Mondo

Orizzonti infuocati: il futuro del mondo, tra fiamme e denari

By 7 Gennaio 2020 No Comments

2019 – 2020: in Siberia ed in Russia scoppiano incendi in ogni dove; poco dopo, anche l’Amazzonia segue lo stesso, tragico destino. Ad oggi, oltre 20 milioni, gli ettari divorati dalle fiamme. L’Australia in fiamme è solo l’ultimo tassello di un incubo

di Francesco De Blasi

Gennaio 2020; una pigra umanità distoglie lo sguardo dalle mille distrazioni, con le quali tanto, e fin troppo, è stata premurosamente nutrita.

E’ nero fumo che richiama la sua attenzione; un’insopportabile odore di bruciato, che pregno di decenni di indifferenza, la costringe infine a staccare gli occhi da tablet e schermi edulcorati. Ma il panorama che si ritrovano ora a scorgere, per nulla richiama le meraviglie che fino ad un’istante prima, scorrevano fra le righe degli amati social, e che così facilmente, invogliavano in viaggi da sogno low-cost.


I “senza speranza” riabbassano lo sguardo sullo schermo. “Che bello, fa ancora caldo”, si dicono tra loro; convinti che la tiepida aria che ancora si respira sia il dono di un’estate prolungata. E via, a prenotare quel meritato viaggio last minute, tra un fantacalcio ed uno spritz postato su instagram. Ma non tutti cedono alle abitudini; non tutti si piegano a quella vita di fine domesticazione.

Taluni tra di loro restano con lo sguardo attento; e nel delineare nuovamente il mondo che li circonda, avvertono infine che qualcosa è cambiato; che l’autentico, è diverso da ciò che traspariva nelle loro vite virtuali. S’accorgono d’aver passato il Novembre più caldo mai registrato; in coda ad un Settembre ed un Ottobre di pari impetuosità (dati confermati dal Copernicus Climate Change Service); e che svegliandosi in quelle che dovevano essere rigide mattine di Dicembre, le temperature segnate dai termometri della nostra bella penisola, sfioravano i 16 gradi; in barba alle speranze di chi volesse ed agognasse un bianco Natale.

Ma una distrazione si sa, è posta in essere a questo; e mentre s’attendeva il nuovo campionato, o l’uscita della serie tv preferita, da qualche parte nel mondo, la vita bruciava, ed il cielo s’oscurava con essa.

Estate 2019;  in Siberia ed in madre Russia scoppiano incendi in ogni dove; poco dopo, anche l’Amazzonia segue lo stesso, tragico destino. Ad oggi, oltre 20 milioni, gli ettari divorati dalle fiamme. Sulle possibili cause, solo ipotesi; clima secco, coltivatori sbadati, fato avverso; ma tra tanta confusione, solo una è la certezza che unisce i vari opinionisti; le fiamme, continuano ad avanzare. E come a prendere uno di quei fortunati voli low-cost sopra citati, il fuoco si sposta, e senza remore o pentimento, avvolge infine anche l’ultima delle terre scoperte; e l’Australia s’unisce all’ecatombe. 

Quasi 6 milioni di ettari svaniti in poco più di quattro mesi; oltre 480 milioni, gli animali morti asfissiati o carbonizzati. Questi i numeri parziali della tragedia, secondo l’Univeristà di Sidney.  Un’incubo iniziato nella periferia del South Galles, e che nel giro di pochi giorni è stato in grado di mostrare ai residenti della vicina Sidney, ciò che più s’avvicina alla moderna concezione d’Inferno. La gente della metropoli esce di casa, e scorge fitti banchi di nebbia cingere gli ambiti della loro quotidianità. Gli edifici della giovane patria che si portano con orgoglio nel cuore, a stento si notano nel grigio che ora abbraccia i panorami della loro amata casa. I monumenti storici sono coperti da strati di cenere, come di cenere sono velate le strade che nella preoccupazione la popolazione percorre per andare a lavoro. Cercano serenità nel convincersi che la stagione degli incendi è del tutto normale; che da sempre, a memoria loro, v’è stata. Ma Settembre è ormai lontano, e 24 connazionali morti pesano come macigni nel petto; come, lontano, è il “cessate il fuoco” che di solito concedeva il caldo torrido, portatore di sventure.

La media è 49 gradi, sulle coste Australiane l’aria è densa, ed a stento si respira. La notte non concede tregua; chi non dispone di un condizionatore si pente amaramente di non averne comprato uno; le finestre devono restare chiuse. Contemporaneamente in Norvegia, dove la temperatura stagionale dovrebbe essere sotto lo zero di 5-6 gradi, l’istituto meteorologico Norvegese conferma che si sono registrati 19 gradi centigradi nella città di Sunndalsora; con tanto di bagno di capodanno del sindaco di Rauma, una cittadella vicina. Come per la nostra Palermo, che ad inizio di questo mese, si è fregiata di ben 16 gradi, con impavidi a mezze maniche per le strade della città. O meglio ancora a Roma, dove nella periferia della capitale già si possono scorgere mimose in via di fioritura, in anticipo di qualche mese sulla tabella di marcia.  Una situazione generale di cui pochi o nessuno possono dire d’avere memoria; ad oggi, Australia in primis.

