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Pasqua e le grandi feste per gli emigrati del passato — Easter and the major holidays for the migrants of the past

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Tempo di lettura: 9 minuti
di emigrazione e di matrimoni

Pasqua e le grandi feste per gli emigrati del passato

Mentre aspettiamo Pasqua questa domenica diamo un’occhiata non solo a Pasqua, ma anche alle altre grandi occasioni per le famiglie italiane in Australia nel passato. Darò la mia famiglia come modello, però non ho alcun dubbio che moltissime altre hanno avuto le stesse esperienze e che lo stesso vale anche per famiglie italiane nelle Americhe, perché le lunghe distanze dall’Italia, che vuol dire tempi lunghi di viaggi e naturalmente a grande costo, hanno avuto il loro impatto per i rapporti tra rami di famiglie.

Nel caso della mia famiglia i vari nuclei famigliari erano sparsi tra Perth e Bunbury all’occidente del continente australe, Adelaide nel centro sud, dove abitavamo noi, e Melbourne, Sydney e Wollongong all’oriente. Per chi non conosce le distanze del paese, circa cinquemila chilometri separano Perth/Bunbury da Melbourne/Sydney. Per cui, ci voleva tempo per organizzare visite reciproche per poterci vedere almeno ogni due, tre o quattro anni.

Allora, Pasqua, e naturalmente anche Natale e Capodanno, si faceva in una di questi centri. Per Perth il viaggio, almeno nell’inizio, era via treno o auto, un viaggio che fino agli anni ’70 era una vera avventura perché ci volevano tre giorni. I viaggi tra Adelaide, Melbourne e Sydney erano molto più corti, ma in ciascun caso ci voleva una buona parte di una giornata…

Visto che in Australia le feste natalizie si tengono in estate, quindi durante le vacanze estive locali anche per le scuole, trovare il tempo era facile. A rendere Pasqua più semplice, fino a pochi anni fa, era il fatto che Venerdì Santo era una Festa ufficiale per cui, scuole, bar, ristoranti e ogni tipo di imprese era chiuso.

E devo dire che queste occasioni sono quelle che ricordiamo di più. Tutti gli zii e cugini insieme e noi giovani ci divertivamo come non facevamo il resto dell’anno. E negli anni ’60 c’era un aspetto che le rendeva ancora più belle; regolarmente, ogni Pasqua e Natale arrivavano i pacchi dai nonni in Italia con ogni tipo di regalo, compresi libri per bambini in italiano per noi giovani. Ma, a causa delle regole di ferro verso il trasporto di cibi, mancavano i prodotti di casa che si trovano ancora oggi nei pacchi che genitori in Italia inviano ai loro figli in altre regioni d’Italia e l’Europa.

Il momento più importante di quelle occasioni erano le telefonate ai parenti in Italia. In un’epoca dove non esisteva una rete estesa internazionale con poche linee a disposizione, per poter telefonare bisognava prenotare mesi prima, con giorno e orario, e quel giorno era proibito a noi giovani andare via da casa per anche solo un minuto, perché dovevamo fare gli auguri ai nonni e, naturalmente dire grazie per i regali.

In teoria le chiamate erano limitate nel tempo, ma inevitabilmente tutti andavano oltre il limite e allora non raramente aspettavamo ore, se non in alcuni anni, anche due o tre giorni, per poter sentire le voci dei cari parenti. E altrettanto inevitabilmente, le chiamate finivano in lacrime perché nessuno sapeva se sarebbe stata l’ultima volta che avremmo sentito quelle voci. E ancora di più inevitabilmente, è arrivato anche questo nel corso degli anni…

E per capire il costo economico di queste telefonate, alla mia domanda mio zio mi ha detto recentemente che quei pochi minuti costavano quanto uno stipendio settimanale per un operaio…

Ricordiamo i pranzi e le cene, le messe di mezzanotte per Natale, come anche la gioia all’arrivo e la tristezza alla partenza.

E bisogna dire che questo valeva ancora molto, ma molto di più l’anno che i nonni materni vennero in Australia per quasi un anno di vacanza. Come anche quando finalmente ci potemmo permettere di andare in Italia.

