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Italiani nel Mondo

Quando il migrante torna a casa – When the migrant returns Home

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Tempo di lettura: 11 minuti

di emigrazione e di matrimoni

Quando il migrante torna a casa

Sappiamo quando qualcosa è per la prima volta, ma non sappiamo mai quando sarà l’ultima volta e per questo motivo le partenze diventano riti che fanno sempre male

Fino allo scoppio della pandemia pensavamo che gli aerei moderni e i prezzi bassi potevano portare a viaggi facili, sia per l’emigrato per tornare a casa che per i parenti nel poter finalmente visitare i loro congiunti sparsi per il mondo. Ed invece la pandemia ha assicurato che mentre scrivo queste parole ed il lettore le legge, nessuno sa quando saremo finalmente in grado di poter tornare ai nostri paesi di nascita, o visitare i parenti nei loro paesi.

Allora facciamo qualche pensiero su cosa vuol dire quando l’emigrato, che spesso è partito di malavoglia perché le circostanze non permettevano altra scelta, si trova finalmente in grado di poter tornare al paese a trovare i parenti rimasti a casa, e si trova a dover affrontare il prezzo vero e crudele della decisione di anni o decenni prima.

Partenza 1

Sappiamo quando qualcosa è per la prima volta, ma non sappiamo mai quando sarà l’ultima volta e per questo motivo le partenze diventano riti che fanno sempre male. Ci sono anche migranti che partono e non tornano mai a casa, alcuni perché il destino è stato crudele e altri perché i motivi della partenza significavano che non volevano, oppure non potevano più tornare.

E chi rimane a casa ha sempre il dubbio se la partenza sia l’ultimo ricordo della persona cara partita per un altro paese.

Il migrante invece abita in una specie di macchina del tempo perché l’immagine che ha dei cari e del paese di nascita rimane quella del giorno della partenza. Ed i parenti a casa hanno di loro nella mente quegli ultimi istanti, e spesso non sanno i dettagli della loro nuova vita perché non sempre l’emigrato vuole dire ai genitori, oppure i fratelli e sorelle, cosa sono stati costretti a fare per stabilirsi.

Naturalmente prima le lettere e poi le telefonate, ora persino via video chat, aiutano a tenersi in contatto, ma è inevitabile che lentamente ed inesorabilmente le vite dei vari rami delle famiglia si separino. Per non impensierire parenti non si dicono notizie di malattie, magari le controversie in famiglia vengono tenute nascoste e quando arrivano le occasioni felici, fidanzamenti, matrimoni, le nascite si sente di più la mancanza dei parenti lontani. Questa mancanza poi si sente di più quando arrivano gli inevitabili morti che assicurano che i ricordi degli ultimi istanti delle partenze siano stati davvero gli ultimi ricordi di un genitore, fratello, sorella o amico caro.

Ritorno

Poi, per molti arriva il giorno di poter finalmente  tornare a casa, chi dopo pochi anni e chi, come i miei genitori, dopo decenni all’estero. E qui la macchina del tempo dei ricordi si inciampa perché pensano di trovare il paese caro uguale a prima, ed invece la realtà è quasi sempre molto diversa.

Per tutti coloro che tornano la prima tappa vera al paese è di trovare le tombe di chi è deceduto nel frattempo e sono emozioni difficili da spiegare. Non basta avere i santini del funerale, o foto della tomba perché, per l’emigrato all’estero, non si può mai prendere il posto dell’ultimo bacio, o d’essere presente al funerale che sono parte integrale del lutto personale di ciascuno di noi.

Dopo questa tappa iniziale iniziano i giri tanto sognati di persone e luoghi che facevano parte della vita normale prima di partire ed in questi giri si rendono conto che non fanno più parte della vita del loro paese o città di nascita. Magari alcuni locali sono chiusi nel frattempo, ci sono stati cambi di proprietari e/o nomi, gli amici di una volta non ci vanno più ed infine, quando finalmente si incontrano, tutti si rendono conto che l’amicizia di una volta non c’è più.

Per i figli degli emigrati il primo viaggio al paese dei genitori spesso rivela che le loro origini non erano affatto quel che pensavano. Certamente il paese non è quel che i genitori avevano descritto, ma ancora di più molti di loro si trovano a dover affrontare aspetti della propria identità che non avevano considerato fino in fondo.

I ragazzi della prima generazione nata all’estero sono “italiani” per i loro coetanei, e considerando che in casa la lingua era di solito l’italiano con tutte le usanze e tradizioni delle famiglie italiane, questo era solo naturale. Però, quando incontrano la realtà d’Italia capiscono che non lo sono del tutto, e non possono mai esserlo per via d’essere nati e cresciuti in un altro paese. Per alcuni questo è l’inizio di una ricerca per la propria identità e ciascuno di loro deve scoprire chi è.

