Quando i diritti umani sono quelli dei braccianti agricoli (stranieri ma soprattutto italiani)

Coronavirus a parte, la regolarizzazione dei braccianti agricoli stranieri è sicuramente il tema “caldo” del momento in ambito politico, al punto tale da aver scatenato innumerevoli dissapori su una questione che pone innanzitutto i diritti umani al centro delle polemiche.


Come sappiamo la proposta di una temporanea sanatoria (di 6 mesi rinnovabili per altri 6) da concedere agli stranieri – circa 600.000 persone impiegate nei campi a 3 euro l’ora – è arrivata dal Ministro dell’Agricoltura Teresa Bellanova, talmente impegnata in prima linea per la causa da prendere in considerazione di lasciare l’attuale maggioranza qualora il provvedimento non dovesse passare.
La Ministra ha per altro sottolineato che non si tratta di una proposta finalizzata a una propaganda politica – i migranti sino a prova contraria non votano – ma del riconoscimento di alcuni imprescindibili diritti dei lavoratori in generale.

Foto Fabio Cimaglia / LaPresse
07-10-2019 Roma
La Ministra delle Politiche agricole Teresa Bellanova ospite di “Povera Patria”

Le categorie e i numeri della regolarizzazione

Del resto, nel settore agricolo gli stranieri impiegati non sono neppure la maggioranza: come ha spiegato il sindacalista Aboubakar Soumahoro durante la scorsa puntata di Mezz’ora in più, si tratta di un 82% di italiani, di un 11% di persone provenienti da paesi al di fuori dell’Europa e di un 6% che viene dall’Europa dell’Est.
Numeri a parte, dal suo punto di vista si tratta semplicemente di vite umane bisognose di tutele in quanto tali.
Fra l’altro, come ha di recente specificato la Bellanova il provvedimento riguarda solo alcune categorie di lavoratori impiegati in agricoltura e nei servizi alla persona: chi ha il permesso di soggiorno scaduto, chi lavora in una situazione di irregolarità, chi ha un’offerta di lavoro già avanzata. Inoltre, la proposta non includerà chi ha precedenti penali.
Eppure, per alcuni esponenti politici le cose non sono lineari come potrebbero sembrare.
Solo ieri, ad esempio, il Movimento 5 Stelle nella persona di Vito Crimi ha negato la possibilità di un’intesa su un permesso temporaneo di 6 mesi convertibile in permesso di lavoro alla sottoscrizione del contratto, affermando che la soluzione per garantire il mercato non può essere la regolarizzazione dei lavoratori irregolari (dal momento che l’agricoltura non si basa solo su di loro).
La Lega poi rimane dell’avviso di impedire una generale sanatoria dei lavoratori stranieri, impiegando nei campi altri generi di manodopera come gli studenti disoccupati o coloro che hanno chiesto il reddito di cittadinanza.
Tuttavia rimane da capire, a tal proposito, se le suddette persone sarebbero disposte ad accettare un lavoro così duro a simili condizioni contributive; a giudicare dal dramma della mancata raccolta di frutta e verdura in questi mesi infatti, sembrerebbe che siano davvero in pochi a voler andare nei campi. E, di sicuro, non i nostri studenti neolaureati. 

I lavoratori agricoli nel mondo

 

Nondimeno bisognerebbe ricordare che molti di questi ultimi accettano di svolgere temporaneamente lavori analoghi in altri paesi del mondo, paesi in cui la presenza dei giovani (laureati o meno) non costituisce un peso o un problema, paesi che investono su di loro proponendo il visto o il permesso di soggiorno in cambio di occupazioni umili.
È il caso ad esempio del visto “Vacanza Lavoro” australiano, richiesto in larga maggioranza dagli studenti italiani tra i 18 e i 31 anni e molte volte con una laurea in tasca, dai quali, secondo un articolo del Corriere della Sera, arriva anche il maggior numero di domande per il rinnovo del suddetto visto (che può essere ottenuto per due anni).
L’intento è quello di permettere ai giovani di diverse nazionalità di viaggiare, scoprire il continente australiano e pagare tutte le spese svolgendo lavori semplici, ma avendo in cambio la possibilità di progettare un futuro in un paese ricco e moderno.
Non mancano ovviamente (purtroppo) storie di sfruttamento e dure condizioni anche in queste agognate mete straniere, ma resta il fatto che il lavoro nei campi è considerato come un valido impiego per cominciare una qualsiasi carriera lavorativa.
Non si tratta, insomma, di un impiego di cui vergognarsi, da evitare perché disonorevole per una persona che ha studiato.

