Bimbo siriano di 2 anni in pericolo di vita dalla Giordania in Italia

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Grazie all’impegno di Aurelia Passaseo dell’associazione Ciatdm e di Unhcr un bimbo proveniente da un campo profughi in Giordania affetto da una grave malattia ed in pericolo di vita, è ora in Italia al Gemelli di Roma sotto stretto controllo e cura dei nostri medici

Sei settimane per un miracolo. Quelle trascorse tra il drammatico appello arrivato via email alla presidente di un’associazione che si occupa di difesa dei minori (“aiutami, sta morendo sotto i miei occhi”) e il viaggio della speranza che ha portato dalla Giordania in Italia un bambino siriano di 2 anni in serio pericolo di vita. Ora Mohammed (il nome è di fantasia), status di “rifugiato esterno” ufficialmente riconosciuto dall’Onu, è in un lettino del “Gemelli”, affidato alle cure dei medici chiamati a capire quale malattia gli abbia progressivamente mangiato energie fino a farlo pesare appena 7 chili e a sopravvivere attaccato alle flebo. E un giorno, se e quando tutto sarà andato per il verso giusto, qualcuno gli racconterà come Ciatdm, Unhcr e un manipolo di operatori umanitari abbiano impedito che andasse ad allungare l’elenco di una delle tante vittime indirette di una guerra infinita.

Tutto comincia, come detto, quando Aurelia Passaseo, presidente del Coordinamento internazionale delle associazioni a tutela dei diritti dei minori (Ciatdm), trova nella posta del suo pc l’sos firmato da Liliana Vernengo, presidente del Comitato Nour. Il bimbo – racconta la donna – vive in un campo profughi in Giordania con il papà, la mamma e le due sorelle.

Sindrome di Kawasaki”, è la prima diagnosi. Ma dopo le dimissioni – e una fattura salatissima pagata dal Comitato con l’aiuto di un’associazione tedesca ricorsa al crowdfunding – il bimbo sta ancora peggio e c’è bisogno di un nuovo ricovero: i sanitari ipotizzano un tumore al colon, ma la biopsia per fortuna lo esclude. Ancora febbre, vomito, diarrea: i troppi antibiotici gli procurano una grave candidiasi all’ esofago. “Non c’era tempo da perdere”, spiega Passaseo, sgomenta davanti alle immagini del bimbo ridotto ormai pelle e ossa, “tanto fragile da non poter neppure essere preso in braccio per non esporlo al rischio di fratture”.

La presidente del Ciatdm contatta Cristina Franchini, dell’alto commissariato per i rifugiati, e Simone Sollazzo, consigliere comunale M5S di Milano, e gira loro foto, video, referti medici. Non lo sa ancora, può solo sperarlo, ma il miracolo sta già prendendo corpo sull’asse Roma-Amman e nel giro di poco più di un mese si materializza in un volo umanitario: a Fiumicino, dall’aereo scendono Mohammed, steso su una lettiga, e il papà, che ancora non crede ai suoi occhi. E’ un’ambulanza a portarli di corsa in ospedale. Sono i giorni che precedono Natale. Gli esami escludono l’hiv da trasfusioni, sembra sfumare l’incubo leucemia e prende sempre più corpo l’ipotesi che il piccolo soffra di una malattia rara. Potrebbe essere necessario un trapianto, ma non è stato ancora deciso.

“E’ presto per dirlo, ma sembra già stare leggermente meglio”, racconta emozionata Simona Pisani, operatrice umanitaria che collabora con il Comitato Nour. “Gli abbiamo procurato degli abiti pesanti, perché quando è arrivato aveva solo delle canotte estive, dei giochi, un peluche. E lui, che fin qui ha sopportato tutto con grande pazienza, che piange solo quando cerca la mamma, l’altro giorno ha fatto i capricci, per la prima volta. Voleva un biscotto, che naturalmente non può ancora mangiare. Tutti l’abbiamo interpretato come un segno di speranza”.

Fonte: Agi.it

Arrestato inTurchia Mohamed Kharat. Aveva rapito la figlia di soli 21 mesi sottraendola alla ex moglie italiana

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Ciatdm: soddisfazione per arresto Kharat, delusione perchè non si sa dove si trova la bambina

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“Apprendiamo con soddisfazione l’arresto del signor Kharat padre della bambina rapita nel dicembre del 2011 alla madre e portata in Siria quando era in atto una cruenta guerra civile. Tuttavia però, siamo profondamente delusi ed amareggiati perchè della bambina non vi è traccia e non è dato sapere dove possa essere.” Aurelia Passaseo Presidente del Ciatdm (Coordinamento internazionale associazioni per la tutela dei minori) con queste parole commenta la notizia dell’arresto del padre della bimba. Mohamed Kharat, l’uomo di quarantanni che cinque anni fa aveva rapito la figlia Emma avuta da un’italiana portandola via dalla madre, è stato arrestato oggi dall’Interpol. Ma della piccola sottratta alla madre Alice Rossini a Vimercate, nel Monzese, nel dicembre del 2011 nessuna traccia.
“Nel complimentarci con chi si è adoperato per l’arresto , ci preme sottolineare che la Turchia paese dove da notizia di agenzia si evince sia avvenuto l’arresto, è un paese che ha Ratificato la Convenzione sugli aspetti civili delle sottrazioni internazionali di minori pertanto è tenuta ad adoperarsi per la ricerca sul proprio territorio della bambina, e per la restituzione della stessa al Paese di origine e di provenienza . – Spiega in un comunicato Aurelia Passaseo – Ricordiamo inoltre che la bambina è solo ed esclusivamente cittadina italiana. A tale proposito il Ciatdm si appella a tutte le forze politiche presenti nei due rami del Parlamento che, già si sono adoperati per questo caso, ed anche a tutti quelli che oggi vogliano occuparsi. Oggi giornata dei Diritti dell’Infanzia ci appelliamo alla Vice Presidente della Commissione Bicamerale per l’Infanzia Onorevole Sandra Zampa affinchè si attivi per sapere quali azioni intende intraprendere od abbia intrapreso il Governo per riportare nel proprio paese di origine la bambina.

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