Novantotto giornalisti assassinati negli ultimi due anni. Quarantatre nel 2018

By 3 novembre 2018Mondo, Primo piano

Il maggior numero di omicidi avvenuti nelle zone di guerra ma anche nei Paesi occidentali la situazione è preoccupante. Nove delitti su dieci restano irrisolti.

di Vito Nicola Lacerenza


Novantotto giornalisti sono stati uccisi negli ultimi due anni: 55 nel 2017 e 43 dall’inizio di quest’anno. A renderlo noto è l’associazione Reporter Senza Frontiere che ha sottolineato come oltre metà delle vittime siano state assassinate mentre operavano in Paesi in guerra come la Siria,  l’Afghanistan,  lo Yemen o in nazioni con un alto tasso di criminalità, come il Messico. Che nel 2006 ha intrapreso una guerra contro i cartelli della droga, i quali hanno sconvolto l’opinione pubblica internazionale per la loro brutalità. Ne è un esempio eclatante la scoperta delle fosse clandestine più grandi del mondo situate nei pressi della città messicana di Vera Cruz. Dentro le fosse sono stati rinvenuti migliaia di cadaveri.

Raccontare la verità in un contesto così violento è costata la vita a numerosi giornalisti, assassinati barbaramente senza che lo Stato rendesse loro giustizia. È il caso della reporter messicana Miroslava Breach, uccisa nel 2017. La sua morte è stata ripresa da una videocamera di sorveglianza. La donna era appena uscita di casa insieme al figlio, con il quale era entrata in macchina. Stava uscendo dal parcheggio quando un uomo, col volto coperto, si è avvicinato al  finestrino della giornalista e le ha esploso diversi colpi alla testa mentre il figlio, seduto di fianco alla madre, assisteva inerme alla tragedia. L’assassino è ancora in libertà. Il video ha mostrato al mondo intero la facilità con cui è possibile eliminare un reporter restando impuniti. Dei 98 casi di giornalisti uccisi nel biennio 2017-2018  9 su 10rimangono senza colpevole. L’impunità non riguarda soltanto le nazioni tormentate dalla violenza, ma anche i Paesi occidentali. L’estate scorsa nella città statunitense di Annapolis un uomo, ancora non identificato, è entrato nella redazione di una testata giornalistica locale uccidendo 5 giornalisti a colpi di fucile.

Il caso ha destato grande preoccupazione dal momento che l’America è considerata uno dei Paesi più democratici del mondo, così come le nazioni europee, dove negli ultimi due anni sono stati assassinati quattro giornalisti: Daphne Galizia Carauna, uccisa a Malta da un autobomba; Ján Kuciak, slovacco, morto insieme alla sua ragazza raggiunto da diversi colpi d’arma da fuoco; Viktoria Marinova, violentata e uccisa con un violento colpo alla testa in Bulgaria. Kim Wall, svedese, ucciso per mano dell’inventore Peter Madsen, dopo che quest’ultimo lo aveva attirato in una trappola con il pretesto di un’intervista. Una dinamica analoga a quella dell’omicidio del giornalista saudita Jamal Khasoggi. Anche lui poche settimane fa è stato vittima di una trappola tesagli, secondo gli investigatori, dall’autoritario principe saudita Mohammad bin Salman nell’Ambasciata dell’Arabia Sudita a Istanbul,in  Turchia. Mohammad bin Salman, come i suoi predecessori, si è sempre mostrato  poco tollerante verso i critici, come era   Jamal Khasoggi. Il suo nome si è aggiunto alla lunga lista di coloro che hanno pagato con la vita la loro missione: far luce sulla corruzione e sulle ingiustizie di cui milioni di persone sono vittime in ogni angolo del mondo.

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