Noto, Corrado Bonfanti invita le comunità siciliane in America a partecipare all’Infiorata

L’appello, del sindaco di Noto Corrado Bonfanti alle comunità siciliane in America per la 40esima edizione dell’Infiorata, a partecipare con la realizzazione di bozzetti su disegno che saranno valutati da una commissione creata per la circostanza. Importanti anche i suggerimenti per eventi collaterali nei tre giorni dell’evento con il coinvolgimento di artisti, ballerini e cantanti

Un luogo di fuga, quell’”amara terra” che non basta più, non dà da mangiare e non offre possibilità. La Sicilia, terra amata, desolata, calpestata, protagonista del grande esodo migratorio di fine Ottocento ed attualmente la regione con più emigrati all’estero. Valigia in mano ed in viaggio per il Nuovo Mondo dove dare il proprio contributo, un destino di molte famiglie scelto come tema della 40esima infiorata di Noto “Siciliani in America”(Canada e Usa), il 17,18 e 19 maggio. Un riconoscimento, attraverso 16 pannelli, a tutte le donne e agli uomini con le loro storie, la loro fantasia, talento, e ai grandi personaggi siciliani che hanno illuminato con la loro esistenza il progresso, la cultura, l’arte, la scienza, la politica e il costume in Usa e Canada. Una iniziativa nata con la collaborazione dell’on. Nissoli eletta in rappresentanza degli italiani del nord America.

Dare un benvenuto ed un ringraziamento a coloro che hanno continuato ad amare l’Isola, questo è il messaggio del sindaco Corrado Bonfanti che invita gli stessi a collaborare con: la presentazione di 16 bozzetti che raccontino storie, simboli e personaggi siciliani in America: storie di quotidianità o di chiara fama; la storia dei viaggi e degli arrivi; i simboli o gli eventi importanti per le comunità in America. Otto dei sedici bozzetti saranno scelti tra quelli realizzati dalle comunità in America, al fine di valorizzare il talento e la capacità dei creativi delle nostre comunità siciliane emigrate. Quelli prescelti saranno poi riprodotti a terra dagli stessi autori (se presenti a Noto) e trasformati infine dai maestri infioratori, quelli invece non utilizzati per l’evento, saranno valorizzati in una mostra dedicata. La conferenza stampa si terrà anche a New York alla fine di marzo a data ancora da stabilire.

Noto, Infiorata 2019 un omaggio ai Siciliani nel Mondo

Dopo l’edizione 2017 dedicata al Principato di Monaco e quella 2018 alla Cina, l’Infiorata del 2019 accoglierà un tema importante e che vuole ricostruire memorie individuali e di comunità, fatte di storie normali ed eccezionali, passato e avanguardia dell’essere “I Siciliani in America”

Un tappeto di fiori dai colori vivaci ed armoniosi che rivestono il suolo della città barocca per eccellenza, Noto, inebriando l’aria di arte e tradizione. È la famosa Infiorata, la manifestazione tra le più belle dell’Isola, nata trentasette anni fa dall’incontro di artisti infioratori Genzanesi e Netini, ed è proprio nella città di Genzano, che si sviluppa questa  tecnica pittorica. Giunti alla 40esima edizione il focus dell’evento sarà, per la prima volta nella storia, “I Siciliani nel Mondo”. Il sindaco Corrado Bonfanti svela il tema in programma dal 17 al 19 maggio, che avrà luogo in via Nicolaci, dove troviamo nella parte alta la Chiesa di Montevergini che si contrappone al palazzo del Principe Nicolaci “Villa dorata”, con i balconi definiti i più belli del mondo.

«È un vero atto di amore- dice il sindaco- e di pura riconoscenza: vogliamo dedicare la nostra prestigiosa Infiorata alle tante comunità di Siciliani nel Mondo, permettendo loro di abbracciare l’amata Sicilia e di raccontarci le loro esperienze di vita, la storia di tanti successi e di innegabili sofferenze». I bozzetti realizzati dai maestri infioratori netini, le mostre allestite, i workshop organizzati e gli spettacoli saranno ispirati, dunque, ai Siciliani che hanno affermato la propria esistenza vivendo tra il Canada e gli Stati Uniti d’America e che da immigrati sono diventati protagonisti di storie di successo. Gli assessori al Turismo e alla Cultura, Giusi Solerte e Frankie Terranova, hanno avviato una serie di contatti sia con il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, sia con alcune comunità di Siciliani in America: l’evento sarà presentato anche a New York a fine marzo.

Gli gnocchi master alla conquista dell’ America

Al più grande evento trade del Nord America, il Summer Fancy Food Show di New York, dal 26 al 28 giugno, l’azienda veneta Master sarà presente per ampliare la quota export del mercato statunitense.

