Connect with us

Attualità

Matthew Schrier, fotografo americano sopravvissuto alle torture in Siria

Published

on

Tempo di lettura: 2 minuti

23HOSTAGE-articleLargeFreelancer prigioniero per 6 mesi, accusato di spionaggio e torturato da un gruppo vicino ad Al-Qaeda, racconta la sua odissea al ‘New York Times’.

Roma, 24 agosto  –  Imprigionato e torturato in Siria il fotografo americano Matthew Schrier è riuscito a fuggire dagli islamisti siriani che lo avevano catturato in dicembre. Il suo racconto raccapricciante, fatto al ‘New York Times’, denuncia oltre alle torture subite anche la sparizione di un altro collega in una prigione vicino Aleppo . Di quest’ultimo il giornale americano non è riuscito a trovare alcuna traccia di vita.
Matthew Schrier, 35 anni racconta di essere stato accusato dai rapitori del gruppo  Jabhat al-Nusra, vicino ad Al-Qaeda, di essere una spia della Cia. Freelancer ed al suo primo viaggio in una zona di guerra senza appoggio di un media internazionale, è stato catturato dai militanti appena fuori Aleppo il 31 dicembre scorso. E’ riuscito a scappare scivolando fuori da una fessura  della finestrella del sottosuolo dove era rinchiuso solo il 29 luglio scorso, riferisce Schrier, lasciando un altro prigioniero statunitense probabilmente ancora lì. Entrambi in diverse occasioni sono stati picchiati e sottoposti a scosse elettriche. Una volta, spiega Matthew Schrier, sono stati filmati mentre erano costretti a confessare le loro azioni di spionaggio e lo stesso Schrier è stato frustato col filo elettrico sulla pianta dei piedi mentre aveva le ginocchia intrappolate all’interno della ruota di una macchina. I rapitori inoltre si sono introdotti nella sua mail utilizzando il suo account e hanno mandato messaggi alla famiglia per tranquillizzarli, riuscendo anche a comprare computer e pezzi di ricambio di macchine tramite il suo account eBay. Chi lo interrogava parlava molto bene la lingua inglese e lui ha supposto fossero canadesi. E’ stato spostato e utilizzato anche da altri gruppi diverse volte. Infine pur di sopravvivere ha finto di essersi convertito all’Islam e così ha ricevuto una copia del Corano in inglese ed un miglior trattamento. Era partito sperando di fare un reportage che lo mettesse in luce per poter trovare lavoro, ma è caduto ben presto nelle mani di un gruppo di ribelli senza alcuno scrupolo o rispetto dei diritti umani.

Print Friendly, PDF & Email