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PARIOLI IN DANZA: Argonauti – Giasone e Medea

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Lunedì 9 e Martedì 10 novembre – ore 21,00

ARGONAUTI_0220Roma, 3 novembre- Nell’ambito della rassegna PARIOLI IN DANZA, lunedì 9 e martedì 10 novembre va in scena al Teatro Parioli Peppino De Filippo ARGONAUTI – Giasone e Medea, uno spettacolo di danza teatro che vede interpreti Carlotta Bruni, Valeria Busdraghi, Stefano Fardelli, Rosa Merlino, con la partecipazione dell’attrice Cinzia Maccagnano. Tema dello spettacolo, ridotto drammaturgicamente da  testi di Apollonio Rodio ed Euripide, sono le avventure e le continue peripezie degli Argonauti che, coinvolti in situazioni imprevedibili e proiettati in mondi sconosciuti a contatto con civiltà ignote dalle idee spesso diverse, se non opposte, alle loro, accettano di mettere in campo le proprie certezze e di confrontarle con quelle degli altri uomini, dando prova della loro spregiudicata intelligenza. Una prova – secondo il regista, coreografo (ed anche curatore dell’intera rassegna di danza) Aurelio Gatti, alla quale sono chiamati, ancora oggi, tutti quei navigatori che decidono di uscire dalla rotta stabilita, dalla convenienza e dalle consuetudini per rischiare di sballare, buttare a mare, le proprie convinzioni ormai ben ancorate nel calmo golfo dell’inamovibile buonsenso. In realtà il loro è un viaggio onirico, visionario, tramite il quale raggiungeranno il fondo della loro anima, quel luogo remoto e inviolato dove appare la luce della coscienza, della consapevolezza. Un viaggio di iniziazione per danza, teatro e musica, scritto a sei mani da Maurizio Donadoni, Aurelio Gatti e Cinzia Maccagnano e realizzato da MDA produzioni Danza.

ARGONAUTI Giasone e Medea – Sinossi
La nave salpa, salutata da un’immensa folla. Mentre si allontana dalla spiaggia Orfeo leva in alto il suo canto, accompagnando il ritmo dei remi che tagliano le onde azzurre del mare. …Eppoi, oltre lo schianto delle azzurre Simplegadi,  fino alla Colchide,  terra del vello d’oro……. quando la polvere e il fumo cominciano a diradarsi, scarmigliato e lucido di sudore appare Giasone. Guida con fermezza le belve, che trascinano l’aratro d’acciaio. Gli animali arano la terra, mentre l’eroe sparge nei solchi i denti di drago che Eta gli aveva consegnato. Col sorgere della luna, nel campo arato, si delineano delle forme che diventano sempre più grandi e più chiare. È un esercito immane di guerrieri che viene fuori dal terreno. Giasone, seguendo ancora una volta il consiglio di Medea, scaglia nel mezzo di questi misteriosi esseri un grosso sasso….. Quando finalmente la nave Argo approda sulle coste elleniche gli Argonauti si rendono conto che al termine di quell’avventura non portano con se solo il prezioso e magico vello d’oro, ma ognuno ha acquisito doni più’ grandi come la coscienza dell’essere e la conoscenza dell’ignoto. Il viaggio li ha forzatamente coinvolti in situazioni imprevedibili, proiettandoli in mondi sconosciuti e a contatto con civiltà’ ignote … Ed e’ qui, che accettare di mettere in campo le proprie certezze e confrontarle in quelle di altri uomini fu senz’altro la vera, straordinaria prova per gli Argonauti e lo e’ ancora oggi per tutti quei navigatori che decidono di uscire dalla rotta della convenienza e delle consuetudini per rischiare di sballare, buttare a mare, le proprie convinzioni ancora ben ancorate dal calmo golfo dell’inamovibile buonsenso. E la vicenda del viaggio si rafforza e si trasfigura nella vicenda di Giasone e Medea : sembra lo struggente dramma dell’abbandono , ma è solo la superficie. L’incontro, le scelte, i mutamenti sono ripercorsi nei pensieri della maga, nipote di Circe, barbara della Colchide, trapiantata in terra greca per amore, dopo aver rinnegato le proprie origini, il proprio popolo, la propria patria, ucciso il fratello Absirto, spargendo i resti in mare, abbandonato i genitori … Il cuore mi batteva contro il petto, le tempie. Dimenticavo mio padre, gli dei, la  Colchide. Per uno straniero….Attraverso Medea il mito ri-diventa umano : “La maga Medea ora non serve più”…., “Lasciami i figli nati dalla mia carne”…. e rinnova temi che sono stati ridotti a consueto corollario del contemporaneo: lo scontro di civiltà, la comprensione delle diversità, l’inconciliabile confronto tra il pensiero strumentale- calcolante di Giasone e quello di Medea che si ispira alla totalità… “Siamo diversi. Voi pensate che portare una strada in un posto risolva tutto. Noi ci perdiamo a scrutare le anatre in volo . Quella che per Voi è una terra desolata, per me è terra benedetta . Pianti un bastone e nel giro di una settimana mette radici.. dopo un mese fiorisce e dopo un anno hai il primo raccolto di frutta…In realtà, il viaggio, onirico, visionario , il tramite attraverso il quale raggiungere il fondo della propria anima, si spezza e quel luogo remoto e inviolato – privato del suo spazio e dal suo tempo – diventa la deriva di ogni certezza e di ogni fondamentale.

