Quella scuderia straordinaria ormai dimenticata – The extraordinary team that has now been forgotten

By 3 aprile 2018Arte & Cultura

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Quella scuderia straordinaria ormai dimenticata

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Quando Eugenio Torelli-Viollier ideò e lanciò il Corriere della Sera, aveva un modello ben preciso nella mente. Era così influenzato da quel che aveva visto in “The Times” di Londra, oggi come allora il giornale più famoso e prestigioso del mondo, che copiò persino i suoi banconi di lavoro.
Di Gianni Pezzano

In un’epoca dove il giornalismo è considerato come “fornitore” di notizie false spesso dimentichiamo che il giornalismo italiano ha una Storia orgogliosa di giornalisti che in un modo o nell’altro ci hanno lasciato testimonianze importanti della Storia, sia tragica che felice, del nostro paese e nel resto del mondo.

Per questo motivo c’è una testata importante che ci ha dato una scuderia straordinaria di penne eccellenti che il paese sta pian piano dimenticando. Vale la pena ricordare che anche queste penne e il loro giornale sono una parte fondamentale della Cultura del nostro paese.

Da Londra a Milano 
Quando Eugenio Torelli-Viollier ideò e lanciò il Corriere della Sera, aveva un modello ben preciso nella mente. Era così influenzato da quel che aveva visto in “The Times” di Londra, oggi come allora il giornale più famoso e prestigioso del mondo, che copiò persino i suoi banconi di lavoro.

Il giornale che uscì per la prima volta il 5 marzo 1876,  doveva fornire un giornalismo serio e ben informato e presto diventò il punto di riferimento giornalistico non solo di Milano, ma anche del resto del paese. Indiscutibilmente oggigiorno è il giornale italiano più conosciuto al mondo grazie alla sua capacità di assumere giornalisti illustri.

Però, il giornale ebbe una scuderia particolarmente importante di penne eccellenti tra gli anni trenta e settanta dell’ultimo secolo che arrivò alla sua fine definitiva in una data precisa, il 22 luglio 2001.

I nomi
Una selezione dei nomi di questi personaggi straordinari deve comprendere Dino Buzzati, Guido Piovene, Curzio Malaparte, Corrado Alvaro, Indro Montanelli, Luigi Barzini (padre e figlio), Ennio Flaiano ed Eugenio Montale.

Ognuno di questi giornalisti era anche autore di libri importanti e non pochi di loro videro le loro opere diventare film tratti dai loro romanzi, racconti o articoli.

Se poi guardiamo i contributori ai cosiddetti elzeviri (dal tipo di font utilizzato per gli articoli),  la celebre terza pagina culturale della testata, possiamo aggiungere moltissimi altri autori importanti come Grazia Deledda, Giovanni Gentile, Benedetto Croce e Luigi Pirandello per nominarne soltanto alcuni dei più famosi, anche se per un periodo limitato di quelli indicati precedentemente.

Naturalmente vedere insieme tanti personaggi forti e talentuosi, per non dire unici e a volte particolari, il luogo di lavoro a via Solferino doveva essere, come minimo, interessante.

Atmosfera particolare
Per dare un esempio Indro Montanelli citava spesso l’episodio del conoscente che gli chiese come faceva a condividere la sua stanza di lavoro in fondo al corridoio con Guido Piovene e Dino Buzzati, dove nessuno poteva sentire i suoi gridi di aiuto. Quando Montanelli gli chiese a sua volta perché doveva chiedere aiuto, la risposta fu “Ma come fai a stare qui tranquillo con questi due veneti che ti ucciderebbero, Piovene per raccontare i dettagli della tua agonia, Buzzati per fare della poesia sull’ascesa in cielo della tua anima?”.

Chi ha letto mai le opere di questi due giornalisti/autori non avrebbe alcun dubbio che i sospetti non erano poi lontani dalle loro storie…

Senza dimenticatore poi che Montanelli aveva anche un rapporto difficilissimo con un altro giornalista toscano, Curzio Malaparte, che arrivò al punto che Malaparte disse poco prima di morire che Montanelli doveva decedere prima di lui.

Questi scambi di gelosie e di ambizioni non sono insoliti in qualsiasi situazione in cui si trovano persone di grandi talenti. Basta leggere le cronache del famoso “Algonquin Round Table” che si radunava all’albergo omonimo di New York e che comprendeva personaggi del calibro di F. Scott Fitzgerald, Dorothy Parker, Groucho e Harpo Marx, che nacque con il nome (non tanto) scherzoso de “The Vicious Circle” (Il Cerchio Feroce), per leggere battute leggendarie simili nel contesto americano.

Il Premio Nobel timido
Tra questi personaggi pungenti e spesso aggressivi c’era uno che era cosi timido che aveva persino paura di presentarsi al suo direttore per qualsiasi motivo, eppure in molto sensi era lo scrittore più importante di tutti in quella scuderia.

