UNICEF/Siria: Dichiarazione del Direttore generale dell’UNICEF Anthony Lake su tregua umanitaria ad Aleppo

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100 mila bambini intrappolati nella parte orientale della città

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“Oggi è un altro giorno triste e pericoloso per i bambini in Siria, in particolare per quelli che vivono ad Aleppo. Ogni bambino lì – ognuno di quelli colpiti – ha bisogno di una tregua immediata dei combattimenti ad Aleppo, e ogni secondo di ogni minuto è importante quando si tratta di proteggere e salvare la vita dei bambini. L’UNICEF continua ad essere pronto a  fornire assistenza umanitaria urgente, compresi medicinali, vaccini e integratori alimentari. E siamo in attesa di sostenere la valutazione e la riparazione delle strutture vitali elettriche ed idriche per fornire acqua potabile alle persone per tutta la città di Aleppo. Più di 100.000 bambini restano intrappolati nella parte orientale della città, dall’inizio di luglio. Oltre 35.000 persone sono sfollate nella parte occidentale della città. I bambini di Aleppo non devono più vivere sotto la costante paura di un attacco in quella che è diventata una delle città più pericolose del mondo. Ma finché non ci sarà la pace, c’è un disperato bisogno di tregue umanitarie, di cessate il fuoco e di un accesso costante necessario per salvare vite e salvare la speranza.”

UNICEF lancia il rapporto “La Condizione dell’Infanzia nel Mondo 2016”

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Anthony Lake: “Non dare una giusta opportunità nella vita a centinaia di milioni di bambini significa minacciare ancora di più il loro futuro”

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Se il mondo non si concentrerà sulla drammatica situazione dei bambini più svantaggiati, entro il 2030 (data conclusiva degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile) 69 milioni di bambini sotto i 5 anni moriranno per cause prevalentemente prevenibili, 167 milioni di bambini vivranno in povertà e 750 milioni di donne si saranno sposate da bambine; più di 60 milioni di bambini in età da scuola primaria saranno esclusi dalla scuola: questo l’allarme lanciato oggi dall’UNICEF con il rapporto annuale “La Condizione dell’Infanzia nel Mondo 2016- La giusta opportunità per ogni bambino”. Secondo il rapporto sono stati fatti importanti progressi nel salvare le vite dei bambini, riportandoli a scuola e aiutando le persone ad uscire dalla povertà. Il tasso di mortalità infantile sotto i 5 anni, dal 1990, è più che dimezzato ed in paesi come Etiopia, Liberia, Malawi e Niger il tasso è sceso di oltre due terzi; in 129 paesi un eguale numero di bambini e bambine frequentano la scuola primaria e, rispetto al 1990, a livello globale, il numero delle persone che vivono in povertà estrema si è ridotto quasi della metà. Dal 1990 Il numero di morti tra le madri è diminuito del 43%; il numero annuale di morti di bambini sotto i 5 anni per polmonite, diarrea, malaria, sepsi, pertosse, tetano, meningite, morbillo e AIDS è diminuito da 5,4 milioni nel 2000 a 2,5 milioni nel 2015. I programmi per le vaccinazioni hanno portato ad una diminuzione di circa l’80% dei decessi per morbillo tra il 2000 e il 2014, prevenendo così la morte di circa 1,7 milioni di bambini. Secondo il rapporto, questo progresso però non è ancora equo. I bambini più poveri hanno il doppio delle probabilità, rispetto a quelli più ricchi, di morire prima del loro quinto compleanno e di soffrire di malnutrizione cronica. Attualmente un bambino nato in Sierra leone ha probabilità 30 volte maggiori di morire prima dei 5 anni rispetto ad un bambino nato nel Regno Unito. Nell’Africa Subsahariana le donne corrono un rischio di mortalità materna pari a 1 su 36, mentre nei paesi ad alto reddito tale rischio è pari a 1 su 3.300. In molte aree dell’Asia del Sud e dell’Africa Sub sahariana, un bambino che nasce da un madre non istruita ha circa 3 probabilità in più di morire prima del quinto compleanno rispetto a un bambino nato da una madre con un livello di istruzione secondaria. Le ragazze delle famiglie più povere hanno il doppio delle probabilità di essere sposate da bambine rispetto alle ragazze di famiglie più benestanti. La prospettiva più incerta è in Africa Sub Sahariana, dove almeno 247 milioni di bambini – 2 su 3 – vivono in condizioni di povertà multidimensionale, deprivati di ciò di cui hanno bisogno per sopravvivere e svilupparsi, e dove circa il 60% dei giovani tra i 20 e i 24 anni, che appartiene al quinto più povero della popolazione, ha meno di quattro anni di scolarizzazione alle spalle.

