Francesco Renga: “L’altra metà tour” con tre date in Sicilia

Francesco Renga attraversa la penisola con il tour: “L’altra metà”. Dodici tracce tratte dell’omonimo album, simbolo di un cambiamento di vita ed un nuovo punto di partenza per comunicare alle giovani generazioni. Delle 40 date, tre in Sicilia: Palermo, Catania e Marsala.

Una nuova creatura, emblema di un nuovo capitolo di vita, fatto di sperimentazioni e consapevolezze: è il nuovo album di inediti “L’altra metà“ del cantautore udinese Francesco Renga. Scritto con giovani autori e pubblicato ad aprile 2019, al suo interno sono presenti dodici brani dal sound contemporaneaneo, prodotti da Michele Canova, protagonisti dell’omonimo tour di 40 date in tutta la penisola, di cui tre siciliane: il 25 novembre al Teatro Golden di Palermo; il 27 al Teatro Metropolitan di Catania e il 28 al Teatro Impero di Marsala. I concerti, organizzati da Puntoeacapo con la direzione artistica di Nuccio La Ferlita, fanno parte di un’esperienza giunta al suo culmine, cominciata anni addietro con “Tempo reale”, sesto album pubblicato nel marzo 2014, in prima posizione nella classifica Fimi Album (classifica ufficiale degli album più venduti in Italia) e certificato disco di platino per aver venduto 50.000 copie.

In “L’altra metà”, l’espressione di emozioni profonde, peculiarità dell’artista, si percepisce sin dalla prima traccia “Aspetti che torni”, un pezzo dalla struttura classica vicino ai primi passi della sua carriera ma, allo stesso tempo, simbolo di una chiusura di un cerchio e l’inizio di un altro racconto, osservato dal punto di vista di un uomo di cinquant’anni che ha il desiderio di riuscire a parlare, attraverso il linguaggio giusto, anche ai propri figli.

Massimo Pasquarelli ed il suo album personale “Sono”

Un lavoro introspettivo che diviene realtà, a coronamento di una lunga carriera al servizio della musica, è l’album “Sono” del cantante romano Massimo Pasquarelli. Dieci brani audio ricchi di contaminazioni pop, melodiche, soul ed in parte swing.

La puntina del giradischi genera il segnale audio, è il Rigoletto di Verdi che si propaga dalle finestre aperte ed un balcone di un appartamento in un condominio romano, ad interpretarlo è la voce di un bambino di cinque anni, celato alla vista, intento a destare dal riposino postprandiale i vicini. Non è l’incipit di una commedia, ma la storia di una vita dedicata alla musica, quella del cantante romano Massimo Pasquarelli, classe ’63, spirito allegro e serio al contempo, dopo gli Actor’s studio di Roma intraprende la gavetta musicale dividendo il palco con numerosi artisti: Renato Zero, Renzo Arbore, Sergio Cammariere, Giorgio Faletti, Michele Zarrillo per citarne alcuni. Partecipa alla trasmissione Televiggiù, canta nell’orchestra del maestro Gianni Mazza, si affianca agli Emporium, band in cui suona il basso un giovanissimo Max Gazzé. Nel ’97 diventa consulente musicale di Rai International nelle trasmissioni di Renzo Arbore, Sabrina Ciuffini e Gianni Bisiach, curando anche un format di lirica. Non solo musica, ma anche un breve periodo di teatro con la Compagnia del Cilindro, con la partecipazione in commedie musicali. Adesso, dopo una lunga carriera e la creazione della band “Soul System”, ha deciso di presentare il suo disco personale “Sono”, prodotto da Mariella Restuccia per Musitalia Srl, composto da dieci brani in cui si può avvertire una contaminazione tra più generi musicali: pop, melodico, soul ed in minima parte lo swing. “Noi-dice Pasquarelli-siamo quello che abbiamo incontrato nella nostra vita, per cui avendo ascoltato molti generi musicali, nel momento in cui compongo li tocco un po’ tutti. Credo di aver fatto un lavoro dignitoso e tutte le critiche sono ben accette”.

Musicista preferito?
«Ce ne sono tanti, i musicisti soul come Ray Charles, ma anche i Simply Red, tutta la musica degli anni ’70-’80 e anche la musica inglese: Beatles, U2, Simple Minds».

