Cuba vuole abolire la Costituzione comunista. Fine della “revolución”?

L’Assemblea Nazionale Cubana ha approvato la bozza della nuova Costituzione che sostituirà quella sovietica di epoca castrista. La proprietà privata sarà legale.

di Vito Nicola Lacerenza

L’Assemblea Nazionale Cubana, l’organo istituzionale più importante dell’isola caraibica, ha approvato pochi giorni fa la bozza della nuova Costituzione che potrebbe sostituire quella sovietica del 1976, attualmente vigente, voluta dal padre della rivoluzione comunista cubana Fidel Castro.

Al momento non è stato rilasciato alcun testo di quella che potrebbe diventare  la futura Costituzione dell’isola, ma dal dibattito tenutosi in Assemblea sono emerse alcune importanti novità che sembrano rivolte a cambiare in modo significativo la vita dei cubani. Prima tra tutte c’è il riconoscimento della proprietà privata, proibita durante l’era Castro. Assolutamente rilevanti sono anche l’introduzione della figura del primo ministro e l’istituzione dei governatorati, finora impensabili a Cuba, ritenuta una delle dittature più ferree del mondo. Inoltre, nella nuova Costituzione è prevista “la presunzione d’innocenza” per gli imputati, che non potranno più essere incarcerati prima di essere stati sottoposti ad un regolare processo. Tali riforme fanno parte di un progetto che, secondo il presidente cubano Miguel Díaz-Canel “contribuirà a rendere più forte l’unità tra i cubani” senza rinunciare alla “rivoluzione”.

Non sono stati il desiderio di smantellare il regime o l’ambizione di fare di Cuba un Paese capitalista ad aver convinto il presidente  Díaz-Canel a rinnovare la nazione, ma la necessità di attirare investimenti stranieri sull’isola. L’unico modo per risollevare un’economia distrutta da decenni d’embargo e fermare una recessione divenuta ancor più grave quest’anno. Secondo quanto reso noto dalle autorità cubane, l’economia nazionale ha registrato nel primo semestre del 2018 una crescita del 1.1%. Un dato che ha deluso le aspettative dei mercati internazionali, dove Cuba esporta sigari, caffè e soprattutto zucchero.

L’uragano Irma, abbattutosi sull’isola l’anno scorso, ha distrutto gran parte delle piantagioni e delle coste, danneggiando anche il  turismo. Duramente colpita nei suoi settori economici più redditizi, Cuba  rischia di non essere più in grado di importare dall’estero materie prime e mezzi tecnologici. Fondamentali per il rilancio dell’economia . L’agricoltura cubana è tra le più arretrate al mondo.

La maggior parte dei braccianti agricoli, impegnati nella coltivazione del caffè e dello zucchero, utilizzano aratro di legno trainati da buoi, trasportano il raccolto su carri trainati da cavalli e ripuliscono i campi dalle piante di troppo col machete. I pochi trattori o mietitrici, presenti in alcune campagne, sono obsoleti e quasi sempre fermi a causa dell’assenza di pezzi di ricambio o della scarsissima qualità degli stessi. Sebbene la situazione sia critica, il progetto di rinnovamento iniziato dal governo cubano lascia ben sperare gli esperti, che adesso attendono l’approvazione definitiva della nuova Costituzione cubana. In una data compresa tra il 15 agosto e il 5 novembre di quest’anno, verrà indetto il referendum popolare in cui i cubani saranno chiamati a scegliere tra un sistema politico-economico più moderno rispetto al passato  e quello attualmente esistente, ispirato all’ex Unione Sovietica.

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