Quale futuro per il nostro paese

In tutta questa complessa e controversa questione i vari partiti concordano però su un unico aspetto: mai bisognerebbe lasciare l’agricoltura nelle braccia del caporalato mafioso, ricordandocene solo quando nessuno raccoglie la frutta e la verdura.
Considerate quindi le immense, meravigliose risorse che il suolo della nostra Italia ci regala da sempre, sarebbe invece ora di rielaborare e offrire contratti di lavoro nei campi che rilancino questo settore anziché affossarlo, specie in un mondo sempre più malato e in cui la cura della terra dovrebbe tornare ad essere una delle nostre priorità per il futuro.

Pil: Cia, l’agricoltura traina la crescita. Nel II trimestre +1,8% il valore aggiunto

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Il presidente Scanavino: “Ancora tante difficoltà, il governo investa davvero su settore”.

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L’agricoltura fa registrare il maggiore rialzo del Pil nel secondo trimestre del 2016, con un incremento tendenziale dell’1,8% del valore aggiunto, doppio rispetto all’industria (+0,6%) e ai servizi (+0,8%). E’ quanto emerge da un’analisi del Centro Studi della Cia-Agricoltori Italiani in merito ai dati Istat diffusi oggi sui conti trimestrali, che confermano la crescita “zero” del Prodotto interno lordo a livello congiunturale e l’aumento dello 0,8% su base annua.“Si tratta di una nuova conferma della vitalità e della tempra delle imprese agricole -sottolinea il presidente nazionale della Cia, Dino Scanavino- che continuano a sostenere la ripresa del Paese, pur in presenza di tanti ostacoli economici. Il settore continua a confrontarsi con problemi e difficoltà ben lontani dall’essere risolti, in primis il crollo dei prezzi sui campi (a luglio -28% le quotazioni dell’olio d’oliva, -16% i creali e -6% il latte solo per fare alcuni esempi) che non danno alcuna prospettiva reddituale ai produttori”. “E’ chiaro quindi -aggiunge Scanavino- che se vogliamo che l’agricoltura continui a fornire questo prezioso apporto alla crescita dell’economia nazionale, bisogna investire in modo serio sul comparto. Con un progetto organico di rilancio che preveda sia misure orizzontali, come l’alleggerimento del carico fiscale e burocratico, sia interventi a sostegno dei singoli segmenti produttivi”.

Commercio estero: l’export agroalimentare sfonda il muro dei 36 miliardi, ma record sia nuova partenza e non traguardo

La Cia commenta i dati diffusi dall’Istat relativi al 2015: la grande performance del settore è la sintesi della crescita tendenziale sui mercati stranieri dell’11,2% per i prodotti freschi dell’agricoltura e del 6,5% per i prodotti dell’industria alimentare.

di Adelfia Franchi

Terreno agricolo 7Roma, 18 febbraio – Nel 2015 l’export agroalimentare “made in Italy” mette a segno un nuovo record: vino, formaggi, salumi, pasta e ortofrutta trainano le spedizioni oltreconfine per oltre 36,8 miliardi di euro, di cui il 65% realizzato all’interno del mercato comunitario e il restante 35% fuori dai confini Ue. Una performance molto importante, quella realizzata lungo i dodici mesi dell’anno, frutto di una crescita tendenziale sulle piazze straniere dell’11,2% per i prodotti freschi dell’agricoltura e del 6,5% per i prodotti dell’industria alimentare. E’ quanto emerge da un’analisi dell’Ufficio Studi della Cia-Agricoltori Italiani, in merito ai dati definitivi sul commercio estero diffusi oggi dall’Istat.“Numeri positivi che però, senza la perdite derivanti dall’embargo russo, avrebbero consentito al nostro agroalimentare di superare i 37 miliardi di euro -spiega il presidente nazionale della Cia Dino Scanavino-. Per questo il record dell’export deve rappresentare un punto di partenza e non, al contrario, essere visto come un traguardo. Occorrono risposte sul fronte commerciale e diplomatico, a partire dalla risoluzione della crisi russa che sta penalizzando fortemente le nostre produzioni”. Inoltre, “pur dimostrando di essere pronte alla sfida dei mercati internazionali e di saper trainare positivamente l’intera bilancia commerciale estera nazionale, sono ancora molte le aziende agricole italiane che faticano a uscire dalla crisi -continua Scanavino-. Ecco perché sono altrettanto urgenti risposte di politica, in sede nazionale sia comunitaria, che vadano verso l’alleggerimento della burocrazia e la semplificazione, il riequilibrio dei rapporti di filiera, la remunerazione dei redditi delle aziende, la messa a punto di strumenti moderni per gestire le crisi di mercato. Se non si lavora urgentemente in questa direzione -conclude il presidente nazionale della Cia- i risultati positivi sui mercati esteri rischiano di veder vanificati i loro effetti e le potenzialità del settore di restare inespresse”.

