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Italiani nel Mondo

Migranti nel proprio paese – Migrants in their own country

Gianni Pezzano

Pubblicato

il

Migranti nel proprio paese

di emigrazione e di matrimoni

Quando si parla della migrazione molti pensano automaticamente alla gente che lascia la nazione di nascita per andare in un’altra nazione per una vita nuova. Però, molti non si rendono pienamente conto che la migrazione coinvolge anche il movimento di persone da una zona della stessa nazione per altre zone. 

L’Italia, e particolarmente dopo la Seconda Guerra Mondiale in forma davvero massiccia, ha avuto un’esperienza a volte traumatica di migrazione interna che ha cambiato radicalmente molte regioni con l’arrivo di milioni di persone con usanze e dialetti radicalmente diversi da quelli delle nuove zone di lavoro e residenza. 

Allora diamo un’occhiata breve e anche non poco amara, a questo fenomeno che ha cambiato il volto dell’Italia in modi certamente inattesi quando Garibaldi è sbarcato a Marsala in Sicilia con le sue Mille camicie rosse. 

Fermata autobus 

Ogni volta che vedo quel nome di fermata di pullman mi metto a sorridere perché avevo già visto molte volte quel nome nel passato ma in un’altra regione. 

Gioiosa Ionica è un paese della Provincia di Reggio Calabria che vedo ogni volta che scendo verso il paese di mio padre ed è un nome importante per me perché conoscevo gente originariamente di Gioiosa che vive ad Adelaide in Australia dove ci siamo trasferiti dopo la mia nascita a Bunbury nello stesso paese. E Gioiosa Ionica è anche il nome di una fermata di pullman vicina a Tor Vergata a Roma. 

Quando ho chiesto il motivo di quel nome ho avuto la sorpresa di scoprire che la città calabrese più grande non è Catanzaro con circa 90.000 persone, oppure Reggio Calabria con circa 183.000, bensì la capitale d’Italia con più di 600.000 calabresi, oltre  il 20% della popolazione totale della città.

In questo modo abbiamo una prova divertente del fenomeno di migrazione all’interno del Bel Paese che molti all’estero non conoscono bene e che molti in Italia vedono in modo contrastante tra di loro perché ci sono ancora locali che accettano malvolentieri i nuovi accenti e dialetti che sentono attorno a loro. 

Ma dobbiamo chiederci, perché milioni di persone hanno voluto, oppure dovuto, trasferirsi in altre regioni, quasi sempre dalle regioni del sud verso le regioni del nord. 

Risposta ovvia 

La risposta fin troppo ovvia a questa domanda è che questi milioni cercavano il lavoro che non esisteva nelle loro regioni d’origine, particolarmente a causa del loro stato disastroso post bellico, ma la realtà a quasi otto decenni dopo la guerra non è poi così ovvia. 

Questo è uno dei luoghi comuni quando si parla dei cambiamenti enormi di città come Torino e specialmente Milano in questi decenni, che hanno dato un contributo fondamentale alla nascita del boom economico della fine anni ‘50 e gli anni ’60. 

Infatti, questo fenomeno ha ispirato uno dei film più importanti e potenti del grande regista Luchino Visconti, “Rocco e i Suoi Fratelli” del 1960. Questo film è particolarmente importante perché il regista non tratta il tema in modo “acqua e sapone”, come spesso si  fa, ma come una dura realtà che ha causato problemi di censura che sono stati risolti del tutto solo dopo la sua morte nel 1976. Sotto  il trailer della versione restaurata e finalmente integrale del film rilasciata nel 2015 

Non entro nel merito del film tranne per dire che le controversie, anche per motivi politici da parte di alcuni parlamentari della Democrazia Cristiana che lo consideravano un film offensivo verso l’immagine dei loro concittadini meridionali, sono la prova di come fin troppo spesso la politica, e non solo in Italia, tratta la migrazione nel modo sbagliato senza capire le conseguenze ed i problemi enormi di chi deve traslocare in zone nuove e affrontare prove di vita inattese quando decide di partire. 

Il film è da vedere, specialmente a chi non ha mai saputo, oppure, peggio ancora, ha dimenticato le lezioni del passato per cui oggi ripetiamo gli stessi sbagli, ma queste volte con gli immigrati che ora vengono nel nostro paese. 

Non solo lavoro 

Ma nel parlare solo di lavoro rischiamo di non capire che non sempre il motivo della migrazione è il lavoro, anche se per molti è stato proprio questo. 

Tante famiglie del sud hanno inviato i loro figli e figlie a studiare in altre regioni partendo da Roma, che molti non considerano del nord, ma che lo è per le regioni meridionali, nella speranza di ottenere qualifiche professionale e anche accademiche per ottenere lavori importanti. 

