Presentazione della rivista XY

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Giovedì 14 luglio 2016, alle ore 17.00

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Giovedì 14 luglio 2016, alle ore 17.00, presso l’Accademia Nazionale di San Luca verrà presentato il primo numero della rivista «XY. Rassegna critica di studi sulla rappresentazione dell’architettura e sull’uso dell’immagine nella scienza e nell’arte». Alla presenza del direttore, Roberto de Rubertis, e della redazione della rivista, introdotti da Francesco Moschini, interverranno Francesca Collu, Franco Purini e Gian Marco Todesco. Dopo una lunga assenza riprende la pubblicazione di «XY» in continuità con la serie storica «XY dimensioni del disegno», ora in formato digitale, open access e multilingue. La nuova serie conserva il carattere di rassegna critica semestrale di studi sulla rappresentazione dell’architettura e sull’uso dell’immagine, ora ancor più rivolta ai temi dell’arte e della scienza. Un’immagine che non è oggetto di consumo ma strumento per comunicare e per pensare; costruzione dell’occhio e della mente per generare idee e forme, per costruire un linguaggio universale e inequivocabile con cui elaborare progetti e intenzioni, ma anche per descrivere l’armonia e la bellezza del mondo. La nuova «XY» si propone come centro di raccolta e promozione di ricerche e riflessioni sul ruolo che l’espressione figurativa ha nel formulare concetti, integrando la parola e sostenendo il pensiero, nella convinzione che si pensa per immagini non meno che per astrazioni. La rivista esce in coedizione tra Officina Edizioni e Università degli Studi di Trento; ad essa si affianca il sito «XY digitale» (www.xydigitale.it) al fine di costruire la rete di informazioni con cui accedere alla ricezione e alla produzione del sapere.  La pubblicazione dei saggi è subordinata alla valutazione di esperti selezionati per specifiche competenze (Double Blind Peer Rewiew).

Presentazione del volume Guido Canella 1931-2009

Martedì 31 maggio 2016, alle ore 17.00, presso l’Accademia Nazionale di San Luca verrà presentato il  volume Guido Canella 1931-2009, curato da Enrico Bordogna, Gentucca Canella e Elvio Manganaro 

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Roma, 26 Maggio – Nato a Bucarest nel 1931, e scomparso a Milano nel 2009, Guido Canella è stato uno dei protagonisti più importanti e originali dell’architettura italiana del dopoguerra. Allievo di Ernesto Nathan Rogers e di Giuseppe Samonà con i quali, a Venezia e a Milano, nei primi anni Sessanta comincia una quasi cinquantennale attività universitaria, Canella ha sempre affiancato alla pratica di progettista, autore di capolavori riconosciuti degli ultimi decenni, la riflessione teorica, l’attività di organizzazione culturale, la ricerca e l’insegnamento universitari, scrivendo libri e saggi di profonda cultura, curando collane editoriali, promuovendo e dirigendo riviste come «Hinterland» e «Zodiac». Professore Emerito al Politecnico di Milano e presidente dell’Accademia Nazionale di San Luca nel biennio 2007-2008, il suo lavoro di docente e di architetto testimonia di un atteggiamento rigoroso e intransigente, con la pubblicazione di studi e scritti che sono stati centrali nel dibattito architettonico italiano del dopoguerra, e con la realizzazione di opere la cui ostinata volontà di forma si fa veicolo delle implicazioni morali e civili della ricerca architettonica. Il volume costituisce una riflessione approfondita, di architetti e di storici, sulla figura e l’opera di questo maestro della cultura italiana del progetto, al quale la Scuola di Architettura Civile del Politecnico di Milano nel mese di gennaio 2012 ha voluto dedicare un convegno internazionale di studi – da cui questo volume trae origine –, a riconoscimento del suo insostituibile contributo alla costruzione del proprio progetto culturale. In un proficuo confronto di autori e punti di vista anche generazionalmente differenziati, nelle pagine del volume i saggi di alcuni dei principali protagonisti dell’attuale architettura italiana si affiancano alle riflessioni originali e ravvicinate di colleghi del Politecnico di Milano e agli studi di giovani ricercatori che l’hanno avuto come docente nelle aule delle facoltà e dei dottorati italiani, mentre gli scritti di importanti studiosi stranieri collocano il contributo di Canella nell’ambito dell’architettura internazionale. Un ricco apparato iconografico delle opere e dei progetti accompagna i testi scritti, facendo di questo volume uno strumento prezioso per approfondire criticamente la figura e l’opera di  Guido Canella e tramandare anche alle generazioni più giovani la sua lezione e la sua originale visione dell’architettura. Il volume è il secondo della serie promossa dalla presidenza della Scuola di Architettura Civile del Politecnico di Milano, significativamente inaugurata con quello dedicato a Ernesto Nathan Rogers in occasione del centenario della nascita, a testimonianza del contributo fondamentale di questi due protagonisti della scuola di Milano all’architettura moderna italiana. La presentazione del volume, introdotta da Francesco Moschini e con gli interventi critici dei relatori, sarà un’occasione importante per ripercorrere il contributo originale e tuttora attualissimo di Guido Canella, anche alla luce delle odierne aporie della cultura architettonica.

