Crisi grano: stop alle importazioni per bloccare le speculazioni e ristorare gli agricoltori

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Le proposte della Cia contenute in un ordine del giorno, votato dalla direzione nazionale dell’organizzazione degli agricoltori italiani: “sul campo prezzi insostenibili per i produttori, chiaro il disegno speculativo con scambi anche al di sotto del 50 per cento rispetto ai valori medi degli anni passati. Il Ministro Martina dovrebbe adoperarsi per mettere in atto misure estreme, come il blocco delle importazioni di grano per un determinato periodo”

 
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E’ “allarme rosso” nelle campagne italiane. Ovunque, dal sud al nord de Paese, imperversa la guerra del grano con “prezzi sul campo” in picchiata. Quotazioni che arrivano a toccare un meno 50 per cento, rispetto ai valori medi delle passate annate, largamente al di sotto dei costi produttivi per gli agricoltori. Tra l’altro, per un grano che quest’anno risulta ottimo per proprietà proteiche intrinseche e di qualità superiore. Chiaramente dietro tutto questo si annida un chiaro disegno speculativo. Per dare una dimensione del problema, la Cia-Agricoltori Italiani ha convocato la propria Direzione nazionale e posto alla votazione di tutti i rappresentanti territoriali un preciso ordine del giorno, per avanzare proposte finalizzate a porre un argine al fenomeno della “guerra del grano”, che sta conoscendo il suo apice in questi gironi. Le produzioni cerealicole -si legge nel documento della Cia- sono al centro di una fase di difficoltà con le quotazioni di esordio del grano duro, rilevate nelle principali piazze italiane, caratterizzate da un calo generalizzato rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. La riduzione media dell’ultima settimana ha raggiunto i 40 punti percentuali, con punte vicine al 50 per cento all’interno di alcuni areali produttivi. Decisamente sottotono, anche l’avvio della campagna del frumento tenero, con cali annui dei prezzi compresi tra il 15% e il 20%, considerato che dalla lettura dei primi indicatori del mercato europeo ed internazionale, si registra una situazione di moderata stabilità, il fenomeno della contrazione dei prezzi nazionale è da ricondurre prioritariamente a comportamenti speculativi. Infatti risulta che enormi quantità di grano italiano sono state esportate nel Nord Africa, insieme all’arrivo, in contemporanea con i raccolti, di navi piene di frumento provenienti da Paesi terzi. Ciò ha determinato questa situazione di insostenibilità dei prezzi. Di conseguenza il prezzo del frumento in Italia è sceso ai minimi storici. In questo contesto -spiega il documento confederale- è da considerarsi dichiarato lo stato di agitazione del settore. Venticinque anni fa -ricorda l’organismo della Cia nel documento- il frumento valeva 30.000 lire più o meno le stesse quotazioni di oggi, con un aumento notevole del divario tra costo del grano e quello dei derivati semola, pane e pasta, le quotazioni del frumento tenero sono valutate dalla Borsa Merci di Bologna intorno ai 16 euro e quella del duro intorno ai 19 euro. La Cia ritiene necessario far conoscere questa situazione anche ai cittadini di fronte al fatto che mai come quest’anno i frumenti presentano una alta qualità con proteine elevate e ottimo peso specifico. Quindi da subito -la richiesta della Cia- verificato che, i ricavi del grano mandano in rosso il reddito delle imprese agricole, chiede alle istituzioni, governo e regioni di approntare tutte le azioni in grado di ristorare gli agricoltori pesantemente colpiti. In particolare, la Cia chiede al Ministro dell’Agricoltura, Maurizio Martina di adoperarsi per mettere in atto tutte le misure di salvaguardia contemplate per il grano italiano, ponendo un freno alle importazioni selvagge e permettendo così una fisiologica risalita dei prezzi al campo.