Senza-titolo-2

Roma, 06 Giugno – La 62^ edizione estiva del Fancy Food Show, il più grande “specialty food trade event” del Nord America, sarà all’insegna dell’artigianalità culinaria Made in Italy. Tra le 300 aziende italiane, presenti alla fiera newyorkese interessate ad ampliare il proprio business negli Stati Uniti, anche l’azienda veneta Master che presenterà agli oltre 25.000 retailer e buyer internazionali le ultime novità: gli gnocchi bio e vegan con farina integrale e spirulina, un ampliamento della linea “Mamma Emma” Bio/Vegan che annovera gnocchi classici, al kamut e al farro e gli spatzle bio con spinaci. “Stiamo investendo sul mercato statunitense nella fascia premium e puntiamo a distribuire i nostri prodotti in tutto il territorio USA –afferma Adriano Bianco, CEO dell’azienda Master – Abbiamo delle grandi chance da giocarci su questo mercato, anche grazie al trend positivo che registrano qui i prodotti d’eccellenza made in Italy”. La previsione dell’azienda Master nei prossimi anni è quella che le maggiori catene della distribuzione americana potrebbero aumentare i volumi di vendita di gnocchi nella fascia premium, previsione supportata dal recente accordo siglato con alcuni distributori in Florida e nello stato di New York. Se l’export ricopre il 15% dell’intero fatturato Master, il 25% di questo è rappresentato proprio dal mercato Stati Uniti, un dato in crescita nei prossimi anni. Un trend positivo dettato anche dal successo che gli gnocchi Master stanno ottenendo negli USA, apprezzati per la qualità indiscussa del prodotto, delle materie prime utilizzate e per il forte legame con la tradizione culinaria italiana, riportata anche dal packaging: sostenibile e realizzato con materiali innovativi. Prodotti in oltre 6 milioni di kg e distribuiti in più di 15 paesi nel mondo, gli gnocchi Master oltre che negli Stati Uniti, sono esportati anche in Germania, Austria e Svizzera ricoprendo un 15% del fatturato export, Scandinavia 10%, Regno Unito 30%, Australia 10% e Sudafrica 10%. “Il successo degli gnocchi Master è dato anche dalla loro forma che ricorda quelli passati uno ad uno sulla grattugia di casa – ribadisce Bianco e continua – Abbiamo progettato un impianto che ci da la possibilità di rendere unici i nostri prodotti nel mercato”. Master è un punto di riferimento consolidato nel mercato sia italiano che internazionale nella produzione di referenze artigianali, oltre che di gnocchi, anche di canederli, spatzle e purè, tutti realizzati con vere patate cotte al vapore con la buccia.

www.gnocchimaster.com

L’America che sognavamo

Dal 15 luglio al 9 ottobre 2016 in mostra al Museo MAN le opere fotografiche di Garry Winogrand. Il suo sguardo sul dopoguerra americano, tra emancipazione femminile e quotidianità.
                   
di Roberta Grendene
Senza-titolo-12
Roma, 04 Giugno – A un anno dal successo della mostra dedicata a Vivian Maier, il MAN, il Museo della Provincia di Nuoro, ha annunciato un nuovo progetto espositivo, in anteprima nazionale, per celebrare Garry Winogrand, padre della street photography. Negli ultimi anni il lavoro di Winogrand (1928-1984) è stato in più occasioni accostato a quello di Vivian Maier. Anche lui, come l’a celebre fotografa, operò nelle strade di New York a partire dai primi anni Sessanta, portando avanti un lavoro capillare e quasi ossessivo di reportage. Winogrand è stato uno dei più importanti cronisti della società americana, oltre che uno dei più famosi fotografi internazionali degli anni Sessanta e Settanta. Il suo sguardo sulle abitudini dei cittadini statunitensi, apparentemente distratto, quasi casuale, spesso ironico, fu influenzato soprattutto dalla fotografia sociale di Robert Frank e Walker Evans. Winogrand individuò negli anonimi abitanti delle città americane il soggetto ideale per dare corpo alla propria visione del mondo, raccontando storie laterali, prive di copione o colpi di scena, catturate sempre in luoghi pubblici: nei parchi, allo zoo, nei centri commerciali, nei musei, negli aeroporti, oppure in occasione di manifestazioni politiche ed eventi sportivi. La sua tecnica si contraddistingue per l’’utilizzo di obiettivi grandangolari. I suoi lavori, soprattutto quelli di sperimentazione,   dimostrano come egli ricercasse volontariamente la presenza di uno spazio esterno al soggetto, spesso forzando l’’inclinazione della macchina fotografica. E sarebbe sbagliato liquidare questi sfondi come elementi secondari, come un “rumore” visivo irrilevante. Secondo l’’originale visione di Winogrand, i dettagli esterni, inclusi nella cornice della fotografia, contribuivano invece ad accrescere la forza e il significato del soggetto ritratto.  La mostra al MAN, a cura di Lola Garrido e realizzata in collaborazione con diChroma Photography, presenta, per la prima volta in Italia, la collezione completa delle fotografie che nel 1975  andarono a comporre il celebre volume “Women are Beautiful”  divenuto oggi un oggetto di culto. Immagini istantanee, proposte attraverso una serie di stampe originali che celebrano la figura femminile con uno sguardo autentico in cui si mescolano ammirazione e ironia, venerazione e sarcasmo.  Un lavoro per molti aspetti controverso e allo stesso tempo parallelo a quello dei poeti della Beat Generation, a cui non furono risparmiate pesanti critiche. Infatti, se per alcuni critici d’arte le fotografie di Winogrand apparirono come una gioiosa riflessione sull’’emancipazione della donna e sulla sensualità, per altri, proprio per la presenza di figure formose in abiti sbracciati o in minigonne e l’ossessivo accento sui seni e sui fondoschiena, quelle stesse immagini rappresentarono l’espressione contorta di un artista maschilista e misogino. Ciò che appare evidente è che non si tratta di una riflessione superficiale sui nuovi concetti di bellezza, ma piuttosto di una descrizione delle conseguenze sociali della controcultura americana, oltre che di una dichiarazione di sostegno ai diritti e alla libertà delle donne in un momento in cui il conservatorismo puritano sembrava volere rimettere in discussione alcune delle più importanti conquiste del dopoguerra.

Max Gazzè annuncia la sua prima tournée mondiale, in autunno sarà in America, Giappone e Cina

Intanto in radio è pronto a suonare “Ti sembra normale”, il terzo singolo estratto dall’album “Maximilian”, in rotazione dal 29 aprile. Il video sarà in esclusiva su Vevo dal 27.

