Considerazioni dopo la morte del giovane Giulio Regeni

Presidente della LIDU Onlus, Alfredo Arpaia: “Nella morte di Giulio Regeni la responsabilità dell’Occidente e dei singoli Paesi che operano direttamente nell’area del Mediterraneo è grande”.

di Alfredo Arpaia, Presidente della LIDU Onlus

giulio regeniRoma, 10 febbraio – La difficoltà della diplomazia egiziana nel dare una risposta credibile alla violenta morte subita da Giulio Regeni apre un ventaglio di ipotesi non tanto incerte sulle cause che l’hanno determinata. Noi siamo certi che il movimento rivoluzionario dei giovani di Piazza Tahrir non sia finito. La crisi profonda che sta attraversando tutto il mondo islamico è espressiva dello scontro tra due forze: una riformista, di rinnovamento, modernità e di una più avanzata visione del futuro, l’altra di retroguardia e di conservazione, destinata ad esaurirsi con l’avanzare delle nuove tecnologie e dei nuovi processi di sviluppo economico. Questo movimento politico-culturale rivoluzionario, mosso dalla “Primavera araba” e volto ad abbattere regimi dispotici che sembravano inamovibili e imbattibili, sembra esaurito. Non è così. Il giovane Regeni, al di là di catalogazioni formali e ufficiali di appartenenza, era un giovane universitario certamente seguace di idee e principi di libertà, di giustizia sociale, di democrazia e di rispetto della dignità e dei diritti dell’uomo che si è scontrato con i poteri dispotici dominanti. La responsabilità dell’Occidente e dei singoli Paesi che operano direttamente nell’area del Mediterraneo è grande. Gravi errori sono stati fatti nelle scelte degli interventi da attuare in un’area così geo-politicamente strategica, errori che hanno determinato drammatiche lesioni dei diritti umani di cui stiamo pagando e pagheremo ancora per molti anni le conseguenze. La morte del giovane Giulio pone adesso all’Italia il compito di operare affinché da questo dramma scaturiscano atti politici in grado di portare chiarezza sul grave episodio e sulle cause che l’hanno determinato e contribuiscano a tutelare i diritti delle minoranze e la libertà di espressione.

Valerio Zanone e sue ultime riflessioni

Il testamento ideale di Valerio Zanone Presidente onorario della L.I.D.U. Onlus

di Riccardo Scarpa

ghjjh_MGTHUMB-INTERNARoma, 9 gennaio – «Il liberalismo ha propugnato la libertà degli esseri umani in società con la garanzia dei loro diritti di libertà, la democrazia li ha estesi ad ognuno nello Stato libero, il socialismo s’è battuto per innervarli nel mondo del lavoro, al fine di farne una realtà materiale e non meramente formale. Oggi questi grandi sistemi d’idee politiche sono spesso considerati superati nel mondo globale, ma restano loro eredità i diritti degli esseri umani sanciti nelle Costituzioni degli Stati, delle istituzioni supernazionali e nelle dichiarazioni e convenzioni stipulate nell’ambito delle organizzazioni internazionali. Tuttavia sono attaccati e minacciati di continuo dall’intolleranza per le idee diverse, dalla sete di potere e dall’avidità personale; oggi le migrazioni, domani altri fenomeni sociali possono generare moltitudini a cui vengono riconosciuti con difficoltà, nonostante precise statuizioni universali. Per questo la Lega Italiana dei Diritti dell’Uomo e la Federazioni Internazionale che ha contribuito a fondare hanno ancora dure battaglie da sostenere». Queste sono espressioni di Valerio Zanone l’ultima volta che ci siamo incontrati, assieme ad Alfredo Arpaia Presidente della L.I.D.U., Giovedì 17 di Dicembre scorso, poco prima delle feste di fine anno. L’aggressione del male era ormai evidente, ci accolse seduto vicino al camino, nella sua dimora sulla via Cassia. «Riccardino – usava questo diminutivo, con forte accento piemontese – una lunga