MDA   Produzioni   Danza   è   una   Compagnia stabile   di   ricerca   e produzione coreografica riconosciuta dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali fino al 2014. Fondata nel 1977 da Hal Yamanouchi e Aurelio Gatti‚ assume l’attuale denominazione nel 1990‚ a seguito dell’incontro fra Roberta Escamilla Garrison e lo stesso Gatti‚ già direttori artistici rispettivamente della EVERY DAY COMPANY e di MIMO DANZA ALTERNATIVA . Da quel momento in poi si sono susseguite altre cinque “fusioni” : con la compagnia ISADORA DUNCAN (1991) di Nicoletta Giavotto‚ DANCE CONTINUUM di Roberto Pace e Michael McNeill‚ COMPAGNIA86 di Marianna Troise‚ BALTICA di Marco Brega e Fabrizio Monteverde e AIRE di Sandra Fuciarelli (1993). MDA Produzioni Danza nasce dal progetto di realizzare un organismo di produzione culturale caratterizzato    dalla    continuità    del    nucleo    artistico    e    dalla    stabilità    della    struttura organizzativa‚ dall’ambizione di maturare un progetto di ampio respiro in grado  innanzitutto di salvaguardare i tempi della creazione e della ricerca. Ha preso così vita una Compagnia di produzione che‚ grazie all’apporto delle pluriennali esperienze  delle originali formazioni‚ è andata arricchendo‚ con altre e nuove energie‚ il suo nucleo creativo, delineandosi in maniera autonoma nel panorama italiano della produzione coreografica e drammaturgica. Le collaborazioni tra MDA Produzioni Danza ed il coreografo Ian Sutton (Nothing Special‚ East Eats)‚ il regista Patrick Latronica (Due Madri)‚ il M° Sylvano Bussotti (Fedra’ncora)‚ Stefano Armati Mataro (La Fabula di Orfeo)‚ il M°Germano Mazzocchetti (Orfeo‚ Minotauro)‚ il regista Lelio Lecis (Minotauro)‚  lo  scrittore  Augusto  Mucchi  (La  Foresta  Incantata)  ed  ancora  con  il  M°  Marco Schiavoni (Tre Civette‚ Pulcinella)‚Libby Nye (Dancers in Exile)‚ la coreografa Gabriela Corini (Miraggi)‚ il M°Fulvio Maras (Tango Eros)‚ il M°Patrizio Marrone (Magnificat‚ Rossini Circus, Padre Raimo)‚ Nando Citarella (Ionica e Tango Guappo)‚ Fabio Lorenzi (Romeo e Giulietta‚ Odisseo‚ Duna e Falcone)‚ Marcello Fiorini (Ione‚ Proserpina‚ Satyricon Hotel, Babilonia, Pulcinella e l’Imperatore, Kiron cafè)‚ Daniele D’Angelo (Crisotemi‚ Cassandra) gli attori Elisabetta Pozzi‚ Ernesto Lama‚ Mario Brancaccio, Filippo Luna‚ Cinzia Maccagnano‚ Vincenzo Pirrotta‚ e Sebastiano Tringali‚ i cantanti Elisa Turlà, Miriam  Palma,  Tiziana  D’Angelo, i coreografi Silvia Vladimivsky (El Conventillo‚TangoEros)‚ Brunella De  Biase (Di  Forma in  Forma)‚ Fabrizio  Favale (Elena)‚  Emma Scialfa (Pòthos)‚ Simonetta Alessandri (Danze Cosmiche)‚ Alice Drudi (Tre per un Topo)‚ Paola Rossi (La Voce della Grande Madre)‚ Giuseppe Bersani (O Sbarcare a Zarabang / Esercitazione x Forza)‚ Rosaria Iovine (ST22)‚ Loris Petrillo (Il Cece nel secchio‚ La pelle del   Popolo nudo‚ M Carne della mia Carne,Van Gogh)‚ sono il segno di una attività vivace che aggrega e sviluppa differenti proposizioni   artistiche. L’idea di compagnia intesa come polo di attrazione per le più autentiche sensibilità sotto il comune denominatore dell’originale   ricerca condotta dai suoi autori. Dal dicembre 2013 collabora stabilmente con la coreografa Alessia Gatta e Ritmi Sotterranei presentando Weltflucht e la nuova creazione Convivio.
MDA produzioni Danza //  www.danzamda.it // [email protected]

