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Diritti umani

Roma. “Cinavirus: la pandemia e la disinformazione cinese”. Gasparri: “la Cina paghi le sue responsabilità”

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La Fondazione Italia Protagonista ha ospitato, presso l’aula Caduti di Nassirya di Palazzo Madama, la conferenza stampa “Cinavirus: la pandemia e la disinformazione cinese”. Le falle nel sistema di comunicazione della Repubblica Popolare Cinese e l’elogio al modello vincente di Taiwan

di Giulia Di Felice

“La Cina paghi le sue responsabilità. Questo virus è stato un danno gigantesco per l’umanità, dobbiamo denunciare quelle responsabilità che saranno perseguite dalla comunità scientifica internazionale”. Così, il sen. Maurizio Gasparri (FI) apre la conferenza stampa “Cinavirus: la pandemia e la disinformazione cinese”, tenutasi il 14 luglio 2021 presso l’aula Caduti di Nassirya di Palazzo Madama. Tra i partecipanti, oltre al sen. Gasparri, anche l’Avv. Renato Manzini, Presidente della Fondazione Italia Protagonista, il Prof. Mariano Bizzarri, il Dott. Francesco Zambon, Paolo Liguori, Direttore di TGCOM, Alessandro Sansoni,  il Prof. Stefano Pelaggi  e l’Ambasciatore Giulio Terzi. Ad organizzare la conferenza stampa, la Fondazione Italia Protagonista che, dal 2016, si pone come unico obiettivo quello di riaffermare i principi dello stato di diritto e il rispetto del diritto di conoscenza.

Ed è proprio il diritto alla conoscenza il perno attorno cui ruota la conferenza stampa. Il diritto di conoscere, di avere accesso alle informazioni e di poterle condividere.  La Costituzione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità definisce il diritto alla sanità come una condizione “fondamentale della pace nel mondo e della sicurezza”, che “dipende dalla più stretta cooperazione possibile tra i singoli e tra gli Stati”. Nel caso della pandemia da Covid-19, che va ormai avanti da diciotto mesi, ciò che è mancato è stata condivisione.

“Quest’aula è intitolata agli eroi di Nassirya del 2003” dice il Dott. Francesco Zambon “ma nello stesso anno l’Italia ha avuto un altro eroe. Il Dottor Carlo Urbani, il medico che ha scoperto la SARS, per poi morire pochi giorni dopo, il 29 marzo 2003, in Vietnam”. Urbani aveva identificato la SARS a marzo, ma il virus si era sviluppato in Cina almeno quattro mesi prima, senza che nessuno lanciasse allarmi. A seguito dell’epidemia di SARS del 2003, l’OMS ha più volte chiesto a tutti gli Stati di aggiornare il proprio piano pandemico. “All’inizio degli anni 2000” continua Zambon “non ci si preoccupava più delle malattie infettive”, e questo ha portato a sottovalutare il problema SARS. La realtà, però, è che epidemie di malattie infettive hanno continuato a presentarsi fino a prima dell’attuale pandemia: la MERS nel 2013, l’Ebola nel 2014 e il virus Zyka nel 2016.

Nel 2020, però, è emerso un dato allarmante: i protocolli pandemici italiani risalivano al 2003, e non al 2016 come avrebbe dovuto essere. Il risultato, stando a delle proiezioni che sono state fatte, è che con un piano pandemico aggiornato, nei primi mesi di pandemia si sarebbero potute salvare almeno un terzo delle vittime. Nel marzo del 2020, un team guidato da Zambon decide di redigere un report sulla risposta dell’Italia alla pandemia da Covid-19. “Dovevamo cercare di dare agli altri paesi del mondo quello che noi non avevamo avuto: il tempo” prosegue Zambon. Ma il report, dal titolo An unprecedented challenge: Italy’s first response to Covid-19, ha vita breve e dopo poche ore dalla sua pubblicazione viene fatto ritirare, motivo per cui, successivamente Zambon si dimette.

L’ipotesi, mai confutata né confermata, della fuga del virus dal laboratorio di livello IV nella città di Wuhan, porta Paolo Liguori, Direttore di TGCOM, e Alessandro Sansoni ad aprire una parentesi circa la veridicità delle informazioni che circolano in rete. Il caos generato dalla mancanza di una strategia di comunicazione ha portato alla creazione di fake news ma, inevitabilmente, anche ad additare come fake news qualsiasi altra ipotesi, non necessariamente complottista, che circolava sul virus e non era confermata direttamente dal Governo Cinese.

La mancanza di una adeguata comunicazione all’inizio della pandemia e di una scarsa cooperazione durante le ricerche, da parte della Repubblica Popolare Cinese – paese da cui l’epidemia è partita – resta dunque al centro del dibattito. Cosa sarebbe successo se la Cina avesse allertato l’OMS prima di gennaio 2020? In realtà, continua Zambon, un paese che aveva dato l’allarme prima che fosse troppo tardi c’è stato: Taiwan. Tuttavia, l’OMS sembra non aver prestato attenzione all’allarme lanciato da Taiwan, temporeggiando ulteriormente e decretando l’inizio della pandemia a cui stiamo assistendo.

Ad oggi, infatti, Taiwan – il cui Rappresentante in Italia, Andrea Sing-Ying Lee, è presente in aula –  resta l’unico Paese ad aver attuato una strategia vincente.  “Una strategia” conclude il Prof. Stefano Pelaggi, docente presso l’Università di Roma La Sapienza e Research Fellow presso il Centre for Chinese Studies a Taipei “nel pieno rispetto dei diritti civili e nel pieno rispetto delle libertà personali”.

La scarsa e poco dettagliata comunicazione da parte del Governo Cinese continua, dunque, a contrapporsi al diritto di conoscenza che il resto del mondo non solo merita, ma pretende. La Cina è sicuramente un partner strategico per l’Italia e per il mondo intero, ma allo stesso tempo è innegabile che vi siano state delle mancanze. Che siano state intenzionali o meno, poco importa. Solo con la conoscenza, infatti, è possibile la ricerca e solo con la ricerca sarà possibile sconfiggere la pandemia. Se c’è una mancanza, in tutta questa filiera, la responsabilità va attribuita a chi di dovere.

Il convegno: https://www.facebook.com/watch/live/?v=372008417614619&ref=watch_permalink

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