esperienza mi ha insegnato che vivere è un mestiere difficile; non pensavo che morire lo fosse di più»; e fece cercare le cartelle cliniche per mostrarle ad Alfredo Arpaia, di cui stimò anche la profonda esperienza di medico. La frase non espresse nessun timore del trapasso, ma la preoccupazione che il dolore ed un certa perdita di controllo del fisico avrebbe potuto compromettere la dignità dei giorni di vita che sapeva restargli. Erano le settimane che seguirono la seconda ondata di attentati dei terroristi ispirati al sedicente «Califfo di Bagdad» a Parigi, del nuovo progresso del Fronte Nazionale registrato alle elezioni amministrative in Francia, della reazione del Presidente francese François Holland, con misure che di fatto sospesero le garanzie dei diritti umani nella Nazione degli Immortali Principî dell’89. Come naturale, furono tutti argomenti di discussione, e gli espressi la speranza che Holland avesse preannunziato tali provvedimenti, ma al contempo chiesto parere al Consiglio di Stato sulla legittimità degli stessi, nell’auspicio d’una pronuncia sfavorevole. Tale sentenza, infatti, avrebbe costituito un grosso problema per eventuali suoi successori all’Eliseo, qualora avessero voluto percorrere strade illiberali. Mi guardò e tacque. Nel concreto rimanevano, e rimasero quelle disposizioni e proposte, come rimangono oltre oceano i reclusi a Guantánamo. Del resto, se il cosiddetto «Stato Islamico» consolidasse il suo regime dispotico nei territorî che controlla, costituirebbe uno Stato senza diritti; esattamente come la rispettabile, ed alleata dell’occidente, Arabia Saudita, o l’Iran nuovamente ammesso nella buona società, dove da anni è coccolata la Cina capitalcomunista, il cui governo ufficialmente asserisce d’aver progredito nel campo dei diritti umani in quanto, nell’esecuzione delle condanne a morte, la spesa per il proiettile usato per la fucilazione, con un colpo alla nuca, non è più posta a carico della famiglia del condannato, ma del bilancio statale. L’occidente liberale si volta dall’altra parte, perché quei paesi sono buoni mercati ed indispensabili fornitori. Quasi ogni accordo economico fra potenze, su piano globale, continentale o bilaterale, viene pagato anche in termini di diritti. All’ingresso, fummo accolti dai suoi cani, Valerio fu un’amorevole cinofilo, che ci buttarono le zampe al collo. Non sembrarono certo cani da guardia, a meno che non fossero stati addestrati a riconoscere a fiuto gli amici. Questo dà da pensare come non solo i diritti degli esseri umani non possono battere in ritirata, ma quanto gli esseri umani debbano farsi propugnatori di quelli degli altri esseri senzienti, a qualsiasi regno della natura appartengano; ed anche qui il bilancio non è oggi positivo. Valerio Zanone fu, non dimentichiamolo mai, anche il primo ministro dell’ambiente nella storia d’Italia, quando le competenze di questo dicastero vennero separate da quelle dello spadoliniano ministero dei beni culturali. In fondo, un ambiente vivibile per tutte le specie è sopratutto interesse di questa supponente umanità. Se in questo istante la Terra sparisse, il resto di questo universo e degli altri continuerebbe per la sua strada, ma non questa umanità, forse. La sua ultima grande lezione è stata l’indifferenza per la fine, non per effetto d’un opinabile credo, ma per la consapevolezza che il dissolversi dei corpi restituisce ai processi fisici,chimici, biologici, sentimentali e spirituali le sostanze per nuove manifestazioni della vita una. Anche i pianeti hanno una propria vicenda esistenziale, ma ciò non interrompe l’evoluzione degli universi e la vita una con essi. In fondo, ricordo, se non erro, come uno scritto sull’estetica di Giordano Bruno sia stato il suo primo suo lavoro pubblicato.

