In ricordo di un migrante – In memory of a migrant

di emigrazione e di matrimoni

In ricordo di un migrante 

Non mi ricordo il giorno che ho conosciuto Corti. Infatti, lo chiamo Corti perché non utilizzavamo mai il suo nome e molti di noi l’hanno saputo soltanto quando era già troppo tardi.

Di Gianni Pezzano

 

Era una presenza regolare di molti locali italiani che frequentavo nella città di Adelaide in Australia. Lui lavorava nell’ospedale centrale e faceva il giro di questi locali quando aveva voglia di fare due chiacchiere e ancora di più risate, specialmente in seguito a qualche controversia nel corso di una partita la domenica prima. Faceva anche parte del nostro gruppo della schedina del calcio italiano al negozio che vendeva giornali e riviste italiane e anche dischi e videocassette/DVD per gli italiani della città.

Godeva mettersi in mezzo alle discussioni post partite e particolarmente per prendere in giro i milanisti e interisti, prima ancora di difendere la sua amata Juventus. Quando gli veniva voglia di “bersagliare” un tifoso particolare andava al locale dove sapeva di trovarlo per passare qualche ora e magari anche pranzare insieme a lui. Cosi, per anni, abbiamo passato molto tempo insieme a ridere e a prendersi in giro a vicenda.

Ci sembrava di conoscerlo bene, però il tempo ha dimostrato che di lui non sapevamo quasi niente.

Un giorno mi sono presentato al bar di Remo, uno dei nostri amici in comune e uno dei suoi bersagli preferiti perché milanista. Non ha avuto tempo di notare il suo volto triste quando mi ha detto – È morto Corti -. Sono rimasti di stucco e lui mi ha subito spiegato che non si vedeva da qualche giorno e qualcuno è andato al suo appartamento. Abitava da solo, perciò quando se n’era andato due giorni prima, nessuno l’ha saputo. Eppure questa non è stata la fine della sua storia, ma l’inizio dell’ultimo capitolo.

 

Solitudine e origini

Corti era di origini lombarde, però aveva tenuto il suo passato così nascosto che quasi nessuno sapeva con precisione da dove venisse e se avesse famiglia in Italia. Nei primi giorni si vociferava che era emigrato per via di un litigio con parenti in Italia ma ormai non esistevano più modi di saperlo.

Lui non aveva preso la cittadinanza australiana e allora, come di consueto in casi del genere, è stato il Console d’Italia all’epoca a organizzare il funerale. In quei giorni ho parlato con i miei contatti nel consolato e non era iscritto all’AIRE (Anagrafe degli Italiani all’Estero) non sapevamo da dove iniziare a cercare la famiglia.

Pochi giorni dopo eravamo in nove al suo funerale. L’organizzazione era tale che quando è arrivato il carro funebre ci siamo presentati spontaneamente per portarlo nella chiesa, come l’abbiamo anche portato al suo ultimo riposo. Era già brutto per noi sapere che se n’era andato in solitudine, ma sapere che la sua famiglia non ne sapesse la notizia ha reso il nostro ultimo saluto ancora più triste. Confesso che sono uscito dalla chiesa con una grande rabbia, mi sembrava impossibile che qualcuno poteva lasciarci senza che i parenti lo sapessero.

Quella sera stessa, dopo aver parlato di nuovo con i miei contatti al consolato, ho scritto la Corriere della Sera per vedere se fosse possibile fare un annuncio per cercare i suoi parenti. La risposta è arrivata meno di un’ora dopo direttamente da Ferruccio de Bortoli che ha detto che ne avrebbe fatto seguito. La sera dopo, proprio durante una cena di amici nel suo ricordo, ho ricevuto una telefonata da Laura Guardini, una giornalista del Corriere che ne ha poi scritto un articolo.

L’ articolo ha avuto successo. Pochi giorni dopo il fratello di Corti si è messo in contatto con il Consolato per finalizzare gli affari terresti del nostro amico. Della sua storia personale non abbiamo mai saputo niente.

 

Non tutti uguali

Quando abbiamo iniziato la nostra ricerca per storia dell’emigrazione italiana la nostra intenzione era di trattare tutti i temi aderenti a questo fenomeno. Nel corso degli anni mi sono ricordato di Corti e in questi giorni mi sono reso conto che anche la sua storia era da raccontare perché ho il forte sospetto che non sia l’unico caso del genere.

In Italia quando si parla degli emigrati italiani c’è la tendenza di parlare di pochi individui, di solito persone di grande successo economico, oppure di qualche artista o personaggio pubblico di origini italiane. Però, la storia di Corti ci insegna che ci sono decine di milioni di storie di emigrazione italiana che abbiamo l’obbligo di raccontare e documentare.

Non importa che non sappiamo i dettagli della sua storia, anche se ora sappiamo la sua città d’origine, ma in rispetto della sua riservatezza non voglio scriverlo in questo articolo perché, in fondo, non aggiunge niente al tema che vogliamo trattare.

Non viviamo in un mondo dove siamo tutti uguali. Abbiamo gli stessi diritti, ma ognuno di noi ha la propria storia e ognuna di queste è una pagina della Storia dell’Emigrazione italiana proprio perché non siamo tutti uguali.

 

Successo o no?

Nel trattare gli italiani all’estero molti parlano di “successo”, ma nessuno definisce cosa vuol dire quella parola. Qualcuno parla di successo economico come metro di giudizio ma se il ricco muore solitario e senza famiglia, come ha fatto Corti, come possiamo davvero dire chi, tra i due, ha avuto successo e chi ha fallito in base al suo “successo”?

