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Salute. Le ulcere cutanee, una piaga silenziosa

Tiziana Primozich

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Il prof. Giorgio Guarnera già Responsabile dell’Unità Operativa Semplice Chirurgia Vascolare delle Lesioni Ulcerative dell’IDI di Roma e presidente AIUC, esorta a tenere alta l’attenzione sulle ulcere cutanee, vera piaga per oltre 2milioni di pazienti

Tra i fondatori della AIUC di cui è presidente, Associazione Italiana Ulcere Cutanee, il prof. Giorgio Guarnera da molti anni si occupa non solo delle cure mediche a pazienti in costante aumento con “ulcere cutanee” (venose, arteriose, diabetiche, da pressione), ma anche del loro percorso clinico-assistenziale. Si tratta infatti di pazienti di età avanzata che necessitano di cure continue e portatori di patologie invalidanti che mettono in crisi intere famiglie.

Prof. Guarnera, come nasce l’AIUC e perché?

Le ulcere cutanee che colpiscono 2 milioni di italiani sono una patologia da affrontare in modo sistemico e con la sinergia di tutti gli operatori del settore. Si è quindi resa necessaria la costituzione di una società scientifica, l’Aiuc appunto, che vede al suo interno tutti gli operatori sanitari in grado di occuparsi di una patologia severa oltre che dolorosa ed invalidante. In effetti i pazienti con ulcere cutanee hanno bisogno del medico quanto dell’infermiere, così come di un’adeguata assistenza dei caregivers, le persone di famiglia che se ne occupano giornalmente e che spesso devono adeguare i loro impegni di lavoro e di famiglia ai tempi della necessaria assistenza a parenti con questa patologia, che sono anche pazienti difficili sul piano psicologico. Le ulcere cutanee sono così fastidiose e dolorose che spesso portano a vera e propria depressione. Tutto questo naturalmente è peggiorato con il covid19, che come sappiamo agisce sulla circolazione e nel caso di pazienti già a rischio non può che peggiorarne lo stato già molto precario.

Qual è il primo obiettivo che AIUC si prefigge di raggiungere?

Il paziente che è affetto da ulcere cutanee, conseguenza di altre patologie, ha bisogno di essere seguito in un percorso virtuoso che vede coinvolti la struttura ospedaliera ove necessario, la struttura sanitaria territoriale e quindi di conseguenza l’attivazione delle cure a domicilio. Tutto questo ha un costo che l’azienda sanitaria non sostiene. L’unica cosa ottenuta finora è l’inserimento delle particolari medicazioni per queste ulcere nei LEA, con la clausola che le stesse sono rimborsabili dalla regione fino ad esaurimento di un determinato budget. Ma c’è di più, questo risultato non tiene assolutamente in conto che si tratta di pazienti cronici con una vera disabilità, che hanno bisogni di cure costanti e spesso non possono muoversi dal proprio letto. Ogni medicazione effettuata a domicilio ha un costo se fornita da un infermiere privato, al quale le famiglie troppo spesso sono costrette a rivolgersi per non rischiare il peggioramento del proprio caro. Quindi quello che AIUC mette in atto è una diagnosi precoce con un’immediata impostazione di un piano terapeutico, che deve avvenire per tutti quei pazienti che sono predisposti alle ulcere cutanee a causa di altre patologie gravi (diabete, vene varicose, malattie della pressione ecc.), in un’ottica sistemica per cui la cura abbraccia l’intera storia del paziente e non solo l’ulcera: the whole and not the hole, come dice la ricerca scientifica. Un approccio già individuato in tempi antichi proprio da Ippocrate, padre della medicina, nel suo trattato De Ulceribus.

L’età di sopravvivenza è aumentata grazie ai risultati della ricerca scientifica, ma nello stesso tempo anche patologie come il diabete sono in aumento ed il rischio è che una cospicua parte della popolazione si trovi a dover affrontare patologie gravi, come le lesioni ulcerative, che richiedono lunghi e dispendiosi percorsi di cura, con armi inadeguate che non solo non risolvono il problema ma rischiano di fare ancora più danno. Come invertire questa tendenza che oggi rende le ulcere cutanee una piaga silenziosa?

Bisogna costruire una rete virtuosa tra medico, infermiere e farmacista. Dovrebbero esistere ambulatori specialistici su questo tema, anche strutture private ma socialmente eque, perché le cure per le ulcere cutanee hanno un alto costo per il singolo paziente. Si può usare la telemedicina per accorciare i tempi e le distanze. Ma soprattutto questa patologia deve rientrare nella sfera delle vere disabilità per dare respiro alle famiglie che hanno il malato in casa. Sono pazienti complessi e la loro vita è accompagnata da un costante dolore fisico. Si tratta di un numero molto elevato dove le persone con più di 65 anni sono circa il 20 per cento. Sono le ulcere agli arti inferiori quelle più frequenti, ed il costo che ogni malato sostiene ogni mese per il trattamento delle ulcere è di circa 250 euro. Per questo AIUC oltre a cercare di organizzare centri di raccolta e cura dei pazienti in ogni regione italiana, si occupa anche di ricerca e di fare informazione attraverso convegni su questa patologia silente ma molto insidiosa, che si può curare anche con l’aiuto di nuovi farmaci e trattamenti.

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