A Lugano la prima mostra in Svizzera della Pittura Analitica

Inaugurazione giovedì 26 novembre ore 18, Lugano, Primae Noctis Art Gallery

pitturasvizzeraRoma, 19 novembre – E’ Lugano ad ospitare la prima mostra della Pittura Analitica in Svizzera. L’evento s’inaugura, alla presenza degli artisti, giovedì 26 novembre alle ore 18 nello spazio di Primae Noctis Art Gallery.  Sebbene il movimento italiano, sin dagli anni settanta, abbia avuto una serie di riconoscimenti in molti paesi europei tra cui Germania, Francia, Inghilterra e Olanda, mai prima d’ora si era avuta l’opportunità di una rassegna organica in Svizzera.  L’unico appuntamento di rilievo ebbe luogo nel 1970 in occasione della rassegna Processo di pensiero visualizzati organizzata al Kunstmuseum di Lucerna in cui, tra gli analitici, era presente solo Giorgio Griffa. La relazione degli italiani con gli artisti svizzeri, tuttavia, è sempre stata molto intensa e tra questi vanno citati almeno Olivier Mosset e Niele Toroni fondatori nel 1966, insieme a Daniel Buren e Michel Parmentier, del gruppo BMPT. Quella attuale, dunque, appare un’occasione particolarmente significativa per analizzare una delle esperienze più significative del dopoguerra e tutto ciò mentre la Pittura Analitica sta attraversando una fase di riscoperta e di rinnovato consenso.  Come afferma Alberto Fiz, curatore del progetto, “proprio oggi in un’epoca di grandi cambiamenti, diventiamo i naturali interlocutori di artisti non organici che nella loro specificità hanno dato vita ad un sistema complesso, privo di dogmi, in grado di riproporre con determinazione l’attualità della pittura intesa non come fine ma come mezzo rispetto ad una ricerca in continua evoluzione con forti ripercussioni sul linguaggio contemporaneo.” Del resto, la mostra luganese (rimane aperta sino al 12 gennaio) giunge dopo un percorso proposto nei mesi scorsi da Primo Marella Gallery di Milano attraverso due mostre in stretta relazione tra loro dov’è stata presa in esame la Pittura Analitica nei suoi differenti aspetti analizzando sia i fondamenti storici sia l’evoluzione più recente. Da Primae Noctis Art Gallery tornano in scena gli anni ’70 con una rigorosa selezione di opere realizzate dai protagonisti del movimento, in particolare Enzo Cacciola, Vincenzo Cecchini, Paolo Cotani, Marco Gastini, Giorgio Griffa, Riccardo Guarneri,Elio Marchegiani, Paolo Masi, Carmengloria Morales, Claudio Olivieri, Pino Pinelli, Claudio Verna, Gianfranco Zappettini. Una rivoluzione silenziosa quella compiuta dagli analitici per riappropriarsi di un linguaggio e sviluppare una rinnovata creatività dove il manufatto recupera un proprio ruolo, così come il processo operativo.  La Pittura Analitica è un’esperienza assai selettiva che si basa su una serie di procedimenti metodologici che sono comuni a tutti i partecipanti disposti, più o meno consapevolmente, ad accettarne le regole. Il tratto unificante è il desiderio di eliminare le scorie che nel tempo si sono depositate sulla pittura per recuperare una visibilità primaria, non contaminata dove l’artista non impone la visione, ma ne suggerisce il cambiamento. A questo proposito Gianfranco Zappettini, artista, oltrechè acuto teorico, ha scritto: “Solo attraverso un’indagine analitica che affronti il problema della pittura in quanto pittura, ovvero del materiale, del modo di operarlo, del lavoro che esso implica, della superficie di stesura, della dimensione, si può ricostruire un nuovo linguaggio, veramente autonomo, non mutuato da altre discipline, che trovi in se stesso i termini di riferimento e di verifica.” Questi aspetti emergono con chiarezza osservando le opere in mostra che ad oltre quarant’anni di distanza mantengono inalterato il loro grado di problematicità e di provocazione.  Dai cementi di Enzo Cacciola alle bende elastiche di Paolo Cotani; dalle tele grezze di Giorgio Griffa alle tessiture di Paolo Masi; dai segni graffiati di Marco Gastini alle grammature di colore di Elio Marchegiani; dai dittici di Carmengloria Morales alle disseminazioni di Pino Pinelli; dalle sovrapposizioni di Vincenzo Cecchini ai bianchi di Gianfranco Zappettini; dagli acquerelli al limite del visibile di Riccardo Guarneri alle stratificazioni cromatiche di Claudio Olivieri sino alle geometrie irregolari e alle monocromie apparenti di Claudio Verna.  Come emerge con evidenza dalla rassegna, è la superficie a mettersi ogni volta in discussione, a sviluppare una propria sintassi differente per ciascuna proposta. Materiali e tecniche hanno una loro intelligenza e si compiono come strumenti attivi di trasformazione affrancando l’opera d’arte dai suoi contenuti aprioristici o già metabolizzati dalla storia. Fare per pensare potrebbe essere lo slogan che conduce a una nuova consapevolezza del comportamento tracciando un’azione dove le potenzialità della pittura vengono portate al loro limite massima di estensione in una dialettica continua che smentisce in maniera risolutiva ogni ipotesi passatista o di ritorno all’ordine rispetto alle ricerche di un movimento autenticamente europeo. La mostra è accompagnate da un catalogo in italiano e inglese pubblicato da Silvana Editoriale che, accanto al saggio di Alberto Fiz, comprende un’ampia selezione di opere per ciascun artista e le loro riflessioni teoriche.