L.I.D.U. incontro sul tema “Essere Donne senza paure”

La Commissione Diritti e Dignità delle Donne in collaborazione con il Comitato di volontariato culturale “Insieme per l’Arte” ha ospitato la conferenza dal titolo“Essere Donne senza paure”

A cura di Ilaria Nespoli

12345629_10153787079269282_6134058353224293237_nRoma, 14 dicembre – In occasione della settimana contro la violenza sulle donne, la L.I.D.U Onlus – Lega Italiana dei Diritti dell’Uomo ha ospitato la conferenza dal titolo“Essere Donne senza paure”, organizzato dalla Commissione Diritti e Dignità delle Donne in collaborazione con il Comitato di volontariato culturale “Insieme per l’Arte”. La più antica associazione italiana per la tutela e la difesa dei diritti umani ha incontrato l’arte, ovvero “uno dei pochi strumenti in grado di veicolare oggi un messaggio di pace e di salvezza nel mondo”, come l’ha definita Ella Clarifia Grimaldi, Presidente del Comitato di volontariato culturale “Insieme per l’Arte”. Non è un caso che si sia scelto di iniziare il simposio con la bellissima performance teatrale scritta e interpretata dall’artista romana Annamaria Giannini, dal titolo inequivocabile “Io sono stuprabile”. Essa riprende le frasi finali del monologo autobiografico di Franca Rame, “Lo Stupro”, che la grandissima attrice scrisse nel 1975 e poi portò coraggiosamente prima in teatro poi anche in Rai di fronte a milioni di persone. Franca Rame ha sconfitto la violenza dei suoi stupratori, subita per il semplice fatto di essere una donna impegnata in politica,con la parola: invece di lasciarsi sopraffare dalla vergogna e dalla paura, ha dimostrato con la sua arte che era più forte dei suoi violentatori.  Attraverso la sua intensa recitazione, Annamaria Giannini ci ricorda come oggi ci siano ancora tante Franca Rame, che non si abbandonano al silenzio ipocrita di una società colpevolista che tende ad accusare la donna anziché difenderla ma, al contrario, denunciano. Esse, tuttavia, spesso si trovano a subire un processo quasi inquisitorio in cui vengono colpevolizzate per un presunto comportamento “allegro”, “disinibito”, in una parola “stuprabile”. Le parole utilizzate da Annamaria Giannini spiegano meglio di qualsiasi analisi specialistica realizzata sul tema, perché arrivano dritte alle coscienze, senza filtri: “E’ come se queste ragazze venissero stuprate per la seconda volta da uno Stato che pensa che una donna debba essere tutelata solo se è una brava ragazza, non in quanto individuo; ma in realtà non si rende conto che le sentenze di assoluzione dei colpevoli rendono inutili tutte quelle lotte realizzate negli ultimi cento anni per la nostra dignità!”. Degno di rilievo l’intervento di Pino Scaccia, storico inviato di guerra della Rai, il quale ha raccontato la propria esperienza in zone del mondo in cui la donna praticamente non esiste, dalla Moldavia alla Nigeria, fino a giungere all’Afghanistan in cui il giornalista ha ricordato la figura della sua figlia adottiva di Kabul, “una bambina dagli occhi color miele selvatico, resa disabile da una delle molteplici bombe cadute negli anni della guerra”. Nel corso della sua decennale esperienza, Scaccia ha conosciuto anche donne coraggiose, che in questi remoti angoli del mondo si ribellano e combattono contro le violenze sessuali e il dramma delle spose bambine, cercando di combinare il rispetto della tradizione con il cambiamento necessario affinché la condizione della donna in questi paesi possa definirsi umana e cessi di essere una mera “proprietà” di un essere di sesso maschile che si fa fatica a definire uomo. Purtroppo, la violenza di genere non è una questione che interessa solo i Paesi in via di sviluppo. Infatti, come evidenziato dal comunicato dell’Associazione europea per i diritti umani (AEDH), di cui la L.I.D.U. è membro integrante, letto dalla Presidentessa della Commissione Diritti e Dignità delle Donne, Maricia Belfiore, è indegno che oggi nella sola Unione Europea un terzo delle donne sia stata vittima di violenza sia fisica, sia morale. Al comunicato dell’AEDH fa eco il messaggio di saluto della Presidentessa della Camera dei Deputati, Laura Boldrini, nel quale ella sottolinea come solo in Italia ben il 31,5 per cento delle donne fra i 16 e i 70 anni – per intenderci sei milioni e settecentoottantottomila persone – ha subìto una qualche forma di violenza fisica e sessuale almeno una volta nel corso della vita. Questi dati nella loro cruda oggettività, confermano come la violenza sulle donne nella maggior parte dei casi non sia frutto di raptus improvvisi ma di condotte reiterate legate ad un fenomeno che ha carattere strutturale e culturale e che affonda le sue radici in persistenti stereotipi nelle rappresentazione delle donne, come ha evidenziato dal Presidente della Lega Italiana dei Diritti dell’Uomo, Alfredo Arpaia. Probabilmente, soprattutto nel mondo occidentale, parte della responsabilità di questa situazione è da attribuire ai media, specialmente alla televisione e alla pubblicità, spesso estremamente “sessiste” come ha sottolineato nel corso del proprio intervento Antonella Alba, giornalista di Rai News 24. Se è indubbio che alcuni progressi sono stati ottenuti, a cominciare dalla ratifica da parte del Parlamento italiano della Convenzione di Istanbul la quale, come messo in evidenza dalla stessa Laura Boldrini, definisce la violenza di genere come violazione dei diritti umani, molto ancora resta da fare affinché, parafrasando le ultime parole del monologo di Annamaria Giannini, “i nostri figli possano guidarci in un mondo in cui non si brucino più le streghe ma sia basato sui valori fondamentali dell’amore e del rispetto”. Questo è il senso della lotta che la L.I.D.U., come Associazione impegnata nella difesa e nella promozione dei Diritti propri dell’Essere Umano nel suo complesso intende perseguire.

Tavola Rotonda “La schiavitù in Mauritania e le nuove forme di sfruttamento a danno degli immigrati in Italia: Lotte pacifiche comuni per la tolleranza e le libertà”.

Alla L.I.D.U. Onlus, Lega Italiana dei Diritti Umani, impegnata ai sensi del proprio Statuto nella tutela della dignità umana di ogni individuo, Lehbouss ha chiesto di intervenire presso il Governo mauritano affinché la salute del detenuto venga sempre e comunque salvaguardata, informando gli interessati di qualsiasi evoluzione della stessa.