Max-Gazzè_verticale_foto-di-Barbara-OizmudRoma, 26 Aprile – Il 2016 per Max Gazzè è decisamente un anno d’oro. Dopo aver suonato ovunque in Italia, macinato sold out, “Maximilian” allarga i confini e annuncia la sua prima tournée mondiale: il risultato di un percorso umano e artistico unico nel suo genere. Il tour costituisce un importante traguardo raggiunto dopo tanti live in Italia e in Europa e un nuovo progetto della OTRLive, in collaborazione con l’ Hit Week Festival. Partirà dall’Europa il prossimo 5 maggio e – dopo un lungo bis in Italia quest’estate –prenderà il volo verso l’AMERICA, il GIAPPONE e la CINA e toccherà nove tra le città più importanti al mondo: Montreal, Toronto, Chicago, Boston, New York, Miami, Los Angeles, Tokio e Shangai. E, a proposito di novità, venerdì prossimo, 29 aprile, arriverà in radio “Ti sembra normale”, il terzo singolo estratto da  “Maximilian” (Universal Music), album certificatoDisco d’Oro (Fimi/GfK Italia). “Ti sembra normale” segue il tormentone de “La vita com’è” (sulla soglia dei 20 milioni di visualizzazioni su Youtube, traccia certificata disco di platino) e l’ultima hit in ordine cronologico, “Mille volta ancora”. Il videoclip diTi sembra normale”sarà in anteprima esclusiva su Vevo dal 27. La formazione che accompagnerà Max oltrefrontiera sarà composta da Giorgio Baldi alle chitarre, Clemente Ferrari alle tastiere, Cristiano Micalizzi alla batteria e Max ‘Dedo’ De Domenico agli strumenti a fiato. Il TOUR MONDIALE partirà dal Canada: il 7 ottobre 2016 sarà a Montreal (Rialto Theatre), l’8 a Toronto; il 10 raggiungerà Chicago (Martyrs’); l’11 sarà a Boston(Regatta); il 12 a New York (Highline Ballroom); il 14 a Miami (North Beach Bandshell); il 16 a Los Angeles (Whisky a Go Go). Il 20 sarà la volta di Tokio (Club Phase) e il 22 toccherà Shanghai (Qsw Live House). E’ imminente, invece, la partenza dell’EUROPEAN TOUR. La prima tappa sarà a Madrid (5 Maggio, Teatro Barcelò) e poi Barcellona (7 Maggio, Sala Bikini); Parigi (9 Maggio, La Bellevilloise); Londra (10 Maggio, Heaven); Dublino (11 Maggio, Opium);Bruxelles (13 Maggio, VK); Amsterdam (14 Maggio, Sugar Factory); Lussemburgo(15 Maggio, Rockhal); Koln (16 Maggio, CBE); Amburgo (17 Maggio, Stage Club Hamburg); Berlino (18 Maggio, Frannz Club); Monaco di Baviera (19 Maggio, Freiheiz); Stoccarda (20 Maggio, Cann) e Zurigo (21 Maggio, Plaza Klub Zurich). Il TOUR ESTIVO di Max partirà dal castello di Udine l’8 luglio, con un’anteprima all’Arenile di Napoli il 2. Proseguirà quindi ancora nel mese di luglio con Sogliano al Rubicone, Fc (9, Sogliano Summer Festival); Collegno,TO (13, Flowers Festival);Vigevano (15, Castello Sforzesco); Genova (16, Goa-Boa Festival); Firenze (22, Musart Festival); Cupello, CH (30, Festival Ordine Zero); in agosto toccherà Torre Regina Giovanna, BR (6, Baccatani Wave Festival); Molfetta, BA (7, Banchina del Porto); Porto Recanati, MC (10, Arena Beniamino Gigli); Riola Sardo, OR (12, Parco dei Suoni); Ploaghe, SS (13, Campo Sportivo); Cirella, Diamante, CS (16, Teatro dei Ruderi); Marina di Castagneto Carducci, LI (22, Bolgheri Festival); Castagnole delle Lanze, AT (23, Festival Contro 2016); Taormina, ME (25, Teatro Antico), Palermo (26, Teatro di Verdura); a settembre il 1° sarà a Modena e il 4 a Treviso (Home Festival). A questi si aggiungeranno ancora molti altri concerti. E, a ritorno dal tour mondiale, Max concluderà il “Maximilian tour” con due grandi concerti-evento il 27 ottobre a Roma (Palalottomatica) e il 29 a Milano (Mediolanum Forum).

Olaplex in Italia grazie alla startup Made in Sicily “O.P. Cosmetics”

In meno di 6 mesi, recupero dell’investimento iniziale, fatturato raddoppiato, e una rete di oltre 2.000 saloni di bellezza

