stesso anno). Buona parte del valore complessivo fa riferimento a prodotti trasformati (41% delle esportazioni di settore) e a frutta fresca (38%) seguiti da ortaggi freschi (16%). Il confronto internazionale mostra però luci e ombre: l’Italia si colloca al primo posto per quanto riguarda sia il valore della produzione orticola (20% del totale UE)  sia per quella frutticola (20%); nel primo caso grazie anche al primato comunitario in termini di superfici (18% del totale orticole UE), mentre per la frutta figuriamo al secondo posto (17%) dietro la Spagna che detiene il 30% della SAU a frutta in Europa. Il primato italiano in Europa sui valori economici è legato a specifici prodotti ortofrutticoli, ad esempio il pomodoro, per cui il Belpaese  si trova al secondo posto dietro la Spagna – in termini di valore della produzione – e al primo posto per quantità raccolte). Considerando invece le mele è la Francia il primo paese che remunera al meglio la propria produzione con quasi un miliardo di euro, quando  Italia e Polonia raccolgono ogni anno 2,2 e 2,8 milioni di tonnellate di mele,  contro 1,8 milioni della Francia.ORTOFRUTTA Rispetto alle pesche nettarine l’Italia soffre una concorrenza molto sostenuta, conservando tuttavia il ruolo di leader rispetto alle quantità raccolte (40,7% del raccolto UE), ma scontando diverse debolezze nei confronti della Spagna che negli ultimi anni ha visto una crescita sia delle superfici produttive che della capacità di guadagnare importanti quote sui mercati internazionali. Il confronto si rende ancora più evidente se si sposta il focus a livello mondiale: nel 2003-2004 la quota di mercato italiana sull’export globale di prodotti ortofrutticoli freschi era il 5,4%, scesa al 3,8% nel 2013-2014, ben 1/3 rispetto alla quota di mercato detenuta dalla Spagna (10,3%). Passando a una valutazione per Paese-prodotto valgono su tutti alcuni esempi: nel 2004-2006 le aziende italiane contavano per il 59,4% del mercato tedesco di pesche e nettarine. Nel 2012-2014 la quota è passata al 41,9% mentre la Spagna è schizzata dal 26,9% al 51,1%. Analoga situazione in Russia (l’Italia è passata dal 13,0% al 5,9%, la Spagna dal 20,2% al 45,5%) e Regno Unito (la penisola ha visto un arretramento dal 40,8% al 11,4% contro una crescita della penisola iberica dal 36,4% al 68,7%). A complicare le cose nell’agosto del 2014 è intervenuto l’embargo russo. L’anno scorso l’export italiano di ortofrutta fresca  in Russia si è fermato a  44,3 milioni di euro , evidenziando una caduta complessiva in valore del 39%. Risultati in calo hanno contraddistinto anche le vendite dei principali competitor europei, mentre è cresciuto di molto il ruolo di Paesi confinanti e al di fuori delle sanzioni, come Turchia, Cina, Bielorussia e Serbia. Guardando agli aspetti strutturali ed organizzativi, l’Italia presenta difficoltà non solo con riferimento alla presenza di strutture aziendali di piccole dimensioni (rispetto alla media UE) ma anche per ciò che attiene il tasso di organizzazione della produzione ortofrutticola in OP (Organizzazioni dei Produttori), che sebbene risulti in linea con i principali Paesi dell’area mediterranea (47% Italia, 52% Spagna e 45% Francia) appare distante dai valori dell’area continentale (Paesi Bassi 95%, Belgio 86%). Circa il 20% dei produttori ortofrutticoli italiani (poco meno di 87.000) risulta associato a un’Organizzazione di Produttori con una SAU media doppia (4 ettari) rispetto ai produttori non associati. È bene considerare come oltre il 44% della produzione in volume di ortofrutta transiti attraverso OP con un’incidenza sul valore della produzione ortofrutticola commercializzata del 47,3%. “Risulta quindi evidente come il settore ortofrutticolo rappresenti una componente fondamentale del sistema agroalimentare nazionale, ma presenti ancora diffusi elementi di criticità, in particolare sul versante organizzativo”, dichiara Denis Pantini Direttore Area Agricoltura e Industria Alimentare di Nomisma. “Migliorare il livello di organizzazione del settore può determinare benefici su diversi fronti. Vi è un’urgenza particolare nel contesto attuale, in  cui il posizionamento dell’Italia sui mercati internazionali è compromesso da altri Paesi più organizzati di noi e che presentano minori criticità sul versante del sistema Paese”, aggiunge Pantini. “Attualmente, nonostante il mercato dei prodotti ortofrutticoli per l’Unione europea sia unico, sia a livello comunitario che a livello nazionale vi è una forte differenziazione delle prescrizioni contenute nei disciplinari e la mancata uniformità di normative e procedure conduce a trattamenti differenti tra operatori di Paesi e regioni diverse, incidendo notevolmente sui costi di produzione. Com’è evidente, questo ha un impatto drammatico sulla competitività di impresa, a tutto discapito dei produttori italiani -che cadono vittima delle maggiori restrizioni e della burocrazia- e dei consumatori stessi. Lo stesso possiamo dire rispetto alla necessità di armonizzare tra loro procedure e controlli evitando duplicazioni e interpretazioni che penalizzano fortemente le imprese.” – conclude Ambrogio De Ponti, Presidente di Unaproa.

 

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