Stando alle tendenze attuali, secondo il rapporto, entro il 2030, in Africa sub Sahariana si verificheranno:

–          la metà delle morti per cause prevenibili dei 69 milioni di bambini prima del loro 5° compleanno;

–          Oltre la metà dei 60 milioni di bambini che in età da scuola primaria non frequenterà le scuole

–          9 bambini su 10 vivranno in condizioni di povertà estrema.

Sebbene l’istruzione giochi un ruolo fondamentale nel fornire le stesse opportunità a tutti i bambini, dal 2011 il numero di bambini che non frequentano la scuola è aumentato e un numero significativo di coloro che vanno a scuola non apprende. Circa 124 milioni di bambini oggi non frequentano la scuola primaria e la secondaria inferiore, e almeno 2 su 5 che finiscono la scuola primaria non hanno imparato a leggere, scrivere o svolgere semplici operazioni aritmetiche. La Condizione dell’Infanzia nel Mondo presenta un quadro preoccupante per ciò che il futuro riserva ai bambini più poveri del mondo, a meno che i governi, i donatori, le organizzazioni internazionali e del mondo economico non accelereranno i propri sforzi a favore dei bisogni di questi bambini. “Non dare una giusta opportunità nella vita a centinaia di milioni di bambini significa minacciare ancora di più il loro futuro – in questo modo si alimentano i cicli di svantaggio intergenerazionale, mettendo in pericolo il futuro delle loro società” – ha dichiarato Anthony Lake, Direttore generale dell’UNICEF. “Abbiamo una possibilità: investire per questi bambini adesso o contribuire a rendere il nostro mondo ancora più diseguale e diviso.” Dal rapporto emerge che investire sui bambini più svantaggiati può dare benefici nell’immediato e nel lungo periodo. I sussidi in denaro, per esempio, aiutano i bambini ad andare a scuola più a lungo, consentendo loro di raggiungere livelli di istruzione più alti. In media, ogni anno in più di scuola per un bambino rappresenta da adulto un incremento di circa il 10% della paga da lavoro. E, in media, per ogni anno di scuola in più completato da un giovane adulto in un paese, il tasso di povertà di quel paese diminuisce del 9%. La diseguaglianza non è permanente o insormontabile. Una raccolta di dati più approfondita su: condizioni di vita dei bambini più svantaggiati, soluzioni integrate per le sfide che i bambini devono affrontare, strade innovative per risolvere vecchi problemi, investimenti più equi e un maggior coinvolgimento delle comunità – tutte queste misure insieme – può aiutare a dare ai bambini opportunità più eque.

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DATI SULL’EUROPA- Povertà- Nel 2014, nei 41 paesi più ricchi, quasi 77 milioni di bambini vivevano in condizioni di povertà monetaria. Prendendo come riferimento i livelli pre-crisi, dopo il 2008 i tassi di povertà infantile sono aumentati in 23 paesi OCSE. In cinque di questi, i tassi di povertà infantile sono saliti di più del 50%.  Nella maggior parte dei paesi dell’Unione Europea, la percentuale dei bambini che vive in povertà è superiore a quella degli adulti.

Disuguaglianze- Comunità emarginate come la popolazione rom in Europa centrale e orientale, per esempio, subiscono continuamente disuguaglianze nell’accesso e nell’utilizzo dei servizi sanitari. Un bambino rom su cinque in Bosnia ed Erzegovina e uno su quattro in Serbia presenta moderati o gravi ritardi nella crescita. Nel 2012, solo il 4% dei bambini rom tra i 18 e i 29 mesi in Bosnia ed Erzegovina aveva ricevuto tutte le vaccinazioni raccomandate, in confronto al 68% dei coetanei non rom.