Inflazione: continua la crescita di cibi e bevande, valorizzare il ruolo dell’agricoltura

Il presidente della Cia Dino Scanavino commenta i dati dell’Istat diffusi oggi: “Bisogna trasferire il rialzo dei prezzi alimentari sulle fasi a monte della filiera. Il divario in termini di prezzi e remunerazione che penalizza l’agricoltura rispetto agli anelli terminali della catena del valore deve essere colmato al più presto”. 

inflazioneRoma, 15 gennaio –  In un contesto di generale contrazione dell’inflazione nazionale che, per il terzo anno consecutivo, rallenta portandosi su un livello di variazione pressoché nulla (0,1% nel 2015), i prezzi al consumo di cibi e bevande continuano a crescere e chiudono l’anno con un aumento di oltre un punto percentuale sul 2014. È quanto emerge da un’analisi della Cia-Agricoltori italiani sui dati Istat diffusi oggi. In particolare, sono stati i prodotti ortofrutticoli a registrare l’incremento più importante rispetto all’anno precedente, con i prezzi di frutta fresca cresciuti del 3,5% e quelli della verdure di oltre il 6%.  Se nel 2015 c’è stato un timido rialzo generale dell’inflazione -ha osservato il presidente della Cia Dino Scanavino- lo si deve anche e soprattutto all’agricoltura. Ecco perché continueremo a sottolineare con urgenza la necessità di trasferire il rialzo dei prezzi alimentari sulle fasi a monte della filiera. Il divario in termini di prezzi e remunerazione che penalizza l’agricoltura rispetto agli anelli terminali della catena del valore deve essere colmato al più presto, attraverso e all’interno di un disegno strategico di politica agricola. Soltanto con un’agricoltura centrale nelle dinamiche di filiera, forte e competitiva -ha aggiunto Scanavino- il sistema agroalimentare potrà continuare a crescere ed essere un volano per la ripresa economica nazionale.

Expo: legalità e giovani così il Sud vince

L’assembla nazionale della Cia scrive il decalogo per il Mezzogiorno. Il ministro Martina: “L’impegno è far crescere un progetto d’impresa per l’agricoltura meridionale. Infrastrutture e passaggio generazionale i primi interventi”

