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Diritti umani

Popoli in rivolta contro il regime — Peoples in revolt against the regime

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Tempo di lettura: 5 minuti
di emigrazione e di matrimoni

Popoli in rivolta contro il regime

di Marco Andreozzi

“习近平下台!” (Xi Jinping, xiatai, “vattene!”) Questo riecheggiava nelle proteste delle settimane scorse un po’ in tutta la Cina. Forse a molti media è sfuggita la portata epocale di quanto sta capitando nella Repubblica Popolare. Mai nella storia del regime comunista si erano lanciati simili slogan contro un supremo. Neanche le proteste di piazza Tiananmen dell’aprile-giugno 1989, che portarono poi alla reazione e al massacro, avevano espresso tale auspicio per l’allora presidente Yang Shangkun o per il più potente segretario generale Zhao Ziyang. Quella contestazione fu partecipata da membri provinciali del partito e poi coinvolse molti studenti universitari con critica aperta alla corruzione imperante. Oggi come allora è impossibile provare se sia stata orchestrata dalla minoranza ‘meridionale’ del partito (il nucleo storico della rivoluzione maoista), ma quel che ne seguì servì a questa consorteria, guidata da Deng Xiaoping, per tornare al potere con un nuovo segretario generale, Jiang Zemin (mancato da poco a 96 anni) in luogo di Zhao, un settentrionale’ come lo è Xi.

Evento scatenante le recenti rivolte cinesi è stato un incendio e la morte di almeno dieci persone in un caseggiato residenziale della città di Urumqi dal quale le vie di fuga erano sigillate “per difendere la popolazione dal contagio covid” (dignità e vita privata?). Ed è capitato proprio nella città dove i nativi uiguri sunniti sono discriminati da anni. Incompetenza e fallimento di un regime di fatto ‘orwelliano’ (basta leggere “1984”)? Sta di fatto che pare autoalimentarsi, vista la recente scelta di accontentare il dissenso, abolendo il confinamento proprio in coincidenza con la stagione tipica dei contagi virali, senza un vaccino efficace e con un basso numero di anziani protetti da almeno due dosi, specchio evidente della scarsa fiducia nello stato data da memoria storica di epoche pre digitali. Tra i risultati di tutto ciò: abuso di medicinali antivirali che porta casi di ricoveri in terapia intensiva di un sistema ospedaliero carente di posti letto, e l’assurdità di alcune aziende che, per assumere, richiedono l’aver preso il covid.

Il medio-estremo Oriente d’Eurasia unisce molti Paesi autocratici, ma alcuni di essi nel 2022 paiono legati da un filo (di seta) rosso di storica discontinuità. L’invasione armata dell’Ucraina palesa una guerra cominciata in Crimea (2014) dopo le proteste Євромайдан (Evromajdan, ‘Europiazza’), quando Viktor Yanukovych – presidente ‘manciuriano’ di Putin poi messo sotto accusa – sospese le trattative di associazione all’Unione Europea. Gli oligarchi lasciano il popolo russo in povertà, e se solo il 20% dichiara contrarietà all’invasione, di fatto gli oppositori sono ben di più (siamo nati ieri?) e molti dissidenti sono già stati arrestati. In Iran la cerchia teocratica del potere vive in attici e viaggia all’estero mentre la classe media è ormai impoverita e i diritti elementari delle donne sono negati. La morte di Mahsa ha fatto traboccare questo vaso e portato anche qui i giovani nelle piazze. La risposta è l’impiccagione, ma la reazione delle milizie sappiamo essere fatta anche di abusi sessuali alle ragazze, poi uccise e lasciate senza sepoltura o liberate (e lasciate al suicidio); ad altri si spara in viso. Tra la protesta qualcuno addirittura inneggia alla Persia pre-islamica: è tutto detto, visto che l’invasione armata maomettana ebbe luogo oltre tredici secoli fa.

L’articolo nasceva a proposito della correlazione esistente tra cambiamenti climatici e guerre: si fa ammenda per aver tralasciato l’analisi com’era nelle intenzioni. Continua.

Peoples in revolt against the regime

by Marco Andreozzi

“习近平下台!” (Xi Jinping, xiatai, “Step down!”) This was echoed in the protests of the past weeks all over China. Perhaps many media have missed the epochal significance of what is happening in the People’s Republic. Never in the history of the communist regime had such slogans been launched against a supremo. Not even the Tiananmen Square protests of April-June 1989, which then led to the reaction and the massacre, had expressed such a wish for the then president Yang Shangkun or for the more powerful general secretary Zhao Ziyang. That protest was attended by provincial members of the party and then involved many university students with open criticism of the prevailing corruption. Now as then it is impossible to prove whether it was orchestrated by the ‘southern’ minority of the party (the historical nucleus of the Maoist revolution), but what followed served this faction, led by Deng Xiaoping, to return to power with a new general secretary, Jiang Zemin (recently died at 96) in place of Zhao, a northerner’ like Xi is.

The triggering event for the recent Chinese riots was a fire and the death of at least ten people in a residential block in the city of Urumqi from which the escape routes were sealed “to defend the people from covid contagion” (dignity and privacy?). And it happened right in the city where the native Uyghur Sunnis have been discriminated against for years. Incompetence and failure of a de facto ‘Orwellian’ regime (just read “1984”)? The fact is that it seems to feed itself, given the recent choice to satisfy dissent, abolishing lockdowns precisely in coincidence with the typical season of surging viral infections, without an effective vaccine and with a low number of elderly people protected by at least two doses, a clear mirror of the lack of confidence in the state given by historical memory of pre-digital eras. Among the results of all this: abuse of antiviral medicines which leads to cases of hospitalization in intensive care of a healthcare system lacking in beds, and the absurdity of some companies which, in order to hire, require having caught the covid.

The Middle-Far East of Eurasia unites many autocratic countries, but some of them in 2022 seem linked by a red (silk) thread of historical discontinuity. The armed invasion of Ukraine reveals a war that began in Crimea (2014) after the Євромайдан (Evromajdan, ‘Eurosquare’) protests, when Viktor Yanukovych – Putin’s ‘Manchurian’ president later impeached – suspended association talks with the European Union. The oligarchs leave the Russian people in poverty, and if only 20% declare their opposition to the invasion, in fact there are much more opponents (were we born yesterday?) and many dissidents have already been arrested. In Iran, the theocratic circle of power lives in penthouses and travels abroad while the middle class is impoverished and women’s basic rights are denied. Mahsa’s death made this vase overflow and brought young people here too to the streets. The answer is hanging penalty, but the reaction of the militias is also made up of sexual abuse of girls, then killed and left without burial or released (and left to commit suicide); other people are shot in the face. Among the protests, someone even praises pre-Islamic Persia: it’s all said, given that the Mohammedan armed invasion took place over thirteen centuries ago.

This article was born about the correlation between climate change and wars: sorry for having omitted the analysis as was intended. To be continued.

Marco Andreozzi, è Dottore in Ingegneria Meccanica, Economia/Amministrazione (Politecnico di Torino), tecnologo industriale e specialista del settore energetico, proviene da esperienze professionali in cinque multinazionali in Italia e paesi extra-europei, e come direttore generale; nomade digitale dal 2004, e sinologo, parla correttamente il mandarino.
Marco Andreozzi, is Doctor of mechanical engineering (polytechnic of Turin – Italy), industrial technologist and energy sector specialist, comes from professional experiences in five global corporates in Italy and extra-European countries, and as business leader; digital nomad since 2004, and China-hand, he is fluent in Mandarin.

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