Introduce
Francesco Moschini

Intervengono
Antonio Monestiroli, Paolo Portoghesi, Franco Purini, Luciano Semerani, Paolo Zermani
Saranno presenti i curatori del volume

Presentazione del volume Scipione Pulzone e il suo tempo

Mercoledì 18 maggio 2016, alle ore 17.30, presso l’Accademia Nazionale di San Luca verrà presentato il volume Scipione Pulzone e il suo tempo curato da Alessandro Zuccari. Introdotti da Francesco Moschini, alla presenza del curatore e degli autori dei saggi, interverranno Barbara Agosti, Anna Imponente, Claudio Strinati. 
thumb_17356__fancyboxRoma, 13 Maggio – La prima rassegna monografica su Scipione Pulzone (Gaeta 1544 ca. – Roma 1598), allestita a Gaeta nel 2013, ha permesso al grande pubblico di scoprire un valente maestro del Cinquecento e agli studiosi di potersi finalmente confrontare con una cospicua selezione delle sue opere, molte delle quali restaurate per l’occasione. Oltre a tirare le somme sul corpus del pittore e sulle sue relazioni artistiche, nel catalogo della mostra sono state proposte nuove attribuzioni, rilevanti scoperte documentarie e circostanziate riflessioni critiche. In tal modo, a più di cinquant’anni dalla fondamentale monografia di Federico Zeri, si è creata l’opportunità per nuovi approfondimenti su temi specifici e per una aggiornata rilettura della personalità del Gaetano nel fecondo contesto storico e artistico del suo tempo. L’importanza dei prestiti delle opere esposte e lo spessore dei contributi presentati nel 2013 hanno offerto nuove ipotesi di ricerca e riaperto il dibattito critico sull’artista. Gli atti della Giornata di studi (tenutasi alla Sapienza Università di Roma il 20 febbraio 2014) che qui si presentano, costituiscono un ideale complemento al catalogo dell’esposizione gaetana. Studiosi provenienti dal mondo accademico e dalle soprintendenze, giovani ricercatori e restauratori, ognuno con il suo diverso approccio metodologico, offrono nuovi dati e spunti su una serie di problemi rimasti ancora aperti. Oltre al percorso professionale ed esistenziale di Pulzone (anche nel quadro delle istituzioni accademiche), sono stati meglio studiati i suoi rapporti con committenti, artisti e uomini di cultura. Al tempo stesso sono state ripercorse le vicende storiche e conservative di alcuni suoi capolavori ed è stato precisato l’influsso che egli ha esercitato su una nuova generazione di pittori. Sia la Mostra, sia la Giornata di studi sono il frutto di una virtuosa collaborazione tra la Soprintendenza per i Beni Storici, Artistici ed Etnoantropologici del Lazio e la Sapienza Università di Roma. L’iniziativa di Anna Imponente e Alessandra Acconci realizzatasi con la rassegna gaetana ha avuto seguito anche con gli studi confluiti in questo libro, che arricchiscono la conoscenza di un vero protagonista del mondo artistico italiano ed europeo del secondo Cinquecento.

Presentazione del volume L’Italia e l’arte straniera. La storia dell’arte e le sue frontiere

Venerdì 13 Maggio 2016

thumb_17394__itemDXRoma, 7 Maggio – Venerdì 13 maggio 2016, alle ore 17.30, presso l’Accademia Nazionale di San Luca verrà presentato il volume L’Italia e l’arte straniera. La storia dell’arte e le sue frontiere curato da Claudia Cieri Via, Elisabeth Kieven, Alessandro Nova. (Atti dei Convegni Lincei, 289, Accademia Nazionale dei Lincei, Bardi Edizioni, Roma 2015).

