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Quel che Claude Barzotti ci ha insegnato— What Claude Barzotti taught us

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Tempo di lettura: 9 minuti
di emigrazione e di matrimoni

Quel che Claude Barzotti ci ha insegnato

Per la stragrande maggioranza degli italiani fuori del Belgio e la Francia il nome Claude Barzotti vuol dire quasi niente. Però, per i nostri parenti e amici in quei paesi lui è diventato un simbolo importante, non solo per una carriera musicale di grande successo, ma in modo particolare per un brano che ci insegna un aspetto fondamentale per chi nasce e/o cresce all’estero.

E con la sua scomparsa sabato scorso, all’età ancora giovane di 69 anni, vogliamo parlare degli effetti di quel brano e come deve dare una lezione importante ai figli di emigrati in tutto il mondo quando arriva il momento inevitabile di chiedersi: a quale paese appartengo, al mio paese di nascita o al mio paese di origine?

Non entriamo nei dettagli della sua carriera che si trova sul link, tranne che dire è nato in Belgio da genitori italiani.

Il suo brano più importante, il soggetto di questo articolo, prende spunto sin dal suo titolo “Le Rital”, una parola che fino a quel punto, e si tratta del 1983, era la parola che gli autoctoni francofoni utilizzavano per esprimere il loro disprezzo verso gli emigrati italiani e i loro figli.

Queste parole esistono in ogni paese nel mondo, le più “famose” tra queste sono “wog”, “wop”, “dago”, ecc., nella lingua inglese. E da italo-australiano nato e cresciuto in quel paese, posso dire che quelle parole non raramente erano la fonte di litigi e persino baruffe, sia a scuola che nei luoghi di lavoro tra gli autoctoni e gli immigrati ed i loro figli.

Quindi l’uso di quella parola nel titolo è già una forma di provocazione, ma la canzone non era affatto quel che si potesse immaginare. Allora ascoltiamo il brano e per chi non conosce il francese, la traduzione in italiano si trova al link

Le parole della canzone, “È vero, sono uno straniero, me l’hanno detto abbastanza” detto da uno nato e cresciuto nel paese è già una frase potente, però “Sono rital nelle mie collere, nelle mie dolcezze e nelle mie preghiere. Mantengo l’impronta della mia specie, sono rital e rimango tale” poi fa capire la fierezza delle due parti della sua identità personale, figlio di due mondi, e questa è la rivoluzione della canzone.

Il rital, wog, wop, dago, ecc., non deve vergognarsi delle origini ma da quel che è e fa come persona, e che la vita si basa sul proprio carattere e le proprie capacità e non sulla presunta onta inerente all’uso di quelle parole da parte degli autoctoni.

E proprio allo stesso tempo dell’uscita di questa canzone in Belgio, comici di origini italiane e greche in Australia hanno iniziato un percorso identico con sketch televisivi, e spettacoli teatrali, che hanno permesso ai figli della generazione post-guerra in quel paese di prendere possesso della parola “wog” per esprimere il nostro orgoglio delle nostre origini e ora la utilizziamo tra di noi, però, guai agli autoctoni che cercano di utilizzarlo verso di noi, particolarmente nel tono sbagliato…

Ma per capire il senso quasi rivoluzionario di questi sviluppi bisogna ricordare che negli anni ’30, ’40, ’50 e anche ’60 dell’ultimo secolo, immigrati e figli di immigrati italiani erano costretti a adottare nomi nuovi con la scusa che “il pubblico non accetta nomi stranieri”. E non solo in paesi anglosassoni.

Per questo motivo attori e cantanti importanti come Yves Montand (nato Ivo Livi), James Darren (James William Ercolani), John Saxon (Carmine Orrico), Dean Martin (Dino Paolo Martino Crocetti), Bobby Darin (Roberto Cassotto), Connie Francis (Francesca Rosa Maria Franconero) e molti altri furono costretti a cambiare nome per avere la possibilità di iniziare una carriera.

Probabilmente il caso più eclatante di questi cambi di nomi è un attore statunitense che molti considerano l’indiano stereotipo dei western americani. Iron Eyes Cody (Cody dagli occhi di ferro, foto sotto) in realtà si chiamava Espera Oscar Decorti, di origini italiane…

Però, sempre negli Stati Uniti, due premi Oscar, uno immigrato e l’altro figlio di immigrati italiani, nel rifiutare di cambiare nomi, hanno dimostrato che bisogna solo avere grande talento e determinazione per avere successo, il primo era il grande regista Frank Capra e l’altro, l’altrettanto grande cantante e attore Frank Sinatra.