di Adelfia Franchi

Expo_assembleaCia30 Roma, ottobre – “L’Italia riparte se riparte il Mezzogiorno e se vogliamo progettare il futuro dobbiamo puntare all’economia del fare di cui l’agricoltura è il rimo motore. L’agricoltura del Sud è l’unica leva per uno sviluppo duraturo e armonico non solo per il Meridione, ma per l’intero paese”. Queste sono le parole d’ordine che il presidente di Cia  Dino Scanavino consegna all’agenda del Paese dall’assemblea nazionale della Confederazione Italiana Agricoltori che si è tenuta oggi ad Expo. Se la “questione meridionale” come si è detto da più parti è sparita dall’agenda nazionale ebbene la Cia la riproposta con la forza delle sue 900 mila imprese associate e con le migliaia di agricoltori che hanno portato in Expo i valori  della terra nell’assemblea nazionale della Confederazione. Che è stato il momento di progetto del nuovo sviluppo del Mezzogiorno. Il vicepresidente nazionale di Cia Alessandro Mastrocinque nella sua relazione ha posto le questioni prioritarie per il Sud: credito, meno burocrazia, infrastrutture, innovazione, ricambio generazionale. Ebbene l’assemblea di Cia con gli interventi di Don Luigi Ciotti fondatore di Libera Terra che con Cia ha festeggiato i suoi vent’anni di attività, del ministro per le politiche agricole Maurizio Martina, dei governatori di Puglia Emiliano e di Calabria Oliviero ha scritto il decalogo del Mezzogiorno che diventa la “ragione sociale” – come ha proposto con forza il ministro Martina – “di un progetto d’impresa agricola e agroalimentare del Sud da cui può venire la prima e più importante leva per lo sviluppo del Paese”. “Bisogna – ha sottolineato Martina che ha ringraziato la Cia per il suo impegno in Expo e apprezzato l’impegno di Cia per il Sud – cominciare a dire che parlare di agricoltura è parlare d’impresa”. Ed ecco che il ministro ha scritto i primi tre capitoli del decalogo: ricambio generazionale, aggregazione d’impresa, infrastrutture. Ma poi ha aggiunto: “E’ necessario riscrivere il modo in cui si compone la politica agricola nazionale: dobbiamo superare la lentezza della concertazione con le Regioni ma avere un coordinamento efficace”. E a questo pensa il Governatore della Puglia Emiliano che rilancia il coordinamento tra le regioni del Sud per “Andare a Roma e compiere il nostro dovere: operare per rilanciare il Sud”. Un rilancio che passa dalla legalità e che si fonda sull’affermazione dell’eccellenza del Mezzogiorno. Così Emiliano ha scritto altre due capitoli del decalogo: cultura e orgoglio. Il governatore della Calabria Oliviero ha raccolto l’invito di Emiliano a far nascere questa coesione politica, di programmazione e di azione delle regioni del Sud ed ha aggiunto: “L’agricoltura e l’agroalimentare sono oggi la più concreta prospettiva di rinascita, ma vanno accompagnate dall’affermazione della specificità e delle peculiarità delle nostre terre”. I due capitoli sono dunque: identità e qualità. Don Luigi Ciotti nel suo intervento iniziale ha ricordato come la collaborazione con la Cia – nel pomeriggio al parco della Biodiversità è stata rinnovata la convenzione che lega Libera Terra alla Confederazione Italiana Agricoltori – ha portato ottimi frutti e ha insistito su tre passaggi. “Basta con la narrazione negativa del Sud: le mafie sono ovunque nel Paese, per batterle bisogna portare lavoro al Sud e sviluppo e bisogna mai abbassare la guardia. Servono più interventi per dare prospettive ai giovani, va rafforzata l’Agenzia che si occupa dei beni confiscati alle mafie, va esercitato un controllo continuo di legalità” concetto quest’ultimo che è stato sottolineato con forza anche dal ministro Martina. Ed ecco che così don Ciotti ha scritto gli altri tre capitolo del decalogo: legalità, lavoro, coscienza civile. Dunque lo sviluppo del Sud passa attraverso questo decalogo:
Legalità
Giovani
Lavoro – impresa
Infrastrutture
Coscienza civile
Cultura
Orgoglio
Identità
Qualità
Aggregazione

Al termine dell’assemblea di Cia il presidente Dino Scanavino ha ribadito: “Con il nostro impegno in Expo abbiamo proposto con forza la centralità dell’agricoltura e dell’agroalimentare nelle politiche economiche e sociali per lo sviluppo del Paese, ma abbiamo anche affermato che senza reddito l’impresa agricola non può assolvere alla sua indispensabile funzione. Noi operiamo per tre tutele e una garanzia: la tutela del territorio e della biodiversità, la tutela della legalità, la tutela della ruralità offrendo alla società la garanzia di un cibo buono e di qualità. Ma tutto questo possiamo farlo se viene assicurata all’impresa agricola la centralità social e la giusta remunerazione economica che deve servire a fare ricerca, innovazione per stare da protagonisti nel mercato globale senza rinunciare alle nostre identità. Lo stesso tema del Sud pone il problema del reddito agricolo: il caporalato e l’illegalità si combattono solo con lo sviluppo dell’economia sana ma l’economia sana presuppone che le aziende ricavino dal loro operare il giusto. Questo è l’impegno di Cia, questo sarà il nostro futuro per nutrire il pianeta”.