Molti di questi studenti partono sperando di riportare le loro nuove capacità nelle loro regioni di origine, ma i risultati dimostrano che non sempre questo è successo. Benché ci siano quelli che ci sono veramente tornati, alcuni di loro si sono così abituati alla vita nelle loro città di studio, che decidono di rimanerci e tra questi vediamo molti professionisti come medici, avvocati, ingegneri, ecc. 

Tristemente queste decisioni tolgono dai loro luoghi di nascita proprio quelle capacità necessarie per poter finalmente far lanciare queste regioni nel modo che ancora non riescono a trovare. Peggio ancora, ci sono quelli che non tornano perché non vogliono più vedere quelle forze oscure che sono la piaga vera di queste regioni e che tratteremo sotto. 

Inoltre, sono queste nuove capacità che sono il motivo vero della massiccia presenza meridionale nelle burocrazie e altre categorie importanti del paese. 

Mentre nelle regioni del nord molti dei giovani hanno deciso di continuare la professione e mestieri di famiglia, particolarmente nell’agricoltura, la decisione delle famiglie meridionali di inviare i figli a studiare ha assicurato che essi avessero le qualifiche necessarie per vincere concorsi nella pubblica amministrazione, nelle forze dell’ordine, la magistratura, ecc. ,ecc. 

Per capire lo sviluppo del paese nei 76 anni dalla fine dell’ultimo conflitto mondiale, dobbiamo studiare e capire per bene questi flussi di giovani, sia all’estero che all’interno dell’Italia stessa e anche qui dobbiamo finalmente documentare le esperienze di questi migranti nel loro paese. 

Prezzo pesante 

Fin qui questo sembra un discorso “pulito”, ma, come dimostra benissimo Visconti nel film, la vita di questi migranti interni non è stata affatto facile e priva di dolore. 

Accenti diversi, modi nuovi di lavorare, vedere “forestieri” prendere lavori che una volta facevano i locali, spesso hanno provocato reazioni pesanti dai locali. Benché molti di loro capissero che il paese doveva cambiare, ci sono sempre stati coloro che non favorevoli ai nuovi volti che sono il risultato di questi cambiamenti. 

Ed in questo dobbiamo, purtroppo, riconoscere una realtà non solo durissima, ma ancora di più amara. Questi traslochi hanno permesso alle cosche della malavita di estendersi sia all’interno d’Italia dove prima non avevano una onnipresenza, che all’estero dove alcuni gruppi hanno trovato potenza che viene a galla con la “Strage di Duisburg” in Germania del 2007, come anche dimostrano i regolari arresti e processi contro la criminalità organizzata in molte regioni settentrionali. 

La grande differenza tra quelli che emigrano all’interno dell’Italia è che hanno la possibilità di tenere rapporti più stretti con i parenti rimasti a casa nelle città ed i paesi di nascita, ma anche qui, il tempo è crudele e con il passare delle generazioni questi rami si staccheranno prima o poi. 

Quindi quando parliamo della migrazione non trattiamo solo quella da paese a paese, ma nel caso italiano abbiamo anche l’obbligo di studiare profondamente i cambiamenti enormi del paese a causa dei milioni di persone che sono migrate all’interno del proprio paese e che non raramente hanno trovato differenze di usanze, tradizioni, modi di vita e anche pregiudizi non meno traumatici di quelli che i nostri parenti ed amici hanno trovato in altri paesi europei ed in altri continenti. 

Ed anche in questo caso, invitiamo i nostri lettori ad inviarci le loro storie ed esperienze della migrazione a: giannipezzano@thedailycases.com 

 

Migrants in their own country

di emigrazione e di matrimoni

When we talk about migration many people automatically think about those who leave their country of birth to go to another country for a new life. However, many do not fully realize that migration also involves the movement of people from one part of the same country for other parts.

Italy, particularly after the Second World War and in a truly massive way, had a sometimes dramatic experience of internal migration that drastically changed many regions with the arrival of millions of people with customs and dialects that were radically different from those of the new areas of work and residency.

So, let us take a brief, and also not a little bitter, look at this phenomenon that changed the face of Italy in ways that were certainly unexpected when Garibaldi landed in Marsala in Sicily with his Thousand red shirts.

Bus stop

Every time I see the name of that bus stop I start to smile because I had already seen that name many times in the past but in another region.

Gioiosa Ionica is a town in the Province of Reggio Calabria that I see every time I go down to my father’s town and the name is important for me because I knew people who came from Gioiosa who live in Adelaide in Australia where we moved after my birth in Bunbury in the same country. And Gioiosa Ionica is also the name of a bus stop close to Tor Vergata in Rome.

