India, annullato ergastolo a due giovani italiani condannati 5 anni fa

Termina l’odissea di Tomaso Bruno ed Elisabetta Boncompagni, condannati all’ergastolo dalla giustizia indiana con l’accusa di omicidio dell’amico Francesco Montis. I parenti dei due sono riusciti a dimostrarne l’innocenza

di Cat

bruno-boncompagni-ergastolo-indiaRoma, 20 gennaio – La Corte suprema indiana ha annullato l’ergastolo a cui erano stati condannati Tomaso Bruno, 31enne ligure, e Elisabetta Boncompagni, 42enne torinese, per la morte di Francesco Montis, con cui erano in viaggio nel 2010.  I due erano stati ritenuti responsabili di aver strangolato il loro compagno Francesco Montis all’epoca dei fatti fidanzato di Elisabetta, ma si erano sempre dichiarati innocenti. Partiti tutti e tre insieme, nel dicembre del 2010, per passare il capodanno in India, decisero di restare più a lungo affascinati dal paese. Ed è proprio la mattina del 4 febbraio che Tommaso ed Elisabetta trovarono Francesco agonizzante nel suo letto della sua stanza all’hotel Buddha di Varanasi. Mentre Francesco viene portato all’ ospedale la polizia indiana obbliga i ragazzi a restare in albergo ed il 7 febbraio vengono accusati di omicidio e condannati all’ergastolo: l’esame sul cadavere della vittima, deceduta subito dopo il ricovero, sarebbe avvenuta per asfissia da strangolamento come evidenziato dai segni sul collo della vittima. A quel punto gli inquirenti incominciano ad ipotizzare che fra Tommaso ed Elisabetta ci fosse ‘del tenero’ all’insaputa di Francesco. La condanna all’ergastolo dunque giunge su semplici ipotesi ed in questi lunghi cinque anni di prigionia le famiglie dei due giovani sono riuscite a dimostrare l’inesattezza delle supposizioni. I genitori che si recavano in India spesso per stare vicini ai figli, sono riusciti a dimostrare che le lesioni sul corpo di Francesco erano già presenti prima della morte, avvenuta per asfissia si, ma non per strangolamento, e  che altre ferite furono provocate durante il trasporto dello stesso in ospedale.  Francesco, come aveva affermato anche la madre Rita Concas, soffriva già di asma e il referto medico ha inoltre evidenziato la presenza di un ematoma subaracnoideo nel cervello che potrebbe essere la causa della morte. I due imputati si sono sempre dichiarati innocenti e anche gli amici hanno smentito l’ipotesi di relazione fra i due. Durante i cinque anni di prigionia nel ‘District Jail’ di Varanasi i ragazzi hanno comunicato con l’esterno solo attraverso lunghe lettere. Ammassati insieme ad altri tremila detenuti, ristretti in spazi di un metro per due dentro stanzoni con 140 reclusi ciascuno. Un carcere duro, dove la temperatura può sfiorare i 50 gradi, senza condizionatori, senza acqua corrente e senza medicine e con stuoie sul pavimento al posto dei letti. Dopo questa atroce odissea  l’ambasciata a New Delhi si sta adoperando per far rientrare, entro un paio di giorni, i due ragazzi in Italia.

 

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