Agricoltori in piazza il 5 maggio: troppa burocrazia, sottrae al settore oltre 4 miliardi l’anno

Tra i motivi della mobilitazione nazionale di Cia, Confagricoltura e Copagri anche il pantano burocratico, tra lungaggini, ritardi e inefficienze della macchina amministrativa. Saranno migliaia gli agricoltori che prenderanno parte alle manifestazioni di Roma, Bologna e Catanzaro: nella capitale, l’appuntamento è a Montecitorio e davanti alla sede di Agea, alle ore 9.30.
 
imageRoma, 3 Maggio – Ogni azienda agricola produce in media 40 chili di carte ogni anno per adempiere agli obblighi burocratici. Per una sola pratica di presentazione dei Psr si sviluppano oltre 2 chili di materiale cartaceo. Documenti vari la cui elaborazione impegna circa 100 giornate lavorative di un profilo amministrativo. Tutto ciò si traduce in costi altissimi per il settore primario -superiori ai 4 miliardi di euro l’anno- che vanno a sommarsi a quelli produttivi per l’attività ordinaria (i più alti d’Europa), mettendo continuamente a rischio default le aziende agricole italiane.   Ma la situazione è ormai insostenibile, aggravata anche dai ritardi nei pagamenti relativi alla Pac 2015, e per questi motivi Cia, Confagricoltura e Copagri hanno deciso di scendere in piazza il 5 maggio con una manifestazione nazionale. Il “mostro” della burocrazia, però, è solo la punta dell’iceberg di una situazione estremamente complessa per il comparto. Il permanere dell’embargo russo, che macina perdite milionarie ogni giorno, si innesca anche in una fase dove i prezzi all’origine delle produzioni agricole nazionali stanno registrando i minimi storici, con il latte venduto intorno ai 30 centesimi al litro e le arance a 18 centesimi al kg. Appare fin troppo chiaro quindi -spiegano Cia, Confagricoltura e Copagri- che senza politiche d’intervento urgenti e misure efficaci e puntuali, si profilano situazioni fallimentari per le aziende agricole. Da qui le ferme richieste delle Organizzazioni agricole alle Istituzioni di agire con rapidità e dare seguito a quegli interventi annunciati e non realizzati. Il prossimo 5 maggio la mobilitazione -annunciano gli organizzatori- coinvolgerà migliaia di agricoltori che, da tutto il territorio nazionale, raggiungeranno le tre principali piazze della protesta: i produttori delle regioni del Centro arriveranno con le delegazioni a Roma, il Nord si concentrerà a Bologna e gli agricoltori del Sud si daranno appuntamento a Catanzaro.

Gli agricoltori insorgono, 180 mila aziende agricole devono avere centinaia di milioni di euro dallo Stato: è tutto fermo!

Sotto lo slogan “Ei Fu..siccome immobile” Cia, Confagricoltura e Copagri, congiuntamente, hanno deciso di indire una manifestazione di protesta per il prossimo 5 maggio, in contemporanea in molte città d’Italia. Sono mossi dalla mancata liquidazione dei crediti Pac del 2015 e cercano quelle risposte mai avute su tematiche ritenute cruciali, come lo snellimento della burocrazia.
 
ciaRoma, 28 Aprile – Gli organismi pagatori non liquidano le spettanze di circa 180 mila aziende agricole che ormai sono sull’orlo del collasso. Per questo, gli agricoltori scenderanno in piazza il prossimo 5 maggio a Roma, Bologna e Catanzaro ma sono previste mobilitazioni anche in molte altre città italiane. Chiederanno lo sblocco immediato dei pagamenti relativi alla Pac 2015, ma anche risposte a vecchie e irrisolte problematiche, come il peso della burocrazia per le aziende agricole, gli insostenibili prezzi all’origine dei prodotti e l’esorbitante divario tra i prezzi al campo e quelli fatti pagare ai consumatori. Nel 2003 -sostengono gli agricoltori- scendevamo in piazza per gli stessi identici motivi: sembra tutto fermo, anzi è tutto fermo. Questo immobilismo istituzionale, senza una “vera” svolta dinamica delle politiche per il Settore può portare alla chiusura di migliaia di attività, in breve tempo. Oggi, come 13 anni fa, una pratica di subentro in un’azienda agricola produce una quantità di carta superiore ai 20 chilogrammi, per ottenere le liquidazioni delle spettanze europee per le produzioni ci vogliono mediamente due anni, e un agricoltore per pagarsi un biglietto del cinema deve vendere 30 chili di melanzane.

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