L’esperienza che lo ha forgiato maggiormente?
«Quando ho fatto la scuola di recitazione e canto agli inizi degli anni ’80. Ho cominciato a collaborare con musicisti più grandi di me, che avevano fatto grosse tournée e avevano collaborato con Renato Zero, Loredana Bertè e tutti i musicisti di livello».

C’è un’artista che preferisce tra quelli con cui ha condiviso il palco?
«Dal punto di vista umano e musicale Max Gazzé, andavamo molto d’accordo, abbiamo fatto circa 300 serate, lui al basso ed io voce».

Com’è stato lavorare nell’orchestra del maestro Gianni Mazza?
«È stato ‘un momento di grazia’, perché suonavo in locali belli, andavo in televisione ed era buona cosa per la visibilità. Figurati che mi chiamavano persone che non sentivo da vent’anni».

Le mancano le apparizioni televisive?
«No. Serve ad un discorso di visibilità. Se devi cantare una canzone di 3-4 minuti, c’è molta tensione perché sai che ne canti una e ti stanno guardando molti telespettatori, è una cosa meccanica che manca di spontaneità. Invece, nelle serate al secondo, terzo e quarto pezzo diventi te stesso, piano piano ti sciogli e diventi più naturale».

Ha collaborato con la Compagnia del Cilindro per tre anni. Meglio la musica o la recitazione?
«La musica, perché non sono un grande attore. Però mi è stato utile perché, in certi momenti, la recitazione ti aiuta a stare sul palco».

Perché ha deciso di proporre un suo progetto musicale?
«Non avendo padronanza di uno strumento, mi è sempre piaciuto scrivere testi e musica. Mi piaceva il fatto di creare qualcosa, non cantare le cose degli altri, provare a fare qualcosa di mio».

Ci parli di “Sono”
«Questo titolo esprime ciò che penso, ho scritto quello che sono ed ho preso ispirazione dalla vita di tutti i giorni. Le nove canzoni comunicano la gioia di conoscere qualcuno che ti dà la speranza di aver trovato l’amore vero, mentre l’ultimo si sofferma su quelle storie che finiscono perché non hanno più lo stesso sapore di prima. Le emozioni prevalenti sono quelle positive, tutte le canzoni seguono un filo logico ed il suo messaggio è quello di volersi bene».

Se potesse descrivere la sua musica?
«Il sentimento della vendetta fa sempre due vittime. Sicuramente c’è vendetta, ma allo stesso tempo muori tu, perché essa è una forma di violenza che si perpetra su di noi».

Fa musica perché…
«A prescindere dal fatto che è la mia passione, quando mi metto lì a fare musica che siano due, tre o dieci ore, non penso ad altro e credo sia una cosa splendida. È un diversivo totale, soprattutto la composizione, perché pensi solo a quello, è come fare una vacanza. Faccio le vacanze tutti i giorni».

Quale musicista sceglierebbe per fare un featuring?
«Michael Bublé. L’avrei fatto volentieri con Sinatra, ma non c’è più. Dico questo perché sono un baritono, lavoro molto sui registri bassi e potremmo avere le stesse tonalità, perché spesso capita di cantare con chi ha tonalità diverse, ci si deve adattare e molte volte non si canta al massimo delle possibilità».

Dopo “Sono” ha in cantiere un nuovo progetto?
«Certo, sto già scrivendo e ho del materiale. Credo che sarà leggermente diverso da ‘Sono’, perché toccherò qualche altro registro dal punto di vista compositivo».

Link di distribuzione “Sono”:

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Il ritorno di Battiato: un compleanno festeggiato con il ventennale “Fleurs”

Venerdì scorso, l’uscita del vinile di Franco Battiato “Fleurs”, per il ventennale anniversario (1999-2019), con copertina realizzata dall’art-director e storico amico Francesco Messina, con un particolare del dipinto di Battiato “Derviscio con Rosa”. L’artista, riconosciuto come musicista, compositore e cantautore, è anche regista e pittore.