Expo: la Cia pone all’Italia la questione meridionale

Il rapporto Svimez testimonia che dall’agricoltura viene una prima speranza per il Sud. Si tiene il 29 ottobre all’Expo l’assemblea nazionale della Confederazione Italiana Agricoltori. Il tema scelto è “L’agricoltura del Sud per la legalità e per lo sviluppo dell’economia nazionale” I dati confermano che il Sud scivola verso la povertà. La Cia ne discute con tre governatori del Mezzogiorno e con il ministro per le politiche agricole Maurizio Martina.

di Adelfia Franchi

logo_expo_Roma, 28 ottobre- Lo Svimez la certifica, la Cia la pone come sfida al Paese: esiste la questione meridionale e affrontarla e risolverla significa puntare sull’agricoltura e sull’agroalimentare. Due giorni fa nel suo consueto rapporto Svimez ha detto che c’è un leggerissimo risveglio dell’economia meridionale. Più 0,1per cento del Pil quest’anno più 0,7 per cento l’anno prossimo. Ma a fronte di questi segnali positivi si registra il crollo dell’occupazione scesa sotto la soglia dei 6 milioni con un balzo dei Neet (i giovani che non studiano e non lavorano) a due milioni. Ma il 2015 registra i primi segnali di ripresa con  un incremento degli investimenti lordi e  con più posti di lavoro al Sud rispetto al Nord. In particolare, rispetto al secondo trimestre del 2014, gli occupati crescono al Sud di 120 mila unita, il 2,1 per cento in più, e di 60mila unità nel Centro-Nord, pari a +0,4 per cento. A determinare questa minima inversione di tendenza è stata in larghissima parte l’agricoltura in sinergia con l’agroalimentare. Dunque porre la “questione meridionale” al centro dell’Assemblea Nazionale di Cia ha un valore strategico. La Cia porta in Expo migliaia di agricoltori in rappresentanza delle 900 mila imprese associate alla Confederazione. La due giorni di Cia in Expo -alla vigilia della chiusura dell’Esposizione e a della consegna al mondo della Carta di Milano- si articola nella direzione nazionale che avrà luogo oggi a Milano e nella quale il presidente nazionale Dino Scanavino proporrà le linee strategiche per il prossimo anno. Sarà invece il 29 all’Auditorium di Padiglione Italia che la Cia terrà i lavori della sua assemblea. Interverranno la vicepresidente vicario con delega all’Expo Cinzia Pagni che farà un bilancio della presenza di Cia all’Esposizione Universale (sei giornate, l’impegno nel padiglione della Biodiversità, oltre cento eventi organizzati) e il vicepresidente nazionale Alessandro Mastrocinque al quale è affidata la relazione centrale che porrà appunto la “Questione Meridionale”. A discuterne saranno i presidente di tre regioni del Sud: Marcello Pittella (Basilicata) Gerardo Oliverio (Calabria) e Michele Emiliano (Puglia). “Sarà l’occasione -sottolinea Mastrocinque- per chieder con forza una nuova iniziativa per il rilancio del Sud che deve passare necessariamente da più agricoltura come testimonia il rapporto Svimez”. Ma rilancio del sud significa affermazione di legalità per questo all’assemblea della Cia interviene Don Luigi Ciotti fondatore di Libera Terra che festeggia proprio con l’assemblea di Cia i venti anni di attività. “C’è bisogno -ha affermato annunciando la sua presenza Don Ciotti -di non abbassare la guardia, di stimolare gli italiani alla presa di coscienza che la legalità è la prima emergenza del Sud e perché si insista nel rimettere a frutto le terre confiscate alla Mafia”. E anche questo tema vede la Cia in prima linea e trasforma l’assemblea in un momento centrale nel dibattito nazionale a seguito dell’inchiesta proprio sulle terre confiscate alla Mafia che vede coinvolto un alto magistrato. A raccogliere gli stimoli che verranno dall’assemblea e a tradurli in azione di Governo ci sarà il ministro per l’Agricoltura Maurizio Martina.

Emergenza nel beneventano: Scanavino (Cia),“Agricoltura in ginocchio, ora servono aiuti”

Il presidente della Confederazione Italiana Agricoltori ha visitato le aziende colpite dall’alluvione.

