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Mattarella all’Elba: stop al bullismo sui social e ai “genitori bulli”

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Il capo dello Stato chiede alle istituzioni di “difendere i propri giovani” ma nelle scuole la violenza prolifera. Oltre il cinquanta per cento degli studenti italiani subisce abusi. Tra le vittime anche gli insegnanti.

di Vito Nicola Lacerenza

Durante la cerimonia svoltasi nel palazzetto dello sport di Portoferraio sull’Isola d’Elba in occasione dell’apertura del nuovo anno scolastico, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha ammonito i presenti ricordando  che “una comunità che si rispetti deve saper difendere i propri giovani” a cominciare dalle scuole. Luoghi di formazione e di apprendimento dove troppo spesso gli studenti si ritrovano ad essere vittime dei bulli. Ragazzi provenienti il più delle volte da situazioni familiari disagiate e che finiscono per sfogare il loro malessere sui compagni più deboli e vulnerabili. Insulti, atti di prepotenza e aggressioni fisiche sono solo alcuni aspetti del bullismo che negli ultimi tempi ha invaso anche la realtà virtuale attraverso i social network. Un ambito dell’universo web definito dal capo dello Stato “un lato oscuro”, che getta ombra sulle sofferenze di milioni di studenti italiani.

Oltre il 50% di loro, secondo i dati ISTAT del 2014, ha dichiarato di aver subito violenza a scuola, sia fisica che verbale. La maggior parte delle vittime sono alunni iscritti ai licei e agli istituti di scuola superiore, ma a destare più preoccupazione negli esperti sono i giovani con un’età compresa tra 11 e 17 anni. Sono proprio loro i soggetti più esposti al fenomeno della diffamazione online tramite social, meglio noto col nome di “cyberbullismo”. Nel mondo virtuale ogni insulto o tentativo di ridicolizzare l’altro può arrivare a migliaia di persone nel giro di pochi secondi. Tale potenza divulgativa ha l’effetto, specie negli adolescenti, di rendere enormi i piccoli difetti fisici, di far apparire un brutto voto come un fallimento, di diffondere menzogne sul conto di una persona distruggendone la reputazione. In alcuni casi le vittime, spinte dall’esasperazione, si suicidano, o peggio, muoiono a causa di stupidi giochi di emulazione via chat, come Igor Maj morto asfissiato pochi giorni fa.

Eppure, come ha ricordato il capo dello Stato, la violenza a scuola non è da attribuire soltanto agli atteggiamenti aggressivi degli alunni più disagiati, ma anche a quelli dei cosiddetti “genitori bulli”. «Il genitore-bullo non è meno distruttivo dello studente-bullo- ha affermato Mattarella- il cui rifiuto, cresce sempre di più nell’animo degli studenti, a scuola e nel web Gli strumenti digitali – ha continuato il capo dello Stato – possono amplificare violenze e soprusi, anche in modo drammatico. Ma possono anche aiutarci a combatterli». L’auspico del presidente della Repubblica è di fare della scuola un “patrimonio comune” che trovi nella scuola un “luogo di aggregazione” in cui genitori e docenti collaborino nella formazione delle future generazioni.

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