Conoscevo una coppia analfabeta che ha lasciato come eredità tre figli, tutti e tre laureati e professionisti, sposati con altri professionisti e nipoti laureati e professionisti a loro turno. Questa coppia non ha fatto soldi, ma come possiamo dire che non abbiano avuto successo nel vero senso della parola?

Qualcuno dice che essere famoso sia la misura del “successo” e può anche darsi. Ma dobbiamo veramente dire che gli imputati in grandi processi criminali, che sono certamente famosi, abbiano avuto “successo”?

La storia di Corti ci fa una lezione importante. Il fatto che ci ricordiamo di lui vuol dire che ha lasciato il suo segno con chi frequentava e questo è già molto. Ma la sua storia ci dice anche che non possiamo ignorare, in entrambi i sensi, storie come la sua perché l’emigrato parte per molti motivi e non tutti “nobili” come vuole il luogo comune.

Abbiamo l’onere di guardare, come italiani e gente di origine italiana, tutte le basi della nostra Storia, perché, dopo quasi due secoli di emigrazione, siamo sparsi in tutti i continenti compresa l’Antartide. Perciò, non dobbiamo mai pensare che le nostre storie personale siano “povere” perché, semplicemente non è vero. Ogni storia ha qualcosa da dirci. Non perdiamo l’opportunità di farlo…

Inviate la vostre storie a: [email protected]

di emigrazione e di matrimoni

In memory of a migrant

I do not remember the day I met Corti. In fact, I call him Corti, his surname, because we never used his first name and many of us never knew it until it was already too late.

By Gianni Pezzano

 

He was a regular presence in many places I frequented in the city of Adelaide, Australia. He worked at the city’s central hospital and he made the rounds of these places whenever he had the desire for a chat and even more for a laugh, especially following a controversy in an Italian football game the Sunday before. He was also a part of our group in predicting the results of Italian football games at the shop that sold Italian newspapers and magazines, as well as records and videos to the city’s Italian population.

He enjoyed being in the middle of arguments and especially making fun of fans of AC Milan and Inter Milan, even before defending his beloved Juventus. Whenever he wanted to “target” a particular fan he went to the place where he knew he would find him to spend time together laughing and even having lunch together. In this way, for years we spent a lot of time together, laughing and teasing each other.

It seemed we knew him well but time showed that we knew almost nothing about him.

One day I went to Remo’s bar, he was one of our friends in common and one of his favourite targets because he is a fan of AC Milan. I did not have the time to notice the sad look on his face when he said “Corti is dead”. I was shocked and he quickly explained that he had not been seen for a few days and someone had gone to his apartment. He lived alone and so when he went two days before nobody found out. Yet this was not the end of his story but the beginning of the final chapter.

 

Solitude and origins

Corti came from Lombardy but he had kept his past so hidden that nobody knew precisely where he came from and if he still had family in Italy. In the first few days there were whispers that he had migrated after an argument with relatives in Italy but by then we no longer had a way to find out.

He had never taken out Australian citizenship so, as usual in such cases, the Italian Consul at the time organized his funeral. In those days I spoke with my contacts at the Consulate and e was not registered with the AIRE (Anagrafe degli Italiani all’Estero, Registry of Italians Overseas), we did not know how to begin looking for his family.

A few days later there were nine of us at his funeral. The organization was such that when the funeral car arrived we spontaneously came forward to take him into the church, as we also took him to his final resting place. It was already terrible knowing that he had left us in solitude but knowing that his family did not know the news made the final farewell even sadder. I confess I left the church very angry as it seemed impossible that someone could leave us like that without the relatives knowing.

That evening, and after having spoken to my contacts in the Consulate, I wrote to Milan’s Il Corriere della Sera newspaper to see if it was possible to place an announcement to look for his relatives. The answer came less than an hour later directly from its Editor in chief Ferruccio de Bortoli who said he would follow it up. The next evening, during a dinner with friends in his memory, I received a telephone call from Laura Guardini, a journalist from the paper who then wrote an article.

The article was successful. A few days later Corti’s brother contacted the Consulate in order to finalize our friend’s earthly affairs. We never found out anything about his personal story.

 

Not the same

When we started our search for stories of Italian migration our intention was to treat all the themes belonging to this phenomenon. Over the years I remembered Corti and in recent days I understood that even his story had to be told because I strongly suspect this is not the only such case.

When they speak about Italian migrants in Italy, there is the tendency to talk about a few individuals, usually people with great economic success, or of some artist or publish person of Italian origin.   However, Corti’s story teaches us that there are tens of millions of stories of Italian migration that we have the duty to tell and document.

It is not important that we do not know all the details, even though we now know where he came from, out of respect to his reserve I do not want to write it in this article because, deep down, it adds nothing to the theme we want to treat.

We do not live in a world where we are all the same. We have the same rights but each one of us has our own story and each one of these is a page in the History of Italian Migration for the very reason we are not all the same.

 

Success yes or no?

When we deal with Italians overseas many speak about “success” but nobody defines what that word means. Some speak of economic success as the yardstick but if a rich man dies alone and without a family as Corti did, can we truly say which one of the two was successful and who failed according to his “success”?

I knew an illiterate couple that left behind an inheritance of three children, all three university graduates and professionals, married to other professionals and grandchildren who, in their turn, were graduates and professionals. This couple did not make money but how can we say they were not successful in the truest sense of the word?

Some say that being famous is how to measure “success” and that may be. But must we really say that those accused in big criminal trials and who are certainly famous, are successful?