 

ISTRUZIONE NELLE EMERGENZE E NELLE CRISI CRONICHE – Secondo un recente rapporto, le emergenze umanitarie e le crisi protratte hanno interrotto l’istruzione di più di 75 milioni di bambini dai 3 ai 18 anni di età in 35 paesi. Di questi, più di 17 milioni sono rifugiati, sfollati o appartenenti a un’altra popolazione a rischio. In particolare, le bambine in contesti colpiti da conflitto, hanno probabilità 2,5 volte superiori di non andare a scuola rispetto alle coetanee in ambienti più pacifici. Nel 2014 in Nigeria, il gruppo armato Boko Haram ha rapito centinaia di donne e ragazze nel corso di pesanti attacchi. Tra il 2012 e il 2014, il gruppo ha ucciso 314 bambini nelle scuole della Nigeria nord-orientale. Dall’inizio della rivolta alla fine del 2015, più di 600 insegnanti hanno perso la vita e più di 1.200 scuole sono state danneggiate o distrutte. Docenti e alunni sono stati attaccati, rapiti e uccisi anche nello Yemen, nella Repubblica araba di Siria e in molti altri paesi. Solo nel 2014, sono avvenuti 163 attacchi contro scuole in Afghanistan, nove istituti nella Repubblica Centrafricana e 67 scuole in Iraq.

UNICEF e OMS su attacchi contro il personale medico e le strutture sanitarie in Siria

Dichiarazione di Anthony Lake, Direttore generale dell’UNICEF e Margaret Chan, Direttore generale dell’OMS

 

13103299_579571888877948_3492495822010576538_n-230 aprile 2016 – “Ci uniamo al gran numero di voci che esprimono sdegno per l’attacco all’Ospedale di Al Quds ad Aleppo. Tra le persone uccise vi erano due dottori – uno dei quali l’unico pediatra rimasto in città- 3 paramedici e numerosi pazienti, compresi bambini. Siamo indignati per la frequenza allarmante degli attacchi al personale e alle strutture sanitarie in Siria. Questi episodi avvengono mentre si acuiscono le violenze soprattutto nel nord del paese. Pochi giorni fa, un ginecologo è rimasto ucciso da un mortaio, mentre tornava a casa dopo aver curato civili feriti presso una clinica supportata dall’UNICEF ad Aleppo. Questi attacchi ci ricordano le enormi difficoltà e i pericoli che ogni giorno gli operatori sanitari siriani devono affrontare. Questi operatori meritano molto di più della nostra semplice ammirazione. Meritano una protezione più ampia. Gli attacchi al personale e alle strutture sanitarie e il mancato accesso a servizi sanitari, equipaggiamenti e scorte mediche ovunque in Siria, non rappresentano solo un’evidente violazione delle Leggi del Diritto umanitario internazionale, ma privano le famiglie e le comunità delle cure sanitarie essenziali quando ne hanno maggiormente necessità. L’UNICEF e l’OMS chiedono a tutte le parti in conflitto di porre fine agli attacchi contro le strutture sanitarie, il personale medico e le ambulanze e di consentire l’accesso alle cure ai tanti civili innocenti che hanno disperato bisogno. Migliaia di vite sono a rischio”.

