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Non sei italiano – You’re Not Italian

By 7 Aprile 2020 No Comments

di emigrazione e di matrimoni

Non sei italiano

Bill Giovinazzo, nato e cresciuto negli Stati Uniti, non è semplicemente un italo-americano, è giornalista, speaker e anche autore di un libro “Italianità” nel quale racconta la storia della sua vita e spiega cosa vuol dire essere figlio di due mondi come siamo noi italiani all’estero.

Nel nostro ultimo articolo (Cosa sappiamo davvero di “loro”?) abbiamo fatto alcune considerazioni  riguardo quel che sappiamo davvero degli italiani nel mondo. In quell’ articolo abbiamo scritto delle reazioni sdegnate di molti italiani verso le usanze diverse in altri paesi, in modo particolare degli italo-americani, ma non solo.

Già una decina di giorni fa avevo chiesto a un italo-americano di raccontarci i motivi di un suo commento su una pagina Facebook dedicata agli italo-americani. Qualche ora dopo aver inviato il mio ultimo articolo ho avuto il grande piacere di ricevere questo suo articolo.


Bill Giovinazzo, nato e cresciuto negli Stati Uniti, non è semplicemente un italo-americano, è giornalista, speaker e anche autore di un libro “Italianità” nel quale racconta la storia della sua vita e spiega cosa vuol dire essere figlio di due mondi come siamo noi italiani all’estero.

Non aggiungiamo il commento originale che ci ha spinto a chiedere a Bill di mettere nelle sue parole le sue emozioni e anche fastidio in certi comportamenti. Non ne abbiamo bisogno, lui stesso lo spiega benissimo in questo articolo che deve dare molto su cui pensare, particolarmente agli italiani in Italia che non hanno mai capito le molte realtà del fenomeno che sono gli Italiani nel Mondo.

Gianni Pezzano

Se qualche lettore vuol scrivere anche la propria storia può inviarlo a: [email protected]

Non sei italiano

Di Bill Giovinazzo

Sono italiano. Prima di continuare, devo spiegare come parlano molti americani. Spesso sentirai un americano dire che è italiano o italiana, o irlandese, o tedesco. Quando parliamo così non rivendichiamo la cittadinanza di quei paesi, invece identifichiamo il nostro patrimonio culturale. Quel che vogliamo dire è che siamo italo-americani, o irlandese-americani oppure tedesco-americani. Semplicemente togliamo la parte finale, americano. A dir il vero, ci sono americani che sono così pignoli che insistono ad aggiungere americano, però questi sono ultra-patriotici per i quali ho poca pazienza.

Quindi è comprensibile che un immigrato appena arrivato dalla Sicilia mi abbia frainteso quando gli ho detto d’essere italiano. Ha detto, con una risatina “Come puoi essere italiano? Nemmeno parli la lingua. Non conosci la nostra cultura. Nemmeno mangi gli stessi cibi di noi. Allora, Bill, dimmi come puoi essere italiano? I tuoi nonni. Loro erano italiani. Ma tu? Tu sei americano”  Mettendo da parte che sbagliava di me personalmente su tutti e tre i punti, mi ha fatto pensare. Cos’è un italiano? Qual è la prova del nove per essere italiano?

Secondo il mio conoscente non sei italiano se non parli la lingua. Se questo è il caso i miei nonni certamente non se ne sarebbero pregiati. I miei nonni paterni vennero negli Stati Uniti nel secondo decennio del ‘900. Come la maggioranza degli italiani all’epoca, parlavano la lingua della loro regione, il calabrese. L’italiano formale, la lingua definita dall’Accademia della Crusca, non era la norma nella maggior parte del paese. Oltre a non parlare l’italiano standard, molti dei calabresi nemmeno lo capivano. Per quanto riguarda i miei nonni materni, parlavano il siciliano che alcuni ritengono non sia un semplice dialetto bensì una lingua a parte. Allora, come può il parlare la lingua essere una misura per l’Italianità dell’individuo?

Certo, il mio conoscente siciliano aveva ragione  riguardo la cultura italo-americana e le nostre usanze alimentari. Siamo diversi. Gli italo-americani di Utica, New York – la città dove sono nato – hanno la specialità dei chicken riggies. È un piatto che mette insieme fette di pollo con i rigatoni serviti in un sugo di pomodori piccante. I chicken riggies hanno tolto la nostra italianità? Questo è un passo così fuori della regola della cucina italiana accettata che siamo ripudiati? In tal caso, sono obbligato a chiedere delle deroghe in Italia stessa. I siciliani amano il pane senza sale dei fiorentini? A Milano esiste una domanda grande per il casu marzu sardo? Se gli italiani accettano tali deviazioni nella penisola, allora perché noi italo-americani siamo esclusi dalla famiglia italiana?