Davide Puglia & Carlo Oliveri - OP Cosmetics

Davide Puglia & Carlo Oliveri – OP Cosmetics

Roma, 12 febbraio – Grazie all’alchimia di un incontro, in Italia è arrivato Olaplex il primo e unico prodotto al mondo creato in America dai ricercatori biochimici Eric Presly e Craig Hawaker, per risolvere definitivamente e in modo sano, l’indebolimento e la rottura dei capelli (trattati da colorazioni). L’incontro magico tra due americani (Ed Cunnighan e Denise Russel) interessati a lanciare in Italia il prodotto ancora sconosciuto e due italiani Davide Puglia e Carlo Oliveri, passando per il Made in Sicily! E di chimica si parla davvero visto che alla base della prestigiosa formula ristrutturante per ogni tipo di capello, c’è una molecola coperta da 8 brevetti internazionali che i dottori Presly e Hawaker, hanno testato nel loro garage/ambulatorio. Il principio attivo di Olaplex, la molecola  Bis-Aminopropyl Diglycol Dimaleate, impossibile da riprodurre, ha la capacità di proteggere i capelli durante l’esposizione al trattamento chimico e ricostruisce i ponti bisolfuri. Olaplex quindi protegge, ripara e rinforza la struttura de capello. Anche i due beauty counselor cosmetics italiani hanno dato vita nel loro scantinato/deposito, alla Startup O.P. Cosmestics… si crea un parallelo virtuale nelle vite di chi ha inventato il prodotto e di chi in Italia l’ha fatto conoscere e apprezzare: i due biochimici Eric Presly e Craig Hawaker, in America, hanno messo a frutto la loro esperienza applicata alla ricerca di cure per il cancro, approdando poi all’haircare quasi casualmente; i due italiani in Sicilia, Davide Puglia (esperienza quasi ventennale nell’industria cosmetica in Italia e all’estero per l’esportazione) e Carlo Oliveri (esperienza quasi decennale nell’hair style specie nei nuovi prodotti per i più importanti brand), passano da “addetti ai lavori” a “imprenditori”, scommettono economicamente investendo su un prodotto che non ha background, né packaging ma che “profuma” di “innovazione”. Decidono insomma, di mettersi in prima linea attingendo alle proprie esperienze sul campo tecnico uno – Oliveri – e sulle regole dell’esportazione l’altro – Puglia. Durante un viaggio Negli Stati Uniti, la domanda che assillava il duo Puglia-Oliveri era: “Come fare ad avere un prodotto così valido?”. La fee d’ingresso richiesta per diventare distributore era insostenibile, ma in modo embrionale si rafforzava sempre più l’idea di creare un’azienda che in Italia potesse distribuire Olaplex. La rete di contatti intessuta negli anni, la vocazione professionale coniugata alla cultura del settore, un carisma tipicamente mediterraneo solare e accogliente, e un business plan convincente: sono questi gli ingredienti con i quali è nata l’azienda O.P.Cosmetics. Gli americani Ed Cunnighan e Denise Russel, interessati all’espansione in Italia, si “innamorano” del progetto O.P.Cosmetics, e intravvedono nel loro business plan, la vera chiave di volta per esportare nel Bel Paese, il prodotto Olaplex… “Abbiamo venduto un sogno agli americani – spiegano all’unisono Davide Puglia e Carlo Oliveri – quando solitamente avviene il contrario! Credendo nel nostro progetto e nella capacità professionale maturata negli anni, ci hanno agevolato moltissimo nella fase iniziale”… tanto che nel giro dei pochi mesi successivi, e una fee quindi molto più contenuta, lo scantinato si è riempito di prodotti per capelli! Il “sicilian style” di O.P. Cosmetics frutto di competenza, professionalità e vivacità mediterranea, ha prodotto in meno di 6 mesi, il recupero dell’investimento iniziale, un fatturato raddoppiato, ha creato una rete di oltre 2.000 saloni di bellezza che utilizzano Olaplex, e un nuovo concept hair.  O.P. Cosmetics è oggi annoverata tra i migliori distributori mondiali di prodotti professionali, inserita nella lista dei colossi dell’industry cosmetic. Con i loro RoadShow, Davide Puglia e Carlo Oliveri, viaggiando lungo le coste ioniche fino a quelle tirreniche, hanno dato vita a una nuova cultura del settore: la cura, il trattamento e la cosmetica del capello, attraverso educational formativi, gli Olaplex openday.

 

Natale nel mondo

Le tradizioni più antiche 

christmas_dublindi Francesca Rossetti

In Europa: Italia

Roma, 9 dicembre – In Italia il Natale è ricco di tradizioni legate al suo significato religioso. Uno degli elementi caratteristici è il presepe: la tradizione fa risalire il primo vivente a San Francesco d’Assisi che nel 1223, a Greccio, la notte di Natale volle far rivivere, in uno scenario naturale, la nascita di Gesù. Le prime statuine, in legno, furono scolpite invece da Arnolfo di Cambio nel 1280 (alcune sono conservate a S. Maria Maggiore a Roma). Un’altra usanza tradizionale è quella di preparare l’albero di Natale. Alla fine dell’Ottocento era di moda nelle corti europee addobbare abeti con decorazioni natalizie, e quella italiana non voleva essere da meno: così, anche la regina Margherita fece allestire un abete al Quirinale. La notizia fece il giro della penisola e l’idea piacque molto a tutti gli italiani, specialmente ai bambini. Ma da dove arriva l’albero di Natale? È una tradizione nordica: in molti Paesi nordeuropei si festeggiava il passaggio dall’autunno all’inverno piantando davanti a casa un abete addobbato con alcune ghirlande. Col passare del tempo, alle ghirlande si aggiunsero nastri e candele, fino all’Ottocento, quando alcuni artigiani svizzeri e tedeschi crearono decorazioni in vetro soffiato. Oggi sull’albero di Natale si ritrovano palline e decorazioni di ogni tipo, fra le quali il vischio, da sempre benaugurante, e i nastri dorati che ricordano le strenne. In Italia è molto viva la tradizione del cenone della vigilia di Natale, a base di pesce portafortuna, salsicce di maiale coperte di lenticchie oppure tacchino ripieno con castagne. Tra i dolci troviamo il panettone, torrone e pandoro. È tradizione che i dolci natalizi contengano noci e mandorle poiché sono simbolo di fertilità della terra e contribuiscono a incrementare la famiglia e il bestiame.