Corti’s story teaches us an important lesson. The fact that we remember him means that he left his mark on those he frequented and this is already a lot. But his story also tells us that we cannot ignore stories such as his because migrants leave for many reason and not all of them are “noble” as the clichés say.

As Italians and people of Italian origin we have the obligation to look at all the bases of our History because, after nearly two centuries of migration, we are spread over all the continents, including the Antarctic. Therefore, we must never think that our personal stories are “humble” because it is simply not true. Each story has something to tell us. Let us not lose this opportunity to do so…

Send your stories to: [email protected]

Italiani all’estero: le feste e le distanze

 

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Il vero prezzo dell’emigrazione non è sempre ovvio e solo il tempo farà capire cosa vuol dire veramente emigrare, soprattutto per quei milioni che decisero di trasferirsi in continenti lontanissimi.

Di Gianni Pezzano

 

Le feste e le notizie cattive ci fanno sempre ricordare il nostro passato e con il passare degli anni ci si rende conto sempre di più di chi ci ha lasciati e del bisogno di tenerli vivi nella memoria. Qualche mese fa se n’è andato il cugino di mia madre che per mio fratello ed me era e sarà sempre lo zio Antonio. Per oltre un decennio le nostre famiglie condividevano le feste alternandole tra Adelaide dove abitavamo noi e Melbourne dove abitava lo zio con zia Marianella e la loro figlia Sandra.

Per noi italiani in Australia il Natale è d’estate e quindi il periodo di vacanze estive e lunghe per gli studenti. Coglievamo l’opportunità di poter visitare o ospitare quei parenti provenienti da luoghi lontani. Nel caso di Melbourne il viaggio di 800km impegnava una giornata e ricordo le partenze delle piccole ore per non perdere un minuto di tempo, oppure l’attesa alla finestra per vedere l’arrivo dei parenti a loro turno.

In quelle occasioni le case erano piene e i divani servivano per assicurare posto per tutti. Nel caso di zio Antonio e la sua famiglia il legame era speciale, non solo per motivi di famiglia, ma anche perché Sandra e i suoi amici a Melbourne erano i nostri coetanei e avevamo molto in comune, non tanto per la scuola, ma per le nostre esperienze da figli di immigrati. Però questa era una verità che non potevamo capire allora, ma solo con l’arrivo inevitabile della nostra maturità.

Naturalmente chi viaggiava portava regali e non solo i soliti regali natalizi, ma i prodotti casalinghi dell’anno che stava per finire. Il vino, i dolci fatti in casa, i sottaceti, poi mia madre conservava i salumi del maiale sotto lo strutto, o la sugna come la chiamava lei, per poterli conservare per queste occasioni. Non erano i soli prodotti preparati mesi prima. A maggio o giugno, la stagione del vino, il primo mosto era destinato alla bollitura per preparare il mosto cotto che era la base di molti dei suoi dolci natalizi.

Per noi la prima sosta a Melbourne era per fare un caffè a casa di un paesano di  papà alla periferia della città. Lui aveva soltanto un paesano ad Adelaide, ma Melbourne era diversa. Ricordo benissimo un giro di visite in una strada di quella città dove abitavano tanti suoi compaesani e non esagero più di tanto nel dire che se non parlavi il dialetto del loro paese nessuno in quella via ti avrebbe capito. Ora mi rendo conto che per papà era l’occasione di rivedere amici della sua gioventù e di poter parlare nel suo dialetto che sicuramente gli mancava.

Sia ad Adelaide che a Melbourne quelle occasioni erano piene di visite, giochi, risate, pranzi e cene tipici delle feste all’italiana. Non mancavano le obbligatorie telefonate ai parenti in Italia, una prassi più complicata e costosa di oggigiorno e per gli adulti era il modo di poter continuare a tenere vivi i contatti con i parenti rimasti a casa.

Purtroppo come tutte le stagioni questa era destinata a finire ed è successo in modo inatteso all’inizio degli anni 70 con la decisione di zio Antonio di tornare a Fondi. Mia madre fu devastata dalla notizia e versò molte lacrime per aver perso un altro legame con la sua famiglia in Italia.

Nel 1972 siamo andati in Italia e non potrei descrivere la gioia nel rivederli e anche la tristezza della prime parole di Sandra, “Riportatemi in Australia” che rivelò che per lei il ritorno non era stato facile, soprattutto nell’adolescenza che è già difficile di suo. Come per papà a Melbourne, per lei il nostro arrivo era l’opportunità di poter finalmente parlare con qualcuno in inglese e che poteva capire come era stata la sua vita in quel continente così lontano.

Il cambio dei tempi e le distanze si fanno sentire e malgrado la buona volontà di tutti i legami non potevano mai rimanere stretti come in quegli anni memorabili della nostra gioventù, ma ciò non cambia il fatto che questi parenti avranno sempre un posto speciale nel mio cuore.

Alla notizia della scomparsa di zio Antonio ho avuto un’ondata di ricordi bellissimi, di risate e di cene, di viaggi e di felicità e non immaginavo quanto mi mancasse quella stagione della mia vita. Ho telefonato immediatamente a loro con un senso di colpa per non aver tenuto i contatti ora che abito in Italia, ma nel sentire le voci di zia Marinella e di Sandra al telefono mi sono reso conto che rimarranno sempre dentro di me. Ora mi consolo pensando che mamma e papà siano di nuovo insieme a zio Antonio e che i nostri ricordi li tengono sempre vivi dentro di noi.

