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Russia e Lega araba, interessi di bottega

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L’Economia guida la sociologia e la politica e quando “gira”, le società sono mediamente più equilibrate e felici e il tasso di entropia e reati si abbatte.

di Sergio Bevilacqua, Sociologo e Sociatra

La Siria, solidale a Mosca, è riaccolta nella Lega dei Paesi Arabi, da cui era stata esclusa per i comportamenti bellici e situazioni interne. Il reintegro è avvenuto nel corso di una riunione organizzata appositamente, con 13 presenze su 22 (ben calibrati, i numeri…) e 12 voti favorevoli, solo il Qatar contrario. La situazione del voto dice quasi tutto: concordato a tavolino, irritante per la NATO e l’Occidente il minimo possibile perché avvenuto con la risicata maggioranza degli aderenti, voti contrari (uno solo, ma pur sempre presente) e Paesi aderenti stranamente distratti per un atto così significativo. Importante affermazione per Bashar el Assad, che diviene l’alfiere dello schieramento cauto degli arabi contro l’Occidente.

Era chiaro che ciò avvenisse prima o poi. Gli Arabi non hanno oggi alcuna consonanza con l’Occidente: la cultura civile islamica è antitetica a quella cristiana e violentemente avversa a quella giudaica, non sono secondarizzati, vivono di risorse primarie e di conseguenti attività finanziarie e qualcuno ha creato luna-park turistici di alto livello e discutibile formula che però richiamano soprattutto occidentali e benestanti in vena di consumi di lusso di tutti i tipi e di distrazioni psicotrope, come Dubai.

Una porzione di umanità per dimensione demografica simile agli Stati Uniti (circa 350 milioni di esseri umani) sta prendendo le misure di alcuni vettori fondamentali del suo futuro. Come la Russia, i Paesi del Petrolio stanno difendendo le loro risorse immani soprattutto in petrolio e gas, che saranno rese progressivamente obsolete di fronte all’emergere della fusione dell’atomo, che chiuderà nel giro di un paio di lustri l’era dell’uso dei combustibili fossili, con tutti i suoi effetti di ecologia, di geografia economica e di modernità. È proprio questa la motivazione principe degli attriti e delle guerre: non ideologia o libertà o tutela della diversità… Come i produttori di carrozze con l’avvento dell’automobile, per gli estrattori di combustibili fossili sarà presto finita l’epoca delle vacche grasse: il mercato dell’energia è già ormai un’altra cosa. Infatti, se il pubblico dei lettori non lo sapesse, chi invece, come me, ha fatto consulenza a molte società umane che si chiamano aziende globali, leader o anche follower di rispetto, players come si dice anche, di mercato mondiale, sa benissimo che è istituzionale l’attività di programmazione a lunghissimo termine, che getta la sua luce fino ai budget annuali, il brevissimo termine, e condiziona potenzialmente tutte le azioni dell’organismo aziendale cioè economico.

Secondo voi, dagli anni ’60 (oltre 60 anni fa…), Paesi aggressivi e legati a una prevalente risorsa patrimoniale, Stati oligarchici (Russia) o aristocratici (sceiccati arabi) oppure totalitari, non fanno programmazione di lungo termine? La fanno eccome. E quando vedono che le entrate a livello 2035 crolleranno verticalmente in brevissimo tempo, come si comporterebbero? Danneggiare l’innovazione? Quasi impossibile: la scienza è come l’acqua, puoi tentare di bloccarla, ma essa passa sempre e l’uomo la berrà. Dunque, le tattiche oscurantiste possono rallentare il processo: prima strategia, con la propaganda, ad esempio il caso Dugin e l’integralismo islamico. Poi, con la guerra: se non posso comandare a casa tua, cerco di renderla casa mia: così gestirò io il tuo sviluppo tecnologico nell’energia, e, se mi lasci fare, bastonerò i tuoi scienziati e rimarrò ricco coi miei combustibili fossili. Se invece resisti, creo così tanta confusione e incertezza che i mercati si spaventano (la guerra non piace proprio per niente ai mercati mondializzati fatti di una globalizzazione che è condizione tecnica), il prezzo dei combustibili fossili sale e io guadagno di più e molto, almeno fino a che ti tengo in scacco. Certo, se resisti e sei più forte finirà, ma intanto io avrò le casse piene.