Una copertina inedita, che racchiude al suo interno un 33 giri di 180 grammi rosso con una riproduzione del dipinto “Derviscio con Rosa”, per celebrare il ritorno del musicista catanese Franco Battiato, ha il titolo di “Fleurs – Esempi Affini di Scritture e Simili”. L’uscita del disco di grande successo è avvenuta venerdì, occasione per festeggiare il 74° compleanno, il 23 marzo, ed il 20° anniversario dalla pubblicazione avvenuta nel 1999. Pubblicato dalla Universal Music Italia per la prima volta in vinile e registrato in soli due giorni nella sua casa di Milo alle pendici dell’Etna, “Fleurs” è un concept album ed i brani sono collegati da un filo comune, quell’affinità di scrittura richiamata nel sottotitolo, unita a una sottile malinconia. Al suo interno alcuni brani scelti da Battiato con un tributo ad autori italiani come: Fabrizio de André, Sergio Endrigo; e francesi: Charles Aznavour, Jacques Brel, Charles Trenet; alla romanza napoletana con “Era De Maggio” ed ai Rolling Stones con “Ruby Tuesday”, singolo scelto per il lancio del disco nell’ottobre 1999 e presente nella colonna sonora del film “I Figli Degli Uomini” di Alfonso Cuaròn.

A chiusura dell’album due brani inediti: “Medievale” che rimanda al gusto dell’artista per la musica d’Oriente e “Invito al Viaggio”, in cui il compianto amico filosofo, saggista e cantautore Manlio Sgalambro recita versi liberamente ispirati ad un’omonima poesia di Baudelaire. Soffici melodie create da Michele Fedrigotti (pianoforte e co-arrangiamenti) e dagli archi del Nuovo Quartetto Italiano, accompagnati dal virtuosismo canoro di Simone Bartolini (sopranista), conducono in una dimensione quasi mistica. E a chi fa commenti riguardo alla salute, il musicista dice: “Il peggio è passato. Ora va molto meglio, sono tornato a mio agio con la pittura e talvolta mi siedo al pianoforte. E sto lavorando ad un brano nuovo».

½ Vivo ½ Postumo: Max Arduini in concerto

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Il 3 Dicembre alle ore 21.00 al Galeone Bistrot, Via della Lega Lombarda 53, salirà sul palco Max Arduini con la sua musica e le sue storie: i suoi migliori successi e i brani dal suo ultimo album ½ Vivo ½ Postumo. Ad accompagnare Max (piano e voce) ci saranno: Mario Damico (batteria), Alex Luci (basso) e Costantino Buzi (chitarra).

senza-titolo-50Poliedrico e sanguigno, come l’ha definito qualcuno, Max Arduini è un cantautore nel senso più pieno della parola: un autore cioè che plasma parole a braccetto con i suoni e che utilizza il verbo come strumento per raccontare e per scolpire storie, personaggi e pensieri. Mettendo la passione in ogni verso e in ogni accordo.

Ogni canzone di Arduini è un po’ come piccolo grande film: paesaggi e personaggi compaiono e attraversano l’ascolto, tracciando emozioni e pensieri.

Ravennate d’origine, non a caso, Max si è formato nei circuiti underground del riminese e della Romagna, quella dei locali dove si fa musica la sera, delle fisarmoniche (il bisnonno suonava la fisarmonica), del mare e della nebbia fitta. Cascato su un palco quasi per caso alla fine degli anni ‘80, Max ha oramai alle spalle 30 anni di musica, di quella quotidiana, fatta di palchi e di locali. Fra gli artisti di The best of Demo 2010-11 è il primo classificato del Mei 2011 con La settima casa.

Elisa, domani in radio arriva “BRUCIARE PER TE” il nuovo singolo estratto dall’album di inediti “ON”

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Dall’11 novembre in tour nei principali palasport italiani