Germania


Qui il periodo natalizio inizia già a novembre. L’ 11 novembre, il giorno di San Martino, le scuole organizzano delle processioni, dove i bambini portano delle lanterne, costruite da loro, per illuminare la strada. Il 6 dicembre San Nicola porta ai bambini cioccolatini, casette fatte con il pan speziato e altre prelibatezze. Nel periodo dell’Avvento si costruiscono delle ghirlande, che, nelle quattro domeniche precedenti il Natale, vengono decorate con candele. Il 24 dicembre si addobba l’albero e alla sera arrivano il
Christkind (il Bambino Gesù) e Babbo Natale, che consegna i regali ai bambini buoni. La vigilia di Natale il cenone è a base di carne di maiale, insalata di maccheroni, salsicce e wurstel bianchi e come dolci marzapane, tavolette aromatizzate e una specie di pane umido contenente della frutta.

Francia


Nella notte di Natale, Gesù Bambino passa nelle case a distribuire i regali, riponendoli nelle scarpe dei bambini. Appende anche dolci e frutta all’albero di Natale. Il culmine della festività natalizia è il cenone di Natale dopo la Messa di mezzanotte e consiste in anatra, paste fatte con farina di grano saraceno e panna acida, tacchino con castagne, mentre per i Parigini le ostriche. Una torta che porta il nome di
La bouche de noel con la forma di un tronco d’albero viene consumata durante la cena. Nella forma richiama il ceppo che un tempo veniva acceso per riscaldare Gesù Bambino nel presepe.
Anche in Francia il presepe occupa un posto privilegiato tra le tradizioni natalizie: molto belli e famosi sono quelli provenzali, con le statuine d’argilla.

Russia


I Russi sono in gran parte cristiani ortodossi e il Natale viene celebrato il 6 gennaio, cioè durante la festa di San Nicola, che è l’equivalente del nostro Babbo Natale. Durante la cena della vigilia viene mangiato il
Kutya, una specie di zuppa di grano e miele, simboli di speranza e felicità, posto in un unico piatto al centro del tavolo che rappresenta l’unità della famiglia.

Danimarca


Durante il periodo dell’Avvento i bambini si trasformano in folletti (gli aiutanti di Babbo Natale) e si divertono a fare dei piccoli scherzetti in casa. La vigilia si trascorre in famiglia e si addobba anche l’albero con palline e bandierine danesi. Il pranzo tradizionale prevede oca arrosto con cavoli, patate scure e, per dessert, riso alle mandorle: nel dolce viene nascosta una mandorla intera e chi la trova (di solito si fa trovare al bambino più piccolo) riceve un bel regalo. I bambini vengono vestiti come folletti (di rosso con un cappello a punta) e si aspetta lo
Julemann (Babbo Natale) che porta i regali. Dopo cena si balla intorno all’albero, si cantano canzoni natalizie e si aprono i regali.

Finlandia


In questo paese, oltre al classico abete di Natale, all’esterno delle case viene preparato un secondo alberello per… gli uccellini: un covone di grano legato ad un palo e addobbato con stuzzichini appetitosi. Babbo Natale vive con Mamma Natale e tanti piccoli aiutanti in Lapponia, all’interno di una montagna chiamata
Korvatunturi: questa montagna ha tre orecchie, cosicché Babbo Natale può ascoltare i messaggi che gli arrivano da tutto il mondo. L’entrata della montagna è talmente segreta che finora nessuno è riuscito a scoprirla.

IN NORDAMERICA

Canada


È usanza decorare la casa con corone di alloro e luci colorate. La settimana prima di Natale i bambini scrivono a Santa Claus per chiedergli i regali. Appendono anche delle calze in modo che Babbo Natale le possa riempire con caramelle e cioccolatini. In alcuni paesi esiste ancora la tradizione per i bambini di andare a cantare di casa in casa per ricevere in compenso monete, dolcetti o qualcosa di caldo da bere. Il pranzo natalizio tradizionale è caratterizzato dal tacchino ripieno con contorno di patate e salsa di mirtilli, oppure dall’anatra arrosto.

USA


Negli Stati Uniti, il modo di celebrare il Natale varia di casa in casa. Tutto dipende dalle origini familiari che spesso rimandano a tradizioni diverse.
In genere il pranzo più importante è quello del 25. Per alcuni è basato sull’arrosto di manzo, per altri su tacchino e purea di patate, salsa di mirtillo rosso e verdure come fagiolini verdi o zucchine. Per dessert, poi, gli americani mangiano biscotti e crostate fatte secondo le ricette familiari risalenti ai tempi dei primi colonizzatori.  L’eggnog è la tradizionale bevanda delle feste natalizie, composto da uova, latte, zucchero e a volte anche rum.  Il piatto più caratteristico è il
Lumberjack Pie, una crostata di purea di patate riempita di carne, cipolla e cannella.

Capodanno

Un Capodanno tutto particolare è quello cinese, seguito dall’inizio della primavera. È un momento di rinnovata fertilità della terra, un evento meraviglioso per ogni cinese. Chiamato anche Festa di Primavera, in passato il Capodanno contrassegnava una svolta decisiva per gli affari perché si poteva sperare in una vita migliore e in un maggiore successo nell’anno nuovo. Oggi in tutta la Cina è il momento delle riunioni familiari, delle visite agli amici, del riposo dal duro lavoro del resto dell’anno, e di ogni sorta di intrattenimento.

Case,uffici e strade vengono puliti da cima a fondo perché secondo la vecchia superstizione in questo modo si elimina la sfortuna e si attira la buona sorte.  Sugli edifici pubblici e nelle case vengono appese lanterne da cerimonia con fiocchi rossi e gialli e strisce di carta colorata,tutti cercano di essere a casa per la vigilia del Capodanno e, una volta riunita la famiglia, di solito ci si scambiano piccoli regali. Per i bambini ci possono essere dei nuovi vestiti, giocattoli, dolci o una piccola somma di denaro e quasi sempre regali anche per gli anziani.