Introduce e coordina
Francesco Moschini

Intervengono
Tanja Michalsky, Antonio Paolucci, Orietta Rossi Pinelli

Saranno presenti i curatori del volume 

“L’Italia e l’arte straniera” era il titolo del X Congresso Internazionale di Storia dell’arte tenutosi a Roma nell’ottobre del 1912. A distanza di un secolo si è voluto avviare un bilancio storiografico con una riflessione dal presente su quel passato storico così cruciale alla vigilia della prima Guerra mondiale. Il libro raccoglie i contributi presentati in occasione del convegno internazionale di studi tenutosi all’Accademia Nazionale dei Lincei e alla Bibliotheca Hertziana – Istituto Max Planck per la Storia dell’Arte – il 23 e il 24 novembre 2012, promosso dal Dipartimento di Storia dell’arte e spettacolo della Sapienza Università di Roma in collaborazione con il Kunsthistorisches Institut in Florenz (Max-Planck-Institut) e i Musei Vaticani. In quella occasione non si intendeva celebrare il centenario di un evento, ma piuttosto approfondire gli aspetti più significativi che emergevano dalla cultura di inizio Novecento in anni di grande svolta della storia europea, in rapporto alla nascita della disciplina della storia dell’arte. A questa riflessione contribuiscono i numerosi saggi degli studiosi che sono intervenuti al convegno, rispondendo al progetto culturale articolato attraverso alcune problematiche messe a fuoco già in occasione del Congresso del 1912: dalla nuova dimensione della storia dell’arte oltre i confini disciplinari, ad una rivisitazione dei paradigmi alla luce del dibattito teorico e sulle identità nazionali in una attuale tendenza alla globalizzazione. La presentazione del volume, introdotta da Francesco Moschini e con gli interventi dei relatori, sarà un’occasione per ripercorrere e discutere, attraverso i contributi pubblicati nel volume, temi, problemi e prospettive della storia dell’arte oggi.

Le Corbusier e gli studi per “Ma maison” e per una residenza presso Chicago

L’esposizione rimarrà aperta sino al 27 febbraio 2016, dal lunedì al sabato, dalle ore 10 alle 19. 

locandina_26Roma, 19 gennaio – Gli schizzi per “Ma maison” (1929) e per i “Plans pour la résidence du président d’un collège près de Chicago” (1935) sono pubblicati nel terzo volume (1934-1938) dell’Oeuvre complète corbusieriana, nelle pagine dedicate alle Petites maisons. I disegni sono il tramite tra due architetture costruite, la “maison de week-end” alla periferia di Parigi e la “maison aux Mathes”, entrambe realizzate nel 1935 con tecniche e materiali prevalentemente tradizionali, mentre le due case schizzate sembrano fare riferimento a quella estetica della levigatezza che aveva caratterizzato quasi tutta la precedente produzione di Le Corbusier. Tuttavia, e questa può essere la ragione della loro pubblicazione nell’Oeuvre complète, le due case schizzate dimostrano come le due realizzate corrispondano, al di là della apparente diversità di linguaggio, ad eguali principi: lo standard, in modo più dichiarato, ma anche il montaggio quale mezzo per comporre l’architettura e la conseguente organizzazione della sua costruzione. La mostra si sofferma su questa prevalente attenzione ai significati del progetto, prima ancora di contribuire a colmare l’assenza di studi specifici su  “Ma maison” e sui “Plans pour la résidence du président d’un collège près de Chicago”. Standard, montaggio e organizzazione non sono infatti altro, per Le Corbusier, che aspetti di uno stesso modo del procedere del progetto di architettura e di intendere la costruzione degli spazi di vita che dal progetto deriva. La specializzazione delle tecniche, e delle tecniche del progetto in particolare, non è ancora contrapposizione in Le Corbusier, la loro qualificazione non ha ancora relegato la funzione dell’architetto al compito di gestire le conflittualità ingovernabili che separano oggi architettura e mondo della vita. Lo studio sulle due case contribuisce dunque a spiegare una distanza apparentemente incolmabile e quanto mai attuale, ed è per tale ragione che esso è stato condotto come esperienza didattica nel laboratorio di Composizione architettonica tenuto da Francesco Taormina presso l’Università di Roma Tor Vergata, prima di farsi meditata e finalizzata ricerca. La ricerca, svolta con un gruppo di laureandi, ha inteso restituire il senso degli schizzi come parte di processi incompiuti, facendo ricorso a plastici che permettono una maggiore fedeltà rispetto alle propensioni progettuali, alla varietà delle soluzioni appena indagate da Le Corbusier, a una incertezza che non può cedere alle forzature e alle distorsioni della precisione di una trascrizione disegnata. L’esposizione di questi plastici ne anticipa la già concordata donazione, da parte dell’Università di Roma Tor Vergata, alla Fondation Le Corbusier di Parigi, perché possa disporre di questo materiale del tutto inedito per le proprie iniziative internazionali. L’esposizione è inoltre completata dalle copie restanti dei disegni forniti nel 1987 dalla Fondation per la mostra “La casa di Le Corbusier” di Palazzo Braschi, a Roma, e oggi conservati presso il DICII_ Dipartimento di Ingegneria Civile e Ingegneria Informatica della stessa Università di Roma Tor Vergata: avvicinati anche dal tema abitativo, allora come oggi il compito di questi disegni è quello di indicare ai visitatori l’importanza della qualità grafica quale espressione del pensiero architettonico.

