Andrea Campucci presenta il suo libro “Plastic Shop”

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Al centro culturale di Perlamora – Figline Valdarno

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Il 4 agosto si terrà alle 21.30 presso il Centro culturale di Perlamora, a Figline Valdarno. Per l’occasione sarà presentato da Peter Genito, direttore della biblioteca Marsilio Ficino di Figline.

Scambiamo alcune parole con questo giovane e promettente scrittore

Cosa significa per lei scrivere ?

Per quel che mi riguarda la scrittura è un’attività di ricerca, una sorta di indagine in grado di fornire significati nuovi a cose ordinarie. Spesso sono proprio le letture che facciamo che ci portano a scoprire “falle”, “guasti” o novità in ciò che un giorno prima ci sembrava familiare. Penso sia questo tipo di sguardo, uno sguardo creativo, demiugico, poetico, ad accomunare ciò che si definisce artistico. E in questo senso non mi riferisco soltanto alla scrittura. Si possono subire degli autentici shock anche ascoltando L’Incompiuta di Schubert, ammirando un dribbling di Messi o sentendo un’intervista impossibile a Ludovico Secondo di Baviera.

Da quando ha iniziato a scrivere?

Non sono uno di quei fenomeni che amano dire: “scrivo raccogliendo impressioni dal mondo che mi circonda, osservando i comportamenti della gente”, e (aggiungo io) magari al tavolino di un bar affollato di Hipster con tanto di Mac e Moleskine… Frasi come queste andrebbero censurate da ogni buon’intervista che si rispetti, dato che sono terribilmente pleonastiche. Il fatto di osservare il mondo e i comportamenti della gente dovrebbe essere acquisito, scontato, un po’ come per un pianista conoscere i nomi delle note del pianoforte… Il suo lavoro parte da qui, non si esaurisce in questo. Non mi sorprende, difatti, leggere queste banalità in interviste di pessimi scrittori, e in fin dei conti, ne sono certo, di brutte persone. Detto ciò, penso di aver iniziato a scrivere proprio nell’istante in cui ho capito, tempo fa, che bisognava superare il momento puramente descrittivo dell’arte, per raggiungere uno stadio un po’ più deformante e percussivo, che poi è la caratteristica base di ogni buon romanzo.

Cosa l’ha portato a diventare scrittore ?

Lei lo sa che al mondo esistono davvero delle persone che si indebitano a vita perché per farsi belli pretendono che i figli, nel giorno del matrimonio, se ne vadano in giro con una Bentley S1 del ’58 o con un calesse d’epoca… che esistono davvero persone che non mettono piede nella casa nuova se prima non hanno fatto il giro del mondo per ottenere un parquet laminato di quel preciso grigio chiaro che riprenda le appliques in ceramica del salotto buono… che esistono davvero persone che collezionano soldatini di piombo per compensare le proprie frustrazioni sessuali… che esistono davvero gli aperitivi sensoriali, le risse fra vegani e onnivori, social network come Tinder e le associazioni per il diritto delle donne? Di fronte a tutto ciò o si diventa scrittori o si impazzisce, o tutt’e due…

Chi è il suo scrittore di riferimento ?

Tutti gli ottimi scrittori, i pessimi no di certo.

Corrente letteraria preferita ?

Mi lasci parlare di quelle che NON preferisco, e che si risolvono in sostanza in movimenti che sbandierano la pallonata di un’”arte sociale”, una sorta di “leggere per cambiare”, come se ad esempio scrivendo romanzi d’inchiesta si riuscisse davvero a risolvere qualche problema. Questo vale per ogni tipo di arte, e ogni epoca sforna sempre i suoi piatti capolavori realisti, da Germinal al cinema di Ken Loach, fino a Gomorra. E anche quest’insistenza, assolutamente ipocrita, sull’idea stessa di “memoria”, legata al motto historia magistra vitae, si dimostra ogni volta inefficace per capire quello che la gente definisce l’”identità di un popolo”, le “proprie radici” e i torti subiti nel passato. Credere che questo ciarpame ideologico possa passare per letteratura è ridicolo, perché non c’è bisogno di scomodare Nietzsche o il Freud di Al di là del principio di piacere per rendersi conto che dal passato non c’è nulla da imparare. In fondo la Memoria è semplicemente la figlia storpia di un vecchio illuminista.

Romanzo preferito ?

La Bibbia e l’Essere e il nulla.

Cosa c’è di autobiografico in ciò che scrive?

Non credo che sia possibile staccarsi dal proprio vissuto quando si scrive, direi che si è autobiografici al 100%, escluse naturalmente certe invenzioni strumentali. E si tratta di un vissuto composto naturalmente da letture, suggestioni,  incazzature e ricordi (più che altro incazzature, direi). Nel processo di scrittura poi subentrano scelte di ordine tecnico, che provengono dalla cultura del singolo e che si rifanno a quei meccanismi interpretativi descritti da O.Wilde ne Il critico come artista. Probabilmente la scelta stessa di quest’esempio letterario è frutto di qualche mia oscura motivazione biografica.