A cura di Ilaria Nespoli

Logo_LiduRoma, 27 novembre – “E’ con piacere che ospito Ira Mauritania (acronimo di Initiative for the Resurgence of the Abolitionist Movement, Iniziativa per la rinascita del movimento abolizionista) che mira a difendere valori, quali la libertà e la dignità di ogni essere umano, cui la L.I.D.U. Onlus, Lega Italiana dei Diritti Umani, si impegna da sempre a promuovere e a difendere”. Così il Presidente della L.I.D.U. Onlus ha inaugurato la tavola rotonda dal titolo La schiavitù in Mauritania e le nuove forme di sfruttamento a danno degli immigrati in Italia: Lotte pacifiche comuni per la tolleranza e le libertà”. Come sottolineato da George Ebai, Responsabile Diritti Umani per il Movimento degli Africani di Roma, il divieto di attuare forme di schiavitù, oltre ad essere un principio ormai appartenente al diritto internazionale consuetudinario, è sancito dalla Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo del 1948 i cui articoli 3 e 4 affermano, rispettivamente, il diritto alla vita, alla libertà ed alla sicurezza della propria persona e il divieto di schiavitù e della tratta degli schiavi. Nonostante la Mauritania abbia aderito a tale Convenzione e al sistema delle Nazioni Unite da oltre cinquant’anni, l’associazione antischiavista denuncia come il Paese sia al primo posto fra gli Stati che praticano la schiavitù. Infatti, se da un lato, grazie anche alla campagna di sensibilizzazione ed informazione attuata da Ira Mauritania, nel 2007 è stata introdotta per la prima volta nella storia della Mauritania una legge che criminalizza la schiavitù; ad oggi tale normativa non viene di fatto attuata, come denunciato dalla stessa Organizzazione. Il quadro della situazione del Paese è stato descritto da Hamady Lehbouss, il quale è impegnato in un tour europeo di denuncia volto a portare la voce di Biram dah Abeid, fondatore di IRA Mauritania e detenuto in carcere nonostante le precarie condizioni di salute. Dopo aver presentato la Mauritania come un paese dell’Africa subsahriana in cui vige una Repubblica di tipo islamico, Lehbouss ha descritto la composizione etnica del Paese, evidenziando come la maggioranza della popolazione sia composta da i cosiddetti “schiavi affrancati”, gli haratin, i quali si trovano spesso a vivere in condizioni di schiavitù e sfruttamento rispetto al gruppo dirigenziale rappresentato dagli arabo-berberi. In seguito all‘abolizione formale della schiavitù avvenuta nel 1981, alle trasformazioni sociali e ad una serie di rivendicazioni politiche condotte nel contempo da membri dell’avanguardia haratine (attraverso movimenti, prima, e partiti, poi), il termine “haratin” indica oramai un gruppo che, almeno a livello urbano, ha in larga parte acquisito la consapevolezza di costituire una comunità con un’identità propria. Nonostante questa prese di coscienza da parte dell’etnia haratine e l’esistenza di una normativa che condanni la schiavitù, essa continua ad essere vittima di emarginazione sociale e politica: “le autorità mauritane fanno di tutto per insabbiare le prove e lasciare impuniti i colpevoli di quello che rappresenta un sistema ormai consolidato, in cui per una donna o un uomo barbero sarebbe impensabile rinunciare ai propri schiavi”. Questa la denuncia di Hamady Lehbouss, il quale evidenzia l’importanza di continuare a combattere pacificamente ma in maniera decisa al fine di modificare realmente questo status quo: infatti gli schiavi, soprattutto donne musulmane, rappresentano uno status symbol per i loro padroni, che inoltre possono vantare un aiuto domestico e familiare gratuito”. Questo stato di asservimento si eredita, a detta dei rappresentanti di IRA, secondo una logica di mater linearità, ossia da madre in figlio. L’azione di Ira Mauritania, iniziata nel 2008, è comunque cresciuta molto tanto da divenire oggetto di azioni di contrasto da parte delle autorità mauritane, che continuano a considerare “fuori legge” l’Organizzazione. Tali azioni vengono attuate in primo luogo mediante arresto degli attivisti. A tal proposito, Hamady Lehbouss ricorda la figura di Biram Dah Abeid, arrestato l’11 novembre 2014  dalla polizia governativa insieme ad altri attivisti del gruppo, senza un’accusa specifica, nonostante abbia ricevuto nel Premio per i Diritti Umani delle Nazioni Unite. Lehbouss ha raccontato come nel corso della prigionia il Presidente di Ira Mauritania si sia trovato in cattive condizioni di salute e che nessuno al momento sappia con precisione la malattia che lo affligge, non essendo stato stilato dai medici un referto preciso. Alla L.I.D.U. Onlus, Lega Italiana dei Diritti Umani, impegnata ai sensi del proprio Statuto nella tutela della dignità umana di ogni individuo, Lehbouss ha chiesto di intervenire presso il Governo mauritano affinché la salute del detenuto venga sempre e comunque salvaguardata, informando gli interessati di qualsiasi evoluzione della stessa. Il titolo della conferenza è estremamente significativo poiché il problema della schiavitù non è limitato alla sola Mauritania ma si configura come una vera e propria questione internazionale. Infatti, come sottolineato da Aboubacar Soumahoro, Portavoce Coalizione Internazionale Sans-Papiers, Migranti, Rifugiati e Richiedenti Asilo (CISMP), continuano a persistere situazioni in tutto il mondo – anche in quello che si definisce “democratico”- che incarnano la schiavitù dei nostri giorni, in cui l’essere umano è costretto ad una condizione lavorativa che altro non si può definire che sfruttamento, come ribadito anche da  Yacoub Diarra, Presidente della sezione italiana dell’IRA. Il riferimento è, soprattutto, al gap esistente fra i dati del Fondo Monetario Internazionale secondo cui l’Africa sub-sahriana viaggia ad un tasso di crescita del 4% e le cifre della Banca mondiale che evidenziano la presenza di oltre 702 milioni di poveri nel mondo, metà dei quali concentrati proprio in quell’area del continente africano. Alla luce di una simile disparità emerge spontanea la questione della concentrazione delle ricchezze che evidentemente sono nella mani di “pochi”. In ciò è implicita la denuncia rivolta alla classe dirigente africana che evidentemente ha una responsabilità pesante nella fuga dei propri cittadini dall’inferno dei propri paesi e nell’incapacità di garantire un equa distribuzione della ricchezza. Ci auguriamo che Ira Mauritania riesca a realizzare l’obiettivo per il quale si batte da anni, ovvero la fine di quella cultura della sopraffazione che in Mauritania si è perpetrata per troppo tempo e come tale non è meno presente in altre parti del mondo. Ovviamente siamo aperti a qualsiasi replica o chiarimento da parte dei rappresentanti della Mauritania nel nostro paese.