Sento ancora le urla di quelle occasioni che facevano male a tutti, anche noi bambini nel vedere le emozioni fortissime degli adulti. Abbiamo capito il dolore fino in fondo solo decenni dopo quando noi, a nostro turno, abbiamo fatto l’ultimo saluto ai nostri genitori…

Naturalmente, ci sono altre occasioni che hanno attirato visite dagli altri stati australiani, e quasi mai dall’Italia a causa del costo del viaggio. Prima la nascita dei figli con i battesimi, seguiti poi dalle prime comunioni e le cresime, seguite a loro turno dai fidanzamenti e sposalizi. E in ogni occasione arrivavano i regali dall’Italia, spesso costosi regali d’oro che ora ciascuno di noi conserva con amore.

In ogni caso gli inviti venivano rigorosamente inviati a tutti i parenti all’estero, non solo in Italia, ma anche negli altri continenti dove erano presenti rami della famiglia. In ogni occasione arrivavano regali dall’estero, come anche gli auguri via telegramma, il modo meno costoso di inviare messaggi internazionali, che venivano letti in sala.

Ma le grandi distanze hanno giocato brutti scherzi anche in queste occasioni. In un caso, la nonna dello sposo era deceduta giorni prima dello sposalizio, ma solo il cugino dello sposo, che era anche il compare d’anello, era stato avvisato dell’accaduto per non rovinare la festa.

Purtroppo, la mattina dopo non ha potuto più stare zitto all’aeroporto prima della partenza degli sposini per il viaggio di nozze e ha avvisato loro del decesso, non solo rovinando la loro gioia, ma creando anche una rottura tra cugini per cui ci è voluto molto tempo per rifare pace.

Oggi la tecnologia ci permette di mantenere contatti facili con parenti in continenti distanti, e ora in molte occasioni i pc permettono ai parenti all’estero di assistere alle feste, e quindi, fino a un certo punto, permettere loro di condividere la gioia. Ma non basta, un’immagine su uno schermo che non potrà dare un abbraccio o bacio ai festeggiati.

E questo vale ancora di più all’atto finale di ciascuno di noi. Infatti, le grandi distanze hanno impedito a innumerevoli persone di poter essere presenti ai funerali dei loro genitori, fratelli, sorelli e altre parenti cari.

Negli anni delle comunicazioni difficili queste erano le uniche notizie che arrivavano velocemente all’estero, via telegramma, e il solo vedere il fattorino alla porta con la temuta busta in mano faceva urlare le donne di casa e piangere gli uomini. E precisamente questo è successo in casa nostra, che all’epoca condividevamo con uno zio, fratello di mia madre, e la sua famiglia, quando il padre di mamma è deceduto in Italia. Infatti, non dimenticherò mai le urla di mia madre quella sera…

Certo, festeggiamo le grandi occasioni perché è giusto e doveroso, ma dobbiamo anche ricordare che le grandi occasioni sono anche le occasioni in cui più sentiamo la mancanza dei nostri cari a casa in Italia e negli altri continenti, e storie come queste devono fare parte di qualsiasi Storia dell’Emigrazione Italiana perché troppi hanno dimenticato il dolore della separazione, che è stato il prezzo più alto pagato per la decisione di emigrare in un altro paese, e fa capire che quella decisione non fu affatto facile e quasi mai fatta con leggerezza, ma con la consapevolezza che il giorno della partenza poteva essere l’ultimo ricordo di molti parenti, particolarmente per gli emigrati oltre oceano.

Easter and the major holidays for the migrants of the past

As we wait for Easter this Sunday let us look not only at Easter but also all the other great occasions for Italian families in Australia in the past. I will give my family as a model, but I have no doubt that many others have had the same experiences and this also applies for Italian families in the Americas because the long distances from Italy, which mean long travel times and of course at great cost, have had their impact on relations between branches of families.

In the case of my family the various family units were spread between Perth/Bunbury in the west of the country/continent, Adelaide in the centre-south, where we lived, and Melbourne, Sydney and Wollongong in the east. For those unfamiliar with the distances in that country, about five thousand kilometres separate Perth/Bunbury from Melbourne/Sydney. Therefore, it took time to organize reciprocal visits to be able to see each other every 2, 3 or 4 years.