Presentazione del volume “SALVATOR ROSA (1615 1673) “PITTORE FAMOSO” di Caterina Volpi

15 dicembre 2015 ore 18,00. Introduce Francesco Moschini

locandinavolume_1Roma, 9 dicembre – Martedì 15 dicembre 2015, a conclusione della prima giornata del convegno internazionale “Roma e Napoli al tempo di Salvator Rosa (1615’1673), organizzato in occasione del IV centenario della morte del celebre pittore dall’Accademia Nazionale di San Luca, sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica, in collaborazione con Sapienza Università di Roma, verrà presentato il volume di Caterina Volpi Salvator Rosa (16151673) “pittore famoso” (Ugo Bozzi Editore, Roma 2014). Celebre sopratutto per la leggenda di artista romantico e ribelle, creata intorno a lui nel corso del XVII e XIX secolo e che, con astuzia e lungimiranza egli stesso aveva contribuito a rafforzare nel corso della propria vita, Salvator Rosa fu creativo e proficuo disegnatore, incisore, poeta, attore e sopratutto pittore, attivo su diversi fronti e generi stilistici: battaglie, paesaggi, bambocciate, ritratti, stregonerie, quadri di storia sacra, a soggetto mitologico e allegorico. Nato a Napoli nel 1615, dopo un periodo di apprendistato presso Aniello Falcone e in seguito, con il cognato Francesco Fracanzano, presso Jusepe de Ribera, si trasferì a Roma nel 1639 probabilmente in seguito ai disordini causati dalla rivolta di Masaniello. Poco dopo il passaggio romano, durante il quale l’artista eseguì opere stilisticamente vicine al gusto partenopeo, nel 1640 è già a Firenze presso la corte del cardinale Giovan Carlo dé Medici: per un decennio Salvatore domina la scena fiorentina licenziando importanti opere d’arte di soggetto mitologico e di genere, quali battaglie e paesaggi, e fondando l’Accademia dei Percossi, accolita di letterati, pittori e scienziati tra loro accomunati da una visione libera e scanzonata del vivere dai risvolti a tratti libertini. Al 1650, in occasione del Giubileo, risale il definitivo ritorno del pittore a Roma, città nella quale esordisce con impressionanti tele dai significati spesso profondi e filosofici, realizzate per essere esposte al Pantheon, a San Giovanni Decollato e a San Salvatore in Lauro. Nei venti anni successivi l’opera e la poetica caratteristiche del Rosa si svolgono nel segno di una ricerca del tutto personale da parte dell’artista, attento alle novità stilistiche e culturali della Roma di metà Seicento ma anche autonomo da esse, quasi anticipando alcuni aspetti caratterizzanti l’arte dei due secoli a venire. Salvator Rosa morì a Roma nel 1673, nella sua casa di via Gregoriana dove aveva vissuto, dal 1650, con la compagna Lucrezia e il figlio Augusto. Se si eccettua il catalogo della mostra tenutasi a Londra (Hayward Gallery) nel 1973, i due ancora importantissimi testi di Luigi Salerno del 1963 e del 1975, la monografia di Jonathan Scott e gli articoli di Helen Langdon, ben poco è stato prodotto di scientificamente rilevante negli ultimi decenni a riguardo di un artista che, solo per la sua complessità e per la sua fama, avrebbe meritato già da tempo numerosi studi approfonditi ed un aggiornato catalogo ragionato dell’opera pittorica. La mostra tenutasi a Napoli presso il Museo di Capodimonte (aprilegiugno, 2008) è certamente un primo e fondamentale passo verso una ricognizione e nuova considerazione dell’opera e della figura del Rosa alla luce dei più moderni studi e metodi disciplinari, cui hanno fatto seguito le bellissime ed importanti mostre di Londra (Dulwich) e Fort Worth del 2010 curate da Helen Langdon con Xavier Salomon e Caterina Volpi. La monografia di Caterina Volpi, già nel comitato scientifico della mostra napoletana, coorganizzatrice del Convegno internazionale di studi sull’artista tenutosi nel 2009 presso la Bibliotheca Hertziana, cocuratrice delle mostre di Londra e Fort Worth e autrice di numerosi saggi sulla vita e sull’opera pittorica e grafica di Salvator Rosa, giunge a compimento entro il mese di Novembre 2014 presso la Casa Editrice Ugo Bozzi Editore Srl  Roma. Il volume si articola in un ampio saggio introduttivo illustrato da oltre 300 riproduzioni di cui circa 200 a colori in cui Caterina Volpi analizza la pittura di Salvator Rosa alla luce della cultura del suo tempo e della sua biografia, con un’indagine approfondita del contesto pittorico e letterario in cui l’artista operò ed un’analisi dell’evoluzione stilistica e pittorica alla quale la sua originalissima personalità andò incontro via via, nel corso delle sue esperienze artistiche ed intellettuali. Segue il catalogo ragionato dei dipinti, la Bibliografia, l’indice dei nomi e dei luoghi.