L.I.D.U. Onlus : presentato il libro “Lo scudo di cartone. Diritto pubblico e riserva parlamentare”

“Un’accurata ricostruzione storico-giuridica condotta in chiave comparatistica di un istituto, l’immunità parlamentare, a più alto rischio d’impopolarità perché considerato l’emblema dei “privilegi” della Casta”.

di Ilaria Nespoli

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Roma, 1 novembre – “Desidero ringraziare il consigliere parlamentare, Giampiero Buonomo, per aver scelto la Lega Italiana dei Diritti dell’Uomo al fine di illustrare l’egregio lavoro della sua pubblicazione, il cui titolo esprime pienamente la crisi politica che sta vivendo il Paese”. Con queste parole il Presidente della L.I.D.U. Onlus Alfredo Arpaia, ha introdotto la presentazione del libro di Buonomo,“Lo scudo di cartone. Diritto pubblico e riserva parlamentare”, avvenuta lo scorso 28 ottobre presso la sede nazionale dell’Associazione. “Un’opera che, a mio giudizio, rappresenta un unicum nel panorama letterario italiano, in primis per l’approccio metodologico utilizzato. Infatti, siamo di fronte ad un’accurata ricostruzione storico-giuridica condotta in chiave comparatistica di un istituto, l’immunità parlamentare, a più alto rischio d’impopolarità perché considerato l’emblema dei “privilegi” della Casta”. Infatti, come evidenziato da Maurizio Serio, intervenuto nel corso della presentazione a nome di Rubettino Editore, la Casa Editrice del libro, Buonomo interviene su un meccanismo aspro della nostra dialettica democratica, una sorta di “divaricatore culturale” che conduce a una contrapposizione di idee su un argomento che al contrario meriterebbe una riflessione meditata. Un possibile antidoto ai conflitti che si pongono continuamente su questa materia fra politica da un lato ed autorità giudiziaria e mondo dell’informazione dall’altro è stato individuato da Enrico Buemi, Vice presidente del Gruppo per le Autonomie-PSI-MAIE del Senato, nel ritorno ad una maggiore sensibilità alle questioni etiche e morali, facendo in modo che la guarentigia si limiti ad opinioni ed attività connesse alla funzione propria del parlamentare. Decisamente fuori dal coro è stata la voce del senatore Luigi Compagna, il quale ha affermato come il tema non sia più “scottante”, in quanto ormai si registra una totale insofferenza al parlamentarismo di cui l’immunità parlamentare rappresenta il fondamento. Tutti i relatori sono concordi nel ritenere che il principale responsabile della cartonizzazione della prerogativa immunitaria dei membri del Governo e del Parlamento sia la stessa politica, la quale ha finito per trasformare “una prerogativa propria dell’intera Assemblea”, come definita dal giornalista Pietro Di Muccio De Quattro nel corso del proprio intervento, in un vero e proprio privilegio ingiustificato, poiché teso a proteggere meri interessi personali. Infatti, come sottolineato dal deputato Francesco Sanna, la trasformazione dello scudo da bronzeo a cartone non si deve alla riforma costituzionale del 1993, la quale ha eliminato l’autorizzazione a procedere alle indagini, limitandola ad atti maggiormente invasivi (perquisizioni, sequestri, intercettazioni, misure cautelari personali etc.), in grado di limitare l’esercizio concreto del mandato parlamentare. “Dal bronzo – ha aggiunto Sanna – si è arrivati al cartone quando la Corte Costituzionale, chiamata a giudicare sui conflitti di attribuzione, ha affermato che il potere di insindacabilità delle opinioni espresse e i voti dati dai parlamentari nell’esercizio delle loro funzioni, di cui all’art. 68 della Costituzione, andava esercitato secondo determinati criteri e non sulla base della convenienza dei singoli. Sulla scia di quanto evidenziato dall’autore nel capitolo dedicato al futuro per l’inviolabilità in Italia, Sanna ha illustrato proposte di razionalizzazione