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‘Giulio Andreotti – I diari segreti’, intervista a Stefano Andreotti

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“Crediamo che la lettura possa aiutare a comprendere meglio la figura di nostro padre, depurandola da alcuni luoghi comuni”

Il volume Giulio Andreotti – I diari segreti racconta un periodo cruciale della storia contemporanea che va dal 6 agosto 1979 al 22 luglio 1989, proponendo un percorso importante, dove i fatti e le situazioni politiche e sociali del nostro paese si intrecciano a quelli degli Stati Uniti da Carter a Reagan e dell’Unione Sovietica da Breznev a Gorbaciov e si rivivono la grande rivoluzione dell’Iran, gli eterni conflitti del Medio Oriente e infine la tormentata costruzione dell’Unità Europea. Giulio Andreotti è stato un grande protagonista della storia italiana contemporanea, esponente di spicco della DC, parlamentare dalla Costituente, sottosegretario con De Gasperi, a lungo in sintonia con il Vaticano su materie di rilievo sia di politica e costume italiani che di politica estera; è stato il politico con il maggior numero di incarichi governativi, fu infatti 7 volte presidente del Consiglio e per 32 volte ministro.

Giulio Andreotti – I diari segreti è un’opera curata dai figli Serena e Stefano che raccoglie i diari inediti del grande statista ed è resa ancora più ricca di fatti e contenuti per l’aggiunta di altri documenti autografi che hanno impreziosito il valore storico e documentale del volume. Andrea Riccardi che ha curato l’introduzione del libro afferma: “un’immensa tessitura di relazioni nella politica italiana, nella Chiesa e sullo scenario italiano, per questo Il diario è un contributo originale alla storia ed è un testo appassionante che mostra da vicino la vita e l’impegno di un protagonista di quegli anni”

Stefano Andreotti, figlio del grande statista, ex manager di una multinazionale, si occupa, con la sorella Serena, ex redattore capo dell’Enciclopedia Italiana, della catalogazione e del mantenimento della smisurata mole di informazioni e appunti che il padre ha collezionato nei suoi 50 anni di attività politica ed ha curato, sempre insieme alla sorella, il volume Giulio Andreotti – I diari segreti.

Giulio Andreotti grande statista, grande protagonista della storia contemporanea e, leggendo alcune delle sue dichiarazioni, Stefano, nonostante la sua assenza, un padre presente ed importante per i suoi 4 figli.

Ci vuol parlare di Andreotti padre?

È stato certamente un grande padre, oltre che un ottimo marito ed un affettuosissimo nonno. Non ha potuto certo lasciare agli affetti familiari tanto tempo, dedicava quasi tutto il tempo compresi sabati e buona parte delle domeniche al lavoro. Quello che non dava in quantità, lo recuperava però con la qualità del rapporto. Ci ha sempre seguito con attenzione ed amore, lasciava a mia madre il compito di un’educazione quotidiana un po’ severa, lui non ci rimproverava mai e rispettava le nostre scelte. Naturalmente quando non condivideva quanto facevamo, lo faceva presente, ma ci ha sempre lasciato liberi anche di sbagliare.