Ecco. La nuova fonte incipiente di energia nucleare pulitissima è la causa di tutto ciò che vediamo. Ma la gente, spinta da un’abile propaganda passatista, che fa leva sul terrore delle guerre, crede che si tratti di uno scontro di civiltà, per cui è legittimo schierarsi di qua (sviluppo socio-tecnologico) oppure di là (romanticismo opportunistico) per motivi culturali… Macché! Russia, arabi e c. sono terrorizzati da questo scenario puramente materiale, economico-finanziario: ne va delle loro oligarchie, recenti (Russia) o millenarie (sceiccati). Le analogie tecnico economiche tra le due aree geoeconomiche sono evidenti: da scarsa a nulla (e irrecuperabile) presenza di secondario industriale; grande economia primario-estrattiva, che è ben valutata proprio perché utile al secondario. Il mercato occidentale (USA – EU e c.) è ancora più che doppio di quello anche dei Paesi del resto del mondo, e anche della Cina.

La Cina. Presto 70 centrali nucleari convenzionali, e molte di ultima generazione. Simpatiche Chinatown diffuse in tutte le metropoli e non, occidentali, sorrisi e poca violenza intrinseca. Quale politica? Quella che si vede: un po’ di qua e un po’ di là. Vorrebbe Putin che Taiwan esplodesse, ma i cinesi non si fanno condizionare dal suo interesse materiale: loro non sono produttori di combustibili fossili, ne sono consumatori, ma anch’essi ancora per poco, sia per il nucleare a fissione, sia perché, come e più dell’Occidente, vivono dall’esperienza fulminea dello sviluppo del secondario, di trasformazione dei materiali fisici e, ormai, di innovazione. E consumano tanta energia. La forte pressione dell’economia cinese e del suo Stato, abbastanza identitario economicamente grazie al neo-comunismo/neo-capitalistico, avviene fondamentalmente perché si basa su una struttura economica simile a quella dell’Occidente, trasformatrice e golosa di energia (50 centrali nucleari già attive, un quarto di quelle del mondo) e materie prime. È chiaro che un’economia del genere è in cerca di mercati e non di distruzioni: il mercato occidentale è ancora di gran lunga il più importante del mondo, quasi la metà per capacità di consumo, e solo un settimo demograficamente. La Cina fa un sesto, la Lega Araba coi suoi 22 Paesi di maghreb e mashreq circa un ventesimo, anche se non appartengono alla Lega paesi come Iran, Indonesia, Turchia a estesissima percentuale islamica.

Fare guerre per un progetto superato di valorizzazione di risorse destinate a crollare di valore (i combustibili fossili e le materie prime) e così creare tensioni nel mercato per lucrare su prezzi che non si ripeteranno più nella storia, a condizioni commerciali normali, è una strategia disperata e davvero sgradita per la sua scorrettezza, un concreto danno al progresso. E la cartina di tornasole, ben più che semplicemente economico-finanziaria, direi proprio antropologica, è che le motivazioni della guerra e delle coalizioni, come di tutti i fatti sociali, sono primariamente economiche (per gli amici romantici, ci metterei anche la maiuscola, Economia): l’Economia guida la sociologia e la politica e quando “gira”, le società sono mediamente più equilibrate e felici e il tasso di entropia e reati si abbatte.

È proprio in relazione a questi principi che l’Ucraina ha intelligentemente aderito all’Occidente, aiutata sì, e vigorosamente, dalle mani a stelle-e-strisce e stellate-in-campo-azzurro, sapendo che le risorse (sempre principalmente primarie del Paese, ancora di ogni Paese, nella fase storica attuale almeno) potevano trovare quel buon mercato che la Russia negli anni precedenti aveva rifiutato, facendosi grande più di quanto fosse, grazie al suo arsenale e all’aggressività ereditata dal disumano comunismo reale e dallo stalinismo sanguinario. Il presidente ucraino Zelensky ha, con coraggio, firmato un decreto perché il 9 maggio in Ucraina venga celebrata la giornata dell’Europa al posto della Vittoria dell’URSS sul nazifascismo: il giorno della vittoria sul nazismo verrebbe “celebrato” l’8 maggio invece. “La Russia sarà sconfitta come lo fu il nazismo” è il messaggio celebrativo di Zelensky.

