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Diritti umani

Rabia Balkhi, la luce del faro femminile afghano: scrivere è esistere

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La Scuola femminile di Kabul che porta il nome di Rabia ora è chiusa, come nel ’96. Davanti al futuro della donna afghana cala una nebbia pericolosa e paurosa, del resto non è proprio verso la donna che da troppi millenni sono indirizzate le peggiori ingiustizie?

 di Isabel Russinova

“Scrivere è esistere”, Rabia Balkhi, (IV sec) è ed è stata per secoli e secoli punto di riferimento della donna afghana, simbolo di ribellione, di coraggio, di intelligenza e purezza. Rabia è stata una principessa e scrittrice della corte di Balkh, nel nord dell’Afghanistan, una delle pochissime intellettuali medievali ad essere registrata nella storia per nome. Generazione dopo generazione le madri che hanno potuto, hanno scelto per le loro figlie il nome Rabia, la poetessa che si innamorò e fu punita dal fratello e non potendo scrivere, usò il sangue come inchiostro e il muro come foglio per fissare le sue poesie.

Rabia è un simbolo di libertà, un esempio per i movimenti femministi afghani, ma anche simbolo di purezza, la sua ode all’amore è sentita pure come un viaggio alla comprensione di Dio. La Scuola femminile di Kabul che porta il nome di Rabia ora è chiusa, come nel ’96. Davanti al futuro della donna afghana cala una nebbia pericolosa e paurosa, del resto non è proprio verso la donna che da troppi millenni sono indirizzate le peggiori ingiustizie?  E purtroppo le tante interpretazioni della Sharia, le leggi islamiche, mostrano diverse applicazioni e la storia ahimè ha raccontato scenari apocalittici indirizzati contro la donna e volti ad annullare la sua dignità: non mostrarsi, non studiare, non amare, non cantare, non scrivere. Sovviene alla memoria l’attacco con l’acido alle studentesse di Herat (luglio 2015), punite perchè andavano a scuola e volevano emanciparsi.

Chi scaglia una pietra conto la donna è perchè la teme, teme il potere del suo silenzio, teme la sua capacità di proteggere la sua libertà con la forza di sopravvivere.  

La perdita della conoscenza è il dramma più grande e serio che può colpire l’umanità e chi vuole distruggerla mira proprio a questo; quando puoi leggere, viaggiare, confrontarti, cresci e cresce anche la consapevolezza della tua esistenza sulla terra. Difendere il diritto alla conoscenza è la battaglia più importante per la donna, che da portatrice  di vita, è e deve essere universalmente punto di riferimento per il futuro.