“Crediamo che la lettura possa aiutare a comprendere meglio la figura di nostro padre, depurandola da alcuni luoghi comuni”: questa è la dichiarazione sua e di sua sorella, in occasione dell’uscita del libro.

Quali in particolare i luoghi comuni che desiderate allontanare?

Innanzitutto l’immagine di uomo cinico ed anaffettivo che qualcuno ha voluto dare di lui, così diversa da chi realmente era. Come noi e coloro che lo hanno conosciuto ben sanno è stato un uomo totalmente diverso, aperto, attento al prossimo, premuroso con tutti, animato da profondo credo cristiano, al quale ha cercato di uniformare la sua vita privata e pubblica. Dalla lettura del libro ci si può rendere anche conto di come impiegava realmente la sua giornata e di quanti fantasiosi fatti gli sono stati attribuiti, ai quali non ebbe nessuna partecipazione, e di quali rapporti gli sono stati in pari misura addebitati, dei quali non ebbe né voglia né tempo di occuparsi.

Ha fatto molto parlare il Divo l’opera di Sorrentino dedicata a suo padre, dalla quale però voi avete preso le distanze, è vero?

Mio padre lo definì una mascalzonata, credo che sia stato il termine più offensivo del suo vocabolario che gli abbiamo sentito usare per qualcuno. Io non entro nel merito di un giudizio del film, che non mi compete e che non mi interessa dare, posso solo dire che la figura privata che è lì raffigurata è completamente diversa da come era nella realtà (rientra proprio in uno degli stereotipi, dei quali abbiamo parlato prima, provenienti da persone che non lo hanno conosciuto), ed è dimostrazione di nessun interesse a rappresentare la verità. Quanto alla figura pubblica ognuno può dare i giudizi che gli pare, ma ritengo quanto meno che sia molto grave rappresentare in un film episodi, come il ridicolo incontro con Riina, che gli innumerevoli processi hanno smentito.

Suo padre è stato 7 volte presidente del consiglio, 32 volte ministro della Repubblica, ministro degli esteri, dell’Interno, del Bilancio, ad interim della cultura, affrontando e risolvendo momenti di tensione, quanto è cambiata la politica e i politici  rispetto ai nostri tempi? Conoscendo l’ironia che ha distinto la personalità di suo padre come la avrebbe commentata?  

Le doti che mio padre richiedeva a un politico erano ideali, grande preparazione (quindi dura e faticosa gavetta) e assoluto rispetto dell’avversario, caratteristiche che credo non siano riscontrabili in una classe politica che vuole oggi emergere anche senza una esperienza alle spalle e che si contraddistingue spesso per un ricorso alla violenza verbale e alla demonizzazione degli altri, senza mai rivelare bene il proprio ideale. Va però detto che i politici di oggi sono figli di tempi profondamente cambiati. Magari avrebbe commentato il tutto con un sorriso, anche se di sicuro un po’ amaro.

La figura di sua madre è stata molto importante per la vostra famiglia, per voi figli ma sicuramente anche proprio per suo padre, ce la vuole ricordare? 

Quale il pensiero di suo padre rispetto al femminile?

Come accennato, sotto alcuni versi mia madre è stata la vera capofamiglia. Con mio padre hanno avuto un rapporto fantastico durato 68 anni, senza mai un vero contrasto o un vero litigio. Mia madre ha rappresentato per lui l’ancora di salvezza che gli è sempre stata vicino e alla quale lui sapeva di potersi rivolgere. Anche con noi è stata una madre davvero speciale. Per le donne in generale mi piace ricordare che in un suo governo ci fu la prima donna ministro italiana, Tina Anselmi, fatto del quale andava particolarmente fiero.

Suo padre ha lottato e lavorato per far nascere l’Unione Europea, con una precisa visione del mondo occidentale; quale sarebbe oggi, secondo lei    l’atteggiamento di suo padre nei confronti dei grandi cambiamenti che viviamo, da quelli climatici, finanziari, tecnologici e sociali, appesantiti da problemi economici, non ultima la pandemia, che ha piegato abitudini e vita dell’intero pianeta?

