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Arte & Cultura

OPERAJI Storia di un lavoratore italiano, scritto, diretto e interpretato da Germano Rubbi

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Tempo di lettura: 3 minuti

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Venerdì 16 settembre alle 20.45 al Teatro Lo Spazio

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Nello slang del centro Italia la parola “operaji” vuol dire letteralmente “operai”. Questo termine, unito al sottotitolo, smaschera immediatamente chi è il vero protagonista della storia: un operaio. Nato e cresciuto a fianco della fabbrica, col nonno prima e col padre poi entrambi operai, il suo destino è già scritto ben prima della sua nascita. Crescerà e studierà col preciso intento di diventare operaio perché cosi vuole suo padre e, probabilmente, la stessa società che lo circonda.  Attraverso gli occhi ingenui e puri del protagonista ancora bambino, si ricostruiranno dapprima le dinamiche che hanno caratterizzato la nascita di una delle tante fabbriche disseminate in Italia “.. suo bisnonno non lavorava nella fabbrica perché prima, lì, al suo posto c’erano dei campi coltivati, e nessuno ce la voleva, la fabbrica, perché toglieva spazio alla terra: senza la terra di cosa si vive; cosa si mangia?” , i conseguenti cambiamenti nella quotidianità della sua famiglia e, di conseguenza, di tutta la società dovuti all’impiego fisso di suo padre nella fabbrica stessa “… ma i cambiamenti dovuti al lavoro fisso di suo padre erano evidenti: la lavatrice nuova, la TV a colori, la macchina nuova e persino la domenica al mare!” ed infine, dopo il congedo dal servizio militare ed raggiungimento del ventesimo anno di età, il suo agognato ingresso nel mondo del lavoro, programmato sin dalla sua nascita. “Il primo giorno all’interno della fabbrica si sente come un lillipuziano. C’erano dei grossi capannoni; dei grossi piazzali; dei grossi macchinari, dei grossi edifici, una grossa ciminiera…” In poche parole si ripercorrono tutte le tappe che caratterizzano la vita, sia essa al di fuori della fabbrica che all’interno, di uno dei tanti operai nati negli anni ’60.

operaji

Ognuna di queste tappe è accompagnata da un suono che scandisce il passare degli anni ad intervalli regolari: la campanella della scuola, la tromba della caserma ed infine la sirena della fabbrica, come per sottolineare che il passare del tempo, altri non è che un continuo suono che ci ricorda i nostri doveri.  L’attore sulla scena, accompagnato dai componenti della band musicale (creata per l’occasione da musicisti locali) che non si limiteranno solo agli interventi musicali, ma interpreteranno, di volta in volta, i vari personaggi che appaiono in questo viaggio biografico, racconterà in terza persona tutte le vicissitudini occorse al protagonista nella sua vita, dall’infanzia sino all’età della pensione (se mai riuscirà ad andarci…) : il tutto condito dalla giusta dose di ironia in grado di catturare l’attenzione del pubblico per meglio veicolare il messaggio contenuto all’interno dello spettacolo stesso.  L’interazione fra l’attore ed i musicisti e, quindi, fra la narrazione e la musica, costituisce un elemento di alto impatto spettacolare capace di ottenere un effetto di coinvolgimento ed identificazione fra la platea e la scena stessa. In questo modo il pubblico avrà l’impressione di assistere, allo stesso tempo, ad unospettacolo, concerto, documentario o ricostruzione storica: in realtà non farà altro che trovarsi di fronte ad una indagine sociologica in grado di descrivere lo spaccato di vita di un’intera classe sociale: per l’appunto, quella degli… “OPERAJI”!  Il testo delle spettacolo nasce raccogliendo le interviste fatte agli operai, siano essi attualmente impiegati o in pensione, in cui essi si narrano le loro sensazioni, i loro ricordi, aneddoti ed emozioni. In questo modo “Operaji” diviene al tempo stesso uno spettacolo di teatro, un pamphlet satirico ed una finestra sull’animo di chi, nel corso degli anni, ha vissuto in prima persona le vicende narrate all’interno della pièce stessa.

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