Parlamentare italo-venezuelana fermata dalla polizia a Caracas. Il ministro Moavero convoca l’ambasciatore Rodriguez


Mariela Magallanes, deputata in Venezuela ma con cittadinanza anche in Italia, era in partenza per Doha per motivi istituzionali. Il fermo della polizia di Maduro ha causato la reazione del ministro degli esteri Moavero per la “palese violazione dell’immunità parlamentare”.

La deputata venezuelana Mariela Magallanes è anche cittadina italiana, e due giorni fa è stata fermata all’aeroporto di Caracas insieme alla sua delegazione, dalla polizia di regime. Magallanes stava per prendere un aereo diretto a Doha, la capitale del Qatar, per partecipare ad un incontro dell’Unione Interparlamentare. Ma, attualmente, è in stato di fermo ed il suo passaporto è stato sequestrato dalle autorità.  Il Ministro degli Esteri Moavero ha convocato l’ambasciatore venezuelano a Roma, Isaias Rodriguez, per condannare quella che ha definito “una palese violazione dell’immunità parlamentare”. Di tale diritto era stato privato il giorno prima anche il leader dell’opposizione venezuelana Juan Guaidó che, lo scorso 23 gennaio, si era autoproclamato presidente ad interim del suo Paese. Prima di quella data, Guaidó era già stato eletto presidente dell’Assemblea Nazionale, ovvero il Parlamento dello Stato latino, acquisendo così l’immunità parlamentare, garantita dall’articolo 200 della Costituzione Venezuelana. La norma stabilisce che un parlamentare non può essere arrestato finché la Corte Suprema non lo priva dell’immunità. Quest’organo però è composto attualmente dai fedelissimi del dittatore venezuelano Nicolás  Maduro, che per mesi ha cercato di limitare, senza successo, gli spostamenti del leader dell’opposizione, facendo emettere contro di lui il divieto di lasciare il Paese. Fin dal giorno della sua autoproclamazione, avvenuta a seguito di gravi violazioni della Costituzione da parte di Nicolas Maduro,  Guaidó non solo ha tenuto comizi su tutto il territorio nazionale, ma si è anche recato in Colombia per coordinare l’invio di beni di prima necessità in un Venezuela ridotto allo stremo delle forze.

È stato proprio questo viaggio a fornire alla Corte Suprema il pretesto per invalidare l’immunità parlamentare di Guaidó, “colpevole di non aver rispettato il divieto di lasciare il Paese”. Una decisione spinta dalla ferma volontà di Maduro per bloccare l’opposizione ed evitare di andare ad elezioni democratiche: in effetti il presidente dell’Assemblea Nazionale ora può essere arrestato in qualsiasi momento.  Del resto già nel 2017 il dittatore Maduro, resosi conto che il Parlamento era critico con il suo operato, aveva creato in spregio al dettato costituzionale, un organo composto  da sostenitori del regime: l’Assemblea Nazionale Costituente, per esautorare quella Nazionale dalle sue funzioni. Il presidente di questa Assemblea Costituente Diosdado Cabello, ha espresso con forza l’odio  verso Juan Guaidò, che vuole vedere  “contro il muro”, intendendo quello della fucilazione. Alla recente sentenza emessa contro il leader dell’opposizione, si è aggiunto ieri l’arresto della deputata italo-venezuelana Mariela Magallanes. Una escalation di gravi atti di repressione da parte di Maduro. La risposta di Guaidó all’ennesima minaccia del dittatore è stata netta: «Se il regime osa rapirmi, reagirò con decisione». Da giorni inoltre sono atterrati nel Paese aerei con militari russi che fonti locali riferiscono stiano addestrando i sostenitori di Maduro per fronteggiare una possibile guerra civile.

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