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San Remo 2022: Un suggerimento alla RAI – San Remo 2022: A Suggestion for the RAI

Gianni Pezzano

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di emigrazione e di matrimoni

San Remo 2022: Un suggerimento alla RAI

A molti lettori sembrerà strano, e anche un pò presuntuoso scrivere un articolo per dare un suggerimento alla RAI per il Festival della Canzone Italiana di San Remo del 2022. Solo poche settimane dopo l’ultima edizione però una notizia triste recente ci fa pensare che sarebbe l’occasione perfetta per una promozione mirata che il paese non ha mai fatto a livello internazionale.

La recente scomparsa della grande cantante Milva ha messo in risalto per l’ennesima volta che dagli anni ’50 l’Italia ha prodotto generazioni di cantanti, cantautori e parolieri straordinari che non hanno mai avuto il riconoscimento internazionale che il loro talento avrebbe meritato, soprattutto quando paragonato ai loro pari in paesi di lingua inglese, francese e spagnolo.

E non dimentichiamoci che alcuni di loro sono già scomparsi. Gente come Luigi Tenco, il suo amico Fabrizio de André, Lucio Battisti, Lucio Dalla, Bruno Lauzi e Mia Martini per nominarne alcuni, erano talenti straordinari che avrebbero meritato palchi internazionali ed invece, perché scrivevano e cantavano principalmente in italiano, rischiamo di perdere la loro memoria nello spazio di pochi anni.

Per dare un esempio bellissimo di questi talenti, presentiamo il video sotto per rendere omaggio non solo a Milva, ma anche al cantautore unico, il medico appassionato di musica Enzo Jannacci, anche lui scomparso, che ha scritto il brano “La Rossa” in onore di lei.

Quindi vorremmo dare un suggerimento alla Rai di dedicare la prossima edizione del Festival di San Remo anche a quelle generazioni straordinarie che contano ancora cantanti, cantautori e parolieri come Gino Paoli, Adriano Celentano, Mina, Ornella Vanoni, Patty Pravo, Mogol, Ivano Fossati e tanti altri che hanno dato contributi importantissimi alla Cultura italiana per oltre cinque decenni.

E non possiamo farlo indirizzando la manifestazione solo al pubblico in Italia, come si fa di consueto, bensì al pubblico italiano in giro per il mondo per un motivo molto semplice, se non riusciamo a fare promozioni efficaci della nostra Cultura per primo ai nostri parenti e amici all’estero, allora come possiamo pretendere di farlo al resto del mondo?

Ma come potremmo rendere il Festival di San Remo più accessibile e rilevante a questo pubblico internazionale che, in fondo, sarebbe il primo passo verso un pubblico internazionale molto più grande?

Naturalmente il primo passo sarebbe di riconoscere che dobbiamo presentarlo in modo innovativo, in altre lingue per gli altri paesi. Certamente non pretendiamo che i presentatori facciano il loro lavoro in altre lingue, ma abbiamo i mezzi tecnici per poter presentare le serate della manifestazione in modo che il pubblico oltreoceano capisca il più possibile, non solo quel che succede sul palco in quelle serate, ma saprà chi sono i personaggi, vecchi e giovani, che saranno presentati nel corso del Festival.

Questo vuol dire preparare il pubblico già prima dell’apertura ufficiale della manifestazione. Con le sue teche enormi non sarebbe difficile per la RAI, né costoso, preparare programmi speciali per il pubblico internazionale con sottotitoli nelle lingue dei vari paesi così i figli, nipoti e pronipoti dei nostri emigrati potranno capire, e ancora di più apprezzare, quel che vedono sullo schermo.

Infatti, la RAI ha già siti d’informazione che potrebbero essere fruibili con traduzioni per permettere a chi vuol saperne di più di poter ascoltare altri brani e di conoscere le vite e le opere di questi personaggi importanti.

Fare apprezzare davvero queste opere all’estero in modi nuovi, avrebbe anche l’effetto di incentivare sempre più persone all’estero a voler finalmente imparare la nostra lingua, per poter capire fino in fondo le opere che sono al meglio nelle versioni originali.