Questo atteggiamento da parte di molti italiani sulla purezza italiana è una specie di grande difetto del carattere italiano. Questi italiani della varietà non-americana soffrono di un becero campanilismo. Semplicemente, hanno ridefinito i confini del loro pregiudizio alla penisola italiana. È incontrovertibile che questo pregiudizio abbia soffocato il nostro popolo per secoli. Anche l’inno nazionale d’Italia lo dice con queste parole: Noi siamo da secoli calpesti, derisi perché non siam Popolo perché siam divisi. Questo rifiuto degli italo-americani non è altro che la continuazione di questa propensione, questa divisione all’interno del popolo italiano.

Gli italo-americani non sentono il peso di questo pregiudizio. Venendo negli Stati Uniti, essendo stranieri in terra straniera, di fronte al bigottismo culturale e i linciaggi, abbiamo imparato presto l’importanza dell’unità. Negli Stati Uniti, se sei italiano, sei italiano. Sei di famiglia. È comune che qualcuno, dopo aver sentito dire il tuo cognome dica “Hey, sei italiano”. Anch’io lo sono!”. A volte aggiungono anche Hey Paesan! Molti di noi ancora diciamo paesan, anche se capisco che non è usato comunemente in Italia oggigiorno. Poi, confrontiamo le storie delle famiglie per stabilire se ci siano possibili legami di sangue. Anche se non se ne trovano sentiamo lo stesso il legame non condiviso con altri non-italiani che potrebbero essere presenti. Questo legame, questo senso di parentela, è una cosa buona.

Gli italiani che escludono gli italo-americani dalla famiglia degli italiani devono capire che cercano di separarci dai nostri antenati. Cercano di toglierci il nostro patrimonio. Cercano di eviscerare la nostra identità. Mentre è certamente vero che potremmo non apprezzare le varie culture della penisola italiana, la cultura italo-americana è diversa della cultura italiana perché ha mescolato le molte diverse culture in Italia. Benché gli italo-americani siano diversi, siamo ancora molto italiani.

Ammiro molto il popolo ebreo, molti dei quali sono italiani. Nonostante fossero stati espulsi dalla loro terra circa duemila anni fa, hanno mantenuto la loro identità. È un’identità che soppianta il luogo di nascita, che addirittura soppianta la fede perché ci sono molti che si identificano come ebrei ma non credono. Hanno mantenuto quel che sono non per via di una prova di purezza, ma abbracciando la loro diversità mentre mantengono quel che è il centro dell’essenza ebraica.

Come per l’ebraismo, la questione non è se gli Italo-Americani siano italiani. La domanda più grande è: cosa vuol dire essere italiano? Qual è l’essenza dell’Italianità? Sostengo che sia qualcosa più grande del cibo che mangiamo, le sfumature culturali che osserviamo e particolarmente il nostro luogo di nascita. Sia che veniamo da Roma, Sao Paolo, Milano, New York, Firenze o Québec sostengo che ci siano caratteristiche che uniscono gli Italiani nel Mondo. Sostengo che la principale di queste sia che abbiamo tutti nel cuore un amore per la terra dei nostri antenati, l’Italia.

In questo periodo di bisogno, in questo periodo in cui la nostra amata Italia si trova di fronte a una sfida esistenziale, possiamo permetterci il lusso d’essere divisi? In tali circostanze terribili è saggio rifiutare l’amore e la parentela?

di emigrazione e di matrimoni

You’re Not Italian

Bill Giovinazzo was born and raised in the United States but he is not simply an Italian American, he is a journalist, speaker and also author of a book “Italianità” (Italianness) which tell the story of his life and explains what it means to be the child of two worlds as we Italians around the world are.

In our most recent article (What do we know really about “them”?) we made some considerations about what we truly know about Italian around the world. In the article we wrote about the indignant reactions of many Italians towards the different habits of Italians in other countries, especially in the United States and not only.

About two weeks before I had already asked an Italian American to tell us the reasons for his comment on a Facebook page dedicated to Italian Americans. A few hours after having sent in my article I had the great pleasure of receiving this article.

Bill Giovinazzo was born and raised in the United States but he is not simply an Italian American, he is a journalist, speaker and also author of a book “Italianità” (Italianness) which tell the story of his life and explains what it means to be the child of two worlds as we Italians around the world are.

We will not add the original comments that led us to ask Bill to put words to his emotions and also his annoyance at certain behaviour. We do not need to, he explains this very well in this article which must give a lot of food for thought for many people, especially the Italians in Italy who have never understood the many realities of the phenomenon that is the Italians around the world.