La Pittura Analitica del XXI secolo a Milano

Inaugurazione giovedì 24 settembre, ore 19.00 Milano, Primo Marella Gallery

LANCIOPITTINVMilano, 23 settembre, 2015- L’indagine sulla Pittura Analitica, una delle esperienze artistiche più significative del dopoguerra, prosegue con sempre maggior interesse anche a livello internazionale. Dopo il successo della mostra dedicata ai lavori storici degli anni Settanta, Primo Marella Gallery di Milano inaugura il 24 settembre (ore 19) la seconda parte del progetto curato da Alberto Fiz (rimane aperto sino al 6 novembre) esponendo nei suoi ampi spazi di viale Stelvio una selezione di 25 opere recenti realizzate in gran parte negli ultimi quindici anni. La Pittura Analitica, infatti, non è affatto tramontata e la sua indagine si sviluppa, rinnovata, anche oggi. A confermarlo sono i lavori esposti in quest’occasione di Enzo Cacciola, Vincenzo Cecchini, Paolo Cotani, Marco Gastini, Giorgio Griffa, Riccardo Guarneri, Elio Marchegiani, Paolo Masi,Carmengloria Morales, Claudio Olivieri, Pino Pinelli, Claudio Verna, Gianfranco Zappettini. E’ questa, naturalmente, la componente più problematica e persino provocatoria dell’iniziativa che parte dalla convinzione che l’energia propulsiva degli esordi sia ancora attuale.“Anzi”, afferma Alberto Fiz, “dopo una pausa negli anni ottanta e novanta, dall’inizio del decennio scorso sembra ci sia da parte degli artisti che hanno aderito alla linea analitica un desiderio di riconnettersi con la metodologia iniziale”. Tutto ciò senza nostalgia ma con la volontà di approfondire le tematiche lasciate in sospeso allora: il metodo è lo stesso, ma i risultati sono cambiati e appaiono decisamente più edonistici, con maggiori concessione al piacere della pittura e ai suoi tratti emozionali. In mostra le opere recenti dimostrano l’efficacia del cammino cominciato nei settanta tra mille dissidi e contrasti. Nella situazione attuale gli artisti sfuggono alla preoccupazione ideologiche e concedono maggior spazio al loro estro sviluppando una ricerca pienamente libera (anche sotto il profilo cromatico) e consapevole, lontana dagli eccessi rigoristi e da un desiderio di azzerramento. Così Griffa omaggia la decorazione e persino Matisse, mentre nelle opere di Olivieri e di Verna si accendono lampi improvvisi di colore che celano tracce recondite. Anche Guarneri lascia trasparire con più convinzione la luce dei suoi acquerelli e Cecchini riprende gli Schermi lasciando che le fotografie su acetato navighino sulla tela. Se Pinelli occupa spazi e colori sperimentando nuove forme dove la geometria razionalista è ormai un ricordo, Gastini si porta dietro i suoi segni minimalisti in una pittura installativa dove convivono materiali eterogenei come minerali, legni o metalli. Se Masi arricchisce senza complessi i suoi Cartoni da imballaggio creati negli anni ’70 con divertissement decorativi, Zappettini si lascia sedurre dalla trama e dall’ordito introducendo persino il colore, un tabù per lui negli anni settanta. Se Cotani dopo aver perlustrato i più svariati sentieri della ricerca, torna ai materiali extapittorici con le Tensioni, bende elastiche montate su strutture d’acciaio, Morales introduce una policromia più ricca e ai suoi Dittici alterna i Tondi da cui emerge la sua pittura sfaccettata e contrastata. Se Cacciola prosegue la sua ricerca sui materiale sostituendo ai cementi strutture colorate in multigum e resina costruite intorno ad elementi che vanno incontro ad un’unità fittizia e artificiosa, Marchegiani ha ripreso la ricerca sulleGrammature ma questa volta le utilizza per catturare gli elementi ambigui della realtà e nel bel mezzo delle opere sono incastonati diamanti o meravigliosi nautilus. La Pittura Analitica, insomma, ha ancora un lungo cammino tutto da scoprire, come dimostra questa mostra dal taglio inedito che affronta alcune delle problematiche cruciali della contemporaneità. Del resto, proprio oggi diventiamo i naturali interlocutori di artisti non organici che nella loro specificità hanno dato vita ad un sistema complesso evitando facili rassicurazioni. Un’esperienza dialettica di tipo relazionale che rifiuta ogni forma di dogmatismo. Come afferma Claudio Verna: “Avvicinarsi alla pittura, oggi, significa innanzitutto liberarla dai suoi attributi tradizionali che sono i significati simbolici, autobiografici, letterari e metaforici. Significa reinventarla, oggettivarla, allontanare da sé, servirsene per proporre allo spettatore-fruitore una traccia per una ricerca comune e non per offrirgli una verità che l’autore non può avere perché non esiste”. Pur nella sua progressiva trasformazione, lo sguardo della pittura resiste portandosi con sé l’esperienza dell’artista e il suo stato d’ansia. Nell’ambito dell’iniziativa, si analizzano i maggiori protagonisti italiani di questo movimento attivi ancora oggi, fatta eccezione per Paolo Cotani scomparso nel 2011 ma che proprio nell’ultimo decennio della sua vita ha ripreso le linee della sua ricerca analitica. La mostra è accompagnata da un catalogo in italiano e inglese pubblicato da Silvana Editoriale che, accanto al saggio di Alberto Fiz, comprende un’ampia selezione di opere per ciascun artista e le loro riflessioni teoriche. Dal 26 novembre al 12 gennaio 2016, poi, la Pittura Analitica tornerà nuovamente in scena con un nuovo progetto previsto a Lugano nella sede della Primae Noctis Gallery.