Queste esperienze fanno parte della vita degli emigrati e dei loro figli. Le distanze tra parenti dettano il nostro comportamento e la nostra vita. Per quanto vorremmo stare vicino ai nostri cari emozionalmente le distanze ci sconfiggono sempre. Però, nonostante questo, i legami perdurano per anni.

Il vero prezzo dell’emigrazione non è sempre ovvio e solo il tempo farà capire cosa vuol dire veramente emigrare, soprattutto per quei milioni che decisero di trasferirsi in continenti lontanissimi. Anche questo fa parte della Storia della nostra Italia, è la nostra Storia e parte integrale del nostro Patrimonio, personale e nazionale.

 

 

 

A natale tradizioni nuove e vecchie

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Gli Italiani nel mondo esempio di integrazione tra popoli: il Natale un occasione per unire le nostre tradizione a quelle del Paese che ci accoglie

Di Gianni Pezzano

 

Basta pensare che in Australia non è insolito avere temperature di ben oltre i trenta gradi per capire che le tradizioni natalizie italiane non possono rimanere immutate tra gli emigrati italiani in quel paese. Alcune famiglie cercano di mantenere tutte le usanze dei loro vari paesi di origine, ma il tempo e le geografia si fanno sentire.

Partiamo dalla santa messa di mezzanotte che per molti è l’inizio vero della giornata e alcune parrocchie lo fanno in modo impossibile per l’Italia. Nella mia parrocchia da decenni la messa di mezzanotte si fa all’aperto per poter vedere il cielo stellato e quindi poter immaginare la stella che portò i Re Magi a Betlemme. La messa è soltanto il modo per poter rendere omaggio non soltanto all’occasione. La musica della messa è fornita dalla banda della comunità maltese con il coro di quella italiana e gli inni si alternano tra quelle due lingue e l’inglese del paese.

Nei primi due decenni dopo la guerra una parte importante delle feste era la telefonata in Italia e non è possibile sottovalutare l’importanza di queste chiamate. In un mondo di cellulari, Skype e altri mezzi di comunicazione bisogna ricordare che le telefonate erano carissime e tramite centralini, dunque bisognava prenotare mesi prima per assicurarsi la possibilità per il giorno di Natale o Capodanno.

Inevitabilmente le chiamate degli altri erano lunghe e gli appuntamenti slittavano, a volte di due o tre giorni. Non credo che la mia fosse l’unica famiglia dove noi bambini eravamo tenuti in casa per tutto il giorno, oppure i giorni seguenti, per poter far gli auguri ai nonni che non conoscevamo e per ringraziarli per i regali arrivati nei pacchi inviati mesi prima per garantire che arrivassero in tempo.

Con la stagione estiva, il natale in Australia cade in questa stagione,  molte famiglie decidono di approfittare per fare il pranzo, oppure la cena al mare, o per chi ha l’opportunità, vicino alla piscina di casa. In questi casi l’atmosfera è ancora più rilassata e gli scherzi inevitabili non mancano mai

Ma come sappiamo il punto centrale di queste feste non è nei regali, ma il punto focale sta nel pranzo e la cena che di solito nei miei ricordi di vita in quel continente,  aveva bisogno di settimane di preparazione. All’inizio il menù rifletteva il più possibile le tradizioni delle famiglie prima di partire per l’Australia, però non era possibile tenere assoluta fede per motivi di distanza. La differenza di stagioni tra i due continenti voleva dire che alcuni prodotti, come le castagne, non si trovavano per il Natale, senza scordare altri prodotti tipici italiani che in molti casi non sono disponibili all’estero, nemmeno oggi.

Poi, inevitabilmente si sentiva l’effetto del nuovo paese di residenza e cominciavamo a inserire i prodotti locali per modificare alcuna aspetti del menù tradizionale italiano. Per gli antipasti arrivavano le tortine e altre specialità australiane. Poi, anche per via della stagione sono arrivati i pesci locali e in alcuni casi, altri prodotti hanno trovato posto d’onore nei menu come i “Moreton Bay bugs”, crostacei sconosciuti all’estero.

Alla fine i cambi sono arrivati persino nei dolci. Naturalmente molti dei piatti italiani come gli strufoli prodotti in casa sono sempre stati presenti, ma nei primi anni non c’erano i panettoni e anni dopo i panettoni sono arrivati, anche i pandori ignoti alle famiglie meridionali. Infine, grazie all’amicizia con le famiglie australiane abbiamo imparato ad adorare il pudding inglese, la “Pavlova” australiana, una specie di meringa enorme, di solito servita con frutta e panna montata e il dolce australiano per eccellenza, il “Lamington”, quadrati di pan di spagna ricoperti con sciroppo di cioccolato e cocco. Confesso che mi mancano i Lamington che sono stati una costante della mia gioventù australiana e nessuno in Italia ha ancora avuto l’idea di introdurlo qui.

Ora il pranzo e le cene della stagione natalizia rappresentano non solo la nostre origini, ma anche e soprattutto il fatto che le famiglie italiane all’estero rappresentano due realtà ben diverse, quella del paese d’origine e quella di residenza. Guardando la pagine Facebook di varie comunità italiane all’estero vedo gli stessi cambiamenti in ogni paese, ciascuno con prodotti e tradizioni particolari che da a ogni comunità la sua identità specifica, ma sempre e dappertutto con une forte identità italiana.