Ora, vediamo il turismo di ritorno dopo due, tre, quattro e più generazioni e vediamo sempre di più sui social le reazioni dei discendenti di emigrati italiani che le scoperte spesso non sono quel che aspettavano. Nella maggioranza dei casi l’accoglienza dei parenti distanti in Italia è calorosa, ma non mancano casi dove parenti non li lasciano nemmeno entrare in casa, spesso per questioni di patrimoni che non avevano mai saputo dai nonni, oppure si trovano in mezzo a situazioni delicate che erano i motivi veri della partenza del nonno o la nonna. Infine, e probabilmente i casi più tristi, per via del tempo passato i parenti in Italia nemmeno sanno d’avere parenti all’estero.

Per chi pensa che questi casi siano un po drammatizzati, basta andare nelle pagine degli italiani all’estero per vedere le reazioni di chi ha fatto questi viaggi per capire che non sempre il ritorno al paese d’origine è felice quanto si sperava.

Due dei commenti rimasti in mente nella lettura di queste reazioni arriva da pagine degli italiani negli Stati Uniti. La prima era “ora capisco perché nonno ci aveva ordinato di non tornare più al paese”, e la secondo era anche il consiglio di un utente per chi si preparava per il viaggio in Italia, “quando cerchi il passato non sempre sai quel che troverai”…

Partenza 2

Questi ultime sono solo alcune delle cose che succedono quando emigrati, i figli, oppure i pronipoti prendono gli aerei per un viaggio che, nel bene o nel male, rimarrà sempre nella loro memoria.

Ora in questo periodo di covid-19 milioni di persone in giro per il mondo hanno dovuto rinviare i viaggi che sognano da tanto tempo. La ricerca del passato fa parte di ciascuno di noi. Vogliamo conoscere le nostre origini, vogliamo capire noi stessi, ma per gli emigrati, i loro figli e discendenti è molto spesso una passaggio più complicato ed emotivo di quel che si aspettano.

Ora ci sono agenzie che organizzano questi viaggi, ma nessuna di queste agenzie può preparare i clienti fino in fondo per il giro di emozioni che scaturiranno quando si troveranno davanti alle tombe degli avi, tantomeno per quei casi tristi di parenti che nemmeno li invitano in casa per un caffè.

Poi, questi visitatori dall’estero si trovano a dovere fare la propria partenza dall’Italia. Ognuna sarà diversa, chi felice di quel che ha scoperto, chi deluso e chi si trova alla fine di una fase della vita perché le scoperte del viaggio lo porteranno a cambiare la propria vita in modi inattesi solo poche settimane prima. In ogni caso la persona che riparte per il paese di residenza/nascita sarà cambiato in modi difficili da fare capire a chi non ci è passato. 

Questo turismo di ritorno non è un fenomeno piccolo, tantomeno banale. Ci sono oltre 90 milioni di italiani sparsi per il mondo tra emigrati e discendenti di emigrati e questa cifra è destinata ad ingrandire sempre di più e quindi dovremmo, come paese, fare qualche pensiero per assistere loro nelle ricerche.

In questo non dico a titolo gratuito, chi fa viaggi internazionali capisce che i servizi si pagano, ma dobbiamo essere in grado di poter offrire servizi per aiutare loro a rintracciare parenti e famiglie perché non raramente il passare degli anni ha reso difficilissime queste ricerche. Come dobbiamo anche essere in grado di incoraggiare loro di voler sapere sempre di più del loro patrimonio culturale personale, compresa e soprattutto la nostra lingua, perché ciascuno di questi turisti particolare è discendente del nostro paese e quindi degno di considerazione e cortesia e non, come a volte capita, soggetto di curiosità e anche ironie da chi non capisce cosa vuol dire non conoscere le proprie origini.

 

di emigrazione e di matrimoni

When the migrant returns Home

We know when something is for the first time but we never know when it is the last time and for this reason departures become rituals that always hurt

Before the outbreak of the pandemic we thought that modern planes and low prices could make travelling easy for both the migrant to return home and the relatives to finally be able to visit their relatives spread around the world. Instead the pandemic has ensured that while I type these words and the readers read them nobody knows when they will finally be able to go back to birthplaces or to visit relatives in their countries.

So let us consider what it means when a migrant, who often left unwillingly because the circumstances gave them no other choice, is finally able to go back to his or her town to visit the relatives who stayed home and they find themselves having to face the real and cruel price of their decisions years or decades before.

Departure 1

We know when something is for the first time but we never know when it is the last time and for this reason departures become rituals that always hurt. There are also migrants who leave and never return home, some because Fate was cruel and others because the reasons for their departure meant they did not want to ever go back or because they could no longer return.

And those who stay always have doubt whether or not the departure will be their last memory of the loved one who left for another country.