di Adelfia Franchi

10509_600x400_w_b90c72ec4f85229d62f8434f4dea4eaeRoma, 24 ottobre- “I danni sono ingentissimi, ma ho visto tanta determinazione e una forza straordinaria, una potente capacità di reazione da parte delle gente e degli imprenditori. Ora è fondamentale che arrivino gli aiuti promessi, ma soprattutto che non cali l’attenzione. Qui l’agricoltura deve risorgere in fretta per dare una prospettiva di sviluppo a queste terre e nel contempo bisogna mettere in sicurezza il territorio” – questo il commento a caldo di Dino Scanavino, il presidente nazionale della Confederazioni agricoltori, che oggi ha fatto una ricognizione delle campagne devastate dall’alluvione che ha colpito la settimana scorsa il beneventano. Scanavino ha portato agli agricoltori e alle popolazioni la solidarietà concreta degli agricoltori italiani. Accompagnato dal vicepresidente nazionale della Cia e presidente della Cia della Campania Alessandro Mastrocinque, Dino Scanavino ha visitato centinaia d’ imprese e ha ricordato – in una conferenza stampa tenuta alla Camera di Commercio di Benevento – l’impegno concreto della Cia a favore delle popolazioni e della aziende colpite con la campagna “Tocca a noi”. Si tratta di una raccolta fondi a cui la Cia nazionale ha già largamente contribuito attraverso un conto corrente dedicato #toccaanoi (#savesannio e #iostoconipiccoliagricoltori) per raccogliere donazioni da destinare direttamente alle aziende agricole che non hanno più possibilità di realizzare alcun reddito. L’IBAN è IT94Z0538715000000002374190, causale “Emergenza Sannio”.Anche nella conferenza stampa Dino Scanavino ha ribadito: “Servono aiuti immediati, ma serve anche rinviare la rendicontazione dei Psr, le aziende devono essere messe in condizione oggi di concentrare tutti gli sforzi sulla ripresa”. La stima dei danni fatti da Cia è stata resa nota da Alessandro Mastrocinque ed è pesantissima: ci sono ancora paesi completamente isolati, i danni provocati dal maltempo e dall’esondazione del Calore sono incalcolabili se si considera anche l’indotto che verrà completamente perso. La conta delle perdite è spaventosa: circa 4000 aziende agricole distrutte, 30 mila agricoltori colpiti. “Eppure – nota Dino Scanavino – ho visto un’ immediata capacità di reazione. Stamani siamo andati alla cantina di Solopaca e stavano già imbottigliando il vino. Hanno però tutte le barriques in mezzo al fango e nelle zone di pianura le vigne sono totalmente compromesse. Lì si può solo estirpare e dunque per i prossimi cinque anni non si farà vino. Per fortuna nelle zone collinari la viticoltura ha resistito. Gravissima è la situazione nel comparto cerealicolo. Abbiamo incontrato molti coltivatori: i raccolti del prossimo anno sono sicuramente compromessi. Stiamo andando a vedere la situazione dei frutteti e degli oliveti. Purtroppo molti frantoi sono inagibili e la produzione di quest’anno è andata persa. Abbiamo visitato anche la zona del Fortore e lì davvero la situazione è difficilissima. Per questo – ha osservato ancora il presidente nazionale della Cia – è indispensabile che si agisca da parte del governo con azioni d’immediato sostegno, ma che ci sia anche un’opera di messa in sicurezza del territorio di cui devono essere protagonisti gli agricoltori che sono i  custodi della terra. Si può affidare a loro il compito di ripristinare il territorio assicurando alle imprese un reddito. Devo però anche dire – nota Dino Scanavino – che la presenza qui oggi del sottosegretario all’agricoltura Giuseppe Castiglione e quella annunciata domani del ministro per l’Ambiente Gian Luca Galletti testimoniano la sensibilità del governo. Ora però è indispensabile che non cali l’attenzione, che – passata l’emergenza- non ci si dimentichi di queste terre devastate. I danni alle imprese si vedranno nei prossimi mesi quando gli imprenditori saranno senza reddito. Bisogna – dopo gli aiuti – varare un piano di recupero di queste zone che comprenda anche agevolazioni di carattere fiscale e burocratico per le imprese agricole. Evitando così la desertificazione imprenditoriale. Perché è solo dall’agricoltura che può venire una prospettiva di ripresa per il beneventano e per il Sannio colpiti da questa terribile alluvione, è solo con più agricoltura che si può preservare il territorio evitando in futuro sciagure come questa”.

Il dramma degli agricoltori nel beneventano: 4000 aziende azzerate, 30 mila produttori colpiti. Esondato il Calore, decine di Paesi rurali isolati nei collegamenti. Danni per oltre un miliardo di euro.