If readers would like to write their own stories, they can send them to: [email protected]

You are not Italian

By Bill Giovinazzo

I am Italian. Before I go any further, I should explain the way many Americans speak. Frequently, you will hear an American say that he or she is Italian, or Irish, or German. When we say this, we are not claiming actual citizenship in those countries, but identifying our cultural heritage. We mean that we are Italian-American, or Irish-American, or German-American. We simply drop the suffix, American. Admittedly, there are some Americans who are so pedantic that they insist on adding American, but those people are tedious uber patriots for whom I have little patience.

It is understandable, therefore, that a newly arrived immigrant from Sicily misunderstood me when I said to him that I was Italian. Laughing slightly, he said; “How are you Italian? You don’t speak the language. You don’t know our culture. You don’t even eat the same food we do. So, Bill, tell me how are you Italian? Your grandparents. They were Italian. But you? You are an American.” Putting aside for a moment that he is wrong on all three points about me personally, he did cause me to think. What is an Italian? What is the litmus test for being Italian?

According to my acquaintance, you are not Italian if you do not speak the language. If that is the case, my grandparents certainly do not qualify. My paternal grandparents came to the United States in the second decade of the twentieth century. Like most Italians at that time, they spoke their region’s language, Calabraize. Formal Italian, the language defined by La Crusca, was not commonly used in most of Italy. Beyond not speaking standard Italian, many of the Calabraize could not even understand it. As far as my maternal ancestors are concerned, they spoke Sicilian which some maintain is not a mere dialect but a separate language. So, how is speaking the language a measure for one’s Italianità (Italianness)?

Of course, my Sicilian acquaintance was correct concerning Italian American culture and eating habits. We are different. Italian Americans in Utica, New York – the city in which I was born – specialize in chicken riggies. It is a dish that mixes chicken slices with rigatoni served in a spicy tomato sauce.  Have chicken riggies taken away our Italianità? Is that a step so far outside of accepted Italian cuisine that we are disowned? If so, I am compelled to ask about the deviation in Italy itself. Do Sicilians crave the saltless bread of the Florentines? Is there a big demand in Milan for Sardinian casu marzu? If Italians accept such deviation within the peninsula, why are we, Italian Americans, excluded from the Italian family?

This attitude on the part of many Italians, this insistence on Italian purity, is something which is a great flaw in Italian character. These Italians of the non-American variety suffer from the infamous campanilisimo (parochialism). They have simply redefined the boundaries of their prejudice to the Italian peninsula. It is undeniable that this prejudice has held back our people for centuries. Even the Italian National anthem admits it with the words; We were for centuries downtrodden, derided, because we are not one people because we are divided. This rejection of Italian Americans as truly Italian is just a continuation of this bias, this division within the Italian people.

Italian Americans are not burdened by this prejudice. In coming to America, being strangers in a strange land, faced with cultural bigotry and lynching, we quickly learned the importance of unity. In the States, if you are Italian, you’re Italian. You are family. It is common for someone after hearing my last name to say; “Hey, you’re Italian. So am I!” Sometimes they will even throw in a Hey Paesan! Many of us still say paesan, although I understand it is not commonly used in Italy these days. Then we compare family histories to determine if there are any possible blood ties. Even when none can be found, we still feel a bond not shared with other non-Italians that may be present. This bond, this sense of kinship, is a good thing.

Italians who exclude Italian Americans from the family of Italians should understand that they are attempting to cut us off from our forebears. They are attempting to take from us our heritage. They are attempting to eviscerate our identity. While it is certainly true that we may not appreciate the various cultures of the Italian peninsula, the Italian American culture is different from Italian culture because it has blended the many diverse cultures within Italy. While Italian Americans are different, we are still very much Italian.

I have a great deal of admiration for the Jewish people, many of whom are Italian. Despite being cast from their homeland roughly 2000 years ago, they maintained their identity. It is an identity that supersedes place of birth, even supersedes faith for there are many who identify as Jews yet don’t believe. They have preserved who they are not through some purity test, but by embracing their diversity while understanding what is at the core of the Jewish essence.

As with Judaism, the question is not if Italian Americans are Italian. The greater question is what does it mean to be Italian? What is the essence of Italianità? I contend that there is something greater than the food we eat, the cultural nuances we observe, and especially our place of birth. Whether we are from Rome, Sao Paola, Milan, New York, Florence, or Quebec, I contend that there are characteristics that unite the Italiani nel Mondo. I contend that chief among them is that we all have in our hearts a love for the land of our ancestors, Italia.

In this time of need, in this time when our beloved Italy is faced with an existential challenge, do we have the luxury of being divided. In such dire circumstances is it wise to reject love and kinship?


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