La stagione natalizia è un simbolo fondamentale di quel che siamo ed è naturale che i cambi subiti all’estero siano lo specchio per dimostrare che i nostri parenti e amici  ancora sentono dentro di se i legami con l’Italia che non spariranno mai del tutto, ma naturalmente si aggiungono via via nuove tradizioni che sono il ponte con i loro nuovi paesi  di residenza. Ed è così che il Natale in tutto il mondo diventa un appuntamento dove la parola ‘integrazione’ vede i suoi migliori risultati. Perché chi è partito per un futuro migliore  porta con sé usi e costumi ma allo stesso tempo nel nuovo Paese di residenza mette insieme le proprie tradizioni con quelle del luogo che lo ha accolto

Nasce “Evolve Your World!”, il percorso per non avere una vita fondata solo sulla testa

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Il nuovissimo percorso di evoluzione personale in un seminario di 2 giorni a Brescia

 

cuoreL’espressione “Head based” (tradotta letteralmente come “fondata sulla testa”) è usata per rappresentare una struttura di pensiero e di azione – culturale, sociale e personale – rappresentativa del mondo odierno. Essa non è più prettamente relegata nella moderna letteratura filosofica sociale e comportamentale, ma è diventata oramai di utilizzo comune anche nel mondo dei mezzi di comunicazione generalisti rivolti a tutti noi. Il significato ed il ruolo della cultura “Head based” nella nostra vita di tutti i giorni ed il suo superamento sono uno dei punti che verranno affrontati il 19 ed il 20 novembre 2016 a Brescia città presso l’Hotel Ambasciatori durante il seminario “EVOLVE YOUR WORLD!”. Un nuovissimo percorso di evoluzione personale a supporto delle persone che arriva direttamente dall’Australia dove le recenti ricerche neuro-scientifiche (che affermano l’esistenza di 3 intelligenze – la Testa, il Cuore e la Pancia) si fondono con le antiche sagge tradizioni. Basato sulle ricerche riportate nella pubblicazione ““mBraining – Using Your Multiple Brains To Do Cool Staff” di Grant Soosalu e Marvin Oka verranno divulgate una visione generativa e degli strumenti concreti ed applicabili da tutti per promuovere un cambiamento veloce, potente e profondo della propria persona per superare una struttura di pensiero ed emozionale “HEAD BASED”. “Le nuove ricerche nel campo delle neuroscienze hanno confermato e dimostrato che abbiamo 3 cervelli – la Testa, il Cuore e la Pancia” – ci dichiara Alessandro Parrinello di Your Living Coaching, Certified mBIT Coach & Trainer, Facilitatore e Conduttore del seminario. “Se guardiamo ai risultati prodotti dalla egemonia di una cultura “Head Based” basata esclusivamente sui concetti di “mente razionale” e di ’“approccio logico” notiamo due elementi. Il primo sono gli effetti nefasti a livello sociale quali ad esempio la scomparsa di un sistema basato sull’aiuto ed il supporto reciproco, il collasso dei sistemi economici, le guerre, i conflitti, il terrorismo, l’inquinamento. Il secondo elemento sono gli effetti distruttivi a livello personale con devastanti problematiche di stress e salute, divorzi, solitudine, violenza, suicidi e comportamenti non etici. Urge fin da subito la scoperta di un reale ed effettivo processo di allineamento delle nostre 3 intelligenze per vivere in modo congruente con le nostre emozioni e la nostra profonda identità nella più alta espressione di noi stessi. Ma questo non è quanto le antiche sagge tradizioni ci suggeriscono da oltre 2500 anni? Ora con EVOLVE YOUR WORD! scopriremo concretamente come fare”.

Per approfondimenti sul sito internet www.yourlivingcoaching.com/evolve sono riportate tutte le informazioni sul Seminario e le modalità di iscrizione.

Melbourne si conferma la città più vivibile al mondo

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La città australiana conquista il primato per il sesto anno consecutivo tra 140 città in tutto il mondo, un record senza precedenti

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La capitale dello stato down-under del Victoria è stata decretata anche quest’anno la città dove si vive meglio al mondo: a confermarlo lo studio “Global Liveability Ranking 2016” realizzato dall’Economist Intelligence Unit. L’analisi riguarda diversi aspetti legati alla qualità della vita in 140 città nel mondo, suddivisi in cinque macro-aree: stabilità, cultura e ambiente, assistenza sanitaria, educazione e infrastrutture. In particolare, Melbourne ha raggiunto i massimi punteggi nelle ultime tre e molto elevati nelle altre aree. Melbourne è anche la città preferita nel continente australiano per chi vuole fare business: negli ultimi 12 mesi la città ha accolto 9,000 nuove piccole realtà imprenditoriali, il numero più alto del Paese insieme a quello relativo alla crescita del lavoro a tempo pieno. Dal punto di vista turistico, la città ha registrato negli ultimi anni un incremento importante di visitatori internazionali che si attesta intorno al 13% (circa 2,3 milioni), più alto della media nazionale.  Melbourne è famosa per essere la città australiana per eccellenza se si parla di cultura, shopping, vita notturna, ed è conosciuta per le vie del centro piene di colori, i parchi e la vibrante scena artistica, ma non solo: qui hanno luogo tantissimi eventi di rilievo internazionale. Il calendario dei prossimi mesi a Melbourne è fitto di iniziative da non perdere: tra questi ci sarà l’atteso appuntamento con lo Spring Racing Festival 2016 (1 settembre – 27 novembre), l’importante evento ippico che per 64 giorni ospita competizioni e spettacoli che ruotano al settore; a dare il benvenuto alla “primavera” ci sarà il Fringe Festival (15 settembre – 2 ottobre), che esplorerà l’espressione artistica in tutte le sue forme e discipline, con oltre 6000 artisti provenienti da tutto il mondo; dal 6 al 23 ottobre sarà la volta del Melbourne Festival, che ospiterà oltre 62 eventi e 207 spettacoli dei più acclamati artisti al mondo per il teatro, la danza, le arti circensi e musicali. Non mancheranno infine gli eventi sportivi, con il Gran Premio di Australia dal 21 al 23 ottobre, e la World Cup di Golf (24-27 novembre).