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Domani in radio arriva “BRUCIARE PER TE”, il nuovo singolo di ELISA estratto dall’ultimo album di inediti “ON”. “ON” è un album dal sound pop, potente e moderno, che si mischia al soul, all’elettronica fino ad attingere a sonorità anni ’80. Tredici brani che esplorano diversi generi e che esprimono tensione emotiva, ritmo ed energia. L’album è stato certificato ORO (dati GfK Retail andTechnology) mentre il singolo “No Hero” è PLATINO con oltre 23 milioni di visualizzazioni su YouTube (https://youtu.be/Ya2Rl1fiJzw). Queste le date confermate del tour (prodotto e organizzato da F&P Group) nei principali palasport italiani:11 novembre a Firenze – Nelson Mandela Forum; 12 novembre a Livorno – Modigliani Forum; 14 novembre aTorino – Pala Alpitour; 15 novembre a Genova – 105 Stadium; 19 novembre a Roma – PalaLottomatica; 22 novembre a Bologna – Unipol Arena; 23 novembre a Montichiari – Pala George; 25 novembre e 26 novembre a Milano – Mediolanum Forum (Assago); 28 novembre e 29 novembre a Padova – Kioene Arena; 1 dicembre a Pescara – Palasport Giovanni Paolo II; 3 dicembre a Napoli – Palapartenope; 4 dicembre a Bari – Palaflorio; 6 dicembre a Reggio Calabria – PalaCalafiore  e il 7 dicembre ad Acireale – Pal’art Hotel.

I biglietti sono disponibili su Ticketone e sui circuiti di vendita e prevendite abituali (info: www.fepgroup.it). Elisa porterà in scena, concerto dopo concerto, un live esclusivo entusiasmando il pubblico con i brani estratti dal suo ultimo disco “ON”, oltre ai suoi più grandi successi del passato. Inoltre, in occasione del tour autunnale nei palasport, Elisa ha scelto Lele Esposito, giovane finalista di Amici 15, come opening-act di alcune date dei suoi concerti.  RTL 102.5 è la radio media partner ufficiale dell’“ON Tour” di Elisa.

Michael Bublè: esce il 21 ottobre “Nobody but me”, il nuovo album

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Il primo album d’inediti da tre anni per la superstar vincitore di diversi Grammy – Il singolo che da il titolo all’album fuori ora. Il 24 Agosto lancio del nuovo profumo da donna di Bublé e special performance – dal vivo su Facebook . Il film ‘ Tour Stop 148’ nei cinema italiani a Ottobre

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A tre anni di distanza dal suo ultimo lavoro in studio e dopo il successo dell’album di Natale ( 5 volte platino) Michael Buble, torna con un nuovo album NOBODY BUT ME  in uscita il 21 Ottobre. Nobody But Me, il nono album di Bublé, é il primo album d’inediti del cantante canadese, vincitore di diversi Grammy e con altrettanti Dischi di Platino alle spalle, ed è’ anche il titolo del primo singolo da oggi in radio.To Be Loved , fu il suo quarto album a raggiungere il Numero Uno nella classifica dei Top 200 di Billboard. Questa entusiasmante raccolta di canzoni pop originali e meravigliosi classici mette in luce il talento di Bublé sia come appassionato interprete di popolari canzoni americane sia come compositore ed esecutore di grande classe. Nobody But Me é disponibile in pre-ordine qui: http://smarturl.it/NBM.siteNobody But Me é stato registrato a Los Angeles e Vancouver e contiene tre canzoni inedite scritte da Bublé oltre a ri-interpretazioni emozionanti di classici quali “My Baby Just Cares For Me”, “The Very Thought of You”, “God Only Knows” di Brian Wilson e il classico di Johnny Mercer “I Wanna Be Around”.  All’album partecipano in veste di ospitiMehgan Trainor e Black Thought (dei Roots).  L’album è co-prodotto da Bublé insieme a  Johan Carlsson per MXM Productions, Alan Chang, Jason “Spicy G” Goldman, The Monsters La versione deluxe di “Nobody But Me” contiene tre bonus track. Il talento di Bublé lo si potrà ammirare questo autunno anche al cinema quando il suo film  “Tour Stop 148” arriverà nelle sale cinematografiche italiane. Il film non solo contiene esibizioni diBublé dal suo ultimo “To Be Loved Tour” ma anche immagini dietro le quinte della squadra che lavora con  lui, le loro storie e i loro sacrifici mentre lo show si sposta di città in città. Il “To Be Loved Tour” si concluse con 173 show in 39 paesi e fu visto da oltre due milioni di fan. Se tutto ciò non bastasse, Mercoledì 24 Agosto, Michael presenterà il suo nuovo profumo da donna ed eseguirà dal vivo alcune canzoni dal nuovo album, tra cui “Nobody But Me”, a un evento a New York che sarà trasmesso in diretta streaming sulla pagina di Michael di Facebook a partire dalle 19.00 ora di New York (l’1.00 di Giovedì 25 ora italiana).