Cosa consiglia a tutti i giovani che aspirano a diventare scrittori come lei?

Direi che per “scrittori” si debba intendere una categoria, praticamente inavvicinabile, di persone che riescono a vivere di scrittura, con uno stipendio garantito e un riconoscimento ufficiale sulle classifiche e gli organi di stampa. Non essendo questo il mio caso e dovendo pur provvedere al mio sostentamento con altri mezzi, consiglierei a chiunque si volesse dedicare alla scrittura di sposarsi una vecchia ereditiera babbiona.

Grazie Andrea … ancora non sa che un suo libro è stato preso di “mira” da un famoso regista … ma questa è un’altra storia

A tu per tu con Andrea Campucci

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Intervista allo scrittore d’avanguardia con uno sguardo al passato e uno al cinema

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Cosa significa per lei scrivere ? 

Per quel che mi riguarda la scrittura è un’attività di ricerca, una sorta di indagine in grado di fornire significati nuovi a cose ordinarie. Spesso sono proprio le letture che facciamo che ci portano a scoprire “falle”, “guasti” o novità in ciò che un giorno prima ci sembrava familiare. Penso sia questo tipo di sguardo, uno sguardo creativo, demiugico, poetico, ad accomunare ciò che si definisce artistico. E in questo senso non mi riferisco soltanto alla scrittura. Si possono subire degli autentici shock anche ascoltando L’Incompiuta di Schubert, ammirando un dribbling di Messi o sentendo un’intervista impossibile a Ludovico Secondo di Baviera.

Da quando ha iniziato a scrivere? 

Non sono uno di quei fenomeni che amano dire: “scrivo raccogliendo impressioni dal mondo che mi circonda, osservando i comportamenti della gente”, e (aggiungo io) magari al tavolino di un bar affollato di Hipster con tanto di Mac e Moleskine… Frasi come queste andrebbero censurate da ogni buon’intervista che si rispetti, dato che sono terribilmente pleonastiche. Il fatto di osservare il mondo e i comportamenti della gente dovrebbe essere acquisito, scontato, un po’ come per un pianista conoscere i nomi delle note del pianoforte… Il suo lavoro parte da qui, non si esaurisce in questo. Non mi sorprende, difatti, leggere queste banalità in interviste di pessimi scrittori, e in fin dei conti, ne sono certo, di brutte persone. Detto ciò, penso di aver iniziato a scrivere proprio nell’istante in cui ho capito, tempo fa, che bisognava superare il momento puramente descrittivo dell’arte, per raggiungere uno stadio un po’ più deformante e percussivo, che poi è la caratteristica base di ogni buon romanzo.

 
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Cosa l’ha portato a diventare scrittore ? 

Lei lo sa che al mondo esistono davvero delle persone che si indebitano a vita perché per farsi belli pretendono che i figli, nel giorno del matrimonio, se ne vadano in giro con una Bentley S1 del ’58 o con un calesse d’epoca… che esistono davvero persone che non mettono piede nella casa nuova se prima non hanno fatto il giro del mondo per ottenere un parquet laminato di quel preciso grigio chiaro che riprenda le appliques in ceramica del salotto buono… che esistono davvero persone che collezionano soldatini di piombo per compensare le proprie frustrazioni sessuali… che esistono davvero gli aperitivi sensoriali, le risse fra vegani e onnivori, social network come Tinder e le associazioni per il diritto delle donne? Di fronte a tutto ciò o si diventa scrittori o si impazzisce, o tutt’e due…

Chi è il suo scrittore di riferimento ? 

Tutti gli ottimi scrittori, i pessimi no di certo.

Corrente letteraria preferita ?

Mi lasci parlare di quelle che NON preferisco, e che si risolvono in sostanza in movimenti che sbandierano la pallonata di un’”arte sociale”, una sorta di “leggere per cambiare”, come se ad esempio scrivendo romanzi d’inchiesta si riuscisse davvero a risolvere qualche problema. Questo vale per ogni tipo di arte, e ogni epoca sforna sempre i suoi piatti capolavori realisti, da Germinal al cinema di Ken Loach, fino aGomorra. E anche quest’insistenza, assolutamente ipocrita, sull’idea stessa di “memoria”, legata al motto historia magistra vitae, si dimostra ogni volta inefficace per capire quello che la gente definisce l’”identità di un popolo”, le “proprie radici” e i torti subiti nel passato. Credere che questo ciarpame ideologico possa passare per letteratura è ridicolo, perché non c’è bisogno di scomodare Nietzsche o il Freud di Al di là del principio di piacere per rendersi conto che dal passato non c’è nulla da imparare. In fondo la Memoria è semplicemente la figlia storpia di un vecchio illuminista.

Romanzo preferito ? 

La Bibbia e l’Essere e il nulla.

 
Cosa c’è di autobiografico in ciò che scrive? 