 

La Pittura Analitica del XXI secolo a Milano

Primo Marella Gallery di Milano inaugura il 24 settembre, alle ore 19.00, la seconda parte del progetto curato da Alberto Fiz

lanciopittMilano, 18 settembre, 2015- L’indagine sulla Pittura Analitica, una delle esperienze artistiche più significative del dopoguerra, prosegue con sempre maggior interesse anche a livello internazionale. Dopo il successo della mostra dedicata ai lavori storici degli anni Settanta, Primo Marella Gallery di Milano inaugura il 24 settembre, alle ore 19.00, la seconda parte del progetto curato da Alberto Fiz esponendo nei suoi ampi spazi di viale Stelvio una selezione di 25 opere recenti realizzate in gran parte negli ultimi quindici anni. La Pittura Analitica, infatti, non è affatto tramontata e la sua indagine si sviluppa, rinnovata, anche oggi. A confermarlo sono i lavori esposti in quest’occasione di Enzo Cacciola, Vincenzo Cecchini, Paolo Cotani, Marco Gastini, Giorgio Griffa, Riccardo Guarneri, Elio Marchegiani, Paolo Masi, Carmengloria Morales, Claudio Olivieri, Pino Pinelli, Claudio Verna, Gianfranco Zappettini. La mostra sarà dunque fruibile fino al 6 novembre. E’ questa, naturalmente, la componente più problematica e persino provocatoria dell’iniziativa che parte dalla convinzione che l’energia propulsiva degli esordi sia ancora attuale. “Anzi”, afferma Alberto Fiz, “dopo una pausa negli anni ottanta e novanta, dall’inizio del decennio scorso sembra ci sia da parte degli artisti che hanno aderito alla linea analitica un desiderio di riconnettersi con la metodologia iniziale”. Tutto ciò senza nostalgia ma con la volontà di approfondire le tematiche lasciate in sospeso allora: il metodo è lo stesso, ma i risultati sono cambiati e appaiono decisamente più edonistici, con maggiori concessione al piacere della pittura e ai suoi tratti emozionali. In mostra le opere recenti dimostrano l’efficacia del cammino cominciato nei settanta tra mille dissidi e contrasti. Nella situazione attuale gli artisti sfuggono alla preoccupazione ideologiche e concedono maggior spazio al loro estro sviluppando una ricerca pienamente libera (anche sotto il profilo cromatico) e consapevole, lontana dagli eccessi rigoristi e da un desiderio di azzeramento. Così Griffa omaggia la decorazione e persino Matisse, mentre nelle opere di Olivieri e di Verna si accendono lampi improvvisi di colore che celano tracce recondite. Anche Guarneri lascia trasparire con più convinzione la luce dei suoi acquerelli e Cecchini riprende gli Schermi lasciando che le fotografie su acetato navighino sulla tela. Se Pinelli occupa spazi e colori sperimentando nuove forme dove la geometria razionalista è ormai un ricordo, Gastini si porta dietro i suoi segni minimalisti in una pittura