Cristina Meschia “Intra” è l’album d’esordio tra folk e jazz

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In uscita il 9 settembre

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“Intra” è il nuovo progetto discografico, in uscita il 9 settembre, di Cristina Meschia: un album, tra folk e jazz, tra l’italiano e il dialetto piemontese (“amo le tradizioni e cantare in dialetto mi ha fatto sentire sincera e vera, il dialetto mi ha trasmesso una sensibilità maggiore e inaspettata”, racconta Cristina), che nasce tra i fiumi verbanesi di San Bernardino e di San Giovanni. “Intra” raccoglie dodici tracce in cui la cantautrice piemontese mette in musica e arrangia, insieme a Riccardo Zegna, poesie popolari, canti eseguiti da cori, canti eseguiti nelle osterie e nelle valli del suo territorio (Cristina Meschia è originaria del Verbano Cusio Ossola), attraverso un lungo lavoro di ricerca delle tradizioni storiche, di testimonianze e memorie, di recupero di spartiti e libretti con i vecchi brani. Tra gli ospiti dell’album il contrabbassista Luca Alemanno, il batterista Nicola Angelucci, il contrabbassista Gabriele Evangelista, il chitarrista Alessandro Di Virgilio, il flautista Dario Terzuolo, il sassofonista Jacopo Albini, il quartetto d’archi Aether Quartet e il cantautore Federico Sirianni. Il lavoro – nato con la collaborazione del pianista Riccardo Zegna che ha suonato e curato gli arrangiamenti – ha avuto il patrocinio della Regione Piemonte, Provincia del VCO, Comune di Stresa, Comune di Verbania Comune di Ghiffa, Parco Nazionale Val Grande, Museo dell’Arte e del Cappello, rete museale dell’alto verbano. Il disco verrà presentato lo stesso 9 settembre al Teatro del Chiostro (Vb), ospiti Roberto Mattei, Massimiliano Salina, Riccardo Zegna, Alessandro Chiappetta. Queste le altre date di live di presentazione di“Intra”: il 17 settembre alla bottega Epoque di Stresa; il 23 settembre presso Evolvo Libri (Gravellona Toce) con Mirko Zullo; il 25 settembre alla libreria altroQuando di Roma; il 30 settembre presso La Rusnenta (Torino); il 7 ottobre  presso Libreria Alberti di Intra; il 14 ottobre live in occasione al della manifestazione Ghiffa in musica presso la Chiesa di S. Maurizio di Intra con Riccardo Zegna al pianoforte. Tutti gli altri appuntamenti sono segnalati sul Facebook di Cristina Meschia

Cristina Meschia è nata a Verbania nel 1990. Si avvicina alla musica con lo studio del clarinetto all’Ente Musicale di Verbania, poi si appassiona al canto alla scuola di musica Arturo Toscanini di Verbania, Vocal Classes di Luca Jurman e successivamente all’Accademia del Suono di Milano con Paola Folli, Francesco Rapaccioli e Vera Calacoci. Nel 2010 si iscrive al Conservatorio Federico Ghedini di Cuneo dove ha seguito la specializzazione di Pop Music. Dal 2012 affina la tecnica vocale seguendo lezioni di canto posturale dell’insegnante Beatrice Sarti a Bologna. Da segnalare in particolare i lavori svolti con Paul Jeffrey, Aura Rully, Bob Stoloff, Massimo Moriconi, Danila Satragno, Luca Jurman, Riccardo Fioravanti, Riccardo Zegna, Stefano Bagnoli, Patrizia Laquidara, Beatrice Sarti, Francesco Gazzè, Franco Fussi, Fabrizio Spadea, Roberto Olzer, Stefano Zenni. Nel 2015 è tra i selezionati di Officina delle Arti Pier Paolo Pasolini, laboratorio di alta formazione del teatro, della canzone, delle arti multimediali, grazie al quale ha studiato con Rossana Casale, Tosca Donati, Piero Fabrizi, Ilaria Patassini (Pilar), Gabriella Scalise, Rudy Marra, Joe Barbieri e molti altri e Masterclass con il comitato scientifico composto da: Samuele Bersani, Francesco De Gregori, Carmen Consoli, Niccolò Fabi, Roberto Angelini, Gino Castaldo e Ernesto Assante. Si è esibita live in teatri, club, biblioteche, collabora con il pittore Gian Luca Lapetina negli spettacoli di Performance Art “Dalle note alla tela”, ed è insegnante di canto in diverse realtà didattiche del verbanese.