Non credo che sia possibile staccarsi dal proprio vissuto quando si scrive, direi che si è autobiografici al 100%, escluse naturalmente certe invenzioni strumentali. E si tratta di un vissuto composto naturalmente da letture, suggestioni,  incazzature e ricordi (più che altro incazzature, direi). Nel processo di scrittura poi subentrano scelte di ordine tecnico, che provengono dalla cultura del singolo e che si rifanno a quei meccanismi interpretativi descritti da O.Wilde ne Il critico come artista. Probabilmente la scelta stessa di quest’esempio letterario è frutto di qualche mia oscura motivazione biografica.  

Cosa consiglia a tutti i giovani che aspirano a diventare scrittori come lei?

Direi che per “scrittori” si debba intendere una categoria, praticamente inavvicinabile, di persone che riescono a vivere di scrittura, con uno stipendio garantito e un riconoscimento ufficiale sulle classifiche e gli organi di stampa. Non essendo questo il mio caso e dovendo pur provvedere al mio sostentamento con altri mezzi, consiglierei a chiunque si volesse dedicare alla scrittura di sposarsi una vecchia ereditiera babbiona.

Grazie Andrea … ancora non sa che un suo libro è stato preso di “mira” da un famoso regista … ma questa è un’altra storia …

Andrea Campucci, autore del libro Plastic Shop battezza la sua ultima creatura al Salone Internazionale del Libro di Torino

Il  libro  di questo giovane scrittore è una “visione” sul futuro

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Roma, 20 Maggio – E’ appena uscita nelle migliori librerie l’ultima opera letteraria di Andrea Campucci  “Plastic Shop”, ed. Leone,  e quale miglior battesimo se non la sua presenza al Salone Internazionale del Libro di Torino? Se poi il tema del Salone 2016 è Visioni, il connubio è perfetto. Perché il  libro  di questo giovane scrittore è una “visione” sul futuro e chi ha avuto o avrà il piacere di leggerlo non potrà che confermarlo. Ci sono tutti  gli ingredienti  per un   buon film commedia di grande qualità, innovativa e all’avanguardia. Dove si prende di mira in maniera ironica e introspettiva un “plastic shop” che ingabbia e rifrulla i giovani protagonisti.

Maggio di fuoco per Andrea Campucci

 “Plastic Shop”protagonista alla Fiera del Libro di Torino e di numerose presentazioni 

image001Roma, 10 Maggio – Andrea Campucci nasce a Firenze nel 1983. Qui cresce, vive e studia laureandosi in filosofia e maturando una rigorosa quanto indisciplinata passione per la scrittura. Ha già all’attivo diverse pubblicazioni, che comprendono un romanzo, Naive, una raccolta di racconti, Cupio dissolvi, e un saggio di filosofia, Nietzsche, la fine della ragion pura. La sua è un’immaginazione che violenta la materia, ritratta spesso in toni cupi e stranianti, sospesa in una labirintica surrealtà nella quale l’esistenza si fa assurda, il quotidiano indecifrabile: ecco che solo così si schiude il senso ingannevole della verità.

Il pomeriggio di un giorno di festa cinque amici decidono di fare una visita all’outlet di Barberino del Mugello. Qui si ritroveranno a tu per tu con un’umanità alienata, in un villaggio commerciale che ha tutta l’apparenza di un mondo di plastica. Sconti e promozioni natalizie ai quali seguiranno abusi di alcol e droghe porteranno il narratore a vivere un’esperienza allucinata, e tutti, dai clienti ai manichini nelle vetrine, si trasformeranno in sinistre presenze in grado di far riaffiorare manie, paure e ossessioni. Fino allo scoppio di un temporale, verso sera, e all’arrivo di un carro attrezzi che riaccompagnerà a casa i cinque protagonisti.

 

Sarà presente:

 

– Il 16 maggio  al Salone del libro di Torino, presso lo stand Leone editore

 

Il libro sarà presentato:

 

18 Maggio, ore 21.30 presso Circolo Fanin Figline Valdarno

 

19 Maggio, ore 18,00 presso libreria Alzaia, Firenze

 

27 Maggio, ore 18,00  presso caffè letterario La Cité, Firenze

 

Occasioni da non perdere per incontrare un autore che con questo libro porta innovazione, surrealismo e pathos nel panorama letterario italiano.

Plastic shop di Andrea Campucci

E’ uscita l’ultima opera letteraria di Andrea Campucci 

ANDREA CAMPUCCIRoma, 2 Maggio – Il pomeriggio di un giorno di festa cinque amici decidono di fare una visita all’outlet di Barberino del Mugello. Qui si ritroveranno a tu per tu con un’umanità alienata, in un villaggio commerciale che ha tutta l’apparenza di un mondo di plastica. Sconti e promozioni natalizie ai quali seguiranno abusi di alcol e droghe porteranno il narratore a vivere un’esperienza allucinata, e tutti, dai clienti ai manichini nelle vetrine, si trasformeranno in sinistre presenze in grado di far riaffiorare manie, paure e ossessioni. Fino allo scoppio di un temporale, verso sera, e all’arrivo di un carro attrezzi che riaccompagnerà a casa i cinque protagonisti.

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