E con questo dobbiamo estendere la lezione di Barzotti non solo alle nostre comunità italiane all’estero ma anche, e soprattutto, all’Italia stessa perché troppi non si rendono conto delle nostre eccellenze all’estero, siano emigrati che figli e nipoti di emigrati italiani. Ed è ora che le nostre autorità facciano molto di più per riconoscere e anche premiare questi nostri parenti e amici all’estero, che hanno compiuto imprese importanti di ogni genere.

Sarebbe troppo facile pensare ad attori italo-americani come Robert De Niro e Al Pacino, ma quanti si rendono conto che Anthony LaPaglia italo-australiano è riuscito a fare il salto nel grande mercato internazionale?

Poi, il Regno Unito ci dà un grande esempio di una famiglia di origini italiane che ha avuto un grandissimo impatto sia al cinema che alla televisione. Il compianto Anthony Minghella ha vinto l’Oscar come miglior regista per il film “Il Paziente Inglese”. Sua sorella Edana, anche lei scomparsa recentemente, ha avuto una grande carriera, sia musicale che accademica, ed il fratello Dominic Minghella ha avuto successo come produttore e sceneggiatore televisivo con programmi come “Doc Martin”. Infine, possiamo aggiungere Max Minghella, il figlio di Anthony, che sta avendo successo come attore in fiction e film importanti come “Il racconto dell’ancella” e “Babylon”.

Ancora nel Regno Unito, Peter Capaldi, nato a Glasgow in Scozia, ha avuto una grande carriera come attore e produttore, vincendo l’Oscar per il miglior film cortometraggio e molti altri premi, sia come attore che come regista e produttore di film.

Ma sbaglieremmo se limitassimo i noti italiani nel mondo solo a quelli dei paesi anglosassoni, o in paesi europei. I nostri parenti e amici in ogni continente hanno raggiunto ruoli importanti di ogni genere che portano onore al loro paese d’origine, partendo dall’Australia dove l’attuale Primo Ministro si chiama Anthony Albanese.

E in questo dobbiamo sperare che anche in Italia la RAI e tutti i mezzi d’informazione comincino a dare più notizie a personaggi di origine italiane nel mondo, perché la nostra penisola è sempre stata fonte di personaggi importanti che hanno cambiato la faccia del mondo, e questi nostri connazionali continuano più che dignitosamente questa tradizione.

Allora, dobbiamo tutti, in Italia e all’estero, capire la lezione di Claude Barzotti. Parole come “rital” non devono farci male, perché una parte di noi emigrati e figli/discendenti di emigrati italiani rimarrà sempre italiana, e quindi non dobbiamo vergognarcene perché è la fonte di ispirazione che ci ha dato i mezzi di fare imprese importanti ovunque siamo andati.

E quindi noi rital, wog, wop, dago, ecc., dobbiamo rendere onore a questo patrimonio nel fare cose grandi, mettendo insieme i talenti che fanno parte del nostro patrimonio italiano a quel che i nostri paesi di nascita ci hanno insegnato per migliorare noi stessi ed i nostri paesi, sia di nascita che di origine.

What Claude Barzotti taught us

For the vast majority of Italians outside Belgium and France the name Claude Barzotti means next to nothing. But, for our relatives and friends in those countries he became an important symbol, not only due to a highly successful musical career but particularly for a song that teaches a fundamental issue to those born and/or raised overseas.

And with his passing last Saturday, at the still young age of 69, we want to talk about the effects of that song and how it must teach an important lesson to the children of migrants around the world when the inevitable moment comes to wonder: to which country do I belong, to my country of birth or to my country or origin?

We will not enter into the details of his career which can be found on the link, except to say that he was born in Belgium of Italian parents.

His most important song, the subject of this article, takes its cue from its title, “Le Rital”, a word that until that point, and this was in 1983, was the word that native French speakers used to express their contempt towards Italian migrants and their children.

These words exist in every language, the most famous in English being “wog”, “wop”, “dago”, etc. And as an Italo-Australian born and raised in that country, I can say that those words were not infrequently the source of arguments and even fights, both at school and places of work between natives and the immigrants and their children.