Nel 1975 Eugenio Montale vinse il Premio Nobel per la Letteratura che dimostra la grandezza del suo talento e disse che erano proprio gli articoli che scriveva per il Corriere della Sera che gli permisero di poter scrivere le poesie che gli valsero il Nobel.

Ma c’era una faccia inaudita del poeta che Indro Montanelli svelò in uno dei suoi famosi “Incontri”, quando descrive il momento in cui Montale domò la sua grande timidezza per rivelare una voce canora straordinaria e capì che se Montale non fosse stato così timido il Nobel per la letteratura nel 1975 sarebbe andato a un altro autore…

Il più grande, ma non all’estero
In un modo strano il componente di quella scuderia straordinaria è considerato il giornalista italiano più importante, perché fu testimone di sette decenni non solo della Storia d’Italia (della quale scrisse una colonna di libri di grande successo), ma è anche quello che con la sua morte nel 2001 segnò la fine di quella generazione di grandi talenti.

Incredibilmente, malgrado la fama in Patria e le controversie della sua vita, Indro Montanelli è virtualmente sconosciuto fuori del Bel Paese. Ancora più incredibilmente non c’è ancora nessun segno dell’uscita nel prossimo futuro di qualsiasi libro per introdurlo al grande pubblico internazionale, a partire dal mercato più importante, quello di lingua inglese.

Per trasparenza e correttezza, chi scrive queste parole ha scritto una biografia in lingua inglese del grande giornalista toscano, che comprende i migliori articoli dei suoi sette decenni di giornalismo e perciò non è un caso che abbia indicato episodi legati al giornalista di Fucecchio. Questo libro è ora bloccato dagli eredi per motivi ancora non compresi del tutto. La cosa più triste è che questi articoli sono cosi straordinari che devono essere conosciuti in giro per il mondo.

In ogni caso, se fosse quel libro o un altro, è ora che Indro Montanelli sia conosciuto a livello internazionale perché nessuno ha scritto la Storia del Bel Paese del ventesimo secolo quanto lui. Allo stesso modo, introdurre Montanelli al mondo aprirebbe la porta anche per fare ricordare i suoi compagni di lavoro e perciò tenere vivo il ricordo di loro e delle loro opere.

Infatti, i neolaureati di questi ultimi anni già non sanno chi fosse Montanelli, e questo non fa altro che confermare un suo commento di anni fa in riferimento a Corrado Alvaro e Dino Buzzati, per nominarne soltanto due, che “la memoria degli italiani per i loro autori è scritta sull’acqua”. Ora vale anche per lui.

Lavoro importante
Si parla molto di promuovere nel modo giusto la Cultura italiana all’estero, ma se ne fa poco purtroppo. Però faremmo bene iniziando proprio da questa scuderia straordinaria di giornalisti/autori italiani e non solo di quelli legati al Corriere della Sera.

Se davvero vogliamo ricordare i nostri autori, artisti e altri esponenti importanti, dobbiamo fare di più per farli conoscere non solo nel nostro paese ma soprattutto all’estero. Solo cosi potremo assicurarci che le loro opere siano sempre disponibili, perché le opere importanti sono sempre attuali.

Ma dobbiamo farlo con libri adatti alle esigenze dei lettori esteri perché solo cosi potremo assicurare che i nuovi lettori comprendano bene queste opere. Questo è il vero e principale lavoro per il mondo culturale italiano, sia perché abbiamo l’obbligo di ricordare i nostri personaggi importanti, sia perché farli conoscere vuol dire che molti tra i libri italiani (anche in traduzione) sarebbero venduti all’estero e con questi fondi potremmo fare ancora più promozione della nostra vera gloria, la Cultura.

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The extraordinary team that has now been forgotten

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When Eugenio Torelli-Viollier thought up and launched il Corriere della Sera he had a very precise model in mind. He was so influenced by what he had seen in the Times of London, still considered today just as then the world’s most famous and prestigious newspaper, that he even copied their work benches.
By Gianni Pezzano

In a time when journalism is considered a “supplier” of fake news we often forget that Italian journalism has a proud history of journalists who in one way or another left important eyewitness accounts of Italian history both tragic and happy, as well as around the world.

For this reason there is an important newspaper that gave us an extraordinary ensemble of excellent pens which the country, not so slowly, is forgetting. It is worthwhile remembering that these pens and their newspaper are an essential part of the country’s Culture.

From London to Milan
When Eugenio Torelli-Viollier thought up and launched il Corriere della Sera he had a very precise model in mind. He was so influenced by what he had seen in the Times of London, still considered today just as then the world’s most famous and prestigious newspaper, that he even copied their work benches.

When the newspaper came out for the first time on March 5th, 1876 it had to offer serious well informed journalism and it soon became the journalistic focus not only for Milan, but also for the rest of the country. Today it is indisputably the world’s best known Italian newspaper thanks to its ability to employ on famous journalists.

