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Diritti umani

Ritorno alle origini, la libertà è sacra e passa attraverso la conoscenza

Anna Maria Antoniazza

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Sono i libri il grande rifugio dell’anima, è la lettura, non il parlare o la scrittura stitica ed esibizionista del web.

Credo nella libertà, credo soprattutto nella necessità della comprensione, dell’ascolto, il valore del silenzio di fronte a chi ci parla e spesso ci offende. Non siamo obbligati a cambiare la mente delle persone, non è il nostro compito terrestre. Dobbiamo vivere Dio dentro noi, non fuori di noi. Sviluppare la nostra personalità, i nostri successi, la realizzazione del talento individuale. Cosa pensano queste nuove divinità pagane osannate dal tempio di instagram e facebook, rinomato esercito di analfabeti laureati on line nel tutto e nel nulla? Il pensiero gli “altri”, a meno che non siano filosofi, grandi letterati, intellettuali affermati…può rimanere pure con loro e con la vita delle 4 parole che sanno mettere insieme in un #hastag. Non ci interessa, non ci è mai interessato, al netto di straordinarie dimostrazioni di qualità difficilmente riuscirà a stupirci. Sono i libri il grande rifugio dell’anima, è la lettura, non il parlare o la scrittura stitica e ed esibizionista del web.

È il leggere, non gli stupidi autori del famigerato oggi. Torniamo nell’ ottocento, a inizio 900 al massimo arriviamo alla scuola romana di poesia, non troppo oltre. Le letterature mordi e fuggi in offerta decostruiscono la lingua italiana: non aiutano a migliorarla. E neanche i grandi giochi editoriali. C’è poco tempo per vivere e ancora meno per dedicarsi all’anima: meglio andare sul sicuro. I grandi autori del passato ancora vivono tra di noi, con i loro libri, i loro versi, storicizzati: hanno vinto il passare del tempo, non della critica letteraria del loro tempo. Stanno li, sul comodino, in soggiorno, nelle biblioteche comunali. Ci aspettano silenziosi. Sta a noi andarli a scoprire e riviverli. E quanta grandezza nella narrativa degli anni 50 tra Vladimir Nabokov, Truman Capote e Paul Frederic Bowles. Quanta bellezza negli anni ’60 e ’70 in Italia, i due grandi decenni di ricerca poetica. Ed è proprio nella lettura del passato che si riesce a vivere oggi, senza perdere tempo a seguire questi corpi ignoranti e privi di istruzione che vantano qualità estetiche figlie della peggiore sartoria operatoria, con i loro tatuaggi, le loro labbra gonfie, queste pelli squartate dal bisturi che quando si aprono ad una conversazione, ad una scrittura le loro parole già da sole sognano un lento silenzioso suicidio.

La bellezza di invecchiare rende questo film dell’orrore raccontato quotidianamente dal web destinato a scomparire in fretta – grazie a Dio – perché il tempo ti può rendere solo più saggio, sicuramente non più giovanile per quanto botox tu possa iniettare. E non esiste cosa peggiore di chi conquistata la bellezza estetica per qualche anno della propria giovinezza poi è costretto a tacere perché non ha mai avuto nulla da dire.

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