So, Easter, and of course also Christmas/New Year’s, were held in one of these centres. The trips to Perth, at least in the beginning, were by train or car, a car trip that until the ‘70s was a real adventure because it took three days. The trips between Adelaide, Melbourne and Sydney were much shorter, but in each case took a good part of a day…

Since the Christmas festivities in Australia are in summer, therefore during the local summer holidays, also for the schools, finding the time was easy. Making Easter easier, at least until a few years ago, was the fact that Good Friday was an official holiday so schools, bars, restaurants and every type of business were closed.

And I must say these occasions were the ones we remember the most. All the uncles, aunts and cousins together and we youngsters enjoyed ourselves as we never did during the rest of the year. And in the ‘60s one aspect made them even better; regularly, every Easter and Christmas, packages arrived from our grandparents in Italy with every kind of gift, including children’s books in Italian for us young people. But, due to the very strict rules regarding the transportation of food, there were no homemade products that are still found in packages that parents in Italy still send to their children in other regions of Italy and Europe.

The most important moments of those occasions were the phone calls to relatives in Italy. At a time when there was no extensive international telephone network with few lines available to telephone you had to book months in advance, with the day and time, and that day we youngsters were not allowed to leave home for an instant because we had to give our grandparents our best wishes and of course thank them for the presents.

Theoretically the time of the calls was limited but inevitably everyone went over the limit and so not infrequently we used to wait for hours, if not in some years two or three days, to be able to hear the voices of our loved ones. And just as inevitably, the calls ended in tears because nobody knew if that would have been the last time they heard those voices. And even more inevitably, this too came to pass over the years…

And to understand the cost of these phone calls, when I recently asked my uncle he told me that those few minutes cost as much as a week’s wages for a worker…

We remember the lunches and dinners, the midnight Masses for Christmas, and also the joy of the arrival and the sadness of the departure.

And it must be said that this also applied much, much more the year my maternal grandparents came to Australia for almost a year of holiday. As well as when we could finally afford to go to Italy.

I can still hear the screams of those occasions that hurt everybody, even we children on seeing the very strong emotions of the adults. We understood fully that pain only decades later when we, in turn, said our last goodbyes to our parents…

There were of course other occasions that drew visits from other Australian states, and almost never from Italy due to the cost of the trip. First the births of the children with the baptisms, followed by the First Communions and the Confirmations and then followed by the engagements and weddings. And on every occasion gifts came from Italy, often expensive gifts in gold that are now treasured by each of us still has, with love.

In every case the invitations were rigorously sent to all the relatives overseas, not only in Italy but even to other continents where there are branches of the family. On every occasion, gifts came from overseas, as well as congratulations and best wishes via telegram, the least expensive way to send international messages, which were read in the hall.

But the great distances played tricks even on these occasions. In one case, the groom’s grandmother had passed away days before the wedding but the only the groom’s cousin, who was also the Best Man, had been told of what happened so as not to spoil the celebration.

Sadly, the morning after he could no longer keep his silence at the airport before the newlyweds departed for their honeymoon and told them of her parting, not only ruining their joy but also creating a rift between the cousins that took a long time to resolve.

Today technology lets us keep touch with relatives in faraway continents easily and now laptops often allow relatives overseas to watch the festivities and therefore lets them share the joy, up to a certain extent. But that is not enough, an image on a screen will never be able to give a hug or kiss to the people celebrating.

And this applies even more to the final act of each one of us. In fact, the great distances have prevented countless people from being able to attend the funerals of their relatives, parents, brothers, sisters and other dear relatives.

During the years of difficult communications these were the only news that reached people overseas quickly, via telegram, and the sight of the messenger at the door with the dreaded envelope could make the women of the house scream and the men cry. And this is precisely what happened in our home, which at the time we shared with an uncle, my mother’s brother, and his family, when my mother’s father passed away in Italy. Indeed, I will never forget my mother’s screams that night.

We of course celebrate the great occasions because it is right and proper but we must also remember that big occasions are also when we miss our loved ones in Italy and other continents the most and stories such as these must form part of any history of Italian Migration because too many people have forgotten the pain of separation which was the highest price paid for the decision to migrate to another country and it makes us understand that this decision was not at all easy and almost never made lightly but with the awareness that the day they left could become the last memory of many relatives, particularly for migrants to other continents.

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