Keith Richards: Crosseyed Heart

Keith Richards, storico chitarrista dei Rolling Stone, con il suo terzo album solista rispolvera le radici del rock, confezionando un lavoro di rara bellezza, che farà felici tutti gli amanti della buona musica.

di Luca Cameli

 

8d321ab7556646503b232bf0b5b119b2Ascoli Piceno, 31 dicembre – Sorprendersi è una delle cose più belle che possano capitare ad un’ essere umano. La sorpresa, lo stupore sono sensazioni che ci fanno tornare bambini, almeno per un’ istante, e ci ricordano da dove veniamo, ci riavvicinano alle nostre radici. E’ per questo che “Crosseyed Heart” è un disco importante, anzi per il sottoscritto, il più importante di questo 2015 che sta per volgere al termine. Ad un primo ascolto non c’è niente di nuovo, nulla di così stupefacente; la sorpresa arriva in un secondo momento, quando senza esitazione lo si riascolta in loop, senza che passi per la mente di smettere. Non ci sono sonorità nuove, non c’è traccia di chissà quale innovazione, è tutto incredibilmente, e apparentemente, semplice. E’ Musica!!! Ogni giudizio tecnico, almeno per me, è assolutamente superfluo: cosa si può dire di un’icona del rock come Keith Richards? Che appunti si possono muovere ad un lavoro del genere? Parlare di arrangiamenti, missaggio, pare addirittura inutile, perché qui a farla da padrone sono le emozioni. “Crosseyed Heart” è uno di quegli album che, senza troppi orpelli, rinfranca lo spirito e ti riempie il cuore, che ti fa riflettere perché non da mai l’impressione di essere artefatto, perché,come dicevamo, è un disco che torna alle radici: il rock degli anni ‘60, il blues dei grandi maestri. Quando ascolti “Robbed Blind” , la voglia di prendere in mano una chitarra, e farsi un giro, è irrefrenabile, magari con un buon bicchiere a portata di mano. Appena inizia “Blues in the morning” , si ha l’impressione di avere davanti il viso di Richards e di vedere un sorriso beffardo mentre suona divertendosi come un bambino.  Durante l’ascolto si resta come ipnotizzati, da quel rumore ruvido delle dita che scorrono sulle corde della chitarra acustica, e da una voce, non certo stilisticamente perfetta, ma calda e perfetta a livello interpretativo, che ti coccola come in “Goodnight Irene”, ci si lascia trascinare dagli splendidi cori black, come in “Something for nothing”.  Dopo più cinquant’anni di carriera, questo signore che è di diritto nella storia del rock, con il suo terzo album solista (l’ultimo “Main Offender” risaliva al 1992, ndr), senza l’assillo delle classifiche, che snaturano troppo spesso i prodotti discografici sempre alla ricerca del consenso facile, ha regalato a tutti noi un album che è una piccola lezione su quello che dovrebbe essere la musica.  Ed è proprio per questo che secondo me “Crosseyed Heart”, è il disco simbolo del 2015; mette la musica al centro della questione, in maniera forse un po’ scontata per gli amanti dell’innovazione a tutti i costi, ma assolutamente onesta e trasparente, riuscendo a creare un’empatia con l’ascoltatore che si ritrova solo nei grandi album. Le recensioni dei professionisti terminano sempre con un voto, io resto fedele al mio al mio credo ed evito di dare i numeri: siamo seri, qualcuno crede davvero di poter dare un voto a Keith Richards?