When I asked about the reason for that name I was surprised to discover that the biggest Calabrese city is not Catanzaro with about 90,000 people or Reggio Calabria with about 183,000 but rather Italy’s Capital with more than 600,000 Calabresi, over 20% of the city’s population

In this way we have amusing proof of the phenomenon of migration within Italy that many people overseas do not know well and that many in Italy see in contrasting ways because there are still locals who unwillingly accept the new accents and dialects that they hear around them. 

But we have to ask ourselves why millions of people wanted or had to move to other regions, almost always from regions in the south to regions in the north.

Obvious answer

The all too obvious answer is that those millions were looking for work that did not exist in their regions of origin, especially due to their disastrous state after the war, but the reality almost eight decades after the war is not at all obvious.

This is one of the stereotypes when we talk about the huge changes in cities such as Turin and especially Milan in past decades that gave a fundamental contribution to the birth of the economic boom of the late 1950s and early 1960s.

Indeed, this phenomenon inspired one of the most important and powerful films of the great film director Luchino Visconti, “Rocco e i Suoi Fratelli” (Rocco and his Brothers). This film is especially important because he does not treat the theme in a “squeaky clean” way as often happened but as a harsh reality that caused problems of censorship that were fully resolved only after his death in 1976. Below is the trailer of the restored and finally complete version of the film released in 2015.

I will not enter into the merits of the film except to say that the controversies, also for political reasons on the part of some Christian Democrat parliamentarians who considered the film offensive towards the image of their fellow citizens in the south, are proof of how all too often politics, and not only in Italy, treats migration in the wrong way without understanding the consequences and the enormous problems of those who must move to new areas and deal with ordeals in their lives that were not expected when they decided to leave.

The film must be seen, especially by those who have never known or, worse still, have forgotten the lessons of the past and so today we are repeating the same mistakes but this time with the migrants who are now coming into our country.

Not only work

But in talking only about work we risk not understanding that the reason for migration is not always work, even if this was the reason for many.

Many families in the south sent their sons and daughters to study in other regions, starting with Rome, which many do not consider in the north but it is for the southern regions, in the hope of obtaining professional and even academic qualifications to get important jobs.

Many of these students left hoping to bring their new skills back to their regions of origin but the results show that this does not always happen. Although there are those who really returned there, some of them had become so used to life in the cities where they studied that they decided to stay there and among them we see many professionals such as doctors, lawyers, engineers, etc.

Sadly these decisions take away from their places of birth the very skills needed to finally be able to launch these regions in the way that still cannot be found. Worse still, there are those who do not return because they no longer want to see the dark forces that are the true scourge of these regions and which we will deal with below.

Furthermore, these new skills are the real reason for the heavy presence of southerners in the bureaucracy and other major categories in the country.

While many young people in the northern regions decided to continue the family professions and trades, especially in agriculture, the decision of the southern families to send their children away to study ensured that they would have the qualifications necessary to win the competitions for jobs in the public administration, in the Police forces, the Judiciary, etc, etc.

In order to understand the development of the country in the 76 years since the last world war we must study and understand these movements of young people, both overseas and within Italy herself, and here too we must finally document the experiences of these migrants in their own country.

Heavy price

So far this seems a “clean” discussion but, as Visconti’s film shows very well, the lives of these internal migrants were not at all easy and painless.

Different accents, new ways of working, seeing “foreigners” take away jobs that locals once did often caused heavy reactions from the locals. Although many of them understood that the country had to change there have always been those who are not in favour of the new faces that are the result of these changes.

And in this we must unfortunately recognize a reality that is not only very harsh but is even sadder. These movements allowed organized crime gangs to extend both within Italy, to areas where they previously did not have a widespread presence, and overseas where some groups found power, as was revealed in the 2007 “Duisburg Massacre” in Germany, and is also demonstrated by the regular arrests and trials for organized crime in many northern regions.

The big difference of those who migrate within Italy is that they have the possibility to keep much closer contacts with the relatives who stayed at home in the cities and towns of birth but here too time is cruel and with the passing of the generations these branches will break away sooner or later.

Therefore when we talk about migration we are dealing not only with that from country to country but in the case of Italy we also have an obligation to study deeply the huge changes in Italy due to the millions of people who migrated within their own country and who not infrequently found differences in customs, traditions, ways of life and also prejudices no less traumatic than those that our relatives and friends found in other European countries and in other continents.

And again we invite our readers to send us their stories and experiences of migration to: giannipezzano@thedailycases.com 

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