Per spiegare meglio l’effetto potenziale di promozioni del genere partiamo da due cifre. La prima, gli italiani all’estero registrati all’AIRE (Anagrafe degli Italiani all’Estero) sono 6 milioni. In teoria questo vuol dire sei milioni che hanno una conoscenza buona della nostra lingua, ma non sempre è così, come sanno gli addetti ai lavori ai consolati. La secondo cifra è quella più importante, i discendenti degli emigrati italiani che secondo la Farnesina sono oltre 85 milioni, di cui la grande maggioranza non ha una conoscenza buona della lingua. Ci vuole poco per capire che se aprissimo RAI Italia con sottotitoli, ecc., il potenziale mercato per manifestazioni come San Remo non sarebbe 6 milioni, bensì oltre 90 milioni, una volta e mezzo la popolazione d’Italia, con ovvi benefici per gli introiti pubblicitari per la RAI.

Coloro che si lamentano delle spese di queste iniziative dovranno finalmente capire che non sono a fondo perduto ma sono investimenti, perché fare conoscere i nostri cantanti, ecc., al mondo vuol dire aprire mercati nuovi per le loro opere, fornire nuovi palchi all’estero dove fare spettacoli e di conseguenza fornire nuove fonti di guadagno per i cantanti e quindi per il paese, di cui abbiamo davvero bisogno.

Ci vuole davvero tanto per capire che cambiare mentalità verso le nostre promozioni culturali internazionali avrebbe grandissimi effetti economici per il paese?

E nel futuro potremmo fare progetti del genere per altri rami della nostra Cultura come il cinema, perché stiamo perdendo anche la memoria di registi importanti come Alessandro Blasetti, Dino Risi e Piero Germi che non hanno mai avuto il riconoscimento internazionale che meritavano.

Nel corso dei miei scambi con persone in Italia spesso sento dire che il paese ha bisogno di promuovere di più la nostra Cultura all’estero, e questo è verissimo, ma come paese dobbiamo essere aperti ad idee nuove di promozione e capire che i nostri metodi del passato non hanno mai raggiunto un livello di successo economico pari alla grandezza della nostra Cultura.

Qualcuno dirà che, oltre a essere presuntuoso è anche utopistico, ma non ne chiedo venia perché bisogna finalmente capire che, se il paese con il Patrimonio Culturale  più grande del mondo è solo al settimo posto come meta turistica internazionale, questo vuol dire che le nostre promozioni culturali non hanno avuto gli effetti sperati nel corso non solo di qualche anno, ma da decenni ormai, e che dobbiamo cambiare mentalità nel gestire le  nostre promozioni.

Siamo un paese che vanta la fantasia dei nostri grandi artisti, ma i nostri dirigenti non hanno affatto dimostrato la stessa fantasia nel promuovere ogni tipo di prodotto del nostro paese. Certo, siamo tra i paesi più importanti a livello economico, ma dobbiamo essere più coraggiosi nel capire quel che non abbiamo mai capito bene, che il nostro tesoro nazionale più importante non è composto da Ferrari, Lamborghini, elettrodomestici ed altri prodotti industriali, ma proprio dalla nostra Cultura che non abbiamo mai valorizzato ai livelli che meriterebbe.

Il Festival della Canzone Italiana di San Remo sarebbe letteralmente il miglior palco del mondo per fare promozioni del genere, cosa aspettiamo?

San Remo 2022: A Suggestion for the RAI

di emigrazione e di matrimoni

It will seem a little strange and also presumptuous to some readers writing an article to make a suggestion to the RAI for the 2022 San Remo Festival of Italian Song only a few weeks after the latest edition but some recent sad news makes us think that it could be the perfect occasion to make a targeted promotion that the country has never done internationally.

The recent passing of the great singer Milva has highlighted once more that since the ‘50s Italy has produced generations of extraordinary singers, singer-songwriters and lyricists who have never had the international recognition that their talent deserved, especially compared to their peers in English, French and Spanish speaking countries.

And let us not forget that some of them have already passed away. People like Luigi Tenco, his friend Fabrizio de André, Lucio Battisiti, Lucio Dalla, Bruno Lauzi and Mia Martini, to name only few, were extraordinary talents who would have deserved huge international stages and instead we risk forgetting them in the space of only a few years because they wrote and sang mainly in Italian.