Buon anno. Buona vita. Buona musica

Jocelyn Pulsar: Lavorare per le feste

Edito per Diavoletto Label, il nuovo album di Jocelyn Pulsar affronta temi apparentemente comuni in maniera schietta e sincera, ma anche un po’ monotona, senza convincere appieno

di Luca Cameli

CoverAscoli Piceno, 1 dicembre – A tre anni dal precedente “Aiuole spartitraffico coltivate a grano” Jocelyn Pulsar, all’anagrafe Francesco Pizzinelli, torna sulle scene con un nuovo album, “Lavorare per le feste”, pubblicato per Diavoletto Label. Nelle 8 tracce che compongono questo lavoro, il cantautore forlivese esplora la quotidianità delle cose in maniera acuta, fotografando perfettamente nei suoi testi le piccole vicissitudini dell’animo umano. L’album si apre con “Cosa volete che scriva” un brano che tenta di sfatare quello che forse è il più grande luogo comune della musica, cioè che la sofferenza è la scintilla che fa nascere le grandi canzoni. “L’ elogio dell’autogol” , ci ricorda la storia di Comunardo Niccolai, calciatore degli anni ’70, una sorta di antieroe del nostro calcio, ricordato soprattutto per le sue autoreti; questo è forse il pezzo migliore del disco, con un taglio che ricorda gli anni novanta, discostandosi dalle atmosfere intime degli altri brani. “Amore a una piazza e mezza” ci racconta della convivenza, e di quanto romanticismo può nascondersi nella quotidianità. “Lavorare per le feste”, il brano che da il titolo al disco, è il più difficile ed il meno immediato, e ascoltandolo con attenzione si percepisce una (non tanto) velata critica al frenetico modo di vivere dei giorni nostri, che troppo spesso non ci fa prestare la giusta attenzione alle cose davvero importanti (“…il tipo sulla nave, che passa una balena e non la vede perché stava al cellulare…”). “La manifesta superiorità dei pastelli sui colori a matita” nasconde dietro un titolo che fa sorridere, un’amara verità. Ci racconta di come non si presti la giusta attenzione al talento, nel mondo della scuola, concentrandosi sull’impartire semplici nozioni, tendendo ad un’uniformare la massa; a ben vedere il concetto espresso in questa canzone va ben oltre il mondo scolastico. “Centro di assistenza” è un pezzo divertente, che racconta la classica storia di un’ uomo che tiene i piedi in due scarpe, come si dice in questi casi, pensando di farla franca, naturalmente senza riuscirci. “Chiodo” è un pezzo che parla di amore, ma da un punto di vista diverso da quello che di solito si trova nel panorama della musica italiana, perché qui si parla dei traumi con cui si deve convivere, dopo un ritorno, che sembrano sparire, ma in realtà diventano parte di noi. Il disco si chiude con “La centralinista del Vajont” , un pezzo molto toccante, che ci racconta una delle mille storie parallele della tragedia di Longarone. Dopo aver fatto una breve disamina dei pezzi che compongono “Lavorare per le feste”, possiamo dire che questo è un bel disco, scritto davvero bene. I testi sono sempre indovinati, parlano di temi che tutti noi conosciamo con ironia e una punta di amarezza che accompagna l’ascoltatore per tutto l’album, senza scadere nella banalità facendo comunque a meno di giri di parole complessi ed a volte inutili. Talvolta la metrica sembra un po’ forzata, ma poi ti rendi conto che tutto si incastra alla perfezione e senza neanche accorgertene ti ritrovi a cantare le canzoni di questo disco. Quello che un po’ non convince, è l’impatto musicale: Jocelyn Pulsar rimane fedele al suo stile, e questo in fin dei conti è un pregio in un’epoca in cui si rincorre il consenso ad ogni costo, ma si ha la sensazione che si poteva osare di più, troppo spesso sembra che non ci sia altro che la chitarra acustica e la voce. Ad un primo ascolto si ha l’impressione che ci si trovi al cospetto di un lavoro low-fi, come si ama dire nel panorama indipendente, quando non è assolutamente così. Alcuni pezzi meritavano arrangiamenti più dettagliati, che avrebbero fornito maggiore profondità a questo lavoro, creando atmosfere più consone ai testi, rendendolo forse più complesso, ma contribuendo sicuramente ad innalzarlo ad un livello superiore suscitando negli ascoltatori maggiore attenzione, invogliandoli a non fermarsi al primo ascolto, perché sarebbe davvero un peccato se “Lavorare per le feste” passasse inosservato e venisse trattato alla stregua dei troppi dischi fatti di banalità che non dicono nulla.