Presentazione del volume: FUTURISMI NEL MONDO di Claudia Salaris

Venerdì 11 dicembre 2015, ore 17.30 Accademia Nazionale di San Luca 

locandina_18Roma, 4 dicembre – Muovendo sulle tracce di quelle pubblicazioni originali che attestano legami, corrispondenze e influenze del futurismo nel mondo, questa opera per la prima volta riunisce in una stessa edizione un panorama a livello planetario di informazioni e immagini sulla storia delle avanguardie nella prima metà del Novecento. Futurismi nel mondo non solo vorrebbe contribuire a chiarire i rapporti del movimento di Filippo Tommaso Marinetti con le maggiori tendenze in Cecoslovacchia, Francia, Germania, Gran Bretagna, Olanda, Portogallo, Russia, Spagna, Svizzera, Ungheria, ma anche far luce su una miriade di situazioni poco note o del tutto sconosciute in America Latina, Belgio, Bulgaria, Canada, Croazia, Danimarca, Egitto, Estonia, Finlandia, Giappone, Islanda, Lettonia, Lituania, Norvegia, Polonia, Romania, Serbia, Slovenia, Stati Uniti, Svezia, Turchia ecc. La struttura del volume è costituita da una serie di capitoli, ognuno dedicato ad una nazione. Ciascun capitolo contiene una nota introduttiva seguita da schede relative ai libri e manifesti dei diversi autori, a cataloghi e dischi. Il testo è illustrato con numerose riproduzioni a colori di copertine e altre immagini dei materiali analizzati,contributo iconografico indispensabile, il solo in grado di conferire alla ricerca una pregnante concretezza e dare così alle storie e ai loro protagonisti un’effettiva identità. La grande mappa così tratteggiata include gruppi e singole figure che adottarono il termine “futurismo” accanto a coloro che non avrebbero mai accettato questa definizione ma furono evidentemente segnati dalle idee e invenzioni del movimento marinettiano. Ed è proprio tale evidenza che la pubblicazione intende rendere visibile, superando il muro delle rimozioni e interpretazioni di parte. Da tale punto di vista il volume riserva molte sorprese, restituendo al futurismo il suo vero ruolo, che fu assai più importante di quanto gli stessi protagonisti e buona parte degli studiosi abbiano voluto ammettere. Alla fine degli anni Settanta, quando il futurismo era un fenomeno conosciuto solo tra gli addetti ai lavori e non aveva ancora raggiunto quella popolarità che per gradi ha conquistato dalla metà degli anni Ottanta, Pablo Echaurren ha cominciato a collezionare libri, giornali e manifesti del futurismo italiano. Il frutto immediato di questa passione è stato lo studio bibliografico Le edizioni futuriste di “Poesia” (1981). Tale raccolta, arricchita costantemente, ha contribuito ad allargare la conoscenza del futurismo. Claudia Salaris, avvalendosi della collezione come di una banca dati, ha pubblicato numerosi studi sul movimento fondato da Filippo Tommaso Marinetti, tra cui Storia del futurismo (1985; 1992), Bibliografia del futurismo (1988) e Marinetti editore (1990), disegnando una mappa che fino a quel momento non era stata ancora tracciata