UNICEF su Giornata mondiale dell’acqua

A livello globale 2,4 miliardi di persone non hanno propri servizi igienici, quasi 1 miliardo defeca all’aperto

 

download22 marzo 2016 – In occasione della Giornata mondiale dell’Acqua (oggi), l’UNICEF ha ricordato che lo sforzo di portare a milioni di persone nel mondo acqua pulita diventerà ancora più difficile a causa dei cambiamenti climatici, che minacciano i rifornimenti idrici e la sicurezza dell’acqua per milioni di bambini che vivono in aree soggette a siccità o alluvioni. Nel 2015, a conclusione del periodo concernente gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio, quasi 663 milioni di persone nel mondo avevano acqua potabile da fonti migliorate – che si presupponeva separassero l’acqua dal contatto con gli escrementi. Tuttavia, secondo i dati disponibili grazie a nuovi test tecnologici, circa 1,8 miliardi di persone potrebbero bere acqua contaminata da escherichia coli – il che significa che ci sono materiali fecali nelle loro acque, anche in quella proveniente da alcune fonti migliorate. “Adesso che possiamo fare dei test sull’acqua molto più economici e efficaci rispetto a quando erano stati impostati gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio, ci dobbiamo confrontare con la grandezza della sfida che il mondo si trova ad affrontare, quando si tratta di rendere l’acqua pulita,” ha dichiarato Sanjay Wijeserkera, Responsabile UNICEF per l’acqua e i servizi igienico sanitari. “Con i Nuovi Obiettivi di Sviluppo Sostenibile riguardanti l’acqua sicura per ogni persona, non stiamo riprendendo da dove ci eravamo fermati con gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio, ma siamo di fronte ad un nuovo scenario.” Una delle principale cause delle contaminazioni da feci dell’acqua è la mancanza di servizi igienico sanitari. A livello globale 2,4 miliardi di persone non hanno propri servizi igienici; di queste, quasi 1 miliardo defeca all’aperto. Questo significa che le feci possono essere diffuse in molti paesi e comunità e molte fonti migliorate di acqua sono state contaminate. La preoccupazione della sicurezza sta crescendo a causa dei cambiamenti climatici. Quando l’acqua diventa scarsa a causa della siccità, le popolazioni ricorrono a superfici d’acqua non sicure. Dall’altro lato, le inondazioni danneggiano le forniture di acqua e gli impianti del trattamento dei liquami, e la diffusione delle feci nell’ambiente molto spesso porta ad un incremento delle malattie legate all’acqua come il colera o la diarrea. Le temperature più elevate a causa dal cambiamento climatico sono anche destinate ad aumentare l’incidenza di malattie legate all’acqua come malaria, febbre dengue – e ora Zika – così come la crescita delle zanzare e l’ampliamento delle aree geografiche in cui vivono. Secondo l’UNICEF, i più vulnerabili a livello globale sono circa 160 milioni di bambini sotto i 5 anni che vivono in aree ad alto rischio di siccità. Circa mezzo miliardo vive in aree soggette ad inondazioni. Molti di loro vivono in Africa Sub Sahariana e Asia. L’UNICEF lancia una campagna globale su Instagram per aumentare la consapevolezza legata all’acqua, all’ambiente e al cambiamento climatico; la campagna inizia oggi, nella Giornata Mondiale dell’Acqua e terminerà con la firma degli Accordi di Parigi il prossimo 22 aprile. Usando l’hashtag #ClimatChain, il Direttore generale dell’UNICEF Anthony Lake, Il Presidente dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite Mogens Lykketoft, la Responsabile per il Clima delle Nazioni Unite Christiana Figueres, e altre importanti personalità si uniranno con rappresentanti del settore pubblico in una catena fotografica che ha l’obiettivo di sollecitare azioni per rispondere al cambiamento climatico. Le immagini saranno presentate alla firma dell’Accordo di Parigi. L’UNICEF sta rispondendo alle sfide al cambiamento climatico focalizzandosi sulla riduzione del rischio di disastri per le forniture d’acqua; ad esempio:

-Circa 20.000 bambini in Bangladesh hanno ora accesso a risorse di acqua resilienti al cambiamento climatico e ai disastri, attraverso un sistema acquifero ricaricabile che durante la stagione dei monsoni cattura l’acqua, la purifica e la conserva sotto terra.

-In Madagascar, l’UNICEF sta aiutando le autorità locali a realizzare classi per 80.000 bambini a prova di acqua e tifoni e garantirà accesso a fonti di acqua resilienti ai disastri.

-Nelle Kiribati colpite dalla siccità, nuove forniture per la raccolta di acqua piovana e lo stoccaggio stanno migliorando l’accesso delle comunità all’acqua potabile.