In Cina il cibo viene servito in abbondanza per celebrare il Capodanno. La maggior parte del cibo consumato ha un significato preciso: per esempio, vengono preparate delle torte chiamate nian-gao che simboleggiano la prosperità della famiglia. Le cene cinesi hanno dodici portate, ognuna di esse con uno specifico significato. Il pesce, servito intero, simboleggia l’abbondanza e l’unità familiare. La verdura di mostarda (una verdura con foglie) rappresenta longevità, mentre si crede che la rapa porti buona sorte. Il cibo più significativo consumato alla vigilia di Capodanno sono degli gnocchi cinesi, che simboleggiano ricchezza. La loro forma ricorda infatti gli antichi lingotti cinesi in oro e argento. Una moneta viene cucinata all’interno degli gnocchi e si crede che colui che troverà la moneta diventerà la persona più facoltosa e fortunata dell’anno che sta iniziando.

In Giappone, la festa di Capodanno è chiamata Shogatsu: è considerata la festa più importante dell’anno e si protrae per ben tre giorni. È il periodo in cui i parenti si riuniscono e molte famiglie si recano dai nonni a trascorrere le vacanze. Le celebrazioni iniziano la vigilia del nuovo anno. Alla mezzanotte del 31 dicembre la famiglia si reca in visita al santuario locale o al tempio per pregare affinché il nuovo anno sia fortunato. Nei templi delle città, trenta minuti prima di mezzanotte, si suona una grande campana per 108 volte.

Il primo dell’anno viene consumata una colazione speciale e ai bambini vengono regalate piccole somme. Ognuno attende con ansia di ricevere i biglietti d’auguri, chiamati nengajo. Queste cartoline vengono emesse dal Ministero delle Poste e Telecomunicazioni e sono abbinate a un concorso a premi. Vengono spesso personalizzate con disegni, adesivi o fotografie stampate e vengono spedite tutte insieme la mattina di Capodanno. In esse, oltre ai saluti convenzionali di “Buon Anno Nuovo” (akemashite omedeto gozaimasu), si scrivono notizie su se stessi.
Per tradizione i giapponesi festeggiano con un pasto che simboleggia lunga vita, chiamato
toshikoshi soba (pasta di grano saraceno). Vengono anche serviti il mochi (riso battuto), verdure e pesce. L’Ozoni è il cibo offerto al dio del Nuovo Anno: è una minestra a base di pollo e verdure consumata dall’intera famiglia durante la celebrazione di Capodanno. Otoso, un vino di riso dolce, è la bevanda tipica di questa festa.

Befana


“L’epifania tutte le feste porta via” è un detto popolare diffuso in Italia, ma cos’è l’Epifania e soprattutto chi è la Befana? Il termine Befana è la versione popolare del termine greco Epifania, cioè la festa che commemora la visita che i Magi fecero a Gesù. Il Vangelo non dice quanti fossero i Magi, ma il numero viene fissato a tre, in base ai doni che portarono: oro, incenso e mirra. Quanto alla Befana, ci sono molte leggende che la riguardano: la prima racconta che i Magi, durante il loro viaggio, si fermarono a chiedere ospitalità a una vecchia che gliela negò. Più tardi la donna cambiò idea, ma ormai i Magi erano troppo lontani.  
Un’altra leggenda narra che i Magi chiesero alla vecchietta di accompagnarli per portare i doni a Gesù, ma la vecchietta rifiutò, perché doveva finire le faccende di casa. Quando ci ripensò, i Magi erano troppo lontani, e lei cominciò a inseguirli con in mano la scopa, ma non riuscì a raggiungerli. Per questo la Befana viene raffigurata come una vecchia a cavallo di una scopa che gira di casa in casa, lasciando ai bambini i doni che non ha potuto dare a Gesù bambino.

 

Il Colorado celebra il Centenario con i suoi quattro parchi nazionali.

Il Colorado è noto per la sua natura spettacolare, i panorami scenografici e le innumerevoli attività all’aria aperta

Rocky Mountain National ParkVisit DenverDenver (27 ottobre 2015) – L’anno 2016 sarà il Centenario del National Park Service. Dalla pesca in uno dei canyon più profondi dell’emisfero occidentale al surf sulle dune più alte del Nord America, nei quattro parchi nazionali del Colorado si possono fare esperienze uniche ed esilaranti. Lo stato è anche sede di otto monumenti nazionali, quattro sentieri storici (National Historic Trails), due siti storici nazionali (National Historic Sites) e un corridoio fluviale, quello del fiume Colorado. Di seguito alcune esperienze da non perdere per tutti coloro che vorranno celebrare la meraviglia dei parchi nazionali del Colorado, in tutte le stagioni, per tutto il 2016 e oltre.

Black Canyon of the Gunnison National Park

Pareti di roccia nera s’innalzano fino a raggiungere gli oltre 820 metri di altezza a strapiombo sul fiume Gunnison. Situato nella parte sud-occidentale dello stato, il Black Canyon of the Gunnison offre una moltitudine di attività per divertirsi e praticare la propria attività sportiva preferita. D’inverno si possono fare escursioni con le ciaspole o praticare lo sci di fondo per ammirare, dai vari punti panoramici, il bianco candido della neve sulle pareti del canyon. Nei mesi più caldi le attività da fare sono molteplici: il rafting, l’escursionismo, la pesca o semplicemente l’osservazione delle stelle sono solo alcune delle opportunità per godersi questo splendido parco. Gli alpinisti esperti possono mettere alla prova le loro abilità di arrampicata sulla parete verticale più alta del Colorado, la Painted Wall (circa 686 metri di altezza). Si può trovare alloggio nelle vicine città di Gunnison o Montrose, nelle quali non mancano birrifici artigianali dove assaggiare dell’ottima birra locale.