Il Gruppo Hit accompagna il primo concerto in Italia di Karen Mok

Lo spettacolo ha già registrato il tutto esaurito negli stadi di mezzo mondo e prevede tappe a Londra, Madrid, in Australia, Canada e Stati Uniti

karen_mok_concertoNova Gorica, 22 marzo 2016 – Favorire la conoscenza e il successo di nuovi Artisti, nell’ambito di una condivisione globale delle esperienze: questo è l’obiettivo che ha spinto il Gruppo Hit – corporate specializzata nei settori del gioco e dell’intrattenimento – a partecipare al primo concerto in Italia di Karen Mok, la popstar cinese più famosa al mondo, che si esibirà all’ombra della Madonnina con il suo “Regardez World Tour”. Lo spettacolo ha già registrato il tutto esaurito negli stadi di mezzo mondo e prevede tappe a Londra, Madrid, in Australia, Canada e Stati Uniti. Da sempre in prima linea nella promozione di show, spettacoli e nuove forme d’arte per arricchire l’offerta di intrattenimento nelle proprie strutture, il Gruppo Hit ha siglato nella serata di domenica 20/3 l’accordo per la tappa italiana del tour con l’organizzatore HY Communication Co. ltd. L’evento, attesissimo dalla comunità cinese e da un numero crescente di fan italiani, è in programma per domenica 1/5 al Teatro Linear Ciak di Milano.  Karen Mok è la prima artista cinese ad esibirsi in concerto in Italia e Spagna: ha all’attivo più di vent’anni di carriera, 14 album, una quarantina di film e “Cheek to Cheek”, il duetto con Andrea Bocelli che nel 2015 ha contribuito alla sua fama mondiale, incuriosendo anche il pubblico italiano. Ha vinto 3 Golden Melody Award, l’equivalente dei Grammy Award nel panorama musicale cinese, ha doppiato un film di animazione Disney ed è stata la prima star asiatica ad ottenere un ruolo da protagonista in una produzione di Broadway. Fisico longilineo e tratti somatici che rivelano le origini euroasiatiche della sua famiglia, la star sorprende con un perfetto italiano, frutto degli studi in letteratura italiana e dei 2 anni trascorsi frequentando il Collegio del Mondo Unito dell’Adriatico (UWC) a Duino (Trieste). Nel “Regardez World Tour” la sua voce inconfondibile, cristallina e particolarmente versatile si accompagna ad uno spettacolo suggestivo e ricco di effetti speciali, che si ispira agli stilemi dei grandi show americani, rivisitati in chiave orientaleggiante. Suzana Pavlin, sales promotion manager del Gruppo Hit dichiara: “dal benessere all’intrattenimento, dal gioco alla cucina, siamo sempre alla ricerca di stimoli e novità da proporre agli ospiti dei nostri Hit Casinos, centri di gioco ed intrattenimento situati nelle località più belle della Slovenia, Nova Gorica e Kranjska Gora. Con questo accordo offriremo ai clienti più affezionati la possibilità di assistere al concerto di Milano gratuitamente. Non escludiamo ulteriori sviluppi, che potrebbero portare altri celebri artisti, amati tanto dal pubblico italiano quanto da quello cinese, ad esibirsi nelle nostre strutture a un passo dal confine con l’Italia, integrando un programma già molto ricco di star italiane e straniere”.

Alla scoperta di Melbourne e Victoria tra musica ed eventi imperdibili

Si alza il sipario sul periodo più vivace dell’anno con tanti appuntamenti di richiamo internazionale per gli amanti della moda, dello sport e dell’enogastronomia

ImageProxyRoma, 9 febbraio – Il Victoria si prepara a vivere un periodo davvero speciale che la vedrà protagonista di tanti eventi imperdibili. Le danze si aprono il 20 febbraio con la Melbourne White Night all’insegna di musica e performance per tutta la città; si continua a marzo con il Melbourne Food and Wine Festival, appuntamento imperdibile per i foodies, quest’anno in contemporanea con il Virgin Australia Melbourne Fashion Festival; a fine marzo invece sarà la volta del Rip Curl Pro Bells Beach, uno dei più importanti campionati di surf a livello internazionale che ogni anno si svolge sulle spiagge di Bells Beach. Sono questi solo alcuni degli eventi che attireranno visitatori provenienti da ogni parte del mondo nella magica atmosfera di Melbourne e della sua regione.

White Night Melbourne

Il 20 febbraio Melbourne si accende con la White Night Melbourne: una notte bianca con 12 ore no-stop di musica, spettacoli, installazioni e performance che invaderanno le strade della città a partire dalle ore 19 fino alle 7 della mattina successiva. Tra gli eventi musicali più rinomati per la qualità e varietà di generi, il festival giunge quest’anno alla sua quarta edizione con un calendario ancor più ricco di musicisti del calibro di Robert Forster e della cantante indigena Emma Donovan. Quattro palchi per le band, oltre cento ore d’intrattenimento dal vivo e più di 220 artisti: Melbourne darà spazio a esibizioni a cielo aperto dove la creatività sarà l’ospite d’onore della serata. Le proposte per la serata includono proiezioni e spettacoli di luce, postazioni interattive, film, teatro e naturalmente tanti concerti per celebrare l’arte in tutte le sue espressioni.

