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Quattordici anni di speranze in una pagella ed una vita in fondo al mare

By 19 Gennaio 2019 No Comments

Quattromila chilometri, dal Mali fino alla Libia, poi su un barcone ed infine in fondo al mar Mediterraneo, per essere riportata brevemente alla vita. È la strada percorsa dalla pagella cucita nella giacca del corpo di un ragazzino maliano, morto durante il viaggio della speranza in cui hanno perso la vita nel 2015, si stima, circa mille persone

di Francesca Garofalo

Andare via per sempre dal proprio paese, non vedere più i suoi colori, né sentirne gli odori, abbandonarlo come fossi strappato dal seno materno, dalla tua essenza. Cosa porteresti con te? Gli adulti i documenti, denaro oppure monili preziosi ed infine i ricordi, i bambini i loro giocattoli preferiti. Ma la terra in cui andare non è una qualunque, è  la salvezza, ma la salvezza costa cara, tanto da dover dimostrare di meritarsela. Se è  questa la vera ragione che ha spinto il ragazzino maliano di 14 anni, annegato nel Mediterraneo il 18 aprile 2015, a cucire e custodire accuratamente nella giacca la sua pagella con ottimi voti non lo sapremo mai, perché  il suo cuore di studente modello ha smesso di battere per sempre.


A rinvenire il pezzo di carta,Cristina Cattaneo, legale del Labanof (Laboratorio di antropologia e odontologia forense) di Milano come ha raccontato nel libro “Naufraghi senza volto”. Un ritrovamento che è  risultato di una prassi iniziata nel 2013 quando, nel tentativo di ricostruire l’identità dei profughi e migranti vittime di naufragi, si tastavano gli abiti poiché in essi vi cucivano le cose più preziose per evitare di perderle, di essere rubate o di cadere in mano ai trafficanti come documenti, tessere della biblioteca, sacchetti con la terra natia. Tra tutti, il rinvenimento più  atroce, divenuto simbolo della voglia di appartenere a qualcosa perché in grado di esserne capace, nel corpo esile di un ragazzino il cui osso del polso non era ancora “fuso”e la cresta iliaca non del tutto formata, indice della sua giovanissima età, vestito con una giacca, un gillet, camicia e jeans. A lui  il vignettista Makkos del “Foglio” ha dedicato una “preziosa” vignetta. Sarebbe stato bello conoscere il futuro  del ragazzino venuto da lontano, lontanissimo con in tasca soltanto sogni, speranze ed una piccola pagina ormai sbiadita che forse doveva essere la prova del suo impegno scolastico, la dimostrazione di essere’degno’ di appartenere ad un mondo migliore,  presto inghiottiti per sempre nel mare della dimenticanza. E dell’indifferenza.

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