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Arte & Cultura

NATALE IN CASA CUPIELLO di Eduardo De Filippo regia ANTONIO LATELLA

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Dopo il successo di Santa Estasi – progetto vincitore del Premio della Critica per aver ‘segnato la scorsa stagione’ – Antonio Latella torna a Modena con Natale in casa Cupiello. Il regista, recentemente nominato direttore della Biennale Teatro di Venezia, restituisce qui in termini di modernità e attualità, la tradizione della figura di Eduardo De Filippo. In scena dal 30 novembre al 4 dicembre, Natale in casa Cupiello porta sul palcoscenico del Teatro Storchi un classico, capolavoro di ‘amarezza dolorosa’, che il teatro di Latella reinterpreta attraversando l’eredità di Eduardo come autore, artista e personaggio dal respiro europeo. Un’eredità che ha il suo filo conduttore nello studio e nel confronto con la tradizione alla ricerca di forme nuove, affrancate dalla riproduzione e dai condizionamenti: «per ereditare qualcosa – commenta Latella – bisogna accettare il fatto di non essere più figli ma ‘orfani’. Solo quando accetti di essere orfano hai la capacità di ereditare e di capire cosa stai ricevendo. Succede quando smetti di parlare di te stesso e parli dell’altro, provi a esprimerti attraverso l’altro, attraverso colui che ti lascia un’eredità. Se penso al rapporto di Eduardo con la tradizione e allo spostamento dalla tradizione che ha provocato con il suo lavoro, comprendo che noi ereditiamo proprio questo spostamento».
Domina e sottende Natale in casa Cupiello, la ricerca continua di un dialogo tra lingua italiana e napoletana, non dimenticando mai il confronto tra tradizione e riforma, radici e trasformazione, origini e innovazione. Proprio nella lingua risiede l’omaggio di Latella all’‘Eduardo’ artista e uomo, drammaturgo di portata europea. Mentre la conquista di quello ‘spostamento’ dalla tradizione come eredità, si manifesta e si dispiega nella drammaturgia ‘visiva’ che si concentra sul Presepe.
Il Presepe è corpo, voce, parola, sguardo, è l’animale chiuso in ogni personaggio, è il dono che ogni personaggio porta al suo Creatore. «La stella cometa non porta nessuna buona notizia, non mi interessano i buoni sentimenti – annota Antonio Latella – Luca Cupiello insegue la stella come le pale di un mulino a vento. Lievita in assenza di concretezza e si riduce a un dolore fasciato di pelle e ossa; un pater fuori ruolo che parla un’altra lingua e si muove in un altro modo. La stella cometa illumina un presepe dietro il quale abbiamo messo tutto quello che non vogliamo vedere o che non vogliamo accettare, mentre arrivano le feste. La famiglia e le sue relazioni interne. La casa e gli equilibri che governa. Il carrozzone da trainare per un’altra ‘madre coraggio’. Quello che i genitori vogliono e quello che i figli fanno, le aspirazioni degli uni e la libertà degli altri, come si dovrebbe essere e come si vuole apparire. Vuoti di senso sempre più difficili da colmare che diventano risacche di risentimento, odio, perbenismo formale diventato un abito troppo stretto per emozioni e sentimenti. E poi i parenti, i vicini, gli altri. Le generazioni si avvicendano e sono portatrici di valori diversi, distanti, inconciliabili, dagli esiti imprevedibili. Sguardi pronti a diventare giudizi e a indurci in comportamenti che qualcuno ha assunto come adeguati. Tutti sono immersi in un rituale funebre di interessi e di apparenze. Tutti sono schiavi di un dedalo di aspettative scontate, immobili come i personaggi del presepe, ma qui non ci sono nascite in vista».

 

Natale in casa Cupiello ha avuto una gestazione complessa, a tappe: nasce nel 1931 come atto unico (il secondo della versione definitiva) e segna il debutto di Eduardo De Filippo con i fratelli Peppino e Titina e la loro compagnia del Teatro Umoristico. Circa un anno dopo fu aggiunto quello che sarebbe diventato il primo atto e due anni dopo ancora il testo fu completato con un terzo atto. Negli anni successivi al debutto Eduardo lo portò in scena sia nella versione costituita dai primi due atti sia in quella che includeva anche il terzo atto, versione che poi si è consolidata come quella definitiva. Eduardo ha continuato a portarlo in scena fino alla fine degli anni Settanta, e ha continuato a lavorare anche al copione, arricchendolo, modificando in alcuni punti la lingua, cambiando piccole cose, tagliando battute, ridefinendo i personaggi secondari. L’autore stesso ne curò le versioni radiofoniche e soprattutto quelle televisive del 1962, 1977 (nel 1958 la Rai trasmise lo spettacolo in diretta dall’Odeon di Milano). Nato dopo la Prima Guerra Mondiale Natale in casa Cupiello venne poi incluso dallo stesso Eduardo nel volume La cantata dei giorni pari, raccolta di suoi testi precedenti alla Seconda Guerra Mondiale, per distinguerli dai successivi raccolti ne La cantata dei giorni dispari.

(Breve nota storica a cura di Linda Dalisi)

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