Great Sand Dunes National Park & Preserve

Nella valle di San Luis si ergono le maestose dune di sabbia dorata. Un paesaggio incomparabile e in costante evoluzione creato più di un milione di anni fa. Nella tarda primavera, i visitatori possono rinfrescarsi nelle acque del Medano Creek, un piccolo corso d’acqua alimentato da neve sciolta che si trova ai piedi delle dune e che forma una delle migliori “spiagge” del Colorado. In estate, gli appassionati degli sport su tavola possono avventurarsi tra le dune e praticare il sandboarding. I mesi autunnali, con i loro emozionanti contrasti di colore, offrono molte opportunità per gli amanti della fotografia. Le dune sono inoltre ideali per praticare lo sci di fondo nei mesi invernali. A pochi kilometri di distanza, Alamosa offre ai visitatori meraviglie paesaggistiche, molte altre attività all’aperto, cultura e storia. I visitatori possono inoltre gustare l’autentica cucina locale nei vari ristoranti della cittadina.

Mesa Verde National Park

Il primo parco stabilito nell’ottica di preservare le opere dell’uomo. Situato nel sud-ovest del Colorado, Mesa Verde National Park porta i visitatori indietro nel tempo con il suo fascino antico e suggestivo. Mesa Verde, patrimonio dell’UNESCO, è anche il più grande sito archeologico conservato negli Stati Uniti che riflette più di 700 anni di storia dei Popoli Ancestrali o Anasazi. Avendo a disposizione da poche ore a un paio di giorni si possono scegliere di percorrere vari itinerari. Le abitazioni scavate nella roccia tra cui Cliff Palace, il più grande degli insediamenti, sono visitabili per mezzo di visite guidate dai ranger e a pagamento. All’interno del parco si possono fare escursioni anche nei mesi invernali, quando è più facile avvistare la fauna selvatica. Si può alloggiare nella vicina Cortez oppure a Durango, a circa 60 km dall’ingresso del parco. Qui aleggia un autentico spirito “Old West”, soprattutto nella via principale (Main Street) con i suoi hotel storici e un saloon vecchio stile.

Rocky Mountain National Park

Situato tra le città di Estes Park e Grand Lake con una superficie di 1.075 km², il parco comprende una grande varietà di ambienti montani tra i più spettacolari del Front Range. La Trail Ridge Road che attraversa il parco è la strada ininterrotta più alta della nazione che raggiunge quasi 4000 metri di altezza. Il Centenario porta con se una varietà di programmi gratuiti guidati da esperti ranger che celebrano la flora e la fauna selvatica e le meraviglie del parco. L’autunno è il periodo ideale per osservare mandrie di cervi americani combattere per il loro accoppiamento. Nei mesi invernali è possibile praticare varie attività sulla neve tra cui slittino, ciaspole e sci di fondo. Il centro della vicina Estes Park è pieno di gallerie d’arte e negozi indipendenti. Dal lato opposto, Grand Lake offre una varietà di opzioni di alloggio per coloro che vogliono rimanere nell’atmosfera del parco come baite, resort, ranch e molto altro ancora.

Ci sono inoltre otto monumenti nazionali da non dimenticare: Browns Canyon, Colorado, Canyon of the Ancients, Chimney Rock, Florissant Fossil Beds, Dinosaur, Hovenweep e Yucca House. I monumenti nazionali del Colorado sono stati istituiti per proteggere le caratteristiche naturali, storiche e culturali dello stato e offrono ai visitatori esperienze di apprendimento uniche.

Colorado

Il Colorado è noto per la sua natura spettacolare, i panorami scenografici e le innumerevoli attività all’aria aperta. Il paesaggio varia da sorgenti naturali di acqua calda, fiumi e laghi, 12 parchi nazionali e monumenti, a 58 vette che raggiungono i 4.200 metri. Con un ricco patrimonio culturale, la città cosmopolita di Denver e i rinomati comprensori sciistici, il Colorado offre una vacanza versatile e dinamica. Le compagnie aeree internazionali Icelandair, KLM, United Airlines, Delta, British Airways, US Airways e Lufthansa offrono collegamenti giornalieri dall’Europa a Denver.

 

Omaggio a un’altra America, Whitman, Thoreau e le Cato’s letter. Un inno alla libertà contro la schiavitù per i neri e per i bianchi

Reading inedito dove Massimiliano Finazzer Flory diventa poeta, anarchico e rivoluzionario. Accompagnato dalle percussioni dell’America nera.

Massimiliano-Finazzer-Flory1Cortina d’Ampezzo,  5 agosto-Lunedì 10 agosto a Cortina d’Ampezzo per la nona edizione del Festival e Accademia Dino Ciani, che quest’estate ha come fil rouge l’America ospita per l’occasione il regista e attore Massimiliano Finazzer Flory con un reagind contro la schiavitù…

La poesia come lotta per la libertà…

Un’altra America che canta l’individuo contro lo Stato…

La cultura come pelle dell’altro per amare la diversità…

Un inno all’anarchia necessario quando al governo c’è il conformismo…

Un testo dove libertà e fratellanza non hanno bisogno di uguaglianza…

Sono queste alcune provocazioni e suggestioni che Finazzer Flory propone di un testo teatrale che mette insieme rivoluzionari americani come Whitman, Thoreau, Trenchard, Gordon per raccontare la lotta dei bianchi contro i bianchi a favore dei neri. Storie di libertà contro uno schiavismo implicito in tutte le forme di potere e che dura tutt’ora anche da noi.

Roma – Italia. Dimensioni transcontinentali dell’immigrazione.

