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A Serra San Bruno (VV) un’oasi di pace, riflessione e risveglio del gusto.

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Immersi negli splendidi luoghi che furono di meditazione del santo, all’interno di un sorprendente percorso naturalistico due luoghi nei quali ritrovare il piacere dell’accoglienza tradizionale.

«In territorio di Calabria, con dei fratelli religiosi, alcuni dei quali molto colti, che, in una perseverante vigilanza divina attendono il ritorno del loro Signore per aprirgli subito appena bussa, io abito in un eremo abbastanza lontano, da tutti i lati, dalle abitazioni degli uomini. Della sua amenità, del suo clima mite e sano, della pianura vasta e piacevole che si estende per lungo tratto tra i monti, con le sue verdeggianti praterie e i suoi floridi pascoli, che cosa potrei dirti in maniera adeguata? Chi descriverà in modo consono l’aspetto delle colline che dolcemente si vanno innalzando da tutte le parti, il recesso delle ombrose valli, con la piacevole ricchezza di fiumi, di ruscelli e di sorgenti? Né mancano orti irrigati, né alberi da frutto svariati e fertili»

San Bruno da Colonia

 

 

Ed in quelle colline che ancora godono della ricchezza di fiumi e ruscelli,  immerse nel verde lussureggiante appare l’eremo di Santa Maria, che si  rivela il suo splendore severo e silente. Il bosco che lo circonda è costituito da giganteschi abeti bianchi ed è ad oggi uno dei boschi meglio conservati delle Serre calabresi.

Ci troviamo a 835 metri di altitudine dove fu fondato, da San Bruno, l’eremo di Santa Maria di Turri (dal nome della località, Torre) o del Bosco. In una radura egli trovò una buona fonte ed una piccola grotta e si rallegrò d’aver trovato il luogo ideale per una fondazione monastica.

Introducendosi alla radura ciò che immediatamente colpisce lo sguardo è la grande scalinata costruita molto più tardi, 1951, su progetto di Giuseppe Maria Pisani. Il laghetto, alimentato da una fonte che sgorga da una nicchia, è un piccolo bacino idrico costruito in granito in cui si vede una statua di San Bruno inginocchiato e immerso nell’acqua, a ricordo della consueta penitenza del Santo Patriarca. Una fontana di pietra, in parte seicentesca si scorge sulla sinistra ed è raggiungibile mediante un piccolo ponte in legno.

La chiesa, costruita nel piccolo slargo al di sopra della scalinata, fu consacrata solennemente il 15 agosto 1094 alla presenza di Ruggero I di Calabria e Sicilia e Bruno trascorse nell’eremo di Santa Maria e nella vita contemplativa in solitudine, gli ultimi dieci anni della sua esistenza. All’ interno l’ossario, un particolarissimo altare realizzato con l’ assemblaggio di due seicenteschi stemmi certosini in marmo ed una mensa in granito. Di fronte all’ingresso della chiesa si trova  il “romitorio”, luogo dove San Bruno prendeva il riposo notturno divenuto luogo della sua sepoltura.

Unico “suono” lo scorrere armonico delle acque del torrente che costeggia la piccola radura.

Ed in questo ambiente sicuramente suggestivo ecco il Ritrovo Santa Maria. Uno spazio in cui ristorarsi concedendosi una pausa in un piccolo angolo di paradiso che condivide, con l’Eremo di Santa Maria, lo spettacolo della vegetazione e le sonorità della natura. Un piccolo ponte di legno ci consente di attraversare il ruscello che costeggia lo spazio esterno.

 

Il locale si compenetra e fonde perfettamente con l’ambiente circostante grazie al sapiente uso dei materiali di costruzione. La struttura è infatti interamente in legno con travetti ad incastro e ricorda una calda ed accogliente baita. La grande sala può ospitare comodamente ben cento persone ed è arredata con gusto e semplicità . Un ulteriore spazio attrezzato è disponibile esternamente all’ombra di spettacolari e giganteschi abeti.

Un luogo delizioso dove gustare piatti tipici della cucina calabrese e le specialità cui il luogo è legato: primi piatti, pasta fresca, secondi a base di carni selezionate, pesce d’acqua dolce e poi “sua maestà il porcino” cucinato in mille modi diversi, da gustare accompagnato alle varie portate o “in solitaria”. Vini delle più rinomate cantine calabresi accompagnano i pasti.

 

E se volessimo trascorrere qualche giorno percorrendo gli splendidi sentieri del trekking fino a scoprire l’abete bianco più grande d’Italia potremmo usufruire dell’ospitalità del B&B il Laghetto. Un vecchio casale, perfettamente ristrutturato con capriate a vista e mura interamente in pietra. Le stanze del B&B, sistemate al primo piano, con servizi in camera, sono di moderna concezione e con abbattimento di barriere architettoniche.

La gestione di entrambe le strutture è affidata allo stesso staff familiare cui non manca certo il senso dell’ospitalità e dell’accoglienza oltre che l’esperienza pluridecennale.

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