Oggi il Presidente nazionale della Cia, Scanavino dalle zone alluvionate lancia #toccaanoi, un conto corrente per far ripartire l’agricoltura del Sannio: IBAN IT94Z0538715000000002374190

di Adelfia Franchi

indexBenevento, 23 ottobre- Nell’area del Sannio non si potrà produrre vino per i prossimi 5 anni. Azzerati, per questa annata produttiva, i comparti di olio e ortofrutta. In questi giorni impossibile foraggiare gli allevamenti. Già si contano danni diretti per circa un miliardo di euro. Questo è il quadro drammatico della situazione dell’agricoltura nel beneventano, dopo la devastante ondata di maltempo che ha colpito l’area campana. Ha denunciare questo stato di disperazione è la Cia-Confederazione italiana agricoltori, per voce del Presidente nazionale, Dino Scanavino che domani si recherà nelle zone alluvionate per chiedere il rinvio delle rendicontazioni per i “Piani di sviluppo rurale” delle aziende colpite, oltre a fare un appello al Governo per l’attivazione immediata del “Fondo di emergenza nazionale” per le calamità naturali. Ma gli agricoltori della Cia vanno oltre e inizieranno una campagna di sensibilizzazione e raccolta fondi, rivolta sia agli agricoltori delle altre regioni che a tutti i cittadini italiani. Sarà attivato, per questo, un conto corrente dedicato #toccaanoi (#savesannio e #iostoconipiccoliagricoltori) per raccogliere donazioni da destinare direttamente alle aziende agricole che non hanno più possibilità di realizzare alcun reddito. Allo stato attuale -spiegano dalla Cia- ci sono ancora paesi completamente isolati, le stime dei danni provocati dal maltempo e dall’esondazione del Calore sono incalcolabili se si considera anche l’indotto che verrà completamente perso. La conta delle perdite è spaventosa: circa 4000 aziende agricole distrutte, 30 mila agricoltori colpiti. Per far rinascere l’area agricola del Sannio serve l’aiuto di tutti.

Lazio, “Nati e cresciuti sotto lo stesso sole”

Campagna di promozione dei mercati contadini, la regione promuove i mercati agricoli di vendita diretta su mezzi pubblici urbani e quotidiani locali

 

nati_sotto_lo_stesso_sole_eleonora_e_riccardo_minRoma, 25 marzo – L’Assessorato all’Agricoltura, Caccia e Pesca della Regione Lazio in collaborazione con Arsial, Agenzia Regionale per lo Sviluppo e l’Innovazione dell’Agricoltura del Lazio, ha avviato una campagna di sensibilizzazione su mezzi pubblici urbani e quotidiani a diffusione locale, “Nati e cresciuti sotto lo stesso sole”, per la promozione dei mercati agricoli di vendita diretta, mercati di filiera corta dove la vendita e la distribuzione dei prodotti sono curati direttamente dai produttori agricoli. I testimonial della campagna di comunicazione sono i veri protagonisti dei Mercati Contadini, che hanno partecipato con il proprio volto e in prima persona alla realizzazione degli scatti fotografici. “Anche su questo la Regione cambia – ha dichiarato l’Assessore Sonia Ricci – Abbiamo coinvolto tutte le associazioni di categoria e gli operatori autonomi, che hanno potuto individuare un loro rappresentante che prestasse il proprio volto alla nostra campagna di comunicazione dei mercati contadini. La Giunta Zingaretti ancora una volta scommette sul volto di chi ogni giorno con il proprio lavoro e il proprio sacrificio contribuisce alla crescita dell’agricoltura e allo sviluppo economico della nostra regione. Non è un caso che la qualità e la filiera corta siano punti di forza della futura programmazione europea 2014/2020″.”Il nostro obiettivo è promuovere le opportunità e le prerogative dell’acquisto in filiera corta, un’economia di prossimità che riteniamo sia strategica per la crescita e uno sviluppo sostenibile. I protagonisti sono i territori con le loro ricchezze ed è fondamentale far conoscere al pubblico, non solo i prodotti e le nostre eccellenze, ma soprattutto le emozioni che li rendono unici” – ha dichiarato Antonio Rosati, amministratore unico Arsial. Sul sito web dedicato è inoltre possibile trovare informazioni di carattere tecnico-giuridico inerenti il quadro normativo, l’avvio o la conduzione di un mercato contadino, insieme a news e contenuti riguardanti l’operatività, le produzioni stagionali e gli eventi che periodicamente si tengono all’interno delle singole strutture mercatali.

