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Papa Francesco riceve l’Ordine dei Giornalisti

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Verità, professionalità e rispetto per la dignità umana. Sono questi i principi su cui fonda la professione giornalistica secondo il Pontefice che afferma: ‘il giornalista scrive la prima bozza della storia’

Di Tiziana Primozich

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I giornalisti hanno il grande compito di ‘scrivere la prima bozza della storia’ . E’ questo l’esordio del discorso di Papa Francesco ai circa 400 giornalisti del consiglio dell’Ordine nazionale presieduto da Enzo Iacopino ricevuti ieri in udienza nella sala Clementina del Vaticano. Presenti all’incontro anche le famiglie dei giornalisti vittime della mafia e del terrorismo, tra cui la mamma di Ilaria Alpi, la giornalista assassinata in Somalia con l’operatore tv Miran Hrovatin, il fratello di Giancarlo Siani ucciso dalla camorra il 23 settembre 1985, Claudio Fava, giornalista e deputato, figlio di Pippo Fava vittima della mafia e diversi giornalisti che vivono sotto scorta oltre ai direttori delle più importanti testate nazionali. Un compito quello del cronista che riveste dunque una fondamentale importanza nella costruzione di una coscienza civile che migliori il futuro del mondo. Il Pontefice identifica tre principali segmenti di comportamento etico del giornalista: l’amore per la verità, la professionalità e il rispetto della dignità umana. “Amare la verità, una cosa fondamentale per tutti, ma specialmente per i giornalisti; – spiega il papa –  vivere con professionalità, qualcosa che va ben oltre le leggi e i regolamenti; e rispettare la dignità umana, che è molto più difficile di quanto si possa pensare a prima vista”. E approfondisce: “Amare la verità vuol dire non solo affermare, ma vivere la verità, testimoniarla con il proprio lavoro La questione qui non è essere o non essere un credente. La questione qui è essere o non essere onesto con sé stesso e con gli altri. La relazione è il cuore di ogni comunicazione. Questo è tanto più vero per chi della comunicazione fa il proprio mestiere. E nessuna relazione può reggersi e durare nel tempo se poggia sulla disonestà”.

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La professionalità è il secondo punto messo a fuoco dal Pontefice che sottolinea: “Vivere con professionalità vuol dire innanzitutto – al di là di ciò che possiamo trovare scritto nei codici deontologici – comprendere, interiorizzare il senso profondo del proprio lavoro. Da qui deriva la necessità di non sottomettere la propria professione alle logiche degli interessi di parte, siano essi economici o politici”. Ed infine anche se “nel giornalismo di oggi c’è un flusso ininterrotto di fatti ed eventi raccontati 24 ore al giorno, 7 giorni alla settimana e non è sempre facile arrivare alla verità, o perlomeno avvicinarsi ad essa. Nella vita non è tutto bianco o nero. Anche nel giornalismo, bisogna saper discernere tra le sfumature di grigio degli avvenimenti che si è chiamati a raccontare”, conclude il Santo Padre specificando che il rispetto della dignità umana è al primo posto in ogni professione, a partire da quella giornalistica. “Dietro il semplice racconto di un avvenimento ci sono i sentimenti, le emozioni e, in definitiva, la vita delle persone” – ricorda Papa Francesco ai presenti – Spesso ho parlato delle chiacchiere come ‘terrorismo’, di come si può uccidere una persona con la lingua. Se questo vale per le persone singole, in famiglia o al lavoro, tanto più vale per i giornalisti, perché la loro voce può raggiungere tutti, e questa è un’arma molto potente. Un articolo viene pubblicato oggi e domani verrà sostituito da un altro, ma la vita di una persona ingiustamente diffamata può essere distrutta per sempre”. Durante l’incontro il presidente nazionale dell’ordine dei Giornalisti, che ha presentato a Papa Francesco tutti i colleghi intervenuti uno per uno, ha voluto ricordare l’impegno costante anche di chi “lavora duramente ogni giorno per pochi spiccioli che, a volte, risultano solo promessi e non corrisposti. È una nuova forma di schiavitù. La si può negare, ma emerge con la violenza del dolore di chi non ce la fa più”. Un lavoro quello giornalistico troppo spesso poco considerato e per il quale il presidente Iacopino si batte da anni in tutte le sedi istituzionali preposte, allo scopo di arrivare al raggiungimento di un equo compenso per ognuno degli appartenenti a questa importante categoria. E consegnando al Papa un quadro che lo ritrae ed un assegno per i terremotati del rietino dello scorso 24 agosto Enzo Iacopino ha detto, ringraziando per l’avvenuto incontro,: “L’offerta riconoscente che le facciamo, insieme con il dono del quadro di Antonio Molino, per gli interventi che vorrà disporre nelle zone terremotate può accettarla, glielo garantisco. È il contributo anche di molti tra gli ultimi che sanno sempre avere un cuore grande”.

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