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Medicina di genere, un viaggio che inizia dall’età pediatrica

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FimpFimp: “I pediatri sono pronti a fare la loro parte per contribuire ad avviare un percorso che potrà condurre a migliorare, in ambito pediatrico, l’approccio diagnostico e terapeutico alle patologie anche in base al genere”. 

Roma, 18 settembre – In che modo l’appartenenza al genere, maschile o femminile, condiziona lo sviluppo e l’impatto delle malattie, e la relativa risposta alle terapie? E’ un interrogativo a cui cerca di dare risposte la medicina di genere, indagando sulle relazioni tra l’appartenenza al genere sessuale e l’efficacia delle cure nel trattamento di determinate patologie. Il tema è al centro della conferenza stampa “Gli angeli non hanno sesso, ma le malattie sì. Infanzia: viaggio nella medicina di genere tra realtà e prospettive”, organizzata dalla Federazione italiana medici pediatri (Fimp), che si è svolta oggi alla Sala Caduti di Nassiriya del Senato della Repubblica. “Se è vero che uomini e donne si ammalano in maniera diversa, che una stessa patologia può avere un effetto differente su di loro e che anche la risposta alle terapie è diseguale, la scienza ha il dovere di studiare a fondo questo fenomeno e di dare risposte chiare – afferma Alessandro Ballestrazzi, presidente della Fimp- I pediatri sono pronti a fare la loro parte per contribuire ad avviare un percorso che potrà condurre a migliorare, in ambito pediatrico, l’approccio diagnostico e terapeutico alle patologie anche in base al genere”.
Un esempio emblematico è quello della vaccinazione contro il papillomavirus introdotta per la protezione dal cancro al collo dell’utero, seconda causa di morte tra le donne dopo il tumore della mammella. In Italia l’hpv, virus più frequentemente trasmesso per via sessuale e principale causa virale di tumori, è responsabile di circa 130.000 casi di patologie benigne (condilomi) o tumorali (carcinomi del collo dell’utero, della vulva, della vagina, del pene, dell’ano, e i tumori della testa e collo) ogni anno, che interessano sia i maschi che le femmine. Il Piano nazionale della prevenzione vaccinale 2012-2014 ha introdotto il vaccino contro l’hpv(papillomavirus), gratuito per le ragazze tra gli 11 e i 12 anni, per uniformare una situazione a macchia i leopardo. Ma oggi si parla sempre più di vaccinazione anti hpv anche nei maschi. “Il vaccino contro il papillomavirus – spiega Giampietro Chiamenti, responsabile Rete vaccini della Fimp – sta dimostrando sul campo di riuscire a prevenire il condiloma, una patologia molto diffusa nel genere maschile che attualmente si vede escluso dall’offerta pubblica prevista nel calendario vaccinale. E’ importante che la ricerca in campo vaccinale si concentri sulla differenza di genere poiché sappiamo già che il papillomavirus è responsabile in entrambi i sessi dei tumori del cavo orale mentre per i tumori della sfera genitale, presenti anche nel maschio, si esprime con diversa epidemiologia”.
Dall’introduzione del vaccino, le conoscenze sull’argomento sono molto aumentate, ad oggi non si parla più solo del cancro del collo dell’utero ma di tante altre patologie correlate al virus hpv ugualmente importanti, non solo nelle femmine ma anche nei maschi. A differenza delle donne (che vedono un picco di infezione intorno a 25 anni che diminuisce con l’età), la prevalenza dell’infezione hpv rimane alta e costante lungo tutta la vita del maschio che, quindi, rimane costantemente a rischio di sviluppare lesioni e di trasmettere il virus. Sulla base delle nuove evidenze, tre paesi – Stati Uniti di America, L’Australia ed il Canada – hanno deciso di offrire la vaccinazione anti hpv universale, cioè estendere il programma di routine (in gratuità per Canada e Australia) ad entrambi i sessi.
“Pur essendo il vaccino anti-hpv estremamente protettivo nei confronti di questo tumore – ricorda Barbara Suligoi, presidente della Società interdisciplinare per le malattie sessualmente trasmesse (Simast) e direttore Centro operativo Aids dell’Istituto superiore di sanità – la scarsa copertura vaccinale raggiunta finora nelle donne ne limita l’efficacia. Per aumentare la cosiddetta ‘immunità di gregge’, che ridurrebbe la circolazione di hpv, potrebbe essere opportuno abbinare alla vaccinazione delle donne anche una vaccinazione dei maschi: infatti, poiché i maschi si infettano di più delle femmine ma si ammalano meno di tumore, costituiscono un serbatoio di virus che può essere trasmesso alle donne”.
Esistono patologie nelle quali la differenza di genere appare essere un fattore determinante. Le donne, ad esempio, sono meno esposte alle malattie cardiovascolari rispetto agli uomini, ma non dopo la menopausa quando il rischio per loro aumenta. La malattia di Alzheimer colpisce e si aggrava più velocemente nelle donne. Ma è anche vero che le donne hanno il sistema immunitario di risposta alle infezioni più forte rispetto a quello degli uomini. I percorsi intrapresi sul fronte della medicina di genere sono ancora incerti e discontinui nonostante l’impatto sanitario e socio-economico delle malattie, e la necessità di rispondere a criteri di appropriatezza nelle cure. “Nella salute – dichiara Ketty Vaccaro, responsabile settore welfare e sanità del Censis – il genere conta: le donne vivono di più, ma più a lungo convivono con la malattia, sia come pazienti che come caregiver. Rispetto agli uomini, a parità di condizioni socio-economiche, appaiono meglio informate sulla salute ed interagiscono con più frequenza, per sé ma anche per i componenti del proprio nucleo familiare, con i professionisti della salute e sono protagoniste di scelte importanti nella prevenzione e nei consumi sanitari. Tuttavia – prosegue Vaccaro – le specificità di genere della salute rimangono un campo per molti versi inesplorato, già a partire dall’approccio della ricerca in campo medico e farmacologico, mentre le donne continuano a subire il peso della condizione di genere che si conferma, sotto il profilo biologico ma soprattutto sociale, come uno dei più forti determinanti delle disuguaglianze nella salute”. Del tema della differenza di genere in medicina si discuterà anche in occasione del Congresso nazionale Fimp in programma dal 26 al 28 settembre, a Roma.

 

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