Accademia Nazionale di San Luca: Inaugurazione anno accademico 2015-2016

Mercoledì 9 dicembre 2015, Roma piazza dell ’Accademia di San Luca 77 

2015.12.09-locandinaRoma, 1 dicembre- La conferenza indaga il problema storico del concetto estetico di città, adottando Napoli come caso studio. L’analisi prende le mosse da un cortometraggio di Pier Paolo Pasolini – La forma della città – che dimostra le difficoltà che si incontrano nell’inquadrare una città. Saranno poi presi in esame testi, mappe e le (poche) immagini che ritraggono Napoli dal Quattro al Seicento, e che rappresentano la città con i loro rispettivi mezzi espressivi. Il titolo “Corpo e sito di Napoli” si riferisce in particolare a due testi periegetici: “Del sito et Lodi della Città di Napoli” (1566) di Giovanni Tarcagnota – e “Il Forastiero” (1634) di Giulio Cesare Capaccio, che presentano la città con la sua storia come un organismo inserito nel paesaggio. La conferenza ruota attorno a una questione metodologica fondamentale: quale forma di narrazione contemporanea può esprimere adeguatamente un concetto estetico storico?

PROGRAMMA ore 18,00 Saluti e presentazione Francesco Moschini Segretario Generale dell’Accademia Nazionale di San Luca Ariane Varela Braga Coordinatrice del Rome Art History Network Alina Aggujaro, Lorenzo Ciccarelli, Anne Scheinhardt Rome Art History Network ore 18,30 Conferenza Tanja Michalsky Direttrice presso la Bibliotheca Hertziana  MaxPlanckInstitut für Kunstgeschichte Corpo e sito di Napoli Il concetto estetico della città e del suo paesaggio nelle descrizioni della prima età moderna

Accademia Nazionale di San Luca‏: Presentazione del volume GIUSEPPE NICOLOSI

Lunedì 30 novembre 2015 alle ore 17,30

locandina_15Roma, 27 novembre – Lunedì 30 novembre 2015 alle ore 17,30 verrà presentato il volume Giuseppe Nicolosi. Scritti 1931-1976 a cura di Luca Arcangeli (Casa dell’Architettura Edizioni, Latina 2013).

Introduce e coordina
Francesco Moschini

Intervengono
Michele Beccu, Carlo Cecere, Pietro Cefaly, Giorgio Muratore

Sarà presente il curatore del volume

 