In una recente pubblicazione “UNLESS WE ACT NOW!”, l’UNICEF ha predisposto un’agenda in 10 punti sul clima dedicata ai bambini. Sono passi concreti per i governi, il settore privato e le persone comuni per attivarsi per salvaguarda il futuro e i diritti dei bambini.

UNICEF su accordo per cessazione ostilità in Siria

 Dichiarazione del Direttore generale dell’UNICEF Anthony Lake

Siria-Unicef-“Buona-notizia-per-i-bambini-il-cessate-il-fuoco-ora-basta-violenza-e-distruzione”-696x46423 febbraio 2016- “Per i bambini della Siria l’accordo per la cessazione delle ostilità è una buona notizia, dopo cinque anni di brutale conflitto. L’UNICEF accoglie positivamente questo progresso diplomatico. Ma adesso deve essere seguito da un’azione. Un’azione per porre fine alla violenza e alla distruzione. Un’azione da tutte le parti in conflitto per permettere l’accesso illimitato e incondizionato per raggiungere tutti i bambini e le famiglie con l’assistenza umanitaria – compresi cibo, acqua, vaccinazioni e forniture mediche – di cui hanno disperatamente bisogno. E un’azione per consentire ai bambini di tornare a scuola e ad un’infanzia normale. Se attuata, la cessazione delle ostilità rappresenta un’opportunità per iniziare il lavoro di ricostruzione di un paese che ha sofferto troppo e per troppo tempo – e per raggiungere i bambini che sono il futuro della Siria”.

 E’ possibile aiutare i bambini siriani, sostenendo la campagna UNICEF “Assediati dalla fame”

Donazioni con:

– carta di credito sul sito www.unicef.it o chiamando il Numero Verde UNICEF 800 745 000

– bollettino di c/c postale numero 745.000, intestato a UNICEF Italia,

– bonifico bancario sul conto corrente intestato a UNICEF Italia su Banca Popolare Etica: IBAN IT51 R050 1803 2000 0000 0510 051.

UNICEF/Nepal: oltre 3 milioni di bambini a rischio

Anthony Lake: “Quest’inverno, il rischio di ipotermia e malnutrizione e la mancanza di medicine salva vita e vaccini potrebbero rappresentare una combinazione potenzialmente mortale per i bambini”

