Arrestato inTurchia Mohamed Kharat. Aveva rapito la figlia di soli 21 mesi sottraendola alla ex moglie italiana

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Ciatdm: soddisfazione per arresto Kharat, delusione perchè non si sa dove si trova la bambina

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“Apprendiamo con soddisfazione l’arresto del signor Kharat padre della bambina rapita nel dicembre del 2011 alla madre e portata in Siria quando era in atto una cruenta guerra civile. Tuttavia però, siamo profondamente delusi ed amareggiati perchè della bambina non vi è traccia e non è dato sapere dove possa essere.” Aurelia Passaseo Presidente del Ciatdm (Coordinamento internazionale associazioni per la tutela dei minori) con queste parole commenta la notizia dell’arresto del padre della bimba. Mohamed Kharat, l’uomo di quarantanni che cinque anni fa aveva rapito la figlia Emma avuta da un’italiana portandola via dalla madre, è stato arrestato oggi dall’Interpol. Ma della piccola sottratta alla madre Alice Rossini a Vimercate, nel Monzese, nel dicembre del 2011 nessuna traccia.
“Nel complimentarci con chi si è adoperato per l’arresto , ci preme sottolineare che la Turchia paese dove da notizia di agenzia si evince sia avvenuto l’arresto, è un paese che ha Ratificato la Convenzione sugli aspetti civili delle sottrazioni internazionali di minori pertanto è tenuta ad adoperarsi per la ricerca sul proprio territorio della bambina, e per la restituzione della stessa al Paese di origine e di provenienza . – Spiega in un comunicato Aurelia Passaseo – Ricordiamo inoltre che la bambina è solo ed esclusivamente cittadina italiana. A tale proposito il Ciatdm si appella a tutte le forze politiche presenti nei due rami del Parlamento che, già si sono adoperati per questo caso, ed anche a tutti quelli che oggi vogliano occuparsi. Oggi giornata dei Diritti dell’Infanzia ci appelliamo alla Vice Presidente della Commissione Bicamerale per l’Infanzia Onorevole Sandra Zampa affinchè si attivi per sapere quali azioni intende intraprendere od abbia intrapreso il Governo per riportare nel proprio paese di origine la bambina.

Omicidio Elena Ceste: è stato il marito

Michele Buoninconti, marito della Ceste uccisa un anno fa, arrestato con l’accusa di di omicidio volontario premeditato e occultamento di cadavere

di Kat

Elena-CesteRoma, 29 gennaio – I carabinieri di Asti, dopo un anno dalla morte di Elena Ceste, hanno arrestato il marito 37enne Michele Buoninconti con l’accusa di omicidio volontario premeditato e occultamento di cadavere. L’uomo era già iscritto nel registro degli indagati dal 20 ottobre scorso, data in cui venne ritrovato il cadavere della moglie presso un canale a un chilometro dalla loro abitazione. Secondo quanto riferito dal comandante dei carabinieri di Asti, il colonnello Fabio Federici, “la donna sarebbe deceduta per morte violenta nella sua abitazione. Escludiamo l’annegamento. Probabile l’asfissia”.  Sembrerebbe che la donna sia stata uccisa in casa e trasportata, in un secondo momento, nel luogo in cui è stato ritrovato il cadavere.  Oggi 29 gennaio, il gip di Asti Giacomo Marson ha accolto la richiesta del pm Laura Deodato e ha arrestato il marito della donna, la cui versione era risultata poco credibile fin dall’inizio. Elena Ceste venne uccisa il 24 gennaio 2014, lo stesso giorno in cui il marito ne denunciò la scomparsa. Michele ne da l’allarme quando  tornò a casa alle 9, dopo aver accompagnato i figli a scuola. Secondo il suo racconto, Elena si sarebbe allontanata a piedi, senza portare né gli occhiali da vista né il cellulare, né la giacca che di solito indossava per uscire. Altro strano particolare: Michele sosteneva di aver trovato i vestiti della moglie dietro il cancello nel cortile di casa. Secondo quanto scritto dal Gip nel mandato di arresto, Michele Boninconti ha messo in piedi un “castello di menzogne” con  “vani tentativi di depistaggio” per allontanare da se tutti i sospetti di aver ucciso la moglie.