e di riforma dell’istituto. In primo luogo, egli ha sottolineato la necessità di eliminare la nomina dei membri della Giunta per le autorizzazioni, sostituendola con una elezione da parte dell’intera Assemblea. Gli altri elementi di riforma su cui si è concentrato Sanna riguardano la pubblicità dei lavori delle giunte e la possibilità dell’articolarsi delle tesi di parte svolte anche da parte degli altri membri del Parlamento. E’ evidente come proprio sull’ammodernamento dell’istituto si giochi la partita della sopravvivenza del parlamentarismo, di cui l’autodichia rappresenta uno dei pilastri fondamentali. Del resto, siamo tutti concordi nel ritenere che la dignità di un Parlamento riposi sulla sua credibilità e non su una guarentigia, pur costituzionalmente tutelata. Infatti, tanto più l’organo legislativo è debole sul piano della credibilità, tendendo a trasformare questa prerogativa in privilegio, quanto più questo “scudo” cadrà di fronte alla forza del populismo e della demagogia, e non sarà più possibile pronunciare “in nome del popolo italiano” qualsiasi garanzia del sistema parlamentare. Sempre riguardo alle proposte di riforma, Giorgio Spranger, docente di Procedura penale presso la Facoltà di Giurisprudenza dell’Università La Sapienza di Roma, ha posto l’accento sulla tutela dell’innocente, partendo dalla rifusione delle spese di difesa e dal ristoro del pregiudizio subito. Estremamente interessante l’intervento di Guido Raimondi, neo eletto Presidente della Corte europea dei Diritti dell’Uomo, il quale ha evidenziato come in merito ai ricorsi riguardanti l’istituto dell’immunità parlamentare sia particolarmente ricorrente l’applicazione, da parte della Corte di Strasburgo, della dottrina del margine di apprezzamento. Infatti, trattandosi di una materia in cui entrano in gioco diritti limitabili (il diritto di accesso al giudice ex art. 6 della CEDU e la libertà di espressione di cui all’art. 10 della medesima Convenzione europea) e, pertanto, soggetti ad un bilanciamento con altri interessi meritevoli di tutela; la Corte europea tende a rispettare in linea di principio le scelte compiute  a livello nazionale, salvo agire qualora si dovesse consumare una rottura tale dell’equilibrio da richiedere appunto l’intervento del giudice di Strasburgo. Di raccordo rispetto alle diverse relazioni è stata la relazione conclusiva dell’autore, Giampiero Buonomo, incentrata sulla progressiva perdita in Italia di quella simbologia delle istituzioni, tipica della tradizione britannica non a caso scelta dall’autore come modello storiografico di riferimento, che affascinava il popolo e lo convinceva ad accettare le decisioni assunte dal Parlamento. Secondo lo stesso autore, la prima vittima di questo processo è stata proprio la giustizia politica, a causa del venir meno di quell’apparenza di un certo disinteresse nell’esercizio della stessa, proprio della prima Repubblica. Infatti, come sottolineato da Buonomo, oggi nessuno crede che sia la disamina degli atti processuali a dettare le decisioni delle giunte sulle immunità. Al contrario, è evidente come ogni votazione divenga espressione della difesa di una parte politica contro un’altra, dominata da ordini di partito e da bilanciamenti politici che finiscono per creare figli e figliastri. Tuttavia, Buonomo non ritiene assolutamente che l’istituto dell’autodichia sia obsoleto. Al contrario egli pone l’accento sulla necessità di attuare una riforma dello stesso, limitandolo agli atti e alle opinioni strettamente connessi alla funzione parlamentare e applicando, in tutti gli altri casi, il principio di legalità, così come opera nei confronti di una qualsiasi pubblica amministrazione. “Cambiare per non perire, questa è l’unica via possibile per salvare il parlamentarismo” come affermato da Buonomo a conclusione del proprio intervento.

