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Mondo

Per malattia per miseria o povertà?

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Prima o poi si muore tutti, la differenza sta nel come hai trascorso quel lasso di tempo che intercorre tra la nascita e la morte.

di Paolo Buralli Manfredi

La morte… il grande mistero che l’essere umano non riesce a svelare e che continua a terrorizzare, consciamente o inconsciamente le esistenze dell’intera umanità. Diversi sono i modi in cui si affronta il tema della morte e questo è dato dalle diversità delle culture nel mondo ma, tutte nel bene o nel male, hanno sempre cercato di rendere la vita degli esseri umani immortale, si perché, tutte raccontano in un modo o nell’altro che l’essere umano non morirà, troverà il paradiso o l’inferno, rimarrà coscientemente nello stato del Nirvana, ritornerà sulla terra, rivivrà su altri pianeti o rinascerà addirittura in altre costellazioni a noi sconosciute ma, per tutte le culture, l’essere umano è immortale!

Perché dunque, tutti cercano disperatamente di aggrapparsi a questa vita sulla terra, quando esisterebbero altre vite, sicuramente migliori di questa? Se crediamo fermamente che esista un aldilà per quale ragione abbiamo la necessità di rimanere aggrappati a questo mondo? Per quale ragione accettiamo di perdere la nostra libertà, la nostra socialità, nella sostanza permettiamo ad altri di privarci della vita cioè vivere, per sfuggire ad una morte che probabilmente risiede solo negli angoli più remoti della nostra mente?

In molti Paesi del mondo, si sta alzando l’asticella che misura i suicidi e non è strano che questa asticella si alzi proprio nel momento in cui la popolazione mondiale è privata di due precise funzioni, il lavoro e la socialità; se è vero che l’essere umano è un animale che non può fare a meno della vita sociale è altresì vero che il lavoro è vita sociale e che quindi, entrambe le cose devono viaggiare a braccetto.

I suicidi sono la dodicesima causa delle morti nel mondo e si prevede che nell’anno in corso aumenteranno quasi di un milione e mezzo confronto agli anni precedenti e a mio avviso, come dicevo sopra, non è strano che succeda proprio nell’anno in cui, la socialità è stata ridotta notevolmente e l’informazione ha e continua a contribuire alla campagna del terrore sanitario.

I dati australiani ci dicono che i morti per covid19 sono inferiori ai suicidi creatisi per mancanza di lavoro e socialità, il suicidio di un italiano titolare di un ristorante in centro a Firenze riportato qualche giorno fa dai quotidiani ed i suicidi in Italia negli ultimi due anni, causa crisi economica, mi hanno dato lo spunto per il titolo dell’articolo: “Per malattia o per miseria e povertà?”.

Certo è che se le cose non cambieranno ed il Governo italiano deciderà di procrastinare il ritorno ad una normalità dove le persone possano riacquisire le libertà che hanno dovuto concedere in nome di un’emergenza che non esiste e forse non è mai esistita neanche nel momento più drammatico, di sicuro di morti per suicidio, povertà e miseria ne conteremo a migliaia.

Mi permetto di chiudere questa mia riflessione, ricordando a me stesso ed a chi mi leggerà che non è importante la quantità di giorni passati su questo meraviglioso pianeta ma la qualità della vita con cui abbiamo trascorso quella quantità di giorni che ci sono stati concessi!

Buona vita a tutti gli esseri Senzienti

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