Mio padre era figlio di De Gasperi e credeva fortemente nelle alleanze internazionali dell’Italia e nell’Europa, ha dedicato tanta parte della sua vita politica proprio a coltivare il sogno europeo, che si è poi realizzato magari in una forma molto diversa da quella auspicata. Di crisi economiche e finanziarie ne furono attraversate molte, anche durante i suoi incarichi ministeriali e governativi; erano sicuramente tempi diversi, ma se ne uscì fuori sempre in modo egregio e abbastanza celere; la tanto vituperata cosiddetta Prima Repubblica lasciò un Italia uno dei primi paesi industrializzati del mondo, con un buon livello di occupazione e un buon tenore di vita diffuso largamente, con una riconosciuta visibilità internazionale; a partire dagli anni Novanta, l’Italia ha imboccato una strada in discesa ben diversa, ora ancora più impervia a causa della disastrosa pandemia. Non è facile immaginare come si sarebbero oggi comportati lui e i politici di allora, quello che sicuramente avrebbero fatto un coordinamento reale con gli altri governanti europei, avrebbero parlato meno e soprattutto litigato il meno possibile fra loro.

Come descriverebbe suo padre ad un giovane, ad un millennial?

Un uomo che ha creduto nei valori cristiani, nella famiglia, nelle istituzioni, delle quali ha fatto parte. Penso che la lettura dei Diari segreti possa dare, oltre che una ricostruzione degli anni Ottanta fatta da un testimone privilegiato e da un protagonista di tanti fatti italiani ed esteri, davvero un’idea precisa di che era mio padre.

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Nel periodo della pandemia la cultura resiste e non si ferma.

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Nonostante i musei e luoghi culturali siano chiusi dal 4 novembre 2020, la cultura resiste e non si ferma. A metterlo in evidenza è mdmart.it.

Sono diverse le iniziative legate al mondo della cultura che sono state lanciate durante il periodo della pandemia, una situazione che ha prodotto un aumento esponenziale di iniziative culturali legate alla fruizione dell’arte, con visite virtuali ed esperienze digitali, che —benché non abbiano lo scopo di sostituire la visita in sito— rappresentano comunque una valida alternativa.

Il momento della pandemia è stata un’ottima occasione, per tutti coloro che si occupano di cultura, per riformulare la propria offerta comunicativa, ma anche per sfruttare il ruolo sociale dell’arte e del suo potere di accomunare e raccontatore esperienze ed emozioni di uno stato emotivo comune.

Il mare magnum di iniziative atte a valorizzare l’offerta culturale ha riscontrato un grande successo grazie ad un aumento considerevole dell’audience digitale. Secondo gli studi elaborati da «We are social» e «Hoot Suite», in Italia gli utenti dell’arte presenti online sono 50 milioni e quelli attivi sui social sono 35 milioni, con un tempo passato sul web pari mediamente a 6,5 ore.

Tutto ciò ha portato ad un riassestamento del panorama dell’offerta digitale relativo alla cultura ed in particolar modo all’arte. Riviste digitali, blogger e profili individuali di influencer dell’arte sono diventati punti di riferimento di un pubblico che è alla costante ricerca di aggiornamento.  

In questo contesto hanno avuto un ruolo importante i social network che hanno visto aumentare il numero degli utenti online. Facebook ed Instagram sono rispettivamente la terza e quarta piattaforma social più utilizzata, dopo YouTube e WhatsApp.

Innumerevoli sono i profili e le pagine di riviste specializzate nella divulgazione del settore culturale presenti sui social. A questi bisogna aggiungere anche i profili professionali, i blogger ed i digital curator che raccontano e diffondono esperienze culturali.

Tra le pagine di profili Facebook che vendono servizi relativi all’arte spiccano: Travel on Art di Anastasia Fontanesi e Anna Fornaciari con 8814 like, Amalia di Lanno Arte e Cultura di Amalia di Lanno con 5139 like, Andrea Concas con 5856 like, Art Nomade Milan di Elisabetta Roncati con 853 like, The girl in the gallery di Cristina Giopp con 870 like, Sutnaj Contemporary Art con 602 like, ArteXy con 492 like e Culturush di Virginia Bianchi con 209 like.

E tra le pagine Facebook italiane di riviste ufficiali dedicate all’arte spiccano: Arte con 3.1 milioni di like, Finestre sull’arte con 376.129 like, Inside Art con 334.351 like, Artribune con 328.816 like, Artslife con 320.125 like, Exibart con 159.816 like, My Art Guides con 58.358 like, Artuu con 27.546 like, Arte Magazine con 26.316 like, Treccani Arte con 23.338 like, Flash Art Italia con 7.964 like e Close Up Art 2.551 like.