11156305_10152844781773302_3395575886854531116_n1 dicembre 2015 – L’UNICEF lancia un allarme: sono più di 3 milioni i bambini sotto i 5 anni in Nepal che rischiano di morire o di ammalarsi durante i duri mesi invernali a causa di una grande mancanza di carburante, cibo, medicine e vaccini. I circa 125.000 neonati che dovrebbero nascere in Nepal nei prossimi due mesi sono anche esposti a particolari rischi. Le ambulanze nel paese sono state colpite dalla mancanza di carburante, che ha causato un calo delle nascite negli ospedali e nei centri sanitari. La mancanza di carburante per il riscaldamento fa aumentare anche il rischio di ipotermia e morte per i neonati. Nelle ultime 10 settimane, le importazioni di beni essenziali vitali sono state soggette a dure restrizioni al confine meridionale del Nepal a causa di disordini per la nuova costituzione del paese. Tra i rifornimenti medici del Governo a livello regionale è stato già esaurito il vaccino BCG contro la tubercolosi. Altri vaccini e antibiotici sono presenti in esigue quantità. I bambini che si stanno ancora riprendendo dai due grandi terremoti di aprile e maggio potrebbero essere quelli più duramente colpiti. Oltre 200.000 famiglie colpite dal sisma vivono ancora in rifugi temporanei, ad un altitudine di circa 1.500 metri dove le condizioni metereologiche quest’inverno saranno più dure. “Quest’inverno, il rischio di ipotermia e malnutrizione e la mancanza di medicine salva vita e vaccini potrebbero rappresentare una combinazione potenzialmente mortale per i bambini,” ha dichiarato Anthony Lake, Direttore generale dell’UNICEF. “Durante la mia recente missione in Nepal, ho visto con i miei occhi le precarie condizioni di vita di molti sopravvissuti al terremoto. Queste persone potrebbero adesso trovarsi ad affrontare un nuovo disastro – senza adeguato cibo, protezioni dal freddo o strutture mediche”. Crescono anche le paure per un maggiore utilizzo di legna da ardere dovuto alla mancanza del carburante perché aumenta l’inquinamento al coperto, che, a sua volta, potrebbe portare ad una crescita dei casi di polmonite. L’anno scorso, in Nepal, più di 800.000 bambini sotto i 5 anni hanno sofferto a causa delle condizioni climatiche e circa 5.000 sono morti.“La situazione che i bambini e le loro famiglie stanno affrontando nei paesi sono peggiorate giorno dopo giorno e deterioreranno ancora nei mesi invernali”,  ha dichiarato Karin Hulshof, Direttore Regionale dell’UNICEF per l’Asia Meridionale. “I bambini hanno bisogno di essere protetti da malattie, freddo e fame. L’UNICEF chiede a tutte le parti di far fronte alle restrizioni di importazioni di aiuti essenziali in Nepal. Non c’è tempo da perdere”.“Per  aiutare i bambini nepalesi colpiti dai terremoti ad aprile e maggio nel nostro paese  c’è stata una  gara di solidarietà: grazie alla grande generosità di tanti donatori e aziende, l’UNICEF Italia ha raccolto e trasferito in Nepal oltre 3 milioni di euro per  garantire acqua, alimenti, vaccini, protezione”, ha dichiarato il Presidente dell’UNICEF Italia Giacomo Guerrera – “Ma l’emergenza non è finita, questi bambini hanno ancora bisogno del nostro aiuto. Dobbiamo continuare ad aiutarli”.

Per informazioni e donazioni: www.unicef.it

UNICEF: oltre 500 milioni di bambini vivono in aree con inondazioni, 160 milioni in aree ad alti livelli di siccità

Direttore generale dell’UNICEF Anthony Lake:”I numeri sottolineano l’urgenza di agire ora”

UNI11608324 Novembre 2015 –Secondo un nuovo rapporto dell’UNICEF, pubblicato a pochi giorni dall’inizio della 21° Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (COP21), più di mezzo miliardo di bambini vive in aree con alta incidenza dI inondazioni e 160 milioni in zone ad altissimi livelli di siccità; i bambini sono così fortemente esposti agli impatti dei cambiamenti climatici. I bambini che vivono nelle zone a rischio di inondazione sono 530 milioni; di cui: oltre 300 milioni vivono in paesi in cui più della metà della popolazione in condizioni di povertà – con meno di $ 3,10 al giorno; oltre 270 milioni vivono in paesi con scarso accesso a servizi igienico-sanitari adeguati; quasi 100 milioni in paesi con scarso accesso all’acqua potabile; oltre 400 milioni in paesi con (in proporzione) alti tassi di mortalità per diarrea;10 milioni in paesi con alti tassi di mortalità per malaria. I bambini che abitano in aeree ad altissimo livello di siccità sono circa 160 milioni: di questi, oltre 50 milioni vivono nei paesi in cui più della metà della popolazione in condizioni di povertà; quasi 70 milioni in paesi con scarso accesso a servizi a servizi igienico-sanitari adeguati; quasi 60 milioni in paesi con scarso accesso all’acqua potabile.”I numeri sottolineano l’urgenza di agire ora”, ha detto il Direttore generale dell’UNICEF Anthony Lake. “I bambini di oggi sono i meno responsabili dei cambiamenti climatici, ma essi, e i loro figli, sono quelli che ne  vivranno maggiomente le conseguenze. E, come spesso accade, le comunità svantaggiate devono affrontare le  minaccie più gravi”. Il cambiamento climatico significa più siccità, inondazioni, ondate di caldo e altre condizioni meteorologiche avverse. Questi eventi possono causare  morte e devastazione, e possono anche contribuire a diffondere le principali cause di mortalità infantile, come la malnutrizione, la malaria e la diarrea.  La stragrande maggioranza dei bambini che abitano in aree a rischio estremamente elevato di inondazioni vivono in Asia; la maggior parte di coloro che risiedono nelle aree a rischio di siccità vivono in Africa. I leader mondiali che si riuniranno a Parigi per la COP21 – dal 30 novembre all’11 dicembre- cercheranno di raggiungere un accordo sulla riduzione delle emissioni di gas serra, per la maggior parte degli esperti fondamentale per limitare aumenti potenzialmente catastrofici della temperatura. “Sappiamo cosa deve essere fatto per evitare che il cambiamento climatico possa portare devastazione. Non  agire sarebbe irragionevole”, ha detto Lake. “Dobbiamo prendere le decisioni giuste al COP21 per i nostri figli – e per il pianeta”.