Melbourne Food and Wine Festival

Il Melbourne Food and Wine Festival inaugura il mese di marzo con una nuova edizione ricca di masterclass e workshop con professionisti che guideranno gli ospiti alla scoperta dei sapori locali. Dal 4 al 13 marzo un lungo calendario di eventi accompagnerà tutti i golosi con degustazioni, cooking class, incontri con gli chef e i produttori per valorizzare  e diffondere in modo originale e divertente la ricca cultura enogastronomica del Victoria. Cuore del Festival sarà la Queensbrige Square a Southbank, che ospiterà un’area con i migliori prodotti caseari della regione, una vera delizia per il palato. Anche quest’anno non può mancare l’appuntamento con il World’s Longest Lunch, la tavola più lunga al mondo, che si troverà per la prima volta nel circuito di Formula 1 Australian Gran Prix: il menu d’eccezione sarà firmato dal famoso chef Guy Grossi.

Virgin Australia Melbourne Fashion Festival

La capitale dello stato del Victoria detta le ultime tendenze anche in fatto di stile:  proprio qui, infatti, si tiene il più grande evento australiano dedicato alla moda, il Virgin Australia Melbourne Fashion Festival (VAMFF, dal 7 al 13 marzo). Oltre 100 artisti affermati ed emergenti presenteranno le loro collezioni nell’affascinante cornice del Royal Exhibition Building, dove sfilate ed eventi collaterali infiammeranno il mondo dei fashionisti. Ad arricchire l’agenda degli appuntamenti più di 70 workshops e seminari per gli addetti ai lavori e gli appassionati che vogliono accrescere le proprie competenze nel settore.

Melbourne International Flower and Garden Show

A marzo i giardini s’irradiano di mille sfumature di colori e profumi dando l’avvio a uno dei periodi più attesi dell’anno. Anche gli amanti del giardinaggio trovano l’occasione perfetta per apprezzare l’atmosfera e le suggestioni del mondo floreale durante il Melbourne International Flower and Garden Show. Dal 16 al 20 marzo il tradizionale evento riconosciuto come il più prestigioso dell’emisfero sud, giunto oggi alla sua 20° edizione, trova spazio nel Royal Exhibition Building e ai Carlton Gardens della città. La kermesse è un’occasione unica per carpire le ultime tendenze del settore, ammirare le opere di designers floreali e scoprire le piante più esotiche e originali. L’evento sarà accompagnato da un ricco programma di eventi che coinvolgeranno l’intera città con mostre dedicate, spettacoli e degustazioni gastronomiche.

Formula 1 Australian Grand Prix

Auto veloci, celebrità e le più recenti tecnologie fanno di Melbourne il palcoscenico di un adrenalinico spettacolo. Dal 17 al 20 marzo si accendono i motori in occasione del celebre appuntamento con la Formula 1 Australian Grand Prix, che si corre sul circuito di The Albert Park Lake. Il circuito cittadino ospiterà le monoposto che lotteranno fino all’ultimo per conquistare il podio, inaugurando la stagione 2016 della competizione automobilistica più seguita al mondo. Motori rombanti, spettacoli di musica live e performance di street art attendono tifosi e le tante celebrità che assisteranno alla corsa delle auto più veloci al mondo.

Rip Curl Pro Bells Beach

Dal 25 marzo al 5 aprile Torquay, la mecca australiana per i surfisti, ospiterà la 55esima edizione del Rip Curl Pro Bells Beach. Le onde maestose e le coste selvagge sono un richiamo irresistibile per i domatori del mare, che ogni anno giungono qui per una delle competizioni più famose al mondo. Le spiagge di Bells Beach si preparano ad accogliere personalità di spicco del mondo surf e un vasto pubblico di appassionati che arriveranno per assistere alle sfide emozionanti ma anche a tanti eventi collaterali che animeranno fino a sera questa splendida lingua di costa all’inizio della Great Ocean Road: party sulla spiaggia, concerti e tanti locali renderanno il dopo gara ancora più vivace!

TONIGHT ALIVE: data unica a Milano

05 febbraio MILANO, Fabrique

TONIGHT_ALIVE_small2016Milano, 30 ottobre- Vengono dall’Australia, sono giovani e rappresentano la nuova promessa del pop-punk mondiale. TONIGHT ALIVE pubblicheranno a breve il nuovo album, il terzo della loro carriera, e si imbarcheranno in un tour europeo il prossimo anno. La band arriverà in Italia a febbraio per un’unica data, al Fabrique di Milano. In apertura, uno special guest che annunceremo presto.

Apertura porte: ore 19.00
Inizio concerti: ore 20.00

Prezzo del biglietto in prevendita: €20,00+d.p.
Prezzo del biglietto in cassa la sera dello show: €25,00

Prevendita su songkick.com a partire dalle ore 10.00 di oggi, venerdì 30 ottobre.

Prevendita su livenation.it e ticketone.it a partire dalle ore 10.00 di venerdì 6 novembre.

Scarlett, il romanzo sulla danza

Thalia Kalkipsakis: “Danzare è un modo per esprimere quello che si è e come ci si sente a livello di anima”

Scarlett copertinaDi Francesca Rossetti

Roma, 19 settembre, 2015- Da qualche tempo nelle librerie fa bella mostra di sè un nuovo e splendido romanzo dedicato al mondo della danza, il suo titolo è “Scarlett” e l’autrice l’australiana Thalia Kalkipsakis, già ballerina a suo tempo r che ci racconta qualcosa in più su questa splendida opera.

Come è nata l’idea di Scarlett? E’ un romanzo autobiografico?