Un capodanno fuori dal comune per tutti, ed assai amaro per la terra dei canguri, dove molti, tra gli eccessi dei festeggiamenti, si son chiesti perchè lanciare fuochi in aria, quando così tanto ve n’era attorno a loro.  Ma secondo le dichiarazioni di Scott Morrison, primo ministro Australiano, quella che si sta vivendo, è una crisi ordinaria; “prassi” nel gergo comune. In barba alle migliaia di sfollati, ai morti, a due o quattro zampe, ed ai milioni di ettari bruciati e che ancora ardono, in centinaia di roghi sparsi tra Galles e Victoria australiani; o alle università ed alle strutture pubbliche, ai trasporti bloccati, in terra ed in cielo; alle aziende chiuse, alla gente disperata.  “Buon anno”; hanno esultato in troppi, sordi a dichiarazioni così ricolme di filo-capitalismo. Ditelo alla 24esima vittima, deceduta a Batlow mentre aiutava a domare le fiamme nell’appezzamento di un’amico, nel sud-ovest della capitale Canberra.

Così, tra eroi occultati, tragedie ed ambiguità varie, i potenti del mondo si siedono in concili dalle comode poltrone, e su troni foderati di verdi filigrane, s’assicurano che la Co2 emessa nell’atmosfera, non intacchi i profitti di quello che loro, nelle proprie brame, dispensano a destra e a manca con accordi dal profumo redditizio. Come s’è percepito dalla 25esima conferenza internazionale dell’Onu sui cambiamenti climatici (COP25), tenutasi a Madrid a Dicembre 2019, dove gli Stati membri hanno convenuto, nonostante le impellenti emergenze globali, che non era nè il tempo, nè la sede adatta, per poter prendere decisioni in merito. Non solo perchè si è data la precedenza alle solite questioni “economico finanziarie”, ma anche per la fragile (e quasi del tutto inesistente) collaborazione sul tema, di alcune nazioni che premevano nell’argomentare su altre questioni. Tra queste, e senza sorpresa, troviamo USA, Brasile, India e Cina.

Quindi, a conti fatti, e sempre che non vi siano altri impedimenti, il tutto verrà trattato nella 26esima edizione, che questa volta si terrà a Glasgow, a Novembre 2020; con il piccolo particolare, pervenutoci grazie al rapporto di chiusura della suddetta conferenza da poco terminata, che solo il 10 % circa dei paesi partecipanti, si impegnerà nell’affrontare seriamente e con la massima dedizione l’emergenza incombente. Ora vi chiederete: <<Ma allora, cosa mai si discute in queste sedi?>>; domanda più che lecita. Ebbene, il “succo” della questione, è regolamentare le emissioni di Co2 ed il mercato che ruota attorno ad esse. Si, esattamente le questioni “economico finanziarie” sopracitate. E così, mentre i “grandi” (si fa per dire) del mondo, sproloquiano su futuri gruzzoli, ignorando le urla provenienti da oltre i muri di fiamme, la gente comune, spinta da anime giuste, si organizza in raccolte fondi, e tira fuori cifre record da guinness dei primati. Come i 20 milioni che sono stati raccolti in sole 48 ore in Australia; smacco ad un’indegna indifferenza, immeritevole di ogni appoggio morale.


Esempio pratico su uno dei punti discussi durante il COP25: Se un paese lotta assiduamente contro la deforestazione, ed al contempo viene aiutato da un terzo paese nel farlo, a questi signori, preme che tale Co2 “risparmiata”, non venga venduta come profitto “extra” allo stesso paese che lo ha aiutato nel risparmiarla.

Ora, viene da chiedersi, di fronte ad un mondo che va letteralmente in fiamme, con 27 milioni di ettari scomparsi nel solo 2019, cosa vi può essere di giusto od “onorevole” nel comportamento di queste persone? Come si può, anche solo lontanamente, pensare di parlare dell’inesistente denaro, innanzi a tragedie come la Russia, la Siberia, l’Amazzonia, o la più recente Australia? Come si può dare la priorità a questioni del genere? La risposta è semplice, ed una soltanto: non si può. E se il capitalismo, che tanto inneggia al progresso che ha portato a questa umanità, non è in grado di discernere questa semplice verità, allora merita di essere seppellito nel deserto che ha dato i suoi natali millenni addietro.

Perchè coloro che in questo momento sono inginocchiati su carboni ardenti, meritano tutt’altro che bieche ambizioni. Che siano piantati alberi e domati incendi. Che sia risanato il mare ed il cielo con esso. Per il nostro presente e per un futuro certo. Perchè la nostra unica casa brucia, e perchè meritiamo di concludere questa vita nel giusto, circondati da verde e d’azzurro; non da fiamme e denari.

Sulla questione ci sarebbe da scrivere intere enciclopedie, ed arrivati a questo punto della nostra storia, Noi, non mancheremo nel farlo.

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