RESET Il nuovo album di Gazebo

L’elettronica degli anni Ottanta unita alla Dance della new generation. Dal 6 novembre diponibile su I-Tunes e nelle principali piattaforme digitali

ImageProxyRoma, 6 novembre- Dopo alcuni anni di assenza dall’elettronica che lo rese famoso nella penultima decade del secolo scorso, torna con un nuovissimo album improntato alle sonorità di quell’epoca Gazebo, il celebre autore, interprete e arrangiatore entrato nel nostro immaginario collettivo con brani quali “I like Chopin”, “Masterpiece” “Dolce Vita”, “Lunatic” e “Telephone Mama”. Il nuovo progetto discografico, in uscita dal 6 novembre sulle principali piattaforme digitali (e disponibile su richiesta in versione fisica sulla pagina ufficiale FB dell’artista), si intitola RESET, un titolo che evoca a pieno le intenzioni del suo artefice. Per Gazebo (al secolo Paul Mazzolini) si tratta infatti di riazzerare, riscoprire e rimettere in gioco quel sound che ha deciso di improntare fin dall’inizio alle sue produzioni, unendo alla strumentazione a lui cara – ricca di campionatori e sintetizzatori quali Linn Drum, Emulator, Minimoog e Oberheim – i pattern ritmici e le tendenze dance dell’epoca contemporanea. Con un occhio rivolto al proprio passato e alle nuove generazioni ecco dunque un album comprendente 12 brani originali (oltre a 3 bonus tracks) dalle melodie coinvolgenti e dalle tematiche di forte attualità, tutto come al solito rigorosamente in inglese, e destinato ad un mercato dance, ma anche di ascolto easy listening e, novità, con una nota di romanticismo presente nel suo singolo di punta, la ballata WET WINGS. “Ho deciso di confrontarmi con la musica che va di moda oggi nelle radio e nelle discoteche, basata spesso su un’esagerata amplificazione della cassa, senza comunque voler rinunciare al mio stile – afferma Gazebo –  Ho lavorato in ibrido, cerando di ottenere il meglio dai due mondi, da una parte la pasta ed il suono dell’analogico dall’altra la grande versatilità dei mezzi digitali”. Riguardo alla scelta degli argomenti affrontati nelle canzoni, si rispecchiano concept particolarmente vicini all’autore, inerenti l’attualità e l’esperienza quotidiana nel dover affrontare e subire questioni non sempre piacevoli, ma anche sentimenti che rispecchiano nella nostra anima certi tormenti o passioni interiori. E’ il caso di THE SECRET (ideata con Roberto Russo), dedicato all’outing e al coraggio di esprimere la vera persona che alberga dentro noi; BLINDNESS (composta insieme a Dimitris Korgialas), metafora sull’ottusità mostrata anche sui principi più semplici e vitali come la libera espressione, la tolleranza ed il rispetto per le altrui differenze; EVIL (scritta con Mario Gentili), brano indirizzato alla sempre più costante  invidia e cattiveria mostrata senza una ragione particolare anche da chi ci sembra essere più vicino, al solo fine di ostacolare i tuoi passi decisi e l’entusiasmo nei confronti del vivere; REVERIE, viaggio nelle impressioni del déja vu ispirato ad un’attenta visione dei quadri di Monet; EUROPA, sul sogno di condivisione comune delle stesse speranze ed ambizioni e QUEEN OF BURLESQUE, nata dall’incontro in rete con un’icona della seduzione, Mamie Van Doren . L’amore, la fantasia, il trascendente visionario, il desiderio, le esplorazioni della solitudine e la complessità dell’animo umano sono invece le tematiche più intime espresse nei brani VARIATIONS IN RED, DESIRE, M LIKE HUMAN, TEMPLE BAR, THE KITE e WET WINGS (co-autore Mario Manzani), sugli amori impossibili (per motivi di età, di lavoro, di diversi contesti o situazioni incompatibili). Con RESET Gazebo conferma dunque la sua voglia di evolversi e sperimentare; se nel disco precedente “The Syndrome”, c’era molto del suo background “progressive” , in questa nuova produzione prevalgono invece le atmosfere ed i ritmi elettronici degli anni 80’. E come afferma lui stesso nell’interno di copertina: “we can always reset and start over again”…

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