installativa dove convivono materiali eterogenei come minerali, legni o metalli. Se Masi arricchisce senza complessi i suoi Cartoni da imballaggio creati negli anni ’70 con divertissement decorativi, Zappettini si lascia sedurre dalla trama e dall’ordito introducendo persino il colore, un tabù per lui negli anni settanta. Se Cotani dopo aver perlustrato i più svariati sentieri della ricerca, torna ai materiali extapittorici con le Tensioni, bende elastiche montate su strutture d’acciaio, Morales introduce una policromia più ricca e ai suoi Dittici alterna i Tondi da cui emerge la sua pittura sfaccettata e contrastata. Se Cacciola prosegue la sua ricerca sui materiali sostituendo ai cementi strutture colorate in multigum e resina costruite intorno ad elementi che vanno incontro ad un’unità fittizia e artificiosa, Marchegiani ha ripreso la ricerca sulleGrammature ma questa volta le utilizza per catturare gli elementi ambigui della realtà e nel bel mezzo delle opere sono incastonati diamanti o meravigliosi nautilus. La Pittura Analitica, insomma, ha ancora un lungo cammino tutto da scoprire, come dimostra questa mostra dal taglio inedito che affronta alcune delle problematiche cruciali della contemporaneità. Del resto, proprio oggi diventiamo i naturali interlocutori di artisti non organici che nella loro specificità hanno dato vita ad un sistema complesso evitando facili rassicurazioni. Un’esperienza dialettica di tipo relazionale che rifiuta ogni forma di dogmatismo. Come afferma Claudio Verna: “Avvicinarsi alla pittura, oggi, significa innanzitutto liberarla dai suoi attributi tradizionali che sono i significati simbolici, autobiografici, letterari e metaforici. Significa reinventarla, oggettivarla, allontanare da sé, servirsene per proporre allo spettatore-fruitore una traccia per una ricerca comune e non per offrirgli una verità che l’autore non può avere perché non esiste”. Pur nella sua progressiva trasformazione, lo sguardo della pittura resiste portandosi con sé l’esperienza dell’artista e il suo stato d’ansia. Nell’ambito dell’iniziativa, si analizzano i maggiori protagonisti italiani di questo movimento attivi ancora oggi, fatta eccezione per Paolo Cotani scomparso nel 2011 ma che proprio nell’ultimo decennio della sua vita ha ripreso le linee della sua ricerca analitica. La mostra è accompagnata da un catalogo in italiano e inglese pubblicato da Silvana Editoriale che, accanto al saggio di Alberto Fiz, comprende un’ampia selezione di opere per ciascun artista e le loro riflessioni teoriche. Dal 26 novembre al 12 gennaio 2016, poi, la Pittura Analitica tornerà nuovamente in scena con un nuovo progetto previsto a Lugano nella sede della Primae Noctis Gallery.

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