Ho lavorato come danzatrice semiprofessionista per alcuni anni, ma Scarlett non è un romanzo autobiografico. Mi piace leggere storie sui danzatori e mi sono resa conto che tante di esse parlano di persone che avevano il sogno della danza ma per via della povertà o per altre ragioni hanno dovuto interrompere le lezioni o rinunciare a spettacoli ed audizioni. Molte storie si assomigliano e comunque sono tutte molto belle, così ho iniziato ad immaginarne una sulla vita di una danzatrice che ha tutto dalla sua parte – una buona scuola, il corpo adatto per la carriera e la passione per essere la migliore, creando quindi una nuova “voce” . Chiaramente ho inserito anche alcune imperfezioni e la storia è andata avanti creando il personaggio di Scarlett che è fiduciosa e determinata ma non è cosciente dei propri limiti e non ha mai dovuto affrontare le ingiustizie della vita, così anche se non sempre mi piace come personaggio e non sempre concordo con le sue scelte, la sua storia è interessante, a mio avviso”.

Chi è Thalia Kalkipsakis e come è nata la Sua passione per la scrittura e la danza?

Alle spalle ho un background in ginnastica e danza e sono stata cheerleader presso la squadra di pallacanestro australiana NBL ed in occasione di eventi importanti. Ho sempre amato la libertà della danza che è un’espressione fisica ed emozionale ma mi sono sentita a disagio con il trucco ed i costumi. Danzare è un modo per esprimere quello che si è e come ci si sente a livello di anima, ma trucchi e costumi mi hanno sempre fatto sentire come se fossi qualcun altro e non me stessa. Sono sempre stata più felice di danzare con una vecchia calzamaglia perché mi lasciava libera di essere “me stessa”, così questa lotta fra espressione creativa ed una finta apparenza è sempre stata presente nella mia mente. Mi piace molto scrivere perché è un altro modo di esprimere noi stessi ed i nostri sentimenti, per cui non c’è da sorprendersi se sono passato alla scrittura dopo essere stata ballerina, dato che entrambe le cose per me sono un modo per cercare di collegarsi con il pubblico od i lettori. Entrambe richiedono anni di studio ed esercizio cercando di far sembrare che tutto non abbia richiesto sforzi e spesso, mentre stavo scrivendo Scarlett, ho pensato che la sua esperienza come ballerina potesse collegarsi alla mia di scrittrice e cerco sempre di migliorare e di essere la migliore autrice possibile. “

Cosa cerca di comunicare con le Sue opere e quali saranno le prossime?

Al momento sto lavorando al secondo libro che fa parte di una trilogia per adulti ed è a tema “viaggio nel tempo” , quindi un argomento completamente diverso dalla danza. Ho sempre amato immaginare che il viaggio nel tempo sia possibile e mi sto divertendo molto nella stesura. L’opera è disponibile solo in Australia al momento ma spero che sarà presto pubblicato anche in Italia”.

Nuovi dazi anti-dumping illegittimi dell’Australia sulle conserve di pomodoro italiane

Calenda: “La decisione è contraria alle norme WTO, la reazione italiana sarà dura e determinata

Economia-Nuovi-dazi-anti-dumping-illegittimi-dellAustralia-sulle-conserve-di-pomodoro-italianeRoma, 8 settembre- 2015- Il prossimo 11 settembre le autorità australiane imporranno dei dazi antidumping sui pomodori conservati esportati dalle aziende italiane Feger e La Doria, a seguito di un’indagine in corso.” Questa azione da parte australiana- dichiara il Vice Ministro allo Sviluppo Economico Carlo Calenda – è inaccettabile e merita una dura reazione da parte del Governo italiano. Il caso è stato avviato, infatti, solo pochi mesi dopo la conclusione di un precedente analogo procedimento, durante il quale le stesse aziende italiane erano risultate totalmente estranee ad ogni pratica sleale di dumping. ””Nonostante ciò il Governo australiano – sottolinea Calenda- ha avviato una nuova indagine su elementi già noti e adeguatamente esaminati nella precedente azione, senza quindi i requisiti sostanziali che ne giustifichino l’avvio.”“La decisione di imporre provvisoriamente dei dazi nei confronti degli esportatori italiani risulta gravissima – continua il Vice Ministro -perché’ non è suffragata da dati concreti che appurino le pratiche di dumping, ma ottenuti, invece, attraverso aggiustamenti relativi a presunte pratiche di sussidio totalmente false e precedentemente escluse da uno studio di un ente indipendente australiano, in particolare riguardo al riferimento della Politica Agricola Comune (PAC).” “L’iniziativa delle autorità australiane – prosegue il Vice Ministro Calenda – risulta quindi irricevibile e in violazione delle regole del WTO in materia di dumping: per questo motivo il Governo italiano è intenzionato ad intervenire con la massima determinazione, in ogni sede prevista, per tutelare i legittimi interessi delle due aziende ingiustamente colpite da tale iniziativa, che si può definire persecutoria, nonché per evitare che si crei un precedente in grado di danneggiare potenzialmente tutte le aziende italiane ed europee che esportano prodotti agroalimentari”.”Il governo Italiano è in costante contatto con la Commissione europea per vagliare quali siano gli interventi più opportuni da portare avanti in modo coordinato. Quest’azione da parte australiana- conclude Calenda – rende inevitabilmente molto complicati i rapporti tra Italia ed Australia. In particolare, se non vi sarà un immediato dietro front di Canberra, potrebbe essere molto più difficile avviare le negoziazioni per un accordo di libero scambio tra Australia ed Europa”.

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