 

 

Bolzano, il maso che porta in casa l’orto

Verdura direttamente dall’orto L’offerta “orto self-service” di alcuni masi Gallo Rosso Bolzano

SüdtirolBolzano, 28 febbraio –  Il maso altoatesino è un’azienda agricola e pertanto i prodotti sempre disponibili sono quelli ortofrutticoli. Molti masi offrono la possibilità di utilizzare “l’orto di casa” durante il proprio soggiorno, raccogliendo e gustando frutta e verdura genuina, coltivata nel terreno circostante il maso stesso. Un vero e proprio self service dove gli ospiti possono gratuitamente prendere ciò che serve loro. Barbabietole, zucchine, patate, cavoli, carote, carciofi, finocchi sono gli ortaggi che comunemente in città si comprano al supermercato o al mercato. Nei masi invece, anche i bambini possono vedere e conoscere dove nascono e crescono le verdure e come si raccolgono, mentre, tutti possono gustare i sapori di un’insalata o di un minestrone fatti con materie prime appena raccolte. I sapori, in effetti, sono molto più intensi, i colori più vividi e raccogliere di persona del cibo, che è maturato al sole e all’aria pura, offre la sensazione di tornare un po’ alla semplicità delle origini, al rapporto diretto con la natura. Gallo Rosso, l’Associazione che assiste e supporta i contadini altoatesini, invita i proprietari dei masi a trovare sempre un’idea che coinvolga gli ospiti a vivere l’esperienza della vita contadina in maniera autentica, come la possibilità per i propri ospiti di raccogliere la verdura direttamente dall’orto e le erbe dal giardino. L’agriturismo Sandwiesn Hof a Gargazzone, per esempio, mette a disposizione dei propri ospiti due orti dove sono coltivati i prodotti del maso, e ogni ospite dei due appartamenti ha a disposizione la propria cassetta per la raccolta. Il Sandwiesn, inoltre, ha una fiorente produzione di vari tipi di frutta come albicocche, fichi, pere, pesche, more, ribes, lamponi, fragole, da cui ricava composte, sciroppi e frutta secca, mentre, dalle mele ottengono un succo di spremitura fresca, un sidro e uno spumante fermentato in bottiglia.Un altro maso in cui gli ospiti possono prendere liberamente le verdure dall’orto è il Wegmacherhof a Castelrotto, un’azienda agricola che vanta una secolare storia. Con l’avvicendarsi degli anni l’orto del maso ha sempre avuto una sua parte importante di terreno, con le coltivazioni di rape e di cavolo cappuccio per la produzione di crauti, e così è ancora oggi. La fonte di rendita maggiore per il maso Wegmacherhof è l’allevamento di mucche della razza “Holstein”, da cui ricava il latte, che è venduto per la lavorazione e produzione di latticini e derivati. Nel maso Oberhauser Hof, a Velturno, gli ospiti possono approfittare di una ricca varietà di ortaggi come patate, insalate, erbe per la cucina e anche di frutta, tutti prodotti sani e genuini che crescono secondo la stagione nel bellissimo giardino intorno alla casa. Il maso offre anche la possibilità di gustare a colazione i prodotti realizzati con il raccolto: marmellate di frutta e di castagne, gelatine, sciroppi di frutta e a base di erbe e tisane. Daniel e Anita Gasser sono lieti di mostrare ai loro ospiti il modo corretto per raccogliere la verdura dall’orto e di suggerire la ricetta più gustosa per valorizzare l’ortaggio scelto. *** Gallo Rosso è il nome del marchio che dal 1999 promuove e favorisce l’attività di ormai 1.600 agriturismi in Alto Adige e che appartiene all’Unione Agricoltori e Coltivatori Diretti Sudtirolesi (Südtiroler Bauernbund). La classificazione dei masi che offrono alloggio (Agriturismo in Alto Adige) è organizzata in fiori, da 1 a 5; più alto è il numero dei fiori, più numerosi sono i criteri soddisfatti dalla struttura. Inoltre, l’Associazione sostiene il lavoro di oltre 100 masi che si dedicano alla ristorazione contadina (Masi con Gusto), all’artigianato autentico (Artigianato contadino) e alla produzione di prodotti gastronomici genuini (Sapori del maso). Sin dalle origini lo scopo principale di Gallo Rosso è sostenere i contadini dei masi nello sviluppo di attività da affiancare all’agricoltura. La filosofia dell’Associazione Gallo Rosso è “Avvicinare le persone allo stile di vita degli agricoltori altoatesini”.

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