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Italiani nel Mondo

Paesano, Storia di un concetto dimenticato— Paesano, History of a forgotten concept

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Tempo di lettura: 9 minuti
di emigrazione e di matrimoni

Paesano, Storia di un concetto dimenticato

Le parole che utilizziamo spesso determinano come vediamo il mondo e una parola ambigua della lingua italiana spiega perché molti discendenti di emigrati italiani hanno un concetto limitato del nostro paese.

Fin troppo spesso diamo la colpa alla mancanza di scuola come motivo per l’ignoranza dell’Italia sui suoi emigrati e, di conseguenza, i loro figli/discendenti, come anche riguardo usanze, la Storia e la Cultura. Ma, una parola particolare svela che il motivo è ancora più primordiale perché tocca una corda profonda nella nostra anima.

Questa parola è “paesano”, ma la parola ambigua che la introduce è “paese” dalla quale è derivata, perché ha due significati (https://www.treccani.it/vocabolario/paese/ ), in breve, sia “la nazione”  che il “paese” di una persona. Però la parola “paesano” (https://www.treccani.it/vocabolario/paesano ) NON si riferisce al primo senso bensì al secondo, cioè a una persona della stessa città, o paese/paesino.

E questa differenza diventa fondamentale quando consideriamo la natura della nostra emigrazione fino a relativamente pochi anni fa. Per evitare equivoci per i lettori, particolarmente all’estero, in questo articolo “paese” si riferirà esclusivamente ai paesi d’origine dei nostri emigrati.

Oggi tanti in Italia hanno dimenticato che fino a circa l’inizio degli anni ’70 la nostra emigrazione seguiva un modello che oggi non esiste più. Cioè, le persone partivano per il nuovo paese e poi chiamavano, oppure attiravano, altri dello stesso paese. Queste partenze da paesi per una meta specifica all’estero ha portato alla creazione di “colonie” estere dei paesi d’origine in altri continenti. In questo modo Caulonia(RC) ha la sua colonia ad Adelaide in Australia, Minturno(LT) la sua a Stamford in Connecticut negli Stati Uniti e così via. Ed il risultato di questo è che in ogni luogo dove ci sono importanti comunità italiane trovi circoli e/o associazioni dedicati ai paesi d’origine dei gruppi più grandi.

Visto che siamo la nazione del “Donne e buoi dei paesi tuoi”, questo fenomeno ha avuto un effetto fondamentale nella vita degli emigrati, perché la loro vita di famiglia era basata sui rapporti con i ‘paesani’ cioè quelli provenienti dallo stesso luogo. Si scambiavano visite, si organizzavano matrimoni tra paesani, magari chiamando la sorella di uno dall’Italia per sposare un altro nel nuovo paese. Il padrino/compare, oppure la madrina/comare, secondo la regione, era quasi sempre un parente o al massimo un paesano(a).

Almeno nelle prime generazioni c’erano pochi contatti con italiani da altri paesi/regioni che erano considerati “forestieri” perché diversi, parlavano altri dialetti, che alle orecchie inesperte dei figli/nipoti nati e cresciuti all’estero potevano sembrare persino lingue straniere. Allora non avevano riferimenti ad altre tradizioni, ecc., italiane.

Per i figli e poi i nipoti e discendenti degli emigrati, questo vuol dire che quel che loro vedono come “italiano” sono le usanze specifiche dei paesi d’origine. I figli/nipoti mangiavano i piatti tipici di questi paesi, andavano alle feste religiose dei locali Santi Patroni o Madonne, ne seguivano le tradizioni natalizie, come anche quelle degli sposalizi, il modo particolare per “fare il maiale”, fare il vino, magari la grappa per i veneti e friulani e così via.

In altre parole, nelle case di questi emigrati certo che si viveva “all’italiana”, ma con un modello particolare, quello del paese di origine dei genitori/nonni. Senza dimenticare che queste usanze e tradizioni cambiano poi con il passare delle generazioni, come è naturale, sia in Italia che all’estero.

E, inevitabilmente, alcuni “furbi” cercavano di utilizzare “paesano” per motivi loschi. Mio padre era un uomo quieto ma un giorno qualcuno con un altro accento l’ha chiamato “paesano” e lui ha risposto in modo brusco, “non sei paesano mio”, chiudendo il discorso. Quel giorno mi ha spiegato di non fidarmi di chi utilizza la parola se non li conosco.