The migrant on the other hand lives in a kind of time machine because the image he has of the loved ones and the birthplace always remains the one of the day of departure. And the relatives at home have in their minds him or her of the final moments and often they do not know the details of the new life because the migrant does not always want to tell the parents, or the brothers and sisters, what they were forced to do to settle down.

Naturally, first the letters and then the phone calls, now even video chats, help to keep them in touch but it is inevitable that slowly and inexorably the lives of the various branches of the family draw apart. And in order not to worry the relatives they do not give news of sicknesses, maybe family disputes are kept hidden and when the joyful occasions come, engagements, weddings and the births, they feel even more the absence of the relatives faraway. And these absences are felt even more with the inevitable deaths that ensure that the memories of the final moments of the departures are truly the final memories of a parent, brother, sister or dear friend.

Return

And then for many them the day they will finally be able to return home comes, some after a few years and for some, like my parents, after decades overseas. And here the time machine of the memory falters because they think they will find beloved town the same as before and instead the reality is almost always very different.

For all of those who return the first real stop in the town is to go to the graves of those who had passed away in the meantime and these emotions are hard to explain. It is not enough to have the memorial cards of the funeral or the photo of the tomb because, for the migrant overseas, they can never take the place of the last kiss or to be present at the funerals which are an integral part of the personal mourning of each one of us.

After this initial stop the rounds of the people and places that were part of their lives before they left that dreamed of so much begin and as they do these rounds they realize that they are no longer a part of the life of their birthplace. Maybe some places have closed in the meantime, there may have been changes of owners and/or names, the friends of the past no longer go there and when they finally meet everybody realizes that the friendship of the past is no more.

For the children of migrants the first trip to their parents’ town often reveals that their origins are not at all what they thought. Of course the town is not what their parents had described but, even more, many of them find they have to face aspects of their identity that they had never considered fully.

The young people of the first generation born overseas are “Italians” for their peers and considering that the language they usually spoke at home was Italian with all the customs and traditions of Italian families, this is only natural. However, when they encounter the reality of Italy they understand that they are not fully Italian and that they can never be due to their being born and raised in another country. For some of them this is the beginning of a search for their own identity and each one of them must find out who they are. 

We are now seeing return tourism after two, three, four and more generations and on the social media we see more and more the comments of descendants of Italian migrants that what they discovered was not what they expected. In the majority of cases the welcome by the distant relatives is warm but there is no lack of cases where the relatives do not even let them into the house, often for reasons of inheritance that the grandparents never told them or they find themselves in the middle of delicate situations which were the real reasons for the departure of the grandfather or grandmother. Finally, and probably the saddest cases, due to the passage of time the relatives in Italy do not even know they have relatives overseas.

For those who think these cases have been dramatized we only have to go to the pages of Italians overseas to see the reactions of those who went on these trips to understand that the return to the towns of origin are not always as happy as they hoped.

Two comments that remained in the memory while reading these reactions were from pages of Italians in the United States. The first was “Now I understand who granddad ordered us to never go back to the town” and the second was also the user’s advice for those getting ready for the trip to Italy, “When you go looking for the past you don’t always know what you will find…”

Departure 2

These final comments are only some of the things that happen when migrants, their children or great grandchildren get on the plane for a trip that, for better or worse, will always remain in their memory.

Now during this period of covid-19 millions of people around the world have had to postpone the trips they have dreamed of for a long time. The search for the past is part of each one of us. We want to know our origins, we want to understand ourselves but for migrants, their children and descendants it is often a much more complicated and emotional passage than what they expect.

There are now agencies that organize these trips but none of these agencies can fully prepare their clients for the round of emotions that will be aroused when they find themselves in front of the graves of the forebears, much less for those sad cases of relatives who do not even invite them into the home for a coffee.

And then these overseas visitors will find themselves having to make their own departures from Italy. Each one will be different, those happy with what they discovered, those who are disappointed and some will find themselves at the end of one stage of their lives because the discoveries will lead to changes in their lives in ways that were unexpected only a few weeks before. In each case the person who leaves for the country of residence/birth will be changed in ways that are hard to understand for those who have not gone through it.

This return tourism is not a small, let alone trivial, phenomenon. There are more than 90 million Italians spread around the world between migrants and descendants of migrants and this number is destined to grow more and more and therefore as a country we should give some thought to helping them in their search.

By this I do not mean free of charge, people who travel internationally understand that services are paid for, but we must be able to offer services to help them trace their relatives and families because often the passage of time has made these searches very difficult. We must also be able to encourage them to want to know more and more about their personal cultural heritage, including and above all our language, because each one of these particular tourists is a descendant of our country and so worthy of consideration and courtesy and not, as sometimes happens, be the subject of curiosity and also sarcasm by those who do not understand what it means not to know their own origins.

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