I gruppi nazionali più numerosi tra percorsi di inserimento e legami con i paesi di origine “Affari Sociali Internazionali – Nuova Serie” n. 1-2/2015

20051228 - IMMIGRAZIONE, CONSULTA BOCCIA ALTRA NORMA DELLA BOSSI-FINI  - Un barcone di immigrati nelle acque dell'isola di Lampedusa (Agrigento) in un'immagine d'archivio del 22 giugno scorso. FRANCO LANNINO/ARCHIVIO ANSA/ji

Roma, 23 giugno – Una ricerca sulle più numerose collettività immigrate a Roma promossa dall’Istituto di Studi Politici San Pio V a cura del Centro Studi e Ricerche IDOS Nel panorama dell’immigrazione italiana, l’area romana gioca un ruolo di assoluto rilievo. Sono oltre 500mila i cittadini stranieri residenti nell’intera Città Metropolitana, pari a oltre un decimo del totale nazionale, dei quali oltre 350mila nel Comune di Roma Capitale. Le loro provenienze e caratteristiche sono tra le più diverse e, nell’insieme, attestano un insediamento sempre più stabile e radicato sul territorio. Di questa variegata realtà si è interessato l’Istituto di Studi Politici San Pio V, dando incarico al Centro Studi e Ricerche IDOS di realizzare una ricerca sul tema, che fotografasse la situazione dei gruppi nazionali più numerosi. La pubblicazione esce come numero monografico della rivista “Affari Sociali Internazionali – Nuova serie” (n. 1-2/2015) con il titolo Roma – Italia. Dimensioni transcontinentali dell’immigrazione. I gruppi nazionali più numerosi tra percorsi di inserimento e legami con i paesi di origine. A coordinare la ricerca è stata Maria Paola Nanni con il supporto del corpo redazionale di IDOS. Sono state prescelte, per ciascun continente di origine dei migranti, le due collettività più numerose tra i residenti stranieri nel Comune di Roma Capitale, senza tener conto della distinzione tra cittadini comunitari e cittadini di paesi terzi: romeni e ucraini per l’Europa, egiziani e marocchini per l’Africa, filippini e bangladesi per l’Asia, peruviani ed ecuadoriani per l’America Latina. Di ciascun gruppo viene presentato un ritratto a tutto tondo, che unisce l’analisi dei dati statistici più aggiornati alla ricostruzione dell’evoluzione storica dell’insediamento, con specifica attenzione ai percorsi di inserimento sociale e lavorativo nell’area romana, messi a fuoco anche grazie all’ascolto di testimoni privilegiati rappresentanti delle collettività stesse. Il tutto, con una prospettiva di ampio respiro che, seppure centrata sul territorio romano, resta aperta tanto alla dimensione nazionale che all’esplorazione dei rapporti con i paesi di origine. Le riflessioni che ne derivano sono in larga misura estendibili anche ad altre collettività immigrate e aiutano a ricomporre un quadro unitario di Roma come città internazionale. Si individuano, inoltre, chiavi di lettura unificanti rispetto ai vari continenti:

· per l’Europa, la vicinanza e l’appartenenza allo stesso processo di integrazione continentale;

· per l’Africa, l’obiettivo dello sviluppo e della cooperazione;

· per l’Asia, l’avvicinamento a quello che sarà il fulcro dell’economia mondiale;

· per l’America, continente che ha accolto nei due secoli precedenti flussi massicci di italiani, la memoria di un passato che costituisce un sussidio per meglio affrontare i temi più attuali della mobilità internazionale. 2 I cambiamenti intervenuti nell’ultimo decennio, in particolare, hanno visto triplicare la presenza di cittadini immigrati nell’area romana, come anche nella Regione Lazio. In questo quadro, alcune collettività sono cresciute di più rispetto alla media, come i bangladesi (aumentati di oltre 8 volte nel Comune di Roma tra il 2004 e il 2014), gli ucraini (quasi 7 volte di più) e i romeni (5 volte di più). I filippini e i bangladesi, inoltre, si distinguono per una concentrazione nel Comune di Roma particolarmente spiccata (oltre 1 su 4 rispetto all’insieme dei connazionali residenti in Italia e oltre 9 su 10 rispetto a quelli presenti nel Lazio, a fonte di una media relativa all’intera presenza straniera di 6 su 10). Riassumendo i cambiamenti intervenuti, Ugo Melchionda, presidente di IDOS, sottolinea che “il potere di attrazione di Roma è rimasto pressoché intatto, nonostante la crisi, anche perché i servizi alla persona e il commercio trainato dalla vocazione turistica della Capitale sono stati ‘settori rifugio’ per i lavoratori migranti”. In questa ricerca, in cui Roma si staglia sempre più come un ‘laboratorio del futuro’, che indica in anticipo quali saranno i prossimi scenari dell’Italia, la società appare sollecitata a configurarsi sempre più come internazionale, interculturale, interreligiosa e imprenditoriale, assicurando nello stesso tempo l’inte(g)razione, la coesione sociale e lo sviluppo. È questo l’obiettivo che il presidente dell’Istituto di Studi Politici “San Pio V”, Antonio Iodice, sottolinea con forza nella sua prefazione, in cui si sofferma su “lo scarto tra impegno e indifferenza, tra responsabilità e inazione, tra approfondimento e superficialità” e sottolinea che “le statistiche indicano un percorso di condivisione e di dialogo”, particolarmente utile per proteggersi dalle “raffiche di vento del populismo e della xenofobia”.

Scrivi alla Redazione

Siamo felici di valutare ogni tua segnalazione e pubblicare articoli che pensi possano essere di interesse pubblico

Per qualsiasi segnalazione scrivi a
[email protected]