Reggio Calabria, su arresto giornalista Francesco Gangemi, il presidente Antonio Eroi oppone questione di principio indicata da Corte Strasburgo

Libertà-di-stampa-300x200Il reato commesso dal direttore de ‘Il Dibattito’ è la diffamazione a mezzo stampa, oltre alla falsa testimonianza per non aver rivelato ai giudici le ‘fonti’ che utilizzava per la sua professione. “La libertà di stampa è base della democrazia per Ue” afferma il presidente del consiglio provinciale di Rc

 Roma, 6 ottobre –  Che il lavoro di giornalista spesso sia scomodo, soprattutto quando sfiora poteri forti, è risaputo a tal punto che anche la Corte di Giustizia europea di Strasburgo ultimamente è stata più volte sollecitata ad esprimere sentenze su casi specifici, in tema di reato di diffamazione a mezzo stampa. Ultima in ordine di tempo quella sul ricorso presentato da Maurizio Belpietro, ex direttore de ‘Il Giornale’ ed attualmente del quotidiano ‘Libero’, condannato per tale reato a quattro mesi di detenzione,  caso su cui la Corte ha stabilito pochi giorni fa che “a causa della misura e della natura della sanzione imposta l’ingerenza nel diritto alla libertà d’espressione non era proporzionata ai fini perseguiti”. Senza voler commentare ma ricordando che proprio la Ue ci indica da tempo la strada della depenalizzazione su un reato che in maniera controversa sembra oltraggiare la libertà di stampa e di pensiero costituzionalmente tutelata, si riportano le dolorose parole del figlio di Gangemi , Maurizio, anch’egli giornalista e direttore de ‘Il Reggino’ che dalla sua  testata scrive: “Le sentenze si rispettano! Si discutono e si commentano, certo, ma si rispettano. Chiunque ne sia il soggetto destinatario, anche mio padre! Detto questo, con la convinzione di chi ha avuto in eredità dal padre proprio rettitudine, onestà e, soprattutto, dignità, a me non resta che discuterne un po’. Posso, per esempio, dire che per reati molto più gravi si rimane liberi (magari di reiterarli); Continue Reading

Diritti umani, Le Quoc Quan avvocato e attivista in Vietnam condannato a due anni di carcere

Le Quoc Quan protestsL’accusa è quella di evasione fiscale ma in realtà l’atto di condanna deriva dall’ aver assunto la difesa legale di oppositori del regime di Hanoi,  e per aver denunciato dal suo blog la corruzione, gli abusi di potere e l’assenza di democrazia e libertà d’espressione.

Roma, 6 ottobre  – I giudici del tribunale di Hanoi hanno condannato l’avvocato e attivista cattolico Le Quoc Quan, arrestato gà nel 2007 e nel 2011,  a 30 mesi di prigione e al pagamento di 56mila dollari di multa per il reato di evasione fiscale. Le Quoc Quan si occupa di diritti umani da anni e nel 2008 gli era stata revocata anche la licenza di avvocato. Durante il processo, che è durato solo due ore,  all’esterno migliaia di cattolici insieme a buddisti hanno manifestato il proprio sostegno per le vie della capitale, chiedendo la libertà dell’avvocato cattolico oltre al diritto di pensiero e di religione. Le Quoc Quan va ad aggiungersi a decine di oppositori, scrittori, giornalisti, sacerdoti, blogger e avvocati finiti in carcere negli ultimi due anni, per aver espresso pacificamente le proprie opinioni. Il governo vietnamita controlla severamente i media cartacei, televisivi e telematici, chi diffonde informazioni o scritti contro il governo è perseguito penalmente e rischia lunghe pene detentive e l’internamento in campi di rieducazione.

 

Grecia, arrestato leader di ‘Alba Dorata’

alba dorataInsieme a Nikos Michaloliàkos in arresto anche il suo portavoce Ilias Kassidiaris. Le indagini sulla vera natura del gruppo di estrema destra hanno avuto origine con l’uccisione del rapper Pavlos Fyssas

Roma, 28 settembre – Pestaggi, intimidazioni aggressioni soprattutto di cittadini stranieri, ma anche di greci . Era questo il risvolto dell’azione politica di ‘Alba Dorata’ , partito di estrema destra che oggi ha visto l’arresto del suo leader Nikos Michaloliàkos e del suo portavoce Ilias Kassidiaris da parte delle autorità greche. Lo hanno raccontato agli inquirenti i  numerosi testimoni interpellati nel corso di un’indagine cominciata all’indomani dell’uccisione del rapper di sinistra Pavlos Fyssas. Una escalation di violenza culminata con l’omicidio di Fyssas, avvenuto il 17 settembre per mano del militante neonazista Georgos Roupakias, che ha convinto il procuratore della Corte Suprema Charalambos ad emettere i mandati di arresto per Michaloliàkos e Kassidiaris oltre a mandati di cattura a carico di deputati, dirigenti, membri del partito e sostenitori esterni. Continue Reading

Torino, anziano parroco fa sesso con giovane donna che lo ricatta: arrestata

PATTUGLIA CARABINIERI CATANIASotto scacco con la minaccia di diffondere materiale video osè di cui era protagonista, l’uomo in 2 anni ha pagato 350mila euro alla 32enne con cui faceva aveva una relazione. 