UNICEF lancia nuovo Rapporto “Per ogni bambino la giusta opportunità” per la Giornata mondiale dell’infanzia e dell’adolescenza

Coinvolti gli ambasciatori UNICEF Orlando Bloom, Shakira, Ricky Martin, Novak Djokovic, Sir Roger Moore, Susan Sarandon, Mia Farrow, Liam Neeson e Angelique Kidjo

indigniamoci20 novembre 2015- “In poco più di una generazione, il mondo ha dimezzato il tasso di mortalità infantile, fatto iscrivere più del 90% dei bambini alla scuola primaria e aumentato di 2,6 miliardi il numero di persone che hanno accesso all’acqua potabile” ha detto il Direttore generale dell’UNICEF Anthony Lake, lanciando oggi il nuovo rapporto “Per ogni bambino la giusta opportunità”, in occasione della Giornata mondiale dell’infanzia e 26° anniversario dell’approvazione della Convenzione ONU sui diritti dell’Infanzia e dell’adolescenza. Ma il mondo, nonostante i grandi progressi, rimane un luogo profondamente ingiusto per i bambini più poveri e svantaggiati: “i minorenni rappresentano quasi la metà dei poveri del mondo, quasi 250 milioni di bambini vivono in paesi devastati dai conflitti e oltre 200mila di loro hanno rischiato la vita quest’anno cercando rifugio in Europa”. Quasi 14 milioni di bambini e adolescenti in Siria, Iraq e in Afghanistan devono affrontare guerra, conflitti e ingiustizie ogni giorno, alimentando l’attuale crisi europea di migranti e rifugiati.    

Alcuni dati del rapporto:

  • I bambini delle famiglie più povere hanno quasi il doppio delle probabilità di morire prima di cinque anni rispetto a quelli provenienti da famiglie più ricche, e hanno cinque volte più probabilità di essere esclusi dall’istruzione.
  • Le ragazze provenienti dalle famiglie più povere hanno il quadruplo delle probabilità di sposarsi prima dei 18 anni rispetto a quelle appartenenti alle famiglie più ricche.
  • Più di 2,4 miliardi di persone non hanno ancora servizi igienici adeguati – di queste il 40% vive in Asia meridionale; e più di 660 milioni non ha ancora accesso all’acqua potabile – quasi la metà dei quali vive nell’Africa subsahariana.
  • Circa la metà dei 159 milioni di bambini con ritardi nella crescita vive in Asia meridionale e un terzo in Africa.

 

