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Diritti umani

Sostenibilità aziendale e diritti umani — Business sustainability and human rights

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Tempo di lettura: 5 minuti
di emigrazione e di matrimoni

Sostenibilità aziendale e diritti umani

di Marco Andreozzi

Sostenibilità è parola di moda da tempo e soprattutto quest’anno sembra che sia definitivamente entrata nel lessico d’impresa. In Italia è nato addirittura un periodico che prova a parlarne, anche perché probabilmente i più ignorano cosa esattamente significhi. In breve, siamo in una situazione ‘sostenibile’ quando misure prese in qualsivoglia contesto portano vantaggi sia allo sviluppo economico che alle persone e all’ambiente. ESG – sigla che sta per gestione d’impresa ambientale e sociale – è il termine che dal 2004 ha cominciato a circolare principalmente a livello di multinazionali come sorta di quadro operativo da inserirsi all’interno della strategia generale, a connotare un approccio che rispecchi valori contemporanei con una visione di sviluppo robusta e di lungo termine.

Nel 1995 ero consulente per un operatore petrolifero italo-USA presso piattaforme fuori-costa del Mar Cinese Meridionale, per il nuovo progetto di due nuove strutture marine di estrazione petrolifera. Più spesso negli uffici di Shekou (Shenzhen, Cina), durante una delle brevi permanenze offshore feci notare al supervisore di produzione la situazione di sfruttamento degli operai cinesi, inscatolati come sardine per settimane in container-dormitori, e questo portò al mancato rinnovo del contratto. Poco male, essendo già destinato al petrolio del deserto algerino, e tuttavia i concetti di lavoro e sfruttamento vanno visti in un’ottica di ricavo marginale, giacché operai di Paesi in via di sviluppo accettano sempre condizioni diverse rispetto a quelli dei Paesi ricchi. Questo notai quello stesso anno proprio in Algeria, dove gli italiani ruotano 28/28 (giorni) mentre gli operai indiani e filippini restano in deserto sei mesi o un anno intero. Ingiustizie parte del mondo reale dell’impresa, purtroppo: ho sempre voluto allontanarmi da certe aziende in moltissimi casi.

Tema delicato per dire che l’ambito cui ambisce un sistema ESG è di certo nei fatti aleatorio e di difficile misurazione per quanto riguarda gli aspetti sociali e l’amministrazione d’impresa, entrambi difficili da inquadrare nei diversi contesti esistenti. Prendiamo il caso della Germania, ad esempio, che fino all’anno 2000 ammette la voce ‘corruzione’ (usando altri termini, naturalmente) nel conto economico di operazioni industriali in Paesi del ‘Terzo Mondo’. Opinabile e discutibile quanto si vuole (così come le tasse che le prostitute pagano in Germania) e tuttavia estremamente efficace nel cogliere le opportunità della globalizzazione degli anni Ottanta e Novanta per il raggiungimento degli obiettivi di crescita economica del nuovo millennio.

Sull’ambiente, invece, il controllo dei risultati è scientificamente fattibile, pur a volte complicato, giacché si parla di gestione dei rifiuti, economia circolare, crisi climatica, inquinamento, biodiversità e risorse naturali. Temi collegati ad approvvigionamenti energetici e filiere industriali che quest’anno sono di grandissima attualità e prospettiva. Sondaggi 2022 (Deloitte) sulla Generazione-Z e sui nati in questo millennio in quarantasei Paesi riportano che due persone su cinque hanno rifiutato un lavoro per questioni valoriali, dato che cresce per le posizioni apicali; protezione dell’ambiente e cambiamenti climatici sono le principali preoccupazioni. La ‘E’ di quel ESG è il macro dato oggi in evidenza. Utile al mondo dell’impresa per meri tagli ai costi energetici, e anche con chiare ricadute d’immagine e marketing.

Business sustainability and human rights

by Marco Andreozzi

Sustainability has been a buzzword for some time and especially this year it seems to have definitively entered the business lexicon. In Italy, a relevant news magazine has even been launched about it, also because most people probably do not know what exactly it means. In short, we are in a ‘sustainable’ situation when measures taken in any context bring benefits both to economic development, to people and to the environment. ESG – acronym for environmental and social corporate governance – is the term that since 2004 has begun to circulate as a sort of operational framework to be inserted within the general business strategy to connote an approach that reflects contemporary values with a robust and long-term development vision.

In 1995 I was a consultant for an Italian-US petroleum operator with offshore platforms in the South China Sea for the new project of two new marine oil exploitation facilities. More often in the headquarters of Shekou (Shenzhen, China), during one of the short stays offshore I pointed out to the production supervisor the situation of the Chinese workers, canned like sardines for weeks in container-dormitories, and this led to the non-renewal of the contract. Not bad, since I was already destined for the oil & gas of the Algerian desert, and yet the concepts of work and human exploitation must be seen in a perspective of marginal income, since workers from developing countries always accept different conditions than those of rich countries. I noticed this that same year in Algeria, where Italians rotate 28/28 (days) while Indian and Filipino workers stay in the desert for six months or a whole year. Injustices are part of the real world of business, unfortunately: I have always wanted to distance myself from certain companies in many cases.

A sensitive issue to say that the sphere to which an ESG system aspires is certainly uncertain in fact and difficult to measure with regard to social and corporate governance concerns, both difficult to frame in the different existing contexts. Take the case of Germany, for example, which until the year 2000 admitted the entry ‘corruption’ (using other terms, of course) in the income statement of industrial operations in ‘Third World’ countries. Questionable as much as you want (as well as the taxes that prostitutes pay in Germany) and yet extremely effective in seizing the opportunities of the globalization of the 1980s and 1990s to achieve the economic growth objectives of the new millennium.

About the environment, on the other hand, the control of results is scientifically feasible, albeit sometimes complicated, since we are talking about waste management, circular economy, climate crisis, pollution, biodiversity and natural resources. Topics related to energy supplies and industrial chains that this year are of great relevance and prospect. Surveys 2022 (Deloitte) on Generation-Z and Millennials in forty-six countries report that two out of five people have refused a job for reasons of values, data that grows for top positions; environmental protection and climate change are the main concerns. The ‘E’ of that ESG is the macro highlighted today. Useful to the business world for mere cuts in energy costs, and also with clear effects on branding and marketing.

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