Therefore, the use of that word in the title was a form of provocation, but the song was not at all what anyone could have imagined. So, let us listen to the track and for those who do not know French, the basic translation into English can be found on the link:

The words “It’s true, I’m a foreigner, it’s been repeated enough” said by someone born and raised in the country is already a powerful phrase, but “I’m a rital in my anger, in my sweetness and in my prayers, I maintain the memory of my species, I am a rital and I will remain so” then makes us understand his pride in the two parts of his personal identity, the son of two worlds, and this is the revolution of the song.

The “rital”, “wog”, “wop”, “dago”, etc, must not be ashamed of his or her origins but of what he or she does as a person, and that life is based on one’s character and personal skills and not by the presumed shame inherent in the use of the words by the natives.

And at precisely the same time as the release of this song in Belgium, comedians of Italian and Greek origins in Australia began using TV sketches and stage shows which allowed the children of the post-war generation to take possession of the word “wog” to express our pride in our origins and we now use it between us, but woe to the natives who try to use it against us, especially in the wrong tone…

And to understand the almost revolutionary sense of these developments, we must remember that in the ‘30s, ‘40s, ‘50s and even ‘60s of the last century immigrants and children of immigrants were forced to adopt new names with the excuse that “the audience does not accept foreign names”. And not only in English speaking countries.

For this reason, important actors and singers such as Yves Montand (born Ivo Livi), James Darren (James William Ercolani), John Saxon (Carmine Orrico), Dean Martin (Dino Paolo Martino Crocetti), Bobby Darin (Roberto Cassotto), Connie Francis (Francesca Rosa Maria Franconero) and many others were forced to change their names in order to have the chance to start a career.

Probably the most striking example of these changes of names was an actor in the United States who many consider the stereotypical Indian in American westerns. In reality, Iron Eyes Cody’s name was Espera Oscar Decorti, of Italian origin…

However, still in the USA, two Oscar winners, one an immigrant and the other the son of Italian immigrants, in refusing to change their names demonstrated that you only have to have great talent and determination to achieve success. The first was the great director, Frank Capra and the second was the equally great singer and actor, Frank Sinatra.

And with this we must extend the lesson Barzotti taught us not only to our Italian communities overseas, but also, and above all, to Italy herself because too many do not realize our excellence overseas, both migrants and the children and descendants of Italian migrants. And it is time that our authorities did much more to recognize and even reward these our relatives and friends overseas who have accomplished important deeds of every kind.

It would be too easy to think of Italian American actors such as Robert De Niro and Al Pacino, but how many realize that Anthony LaPaglia is Italo-Australian and that he managed to make the leap into the great international market?

And then, the United Kingdom gives us a great example of a family of Italian origin which had a great impact in both the movies and television. The late Anthony Minghella won the Oscar for Best Direction for the film, “The English Patient”. His sister Edana, also recently deceased, had a great career, both musical and academic, and their brother Dominic Minghella achieved success as a producer and scriptwriter of TV programmes such as “Doc Martin”. Finally, we can add Max Minghella, Anthony’s son, who is having success as an actor in important dramas and films such as “The Handmaid’s Tale” and “Babylon”.

Again, in the United Kingdom, Peter Capaldi born in Glasgow, Scotland, has had a great career as actor and producer, winning the Oscar for best short film and many other awards, both as an actor and producer/director of films.

And we would be making a mistake if we limited famous Italians to English language countries or in Europe. Our relatives and friends in every continent have played major roles of every kind that bring honour to their country of origin, starting with Australia where the name of the current Prime Minister is Anthony Albanese.

And in this we must also hope that RAI (Italy’s State broadcaster) and all the means of information in Italy began to give more news of people of Italian origin in the world because our peninsula has always been a source of important people who have changed the face of the world, and these our countrymen and women continue this tradition excellently.

So, all of us, in Italy and overseas, must begin to understand Claude Barzotti’s lesson. Words such as “rital” must not hurt us because a part of us emigrants and children/descendants of Italian emigrants will always be Italian and therefore we must not be ashamed of this because it is the source of inspiration, and this has given us the means to achieve major deeds wherever we have gone.

And so, we “rital”, “wog”, “wop”, “dago”, etc, must honour this heritage of achieving great deeds by putting together the talents which are part of our Italian heritage to what our countries of birth have taught us to improve ourselves and our countries, both of birth and of origin.

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