Con il tempo ed i contatti limitati con altri italiani, nella mente dei figli/discendenti degli emigrati, soprattutto dei nostri emigrati prima degli anni ’70,  “paesani” ha cominciato a riferirsi agli italiani in generale e non a un singolo paese. Negli USA, e ora anche comincia anche in Australia, la parola è diventata “paisan”. Ed infatti, una pagina Facebook dedicata agli italo-americani si chiama “Paisan Nation” (Nazione dei Paesani).

Poi tutto questo si è rafforza al primo viaggio in Italia perché non ci si torna per fare i turisti in Italia, ma per tornare al paese per trovare i parenti e, per i genitori emigrati, poter rivedere i luoghi dove sono cresciuti e rivedere gli amici d’infanzia che tanto sono mancati, soprattutto nei decenni quando non esistevano le comunicazioni facili tipo Whatsapp che ti permette di fare videochiamate ad un costo irrisorio…

Oggi questo è tutto cambiato perché l’italiano che vuole emigrare non fa riferimento più ai paesani, ma magari va sui social per chiedere informazioni da sconosciuto in loco per sapere delle condizioni, i lavori, ecc., di possibili mete per un’eventuale emigrazione. Quindi i legami con i “paesani” non hanno più l’importanza di una volta.

Però, sentiamo ancora questo fenomeno perché gli effetti di tutto questo, comprese le condizioni nelle scuole estere, vuol dire che le idee dei discendenti degli emigrati sono condizionate in casa dove in effetti vivevano nel modo di paesi specifici, per cui, per loro, altre ricette, ingredienti, tradizioni, ecc., “non sono italiani” per il semplice motivo che non conoscono i modi di altri paesi e regioni d’Italia.

E questo è altrettanto vero per coloro che in Italia girano sulle pagine social degli italiani all’estero per deriderli, perché in molti casi quel che vedono all’estero sono cose italiane di altre regioni che non hanno mai visitato. In parole povere, questo comportamento infantile non è altro che il solito campanilismo che affligge il paese da secoli…

Infine, è importante capire bene questo comportamento perché potrebbe svolgere un ruolo importante, non solo per sapere come avvicinare all’Italia i discendenti dei nostri emigrati in giro per il mondo, ma anche per la promozione della nostra Cultura, il nostro turismo e ogni tipo dei nostri prodotti nel mondo.

Per esempio, i nostri politici, sia nazionali che regionali (responsabili per i rapporti con gli italiani all’estero), potrebbero utilizzare i circoli dei loro paesani all’estero per la promozione dei loro territori e prodotti.

Tenere in mente come sono cresciuti i nostri parenti e amici all’estero vuol dire anche sapere come incoraggiarli a imparare la nostra lingua, che vuol dire a lungo termine vendere più libri, film, dischi, ecc. all’estero con ovvi benefici per la nostra economia. E questo vale anche per RAI Italia perché aiuterebbe ad aumentare, e non di poco, i telespettatori internazionali con grandi effetti sugli introiti pubblicitari dell’ente…

Perciò, se leggiamo sui social commenti curiosi dei discendenti dei nostri emigrati non dobbiamo criticarli o deriderli, perché quel che sanno del Bel Paese è determinato da come sono cresciuti e di questo non hanno colpa bensì è il risultato di un fenomeno triste che troppi in Italia non hanno mai capito, l’emigrazione.

di emigrazione e di matrimoni

Paesano, History of a forgotten concept

The words that we use determine how we see the world and an ambiguous word in the Italian language explains why many descendants of Italian migrants have a limited concept of our country.

All too often we blame the lack of schooling as the reason for the ignorance of Italy, as well as of its habits, history and Culture of migrants and consequently their children/descendants. But a particular word reveals that the reason is even more primordial because it touches a deep chord in our soul.

This word is “paesano” but the ambiguous word of the introduction is “paese” from which it is derived because it has two meanings in Italian (https://www.treccani.it/vocabolario/paese/ ), in short, the country and the city/town of a person. However the word “paesani” (https://www.treccani.it/vocabolario/paesano ) does NOT refer to the former meaning but to the latter, that is to a person from the same city/town.

And this difference becomes fundamental when we consider the nature of our migration until a relatively few years ago. In order to avoid misunderstandings for the readers, especially overseas, in this article paese will refer exclusively to the cities/towns of origin of our migrants.