Lidu onlus, la poesia che salva il mondo con ‘Siamo tutti Di…Versi’

Comitato Insieme per l’Arte e Ipathia associazione, patrocinate dalla Lega Italiana Diritti dell’Uomo in un evento che, tra poesia, scultura e cinema, racconta le diversità come fonti inesauribili di voglia e capacità di vivere insieme  

 

liduRoma, 22 marzo –   “La diversità raccontata dalla poesia e dal cinema realizza in pieno la mission del comitato costituito da una concertazione di poeti, attori e artisti vari che insieme appunto utilizzano il loro estro per scuotere coscienze su disagi sociali, per sensibilizzare e catalizzare attenzione e perché vogliono credere che l’arte possa salvare il mondo.” È  questo il commento di Ella Clafiria Grimaldi, presidente del Comitato Insieme per l’Arte, che in collaborazione con Lidu(Lega Italiana Diritti Umani) e Ipathia associazione,  venerdì 20 marzo presso la sede nazionale della Lidu onlus in piazza d’Ara Coeli n.12, ha organizzato un reading poetico dedicato al tema delle diversità. Le liriche tutte tratte dall’antologia “SIAMO TUTTI DI… VERSI realizzata da autori vari, curata da Maria Pompea Carrabba, pubblicata da RosaAnna Pironti Editore, sono  state recitate dagli attori Valerio Cappelli, Caterina Taccone e Matteo Fasanella. rosaOspite d’eccezione l’attrice Rosa Pianeta con una lettura inedita di un testo autografo. Ad aprire l’evento il presidente nazionale della Lega Italiana Diritti dell’Uomo, l’onorevole Alfredo Arpaia, che insieme alla responsabile commissione donne della stessa onlus Maricia Bagnato Belfiore, ha voluto sottolineare il valore aggiunto che qualsiasi diversità porta al tessuto sociale: “La diversità è una risorsa. –Ha spiegato Arpaia- In tema di diritti dell’uomo ogni essere umano ha diritto che venga rispettata la sua dignità e ha indubbiamente qualcosa di particolare e di unico da offrire al prossimo. Da anni la Lidu si batte affinché ogni essere umano trovi la sua collocazione in mezzo agli altri uomini, considerando ognuno portatore di preziosi valori ed esperienze di vita.”  A significare il senso della serata è stata esposta anche una bellissima scultura di Antonio Petronzi dal titolo “L’incontro”. lidu 2Lo scultore, che da sempre riplasma materiali di scarto raccolti per strada, tra cui legno e pietra, ha voluto così suggellare lo sforzo delle associazioni presenti nel voler riassumere temi importanti attraverso l’espressività artistica. Ed in effetti in questa occasione la Lidu, che ha ospitato il Comitato Insieme per l’Arte e l’associazione Ipathia, presidente Tiziana Primozich, ha voluto rinnovare la possibilità per qualsiasi associazione di considerare la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo come il luogo ideale, laico e senza alcun colore politico, dove chiedere supporto per la difesa di qualsivoglia diritto umano. Tra le associazioni ospiti anche Sara Iannone, presidente associazione culturale “Alba del terzo millenio” che si ricollega all’associazione “Villaggio del Cuore” di Idalia Trevisan. Quest’ultima in particolare da anni lotta per l’adeguamento dei tariffari ministeriali in tema di protesi e tutori per persone disabili, affinchè gli stessi, fermi nei prezzi a quattordici anni fa, vengano adeguati ai prezzi correnti. Arte sociale dunque per un grande messaggio: nel confronto si genera conoscenza e arricchimento. Durante l’evento anche la proiezione, in anteprima nazionale, del cortometraggio a tema: “I minuti che contano” per la regia di Sara Condizi, con Valerio Cappelli, Luigi Mastronardi e Alberto Mosca, prodotto da Visual Studio,  un coraggioso messaggio rivolto a chi non si arrende mai e soprattutto a chi continua a credere che questa vita vada vissuta al massimo. Al termine della serata un assaggio di vini offerto dall’azienda vinicola Vinaria con rossi di Cole di Luna gentilmente offerti dall’imprenditore vinicolo marchigiano Alessandro Paolucci

La Lidu esprime orrore su barbara esecuzione del pilota Giordano arso vivo da Isis

In una lettera della Lega Italiana dei Diritti dell’Uomo il presidente Alfredo Arpaia invita il re Giordano a non mandare a morte a sua volta i terroristi prigionieri in Giordania, nel rispetto della Dichiarazione dei Diritti Umani

 

liduRoma, 4 febbraio -” La LIDU, lega Italiana dei Diritti dell’Uomo esprime sdegno ed indignazione per la brutale, efferata, barbara esecuzione del  pilota Giordano, il tenente Moaz al-Kassasbeh eseguita in spregio ad ogni convenzione giuridica ed umanitaria mediante il rogo, pratica medievale che ripugna ad ogni essere umano. Chi compie simili atti si pone chiaramente al di fuori del consorzio degli uomini, e persino delle belve feroci. La Dichiarazione dei Diritti Umani  dell’ ONU afferma il Diritto alla Vita, mentre vieta esplicitamente la tortura ed ogni trattamento disumano o degradante; noi, peraltro, in accordo con la Costituzione della nostra Repubblica, siamo decisamente avversatori della pena di morte. Tutti questi principi sono stati violati: ma riteniamo che il comminare a propria volta, con una sorta di ‘Lex Talionis’, la pena di morte ai terroristi dell’ISIS prigionieri in Giordania non sia giustificabile né sul piano del Diritto né su quello della opportunità politica. Questo, difatti è l’obbiettivo del terrorismo: renderci uguali a loro, indurci ad abbandonare i nostri Principii per piegarci ai loro, portare lo scontro su di un livello in cui conti solo la brutalità e la forza. Se cadessimo i8n questo errore, la battaglia sarebbe già perduta in partenza”.

Diritti Umani, a Marco Pannella il premio Paolo Ungari 2014

La Lidu onlus ha conferito al leader radicale il prestigioso riconoscimento legato al rispetto e alla difesa dei Diritti Umani

 

 