“Queste enormi disuguaglianze alimentano un circolo intergenerazionale vizioso di povertà e svantaggio”, ha detto Lake. “Ma non deve essere così. Noi sappiamo come rallentare, arrestare e invertire questo in un circolo virtuoso di progresso intergenerazionale. Sta a noi decidere di farlo attraverso un maggiore impegno di risorse. Dobbiamo fare questa scelta morale, pragmatica, strategica e giusta”. Il rapporto sottolinea come sia importante eliminare le persistenti disuguaglianze, sostenendo che investire nei bambini, in particolare nei più vulnerabili, è giusto in teoria e in pratica – e che tale investimento porta molteplici benefici non solo ai bambini, ma anche alle loro famiglie, alle comunità e alle economie. Un impressionante team di ambasciatori UNICEF – composto da Orlando Bloom, Shakira, Ricky Martin, Novak Djokovic, Sir Roger Moore, Susan Sarandon, Mia Farrow, Liam Neeson e Angelique Kidjo – è stato coinvolto in questa Giornata a favore dei bambini più vulnerabili del mondo, con la campagna “Fight Unfair”. “È scioccante pensare che un bambino su nove viva in un paese colpito da conflitti armati, testimone di orribili violenze che hanno distrutto il loro diritto alla sopravvivenza, alla salute e all’istruzione”, ha detto l’attore britannico e Goodwill Ambassador dell’UNICEF Orlando Bloom. “Ho viaggiato con l’UNICEF nell’ex Repubblica Jugoslava di Macedonia e in Serbia per vedere come la guerra stia riducendo i bambini, le loro famiglie e le loro case. Il mondo sta affrontando la più grande crisi dei rifugiati dalla seconda guerra mondiale. Ogni paese che è nella possibilità di farlo dovrebbe sostenere i bambini e le famiglie che sono stati colpiti”.

UNICEF su attacco all’ospedale nello Yemen, il 39° da marzo. 10 milioni di bambini hanno bisogno di assistenza umanitaria, oltre mezzo milione i bambini a rischio di forme mortali di malnutrizione

Dichiarazione del Direttore generale dell’UNICEF Anthony Lake

images28 ottobre 2015 – “La struttura sanitaria che, come riportato dai media, è stata attaccata ieri a Saada, nello Yemen, è la 39° colpita da quando il conflitto si è riacutizzato a marzo. A causa della grave scarsità di carburante, farmaci, elettricità e acqua potabile, il lavoro di numerosi altri centri sanitari rischia di essere interrotto. Nello Yemen, sono più bambini che rischiano di morire per carenza di medicine e di strutture sanitarie che non per pallottole e bombe. È grave la minaccia portata da malattie prevenibili, e il numero di bambini a rischio di forme mortali di malnutrizione è triplicato, salendo a oltre mezzo milione.  In tutto il paese, 10 milioni di bambini hanno bisogno di assistenza umanitaria. Ancora una volta, chiediamo a tutte le parti coinvolte di rispettare le leggi del diritto umanitario internazionale e di porre fine a questa tragedia”.

Unicef su nuova crisi in Medio Oriente

Dichiarazione del Direttore generale dell’UNICEF Anthony Lake

EMERGENZA SIRIA: UNHCR; SUPERATI I 4 MILIONI DI PROFUGHI12 ottobre 2015-  “Chiunque abbia  a cuore il migliore interesse della popolazione palestinese e israeliano deve essere sempre più allarmato per l’escalation di violenza nell’area”.”Allarmato in primo luogo per le vite distrutte o spezzate. La violenza attuale ha lasciato almeno otto morti e dozzine di feriti, tra cui uno studente palestinese colpito da uno sparo e ucciso e un bambino israeliano accoltellato e ferito” (dato aggiornato a ieri, ndr).“E allarmato anche perché il ciclo di escalation di violenza sembra essere fuori controllo, minacciando la vita o il futuro di molti bambini e famiglie innocenti”.”L’abbiamo già visto accadere prima. L’ultima Intifada palestinese scoppiata nel 2000 è continuata per anni, causando migliaia di morti, feriti e giovani vite segnate dall’odio e dalla paura. Questa esperienza rende ancora più urgente per tutte le parti di fare un passo indietro e dare prova di moderazione, per prevenire ulteriori attacchi e contrattacchi e per tenere i bambini lontano dai pericoli”.”In caso contrario, al di là delle nuove tragedie individuali, vedremo un’altra generazione crescere con la convinzione che tale violenza sia in qualche modo normale e che rappresenti una soluzione ai loro problemi. Loro stessi perpetreranno più facilmente tali violenze. Un ciclo intergenerazionale di distruzione che non aiuta nessuno e danneggia tutti”.”Per il bene dei bambini la cui vita e il futuro sono in gioco, questo ciclo non deve ripetersi. Per il bene di tutti noi”.

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