Dunque, repetita iuvant, ai Signori dei combustibili fossili disturba e terrorizza la esistenza delle fonti alternative e, in prospettiva, definitivamente sostitutive con la fusione dell’atomo: sarà la fine della loro ricchezza, oltretutto disgustosamente oligarchica e totalitaria. E quindi ecco la propaganda romanticoide alla Dugin, e le guerre, di retroguardia nei modi e nelle motivazioni. Che dimostrano una visione antropologica bugiarda e arretrata, quando l’uomo di oggi è globale, moltiplicato, ipermediatizzato e filofemminile: se si fa l’analisi del caso, si vede che rispetto a questi 4 fenomeni (non politiche…) Russia, Siria, Iran e Paesi arabi sono rimasti tragicamente indietro, e soccomberanno.

Veri paladini della modernità sono come sempre UK, in piena sofferenza da digestione del cambiamento, Germania, ben nascosta dalle sue ben fatte attività economiche, e resto d’Europa. Carlo III avvia una monarchia “globale” (può permetterselo…) multireligiosa e multietnica, mostrando le spalle del suo cristianesimo.

E i russi pretendono un genotipo per il Donbass… Ma per favore, nell’era del fenotipo, difendi il russo contro l’esperanto del web, interlinguistico e il melting pot connaturato all’antropocene e alla globalizzazione… Ma per favore, a chi vogliono farla credere?

Accettare i fenotipi, le scelte politiche e fare germogliare lì la varietà. Fare guerre per spaventare e conquistare territori per difendere il proprio riportando a un secolo fa è pura retroguardia, quando poi lo si fa soltanto per sfruttare ai massimi, ancora per qualche anno, i prezzi dei combustibili fossili. Presto se li potranno tenere tutti e farci tanti bei soldatini di plastica per i loro bambini di pura razza genotipica…

E se è pur vero che non tutto l’Occidente è uguale (la Spagna ha ancora la corrente elettrica a 125 volt come noi ce l’avevamo negli anni 60), i nostri problemi (fossero quelli…) non scusano quelli degli altri: infatti senza colonie la economia spagnola è di 1000 miliardi inferiore alla nostra, quasi la metà. Spagna e Portogallo si sono svenati nel post-coloniale, UK si è rafforzata, l’Italia una meteora, la Francia un disastro dell’Umanità. Ma non è una tragedia oggi: ieri la è stata, mentre il mondo diventava sempre più piccolo, oggi non più. La trazione giudaico-cristiana per di più esclude la tragedia. La tragedia è quando non vedi futuro e resta solo la morte, cioè la vita come fattore di consumo.

Io trovo ovunque nell’Occidente felicità e tristezza, ma anche spazi per le proprie particolarità. E il fatto di avere o meno l’astronave per viaggiare nel Globantropocene ginecomediatizzato è un problema non diverso da quelli di altre epoche… Se non fosse che hic et nunc la concentrazione di confusione è molto elevata (la Quadrivoluzione è un’epoca diluviana) e di fronte alla tempesta perfetta non c’è Tortuga o Battery Park, ma solo portare a casa la pellaccia… Ognuno con le barche che ha, e io credo a questo fine molto nelle barche occidentali, che non sono magnifiche ma nemmeno subdole e arretrate come quelle russe o islamiche. Sulla Cina invece metterei un bel question mark… Non nel senso se sia buona o cattiva, ma se abbia un modello vero da esportare oppure solo opportunismo pratico.

Dunque, la strategia che l’Occidente sta attuando è corretta. Il tempo lavora a nostro vantaggio, occorre solo accelerare con le centrali nucleari di ultima generazione, come fa la Cina, in attesa della fusione, che arriverà prima del previsto, e fronteggiare quei pirati internazionali che vogliono piegare con la guerra il mondo ai loro antiquati, sordidi, antidemocratici, antifemminili, dunque complessivamente anti umani in fondo, interessi di bottega.

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