Poi, tra le pagine Instagram italiane di riviste ufficiali dedicate all’arte, troviamo: Artribune con 206 mila follower, Exibart con 72 mila follower, Finestre sull’arte con 68.1 mila follower, Artuu Magazine con 48.2 mila follower, Arte.it 39.2 follower, Treccani Arte 34.5 follower, Arts Life 20.6 follower, My Art Guides 13.4 follower, Inside Art 3.946 follower, Close Up 919 follower

E tra le pagine Instagram che vendono servizi relativi all’arte:  Art Nomade Milan di Elisabetta Roncati con 34.7 mila follower, Sutnaj con 31,2 mila follower, Maria Vittoria Baravelli con 25.1 mila follower, The girl in the gallery di Cristina Giopp con 21.4 mila follower, Andrea Concas con 20 mila follower, Travel on Art di Anastasia Fontanesi e Anna Fornaciari con 7.352 follower, Amalia Surreale di Amalia di Lanno con 6.475 follower e Culturush di Virginia Bianchi con 3.411 follower. (AJ-Com.Net)

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II edizione di FOOD SOCIAL NIGHT

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Venerdì 22 gennaio 2021 torna il social contest fotografico promosso da Associazione Italiana Chef e Artix per mettere alla prova la propria abilità narrativa sull’estetica del cibo.

Nuovo appuntamento su Instagram per la Food Social Night, il contest fotografico aperto a tutti promosso da Associazione Italiana Chef e Artix e dedicato alla narrazione estetica del cibo. Fotografare un piatto nella sua creatività, design, emozionalità è l’incipit di una sfida a tema libero che metterà alla prova venerdi 22 gennaio il popolo del food per conquistare un pranzo o una cena (restrizioni Covid permettendo) in un ristorante stellato.

La procedura è molto semplice: tra le ore 18.00 e le ore 24.00 chiunque potrà scattare e condividere le  migliori   foto   come   post   sul   proprio   Instagram,   taggando   obbligatoriamente @associazioneitalianachef e aggiungendo l’hashtag #foodsocialnight

Una giuria qualificata, formata da chef ed esperti del settore, selezionerà 30 foto finaliste che verranno pubblicate per 24 ore sulla pagina Instagram dell’Associazione Italiana Chef (https://www.instagram.com/associazioneitalianachef/), nella sezione “Stories”, a partire dalle ore 13 del giorno dopo, 23 gennaio: durante questo periodo sarà aperto il voto a tutti gli utenti con un profilo Instagram. Le immagini verranno posizionate in tre highlights di 10 foto ciascuno, con il numero di riferimento e la modalità sondaggio (pollice alto/pollice verso) per far votare gli utenti. Le Stories saranno salvate nelle storie in evidenza.

La classifica finale, secondo un ordine dall’ultima alla prima, verrà annunciata  lunedì 25 gennaio attraverso un comunicato stampa e la pubblicazione sulla
landing page del contest (www.foodsocialnight.com), oltre che sul sito dell’AIC (https://www.associazioneitalianachef.it/). Il vincitore e le 5 menzioni speciali saranno contemporaneamente rese note anche sui canali FB e IG.

Il primo in classifica si aggiudicherà un pasto-degustazione per due persone in un ristorante stellato, il più vicino rispetto al suo luogo di residenza del vincitore. La prima edizione è stata vinta da @noemi_ciabattoni, con lo scatto “Il mio polpo”, che verrà ospitata al Marco Martini Restaurant.

“La Food Social night è stato per noi un record assoluto di presenze che ci auspichiamo di replicare, se non superare – affermano Marco Panella e Daniela Galdi, rispettivamente presidenti di Artix e di  Associazione Italiana Chef – un gioco tecnologico che, attraverso la promozione di uno storytelling legata ai piaceri della tavola,  diventa il motore per una sana e divertente condivisione di intenti tra cultori, esperti e amanti sia della cucina che dell’arte fotografica. Un modo di mettersi alla prova ma anche di alleggerire questa delicata fase storica che stiamo tutti vivendo”.

La giuria della seconda edizione è composta da: Fabrizio D’Alessandro, Francesco Mammola, Andrea Golino, Daniel Cavuoto, Emiliano Lopez, Britta B Battogtokh, Simona Pambianchi e Marco Panella

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