 Roma, 16 settembre – Era riuscita a raggranellare la ‘modica’ somma di circa 350mila euro in due anni, la 32enne romena, arrestata dai carabinieri, che aveva avuto rapporti sessuali con un anziano parroco di Torino. L’uomo infatti, dopo aver ceduto alle grazie della giovane, era finito sotto ricatto: per evitare la divulgazione di foto e video dei loro rapporti intimi doveva pagare. La donna era poi partita per la Romania, ma al suo rientro in Italia è tornata alla carica chiedendo altri 50mila euro. Continue Reading

Thailandia: poliziotti corrotti sequestrano due turisti italiani

083326795-e35c3f2a-ea00-4e7c-87f2-85fad94745e2Danilo De Vito, 51 anni, e Antonio De Muro, 62 sotto sequestro per 24 ore in Thailandia: i rapitori sono poliziotti. Liberi grazie ad intervento della polizia che ha arrestato i ‘colleghi’  corrotti

Roma, 24 agosto – Brutta avventura per due turisti italiani in vacanza in Thailandia: sequestrati per 24 ore da poliziotti corrotti che li accusavano di usare un bancomat falso. Si tratta di Danilo De Vito architetto 51enne e  Antonio De Muro, 62 anni ingegnere. I due appena arrivati a Bangkok lunedì 19 agosto, sono stati bloccati da poliziotti corrotti mentre prelevavano denaro da un bancomat nella zona di Nana. Secondo quanto riportato dal quotidiano «Bangkok Post», il gruppo, composto da 4 poliziotti, li ha accusati di usare una carta falsa chiedendo loro una somma  pari a quasi 47.000 euro per evitare la denuncia. I due turisti sono stati quindi portati in un albergo e sono riusciti a chiudere una trattativa per il loro rilascio pagando circa 23.000 euro, la metà della somma richiesta inizialmente. Continue Reading

India, gruppo rapisce e stupra suora per una settiamana: arrestato un cugino

stupro indiaLa vittima ha 28 anni. All’origine della violenza potrebbero esserci motivi familiari. 

Roma, 16 luglio – Rapita e stuprata da un gruppo di uomini per un’intera settimana. La vittima è una suora di 28 anni e il posto in cui è accaduto è ancora una volta l’India,  nell’area di Bamunigam, nel distretto di Kandhamal (Orissa). L’aggressione si è consumata dal 5 all’11 luglio, ma la notizia è stata data solo ieri.  La religiosa, originaria del distretto di Kandhamal, vive a Chennai (Tamil Nadu), dove sta finendo gli studi del college. Continue Reading

Napoli, Carabinieri scoprono clinica degli orrori: un arresto

disabiliTrentasette disabili tenuti segregati e in profondo degrado. 

Napoli, 13 luglio – Segregazione e profondo degrado. Sono queste le condizioni in cui versavano 37 disabili all’interno di una struttura sanitaria di Meta, in provincia di Napoli. I Carabinieri del Nas di Napoli, dopo alcune settimane di verifiche preparatorie, questa notte hanno fatto irruzione all’interno di una residenza socio sanitaria (di cui è legale rappresentante G.A. 60enne di Cava dei Tirreni), per porre fine alla condizioni critiche in cui si trovavano i disabili affidati, si fa per dire, alle cure di un operatore socio-assistenziale dal comportamento decisamente discutibile. Arrestato anche M.V. 41enne, in servizio notturno, per sequestro di persona, maltrattamenti e abbandono di persona incapace ospite della Rsa. Continue Reading

Uccise a 16 anni in Pakistan: colpevoli di aver danzato sotto la pioggia

20130630_49814_article_2351836_1a95b3c6000005dc_48_634xBasra e Sheeza ‘giustiziate’ per disonore alla famiglia: avevano mandato un video che le ritraeva mentre ballavano felici sotto la pioggia Roma, 30 giugno- E’ stato necessario un commando di cinque persone armate, tra cui il fratello maggiore delle due ragazze, per l’esecuzione a morte di Basra e Sheeza Noor di 15 e 16 anni, abitanti di Chillas, un città nel nord del Pakistan. Erano colpevoli di essersi filmate in un

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video sorridenti e felici mentre ballavano sotto la poggia. Ma secondo il fratello maggiore il video, diffuso attraverso i cellulari, aveva disonorato la famiglia. Terribile la reazione: le due adolescenti sono state giustiziate da un commando di cinque persone armate che ha fatto irruzione nella loro abitazione. Secondo i dati della Commissione Diritti Umani del Pakistan, almeno 943 donne e ragazze sono state assassinate nel 2011 per “delitti d’onore”.

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