Today many people in Italy have forgotten that until the early 1970s our migration followed a model that no longer exists. That is, people left for the new country and then called or attracted others from the same paese. These departures led to the creation of overseas “colonies” of the paesi of origin in other continents. In this way Caulonia(RC) has its colony in Adelaide, Australia, Minturno(LT) its colony in Stamford, Connecticut in the USA and so forth. And the result of this is that in every place where there are major Italian communities you will find cubs and/or association dedicated to the paesi of origin of the biggest groups.

Since we are the nation of the saying “Donne e buoi dei paesi tuoi” (Women and cows of your towns) this phenomenon had a fundamental effect because family life was based on relations with the paesani. They visited each other, weddings were arranged between paesani, maybe they called over the sister of one to marry another in the new country. The padrino/compare, or madrina/comare (“godparents” depending on the region), were almost always a relative or at most a paesano.

In at least the first generations there were few contacts with Italians from other paesi/regions who were considered “forestieri” (strangers) because they were different, they spoke other dialects that to the inexperienced ears of the children/grandchildren born and raised overseas could even have seemed like other languages. So they had no references to other Italian traditions, etc.

For the children and then the grandchildren and descendants of the migrants this meant that what they saw as “Italian” were the specific habits of the paesi of origin. The children/grandchildren ate the typical dishes of these paesi, they went to the religious feasts of the local Patron Saints or Our Ladies, they followed its traditions such as those of weddings, and the particular way of “doing the pig”, making wine, maybe grappa for the Veneti and Friulani, and so forth.

In other words, of course the migrants lived at home in the “Italian way” but of a particular model, the one of the paese of origin of the parents/grandparents. Without forgetting that these habits and traditions then changed with the passing of generations as is natural both in Italy and overseas.

And, inevitably, some “sly people” tried to use paesano for shady reasons. My father was a quiet man but one day when someone with another accent called him “paesano” he answered brusquely “You’re not my paesano”, cutting short the discussion. That day he told me not to trust anyone who uses the word if I did not know them.

Over time and limited contacts with other Italians, in the mind of the children/descendants of migrants, especially those before the 1970s, “paesani” came to refer to Italians in general and not to a single paese. In the USA, and now it has begun in Australia as well, the word has become “paisan”. And in fact, one Facebook page dedicated to the Italian Americans is called “Paisan Nation”.

And then all this is reinforced on the first trip to Italy because nobody returned to Italy to be tourists but to go back to the paese to visit the relatives and, for the migrant parents, to be able to see once again the places where they grew up and to see once more childhood friends that they missed so much, especially in the decades when there was no easy communication such as Whatsapp that allows you to make video calls at a negligible cost…

Today all this has changed because the Italian who wants to migrate does not refer to paesani anymore but maybe goes to the social media to ask for information from strangers in the place to find out about the conditions, jobs, etc, of the possible destinations for an eventual migration. Therefore, the links with the paesani are no longer as important as they once were.

But we still feel this phenomenon today because the effects of all this, including the conditions in overseas schools, means that the concepts of the descendants of the migrants are conditioned in the home where in effect they lived in the way of the specific paesi so that, for them, other recipes, ingredients, traditions, etc “are not Italian” for the simple reason that they do not know the ways of other Italian paesi and regions.

And this is just a true for those thoughtless people in Italia who do the rounds of the social media pages of Italians overseas because in many cases what they see overseas are Italian things from other regions that they have never visited. Put simply, this childish behaviour is only the usual “campanilismo” (parochialism) that has afflicted Italy for centuries…

Finally, it is important to understand this behaviour well because it could play an important role, not only to knowing how to bring the descendants of our migrants around the world closer to Italy, but also for the promotion of our Culture, our tourism and Italian products of all kinds around the world

For example, our politicians, both national and regional (responsible for relations with the Italians overseas) could use the clubs of their paesani overseas for the promotion of their territories and products.

Keeping in mind how our relatives and friends overseas grew up also means knowing how to encourage them to learn our language that in the long run, means selling more books, films, records, etc, overseas with obvious benefits for our economy. And this is just as true for RAI Italia because it would help to increase, and by no means by a little, its international viewership with major effects on the advertising revenue of the authority…

Therefore, if we hear odd comments on the social media by our migrants we must not criticize or mock them, because what they know about Italy is determined by how they grew up and this is not their fault but the result of a sad phenomenon that too many people in Italy do not understand, migration.

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