To give a beautiful example of these talent people, we present the video below to honour not only Milva but also a unique singer-songwriter, the music-loving doctor Enzo Jannacci, he too passed away, who wrote the song “La Rossa” (The Redhead) in her honour.

Therefore we would like to make suggestion to the RAI to dedicate the next edition of the San Remo Festival to those extraordinary generations which still count singers, singer-songwriters and lyricists such as Gino Paoli, Adriano Celentano, Mina, Ornella Vanoni, Patty Pravo, Mogol, Ivano Fossati and many others who have given important contributions to Italian Culture for more than five decades.

And we cannot do this by addressing the event only to the audience in Italy as usual but rather to the Italian audience around the world for one simple reason, if we cannot carry out effective promotions firstly to our relatives and friends overseas, how can we expect to do so to the rest of the world?

But how can we make the San Remo Festival more accessible and relevant to this international audience which would basically be the first step towards a much bigger international audience?

Naturally the first step would be to recognize that we must present it in an innovative way, in other languages for the other countries. We certainly do not expect that the presenters do their jobs in other languages but we have the technical means to be able to present the event in a way that the overseas audience would understand as much as possible not only what happens on the stage during those evenings but will know who are the people, young and old, to be presented during the Festival.

This means preparing the audience even before the official opening of the event. With its huge archives it would not be hard or expensive for the RAI to prepare special programmes for the international audience with subtitles in the languages of the various countries so that the children, grandchildren and great grandchildren of our migrants will be able to understand, and even more appreciate, what they see on the screen.

In fact, the RAI already has information websites that could be provided with translations to allow those who want to know more to be able to listen to other songs and to learn about the lives and works of these important people.

Making these works be truly appreciated overseas in new ways would also have the effect of encouraging more and more people overseas to finally want to learn our language in order to fully understand works that are at their best in the original versions.

To better explain the potential effect of such promotions let us start with two figures. The first, six million Italians are registered at the AIRE (Registry of Italians Resident Overseas). Theoretically this means six million people who have a good knowledge of our language but this is not always the case as our experts at the consulates know. The second figure is the most important, according to Italy’s Foreign Affairs Ministry the descendants of Italian migrants are more than 85 million of which the vast majority do not have a good knowledge of the language.  It takes little to understand that if we open up RAI Italia with subtitles, etc., the potential market for events such as San Remo would not be 6 million but rather more than 90 million, one and a half times Italy’s population, with obvious benefits for RAI’s advertising revenue.

Thos who complain about the costs of these initiatives must finally understand that these costs are not non-repayable but investments because making our singers, etc., known to the world means opening new markets for their works, providing new stages overseas and consequently providing new sources of income for the singers and, therefore for the country which we truly need.

Does it really take much to understand that changing mentality concerning our international cultural promotions would have major economic effects for the country?

And in the future we would be able to carry out projects such as these for other branches of our Culture like the Cinema because we are also losing the memory of major film directors such as Alessandro Blasetti, Dino Risi and Piero Germi who never achieved the level of international recognition they deserved.

Some will say that, in addition to being presumptuous, this is also utopian but I do not apologize for this because we have to finally understand that if the country with the world’s greatest Cultural Heritage is only in seventh place as a tourist destination this means that our cultural promotions have not had the desired effects not over a few years but over decades now and that we must change mentality in the management of our promotions.

In the course of my discussions with people in Italy I often hear them say that the country needs to promote our Culture more overseas, and this is very true, but, as a country, we must be open to new ideas for promotion and to understand that our methods of the past have never had the levels of economic success equal to the greatness of our Culture.

We are a country that boasts the imagination of our great artists but our administrators have by no means demonstrated the same imagination in the promotion of every type of product in our country. Of course we are one of the most important countries economically but we must be braver in understanding what we have never fully understood, that our biggest national treasure is not made up of Ferraris, Lamborghinis, white goods and other industrial products but is precisely from our Culture which, as a country, we have never valued at the levels that it deserves.

The San Remo Festival of Italian Song would literally be the world’s best stage to carry out such promotions, what are we waiting for to do it?

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