2945232Roma, 15 dicembre – L’11 dicembre sotto l’Alto Patronato della Presidenza della Repubblica e con il Patrocinio del Senato della Repubblica in collaborazione con la SIOI – Società Italiana per l’Organizzazione Internazionale, è stato conferito il premio Paolo Ungari a Marco Pannella. Il riconoscimento legato al rispetto e alla difesa dei Diritti Umani, che ha luogo ogni anno in concomitanza della giornata che celebra la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, è stato  istituito dalla Lidu onlus per commemorare  Paolo Ungari, Presidente della Commissione per i Diritti Umani presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri e docente della cattedra di Diritti dell’uomo della L.U.I.S.S. “Guido Carli” di Roma, che per tutta la vita si è instancabilmente impegnato in favore del diritto d’asilo per i perseguitati politici e le vittime dell’intolleranza di qualsiasi fede, ideologia o regime, nonché nelle battaglie condotte contro la tortura ed ogni sorta di discriminazioni,  prematuramente e tragicamente scomparso nel 1999. “Marco Pannella per tutta la vita ha portato una bandiera gloriosissima per l’Italia nell’affermazione dei diritti umani,  lottando strenuamente contro la pena di morte, per i diritti delle donne e la messa la bando delle mutilazioni genitali femminili” ha esordito Franco Frattini già ministro degli Esteri e presidente Sioi, che ha ospitato l’evento all’interno dei suoi locali.  Alfredo Arpaia, presidente della Lega italiana dei diritti dell’uomo ( Lidu onlus), nel ricordare la figura di Paolo Ungari come uno dei pochi baluardi italiani a difesa dei Diritti Umani, ha specificato che “il rapporto tra Marco Pannella ed il compianto Paolo Ungari ha assunto a volte nel corso della reciproca frequentazione anche spunti polemici, sempre però improntati ad ideali condivisi, liberali e democratici”. “ La Lidu”, ha ricordato Arpaia, “ ha lavorato molto per rendere più umano e rispondente al dettato costituzionale l’universo della detenzione nel nostro Paese, l’impegno ed i testi curati dall’architetto  Alessandro De Rossi ne sono una testimonianza.  Da queste esperienze emerge la necessità di un progetto europeo condiviso. Tema ampiamente dibattuto anche da Marco Pannella con coraggio ed abnegazione”. “ La targa di quest’anno, offerta dal presidente delle Repubblica Giorgio Napolitano”,- ha spiegato Alfredo Arpaia – “ premia Marco Pannella perché riconosce  al leader radicale coerenza e fermezza nell’impegno per i diritti umani, i diritti della persona, vissuti incessantemente e realizzati con tutti gli strumenti della non violenza ed in un’ottica transnazionale. “ A questo tavolo”, – ha sottolineato Valerio Zanone,  presidente onorario della Lidu e  della Fondazione Luigi Einaudi di Roma per studi di economia e politica, – “ e con questo premio vogliamo porre l’attenzione su valori e principi che non devono essere scalfiti da un mondo che cambia. L’ unica vera realtà che sopravvive al tramonto delle ideologie sono i diritti umani, utopia positiva superstite”. Tra i numerosi relatori anche Luigi Compagna, senatore (Ncd), Maria Luisa Tufano,  docente presso l’Università degli Studi di Napoli Parthenope , Carlo Ricotti, docente Luiss- Guido Carli ed Emma Bonino, unica donna ad aver ricevuto il premio Paolo Ungari nel 2004.

 

Lidu onlus su naufragio Lampedusa: agenzia Frontex va rafforzata

lampedusaLettera di Alfredo Arpaia presidente della Lega italiana dei diritti dell’uomo, al presidente del Consiglio ed ai ministri Kyenge e Bonino: “in Europa mai più tragedie come quella di Lampedusa”

Roma, 5 settembre – Una lettera della Lidu onlus destinata al presidente del Consiglio ed ai Ministri Kyenge e Bonino, oltre che alla presidente delle Camera Laura Boldrini, chiede un rafforzamento dell’agenzia europea Frontex, strumento operativo utile a scongiurare nel futuro episodi tragici come quello del naufragio, avvenuto due giorni fa nei pressi di Lampedusa, del barcone con 500 migranti a bordo che ha prodotto decine e decine di vittime. Di seguito il testo integrale della lettera:  “La Lega italiana diritti dell’uomo, colpita dall’immane tragedia avvenuta al largo della costa dell’isola di Lampedusa,  frontiera italiana per i migranti che cercano salvezza in Europa, esprime il proprio orrore e la vicinanza ai superstiti ed ai familiari delle tante vittime. La Lidu onlus ha riconosciuto il ruolo dell’isola di Lampedusa e dei suoi cittadini conferendo già nel 2011 il premio ‘Paolo Ungari ‘ attribuito dalla Lega ogni anno a coloro che s’impegnano nella difesa dei diritti umani. La Lidu, nel riaffermare i principi fondanti la Costituzione, richiama l’impegno di tutta l’Europa invitandola a potenziare gli strumenti posti a tutela dei migranti. Tra questi particolare efficacia è demandata dalla Ue al Frontex, Agenzia europea per la gestione della cooperazione internazionale alle frontiere esterne degli Stati membri dell’Unione Europea. La Lidu auspica il rafforzamento del Frontex e un autorevole quanto costruttiva presa di posizione della Ue a supporto dell’azione di salvataggio ed accoglienza che l’Italia svolge da anni, per essere il paese europeo più facilmente raggiungibile nel Mediterraneo. Continue Reading

Lidu condanna gli episodi di razzismo contro il ministro Kjenge.

arpaiaLettera aperta del presidente Arpaia a sostegno azione ministro dell’Integrazione: il razzismo va combattuto con una nuova cultura

Roma, 28 luglio – “La tutela dei diritti Umani in Italia alla luce anche dei gravissimi episodi di razzismo che si sono verificati contro il ministro per l’integrazione Cecile Kjenge assume connotati sempre più complessi che devono determinare la necessità di revisione di alcuni punti del nostro ordinamento giuridico. I deficit di tutela di cui soffre il nostro paese dimostrano quanto sia importante operare affinché tali deplorevoli episodi non si verifichino. Oltre alla condanna morale, é necessario correggere le distorsioni politiche, legislative e culturali in senso razzista presenti nella società. Continue Reading

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