However, the newspaper had a particularly important team of excellent writers between the 1930s and the 1970s which had its definitive demise on a precise date, Jules 22nd, 2001.

The names
A selection of the names of these extraordinary people must include Dino Buzzati, Guido Piovene, Curzio Malaparte, Corrado Alvaro, Indro Montanelli, Luigi Barzini (father and son), Ennio Flaiano and Eugenio Montale.

Each one of these journalists was also an author of important books and not a few of them saw their work become films based on their books, tales or articles.

If then we look at their contributions to the so-called elzeviri (Italian for the Elzevir font used in the articles) the newspaper’s famous third page cultural articles, we can add many other important authors such as Nobel Prize winners Grazia De Ledda and Luigi Pirandello, Giovanni Gentile and Benedetto Croce to name only a few, even if for a limited part of the years quoted above.

Naturally, seeing so many strong, talented, not to mention unique and peculiar, individuals together the workplace at Milan’s Via Solferino must have been interesting to say the least.

Odd atmosphere
To give one example, Indro Montanelli often quoted an episode with an acquaintance who asked him how he c share an office at the end of a corridor with Guido Piovene and Dino Buzzati from which nobody could hear his cries for help. When Montanelli replied in turn why he would have to call for help the answer was “How can you be calm with two Venetians who would kill you, Piovene to tell the details of your pain, Buzzati in order to write a poem describing your soul rising into Heaven”.

Whoever has read the works of these journalists would have no doubt that the suspicion was not so far from the truth…

Without forgetting that Montanelli had a very difficult relationship with a fellow Tuscan journalist, Curzio Malaparte, which reached the point that as he was about to die Malaparte said that Montanelli should die before him.

These exchanges of jealousy and ambitions are not unusual in any situation in which there are many talented people. Suffice it to read the stories of the “Algonquin Round Table” which used to meet at the New York hotel of the same name which included such characters of the caliber of F. Scott Fitzgerald, Dorothy Parker and Groucho and Harpo Marx which begun with the (not very) joking name of “The Vicious Circle” in order to read similar legendary quips in an American setting.

The shy Nobel Prize winner
Amongst these biting and often aggressive people there was one that was so shy that he was even scared to go to his Editor in chief for any reason and yet in many ways he was the most important writer of this stable.

Eugenio Montale won the Nobel Prize for Literature in 1975 which showed the greatness of his talent and he said that it was the very articles he wrote for Il Corriere della Sera that allowed him to write the poems that gave him the Prize.

But there was an unheard of face of the poet that Indro Montanelli revealed in one of his “Incontri” (Encounters) articles that describes the moment that Montale tamed his timidity to reveal an extraordinary singing voice and he understood that, had Montale not been so timid, the 1975 Nobel Prize for Literature would have gone to another author…

The greatest, but not overseas
In a strange way the member of that extraordinary team considered Italy’s most important journalist, because he was an eyewitness of not only seven decades of Italian history (about which he wrote a very successful series if books), was also the one who with his death in 2001 marked the demise of that generation of great talents.

Incredibly, despite the fame and controversies in his home country during his lifetime, Indro Montanelli is virtually unknown outside Italy. Even more incredibly, there is still no sign of the publication in the near future of any book to introduce him to the international public, beginning with the most important market, that in the English language.

In order to be transparent and correct, the author of these words has written an English language biography of Indro Montanelli, including the greatest articles from his seventy years of journalism, and hence it is no accident that he cited the episodes tied to the Tuscan author. This book is now blocked by his heirs for reasons that are still not clear. The saddest thing is the articles are so extraordinary they must be known around the world.

In any case, whether or not it is this book, it is time that Indro Montanelli is recognized internationally because nobody has written Italy’s history in the twentieth century more than he. In the same way, introducing Montanelli to the world would open the door to remembering his work colleagues as well and so keep their memories and works alive.

In fact, the young people who today are earning their degrees in Italy do not know who Montanelli was and this only confirms his comment from years ago referring to Corrado Alvaro and Dino Buzzati, to mention only two, that “Italy’s memory of its authors is written on water”. Now this refers to him as well.

Important job
Much is said about Italian Culture overseas, but sadly little has been done. However, we would do much worse than beginning from this team of extraordinary Italian journalists/authors and not only those tied to Il Corriere della Sera.

If we truly want to remember our authors, artists and other important people we must do more to make them known not only in our country but above all overseas. Only in this way can we ensure that their works are always available as they are always current.

But we must do it with books that are suitable for the needs of international readers because only in this way can we ensure that new readers truly understand their works. This really is the most important job for Italy’s world of Culture, because it reminds us of our obligation to remember our most important people and also because it means that many more Italian books (and in translation) will be sold overseas and with these funds we could promote even more our true glory, our Culture.

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