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Cinema & Teatro

Piano Piano: il primo film del valente regista Nicola Prosatore

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Tempo di lettura: 4 minuti

Lunedì 29 maggio, alle ore 21:00 e alle ore 21:30, presso il cinema Barberini di Roma il regista Nicola Prosatore ha incontrato nuovamente il pubblico per la proiezione di Piano Piano, il suo primo lungometraggio che, non a caso, ha riscosso enorme successo presso tutte le sale italiane.

 di Damiana Cicconetti 

Lunedì 29 maggio, presso il cinema Barberini di Roma, alle ore 21:00 e alle ore 21:30, il regista Nicola Prosatore ha incontrato nuovamente il pubblico per la proiezione di Piano Piano, il suo primo lungometraggio che, non a caso, ha riscosso enorme successo presso tutte le sale italiane, tra cui Locarno e la Capitale.

Per l’occasione sono stati presenti i giovani e promettenti attori Massimiliano Caiazzo, Giuseppe Pirozzi, Antonio De Matteo, nonché la bravissima Antonia Truppo.

…Una storia oltremodo avvincente ambientata nell’anno 1987, all’estrema periferia di Napoli: proprio nell’anno in cui il Napoli era in procinto di vincere il primo scudetto dell’era Maradona e, invero, della sua storia… Almeno fino ad allora!

Dunque, un anno di riscatto per l’intera città e per i tifosi che erano soliti   scommettere sulle partite.

Ed a puntare sulla vittoria sono anche gli abitanti di una palazzina ben lontana dalla città ma che tutti amano profondamente: una palazzina che, in origine, era una masseria e che Nicola Prosatore ha scelto per questo primo lungometraggio.

Piano Piano è, perciò, una storia di riscatto ma anche di coming of age: dolori provenienti dal passato, oltre a fondamentali ed inevitabili crescite.

Perché in quella palazzina di periferia, col tempo, nasce un vero eco-sistema.

Ed è in quell’eco-sistema che vive Susi – interpretata dalla brava Antonia Truppo –: una donna che più che vivere sopravvive con la gente di lì ma, con cui non desidera avere nulla a che fare, imponendosi di imporre il suo stesso pensiero alla ribelle figlia adolescente di nome Anna – interpretata da Dominique Donnarumma, per la prima volta sulle scene, invero con padronanza e maestria.

Ed è proprio ad Anna che si ispira il titolo del film, Piano Piano: non solo per lo strumento che la giovane è costretta a suonare per far contenta la madre; ma soprattutto perché Anna, come ogni altro giovane di quel luogo, avverte l’esigenza di crescere in fretta… Tutt’altro che piano piano!

Del resto, Anna si rapporta ed incontra ogni giorno con coetanei che sembrano già adulti e, ad onore del vero, le appaiono persone vissute, erroneamente affascinanti ma che “faticano” per Don Gennaro in attività tutt’altro che legali.

E tutto ciò mentre gli adulti sono accomunati nella risoluzione di un problema che affligge tutti e che solo in pochi non ritengono tale: presto verranno sfrattati ma non è la prima volta che corrono tale rischio a cui, per una volta ancora, non si rassegnano a credere.

Del resto, sono certi che niente e nessuno riuscirà a smuoverli da lì: un luogo che sembra fuori del tempo ed in cui neppure le Forze dell’Ordine riescono a far valere le loro ragioni.

Ed è proprio lì, in quel luogo dimenticato da Dio, che si incontrano due differenti generazioni: da un lato vi sono adulti che desidererebbero vedere i propri figli non ripetere i loro stessi errori; dall’altro vi è invece chi li spinge nelle maglie della malavita.

Mentre i giovani, fin troppo inesperti, non comprendono quel che accade intorno a loro: di certo, sono ben pochi quelli che sognano e sperano in un futuro migliore.

E, nel frattempo, le operazioni di sfratto inevitabilmente proseguiranno.

Perché quella palazzina ha la sfortuna di sorgere sull’Asse Mediano, su un progetto infrastrutturale che prevede la costruzione di un cavalcavia ed il necessario abbattimento di tutti gli appartamenti, sì miseri ma sicuri per quelle povere anime il cui futuro è – e resta – oltremodo incerto.

Ma tante e tali problematiche non interessano minimamente i giovani che, perciò, proseguono le loro vite: tra giochi al pallone, primi amori e, finanche, gravidanze indesiderate.

Anna, ad esempio, è contesa tra l’amore di Peppino – interpretato dal giovanissimo Giuseppe Pirozzi – e di Ciro – l’attore Massimiliano Caiazzo –: strepitosi attori, divenuti noti nella fiction Mare Fuori.

E Peppino, essendo poco più che un bambino, ammira i ragazzi più grandi come Ciro, che “faticano” per Don Gennaro, al punto che vuole essere “uno di loro…”.

Eppure una nuova era sembra ormai alle porte: la vittoria del Napoli in primis, pur senza dimenticare la prospettiva di una nuova esistenza, almeno per qualcuno.

E tutto questo mentre gran parte dei giovani si adoperano in ogni genere di illegalità, al tempo stesso ribellandosi.

Perché ognuno ha qualcosa o qualcuno a cui doversi ribellare: Anna, ad esempio, si ribella ad una madre invadente; Peppino, invece, ad un padre che non è riuscito a combinare nulla; da ultimo Ciro, che ha sì intrapreso una brutta strada ma vorrebbe cambiare rotta.

Ed è lì, in quell’ambiente tanto amato quanto odiato, che Piano Piano, alla fine degli anni Ottanta, racconta le storie di tutti i suoi abitanti che, invero, sono le stesse di ogni altra periferia: di Napoli ma non solo.

…Ancora oggi che non ci sono più i “baracchini” ma più moderni social.

…Una periferia in cui a tutt’oggi continua a sopravvivere la speranza, tra i colori della festa per la vincita di uno scudetto ed un camion che si allontana, creando aspettative di un futuro diverso e che desideriamo credere “migliore…”.

 

Credit Photo by Damiana Cicconetti     

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