Già assistente di Composizione architettonica di Giovannoni e Foschini, Giuseppe Nicolosi (1901-1981), ingegnere, è stato docente presso le cattedre di Tecnica, Urbanistica, Composizione architettonica e Storia dell’architettura, direttore dell’Istituto di Architettura e Urbanistica della Facoltà di Ingegneria di Roma e fondatore della rivista “Rassegna di Architettura e Urbanistica”. Le sue opere lo rendono un personaggio apicale  nella storia dell’architettura moderna del nostro paese. Come membro del GUR ha partecipato alla progettazione dei piani di Brescia, Assisi, Padova, Terni, Cagliari e Perugia, contribuendo inoltre alla stesura del piano di Roma con capogruppo Piacentini. Partecipa alla I esposizione di architettura razionale di Roma nel 1928, aderisce al RAMI, è invitato alla Triennale di Milano del 1933 ed è presente in molte occasioni di rilievo: dalla sperimentazione di Garbatella a Littoria, da Guidonia all’esperienza delle borgate romane, suoi i progetti, tra gli altri, per il Trullo, Torre Gaia e il Quarticciolo. Ha dato forma ad alcuni tra i più alti esempi di architettura sacra della modernità italiana, come la chiesa del collegio Santa Maria e San Policarpo, entrambe a Roma, la chiesa dell’immacolata concezione a Terni o quella di San Sabino presso Spoleto. Nel dopoguerra si è occupato della ricostruzione di Cassino e di vari centri minori danneggiati dal conflitto. Negli anni Sessanta, il governo tunisino lo incarica di progettare il Comprensorio della Tunisia del Nord, apre uno studio a Biserta operando nell’arrondissement di Biserta e Beja. Basti questo breve cenno biografico a testimoniare la statura del personaggio e, di conseguenza, l’importanza dei suoi scritti, che si configurano come fondamentale apparato documentario per la comprensione sia delle singole vicende che delle riflessioni dell’autore in merito al fatto architettonico. Questi testi, accompagnati dal loro apparato iconografico originario, sono raccolti e proposti nella loro interezza nell’ampio volume a cura di Luca Arcangeli. Il libro è corredato da una ricca serie di immagini selezionate dal curatore e suddivise in foto di viaggio e foto delle opere. Tali immagini sono state inserite con l’obiettivo di fugare l’inevitabile ambiguità delle parole, creando una diretta relazione fra scritti, oggetti osservati e produzione materiale dell’autore. L’inserimento delle foto di viaggio consente anche di apprezzare la non trascurabile attitudine alla fotografia di Nicolosi, rivelando un aspetto fino ad ora sconosciuto dell’autore.

Accademia Nazionale di San Luca: Giornata dedicata a GIUSEPPE MIANO

1935-2015. Uno storico dell’architettura

2015.11.30locandinaRoma, 27 novembre- Lunedì 30 novembre 2015, dalle ore 10:00, l’Accademia Nazionale di San Luca  rivolge un omaggio al noto storico dell’architettura Giuseppe Miano recentemente scomparso, attraverso le testimonianze dei suoi amici, colleghi ed ex studenti.

Introduce e coordina
Francesco Moschini
Intervengono
Francesco Pecoraro, Amerigo Restucci, Pierluigi Serraino,
Carlo Severati, Roberto Veneziani
Con una testimonianza di tre dei suoi ex studenti
Fabrizio Di Marco, Susanna Pasquali e Maurizio Ricci
Giuseppe Miano, laureato in architettura alla Sapienza, alla fine degli anni ’60 è stato coinvolto da Manfredo Tafuri nel gruppo di giovani storici che avrebbe formato la celebre scuola dello IUAV di Venezia. Professore a Reggio Calabria, si è poi trasferito a Roma, presso la facoltà di Architettura della Sapienza, dove ha insegnato fino al 2005 Storia dell’urbanistica e quindi Storia della città e del territorio. Vorace lettore e grande viaggiatore ha riversato la sua straordinaria cultura e intelligenza in ogni attività che ha intrapreso. La storia della città e delle trasformazioni che l’uomo ha apportato al territorio era il suo campo di ricerca elettivo, del tutto nuovo per l’Italia di quei tempi; per comunicare la complessità di tali fenomeni ha utilizzato un modo atipico e multidisciplinare, che prevedeva la lettura di testi letterari, l’attenta osservazione delle immagini d’epoca e talvolta anche l’ascolto di brani musicali. Nella sua attività didattica ha saputo trasfondere il suo insegnamento a più generazioni di giovani architetti. Anche in occasioni dei numerosi viaggi di studio da lui organizzati per alcune associazioni culturali, ha saputo comunicare ai partecipanti un analoga lettura integrata dei territori visitati. Dietro ogni sua attività comunicativa vi era una ricerca approfondita attraverso studi e letture: ne è testimonianza il suo archivio, recentemente riordinato, composto di 152 faldoni. L’impressione che a noi lascia la sua consultazione è che questa minuziosa preparazione di ogni lezione e di ogni viaggio fosse spesso propedeutica alla sua strabiliante capacità di comunicare poi oralmente i risultati delle sue ricerche, con la verve e la capacità di coinvolgimento che tutti gli hanno sempre riconosciuto. In occasione della giornata in suo ricordo saranno esposti per la prima volta i contenuti di alcuni faldoni, per evidenziare la sua straordinaria metodologia di studio.

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