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Arte & Cultura

Marco Polo dopo 700 anni è sempre attuale

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Marco Polo fu la massima espressione del mercante viaggiatore, che cerca strade e percorsi per commerciare, più che di colui che esplora per il gusto di farlo o per mire di espansione.

 di Antonio Virgili – vicepresidente Lidu onlus

  Il fascino di Venezia, come di Firenze o Napoli, non risiede solo nella struttura urbana, nell’arte, nella storia, nella letteratura, nella gastronomia o nelle loro atmosfere uniche ma anche nelle persone cui hanno dato i natali o che vi hanno vissuto.  Ѐ questo il caso di Marco Polo, morto a Venezia nel 1324, la cui storia certo ha contribuito a divulgare la gloria della Serenissima, delle sue navi e della sua costante ricerca di merci e mercati.  La unicità dell’avventura di Marco testimonia anche della inestimabile ricchezza che la pace può portare, fu infatti grazie al periodo di relativa pace, la cosiddetta Pax Mongolica (cioè le condizioni di relativa sicurezza all’interno dell’Impero mongolo, denominazione in analogia con la Pax Romana), che il mercante veneziano poté attraversare numerosi territori, incrociare tante genti e tracciare quella che ancora oggi è nota come “via della seta”.

La sua “via della seta”, che è quasi l’equivalente delle denominazioni America o Colombia dedicate ad altri due grandi viaggatori italiani, e forse anche la più coerente, infatti, Marco Polo fu la massima espressione del mercante viaggiatore, che cerca strade e percorsi per commerciare, più che di colui che esplora per il gusto di farlo o per mire di espansione.  Marco Polo infatti si caratterizzò per un diverso profilo rispetto ai popoli che conobbe e attraversò, nessuno può accusarlo di essere stato un “colonizzatore”, di aver preparato la via per azioni militari o di aver discriminato le altre culture, che egli invece descrisse e valutò con apprezzabile maturità e distacco. In ciò fu tipico veneziano del suo tempo, non erano importanti le caratteristiche degli altri popoli, purché si commerciasse.  Da questo punto di vista si può considerare un viaggiatore geografo, antropologo, o cartografo e si può annoverare tra i precursori dell’Umanesimo.     Marco Polo fu un viaggiatore pacifico, mosso da ragioni commerciali, ma aperto a tutto ciò che è bellezza, novità, cultura nel senso più ampio della parola; lo animava una simpatia istintiva per le società nuove che incontrava, per i paesi remoti che attraversava e per i quali provava un profondo rispetto. Non fu un esploratore nel senso tecnico della parola, ma un viaggiatore; non pretese di aver scoperto terre nuove, ma solo di aver visitato terre civili e popolose.  Il libro di Marco Polo, non creduto e dimenticato per un paio di secoli, ebbe un effetto ritardato ma non sempre positivo: infatti accese successivamente la bramosia di ricchezze degli Europei grazie alle sue entusiastiche descrizioni dello sfarzo e dell’opulenza dei Paesi dell’Asia Orientale.

La figura di Marco Polo, viaggiatore curioso, rispettoso della diversità degli altri, gentile e inoffensivo, quasi giganteggia come quella di un eroe. Nelle sue parole incantate, nella sua ansia di meravigliare raccontando le cose vere, seppure incredibili, che ha visto, nel desiderio di ricordare una avventura indimenticabile e irripetibile vissuta sotto i cieli immensi dell’Asia, e forse anche nella struggente nostalgia di quelle terre lontane che non avrebbe mai più riveduto, traspare un insegnamento tuttora attuale cioè che l’ignoranza alimenta l’ignoranza e i fanatismi razzistici, mentre la conoscenza favorisce il dialogo e predispone all’amicizia. Il valore primario dell’opera di Marco Polo risiede proprio in ciò. Attraverso il suo racconto egli presentò ai suoi contemporanei un ritratto della Cina libero da pregiudizi e con occhio meravigliato, disposto a stabilire un rapporto di fiducia e scambio. Marco Polo, dunque, fu molto più di un viaggiatore e di un mercante: fu l’”uomo nuovo” dell’Occidente, precursore dell’Umanesimo e poi del Rinascimento, quindi uno degli artefici del grande apporto italiano alla storia mondiale.  Con occhi attenti e curiosi osservò le novità e le apprezzò, con un atteggiamento modernamente cosmopolita, elesse la Cina a sua nuova patria, visse le sue passioni cinesizzandosi, sebbene mai dimentico della natia Venezia.  La sua sfida finale fu tra il rimanere e il ritornare, perché le amò entrambe, Khanbaliq e Vinegia, i due punti estremi del suo universo.

La fama di Marco Polo non è destinata a tramontare, anzi, la centralità assunta dalla Cina sul piano internazionale in questi ultimi decenni, la proposizione della “nuova via della seta”, le instabilità del continente asiatico, riportano continuamente indietro nel tempo, a quel XIII secolo che vide il risveglio dei mongoli e, negli ultimi decenni, i viaggi di Nicolò, Matteo e Marco presso la corte di Kublai Khan.  Con lui si traccia indirettamente non solo un percorso ideale verso l’Umanesimo e il Rinascimento, che fanno da cerniera tra il Medioevo e l’età moderna, ma anche un ponte tra i due estremi del continente euroasiatico: l’Italia e la Cina.  Si ritrovano in lui alcuni degli elementi di modernità della civiltà umanistico-rinascimentale italiana: l’affermarsi di una nuova visione laica, razionale e ottimistica dell’uomo e del mondo; il primato dell’esperienza e l’interesse per la scienza; il mutato rapporto tra uomo e natura e la valorizzazione della dimensione materiale e terrena; le scoperte geografiche che dilatano i confini del mondo.  Le sue descrizioni, raccolte nel volume “Il Milione”, le cui varie edizioni e trascrizioni purtroppo ne fecero perdere alcuni contenuti originari, contribuirono alla compilazione del mappamondo di Fra Mauro e ispirarono i viaggi di Cristoforo Colombo che le lesse con attenzione. La copia de “Il Milione” appartenuta a Cristoforo Colombo, conservata all’Alcázar di Siviglia, presenta numerose annotazioni dello stesso Cristoforo che, del resto, intraprese il suo viaggio proprio per raggiungere il Catai descritto da Marco Polo.  Marco Polo collegò l’Italia, culla delle civiltà europea, all’estremo Oriente asiatico, Cristoforo Colombo alle Americhe. L’Italia vi porterà cultura e dialogo, altri Paesi, purtroppo, prevalentemente armi e conquiste.

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