Indagini difensive, la riforma che non decolla

A Velletri un convegno dal titolo “Le Investigazioni difensive, artt. 391 bis – 391 decies c.p.p.”, per riaffermare il diritto e dovere della difesa a svolgere un ruolo attivo e costruttivo nel processo penale

lucantoni Roma, 21 novembre –  Difendere investigando, è questo il  punto di snodo del convegno accreditato dal Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Velletri ed organizzato da Sodales Juris, dal titolo “Le Investigazioni difensive, artt. 391 bis – 391 decies c.p.p.”, che si è tenuto martedì 18 novembre presso l’aula polifunzionale del Tribunale di Velletri e che ha visto un’aula gremita di avvocati penalisti attirati dalla possibilità di dare forza allo strumento offerto dalla riforma del processo penale attuatasi già da 14 anni. Presenti in sala il Presidente del Tribunale Dr. Francesco Monastero e il Procuratore della Repubblica Dr. Francesco Prete, che hanno offerto un prezioso contributo al dibattito culturale. Tale riforma, regolamentata con la  legge n. 397/2000,  è stata emanata immediatamente dopo la modifica dell’articolo 111 della Costituzione, che ha rappresentato il punto di arrivo di una lunga battaglia voluta dai penalisti e che si colloca nell’ambito delle importanti riforme del processo penale, introducendo il concetto di giusto processo, che sancisce la necessità di una piena esplicazione del contraddittorio e quindi di una difesa effettiva ed attiva. Il nuovo testo dell’art. 111 della Costituzione ha elevato a rango costituzionale, la parità fra accusa e difesa, il contraddittorio di fronte al giudice terzo ed imparziale, nonché la ragionevole durata del processo. Durante l’incontro i relatori – l’Avvocato Andrea Lazzoni della Camera Penale di La Spezia e l’Avvocato Salvatore Scuto Presidente della Camera Penale di Milano, rispettivamente responsabile e componente dell’Osservatorio per le Investigazioni Difensive dell’Unione Camere Penali sino al 13 novembre di quest’anno, coadiuvati dall’avvocato Ettore Randazzo del Foro di Siracusa, già Presidente dell’UCPI (2002-2006), hanno analizzato e argomentato con attenzione, i contenuti disciplinati dagli articoli 391 bis e seguenti del c.p.p.  Si è evidenziato, a seguito del capillare lavoro di monitoraggio dell’Osservatorio delle indagini difensive su tutto il territorio nazionale, durato circa due anni, che nonostante la riforma del 2000 abbia sancito chiaramente il diritto e dovere di difendersi provando,  allo stato attuale, la cultura dell’investigazione difensiva non è ancora correttamente metabolizzata.lucantoni 1 Le cause di questo empasse sono molteplici, a partire da una giurisprudenza ed una prassi giudiziaria conservatrici e diffidenti, che con interventi interpretativi-demolitori delle norme, hanno minato al cuore della riforma, fino ad arrivare alle difficoltà pratiche e alle carenze delle disciplina legislativa. La legge 397/2000 prevede tra le prerogative della difesa, la facoltà per i difensori di interrogare i testimoni e le vittime di un delitto ma all’assunzione di informazioni non può assistere la persona sottoposta alle indagini, ossia il cliente del difensore. Il pregiudizio dell’interesse privato dell’indagato alle indagini, rispetto l’interesse pubblico dell’accusa ha ristretto notevolmente l’ambito operativo del difensore, che puntualmente trova ostacoli di vario genere, compresa la diffidenza della pubblica amministrazione, sul suo percorso investigativo utile al pari di quello del magistrato alla formazione della prova. “E’ necessario pertanto non solo promuovere e diffondere la cultura delle indagini difensive attraverso una adeguata preparazione e specializzazione degli avvocati penalisti, ma sollecitare le opportune modifiche legislative, in particolare dei commi 10 e 11 dell’art. 391 bis c.p.p. L’attività di indagine difensiva per essere realmente efficace e vantaggiosa anche in termini di durata del processo,  deve necessariamente essere libera dai limiti e dalle scelte discrezionali da parte della giurisdizione, come attualmente codificati” – spiega l’avvocato Sabrina Lucantoni, moderatrice dell’incontro. “Soltanto una riforma liberale e rispettosa dei principi costituzionali del Giusto Processo, così come statuito dal novellato art. 111 della Costituzione, consentirebbe il riequilibrio tra accusa e difesa nell’ambito del processo accusatorio”conclude l’Avvocato Andrea Lazzoni della Camera Penale di La Spezia

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