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Italia

Marcella e Gianni Bella, coppia d’oro della musica italiana

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Intervista a Marcella e Gianni Bella

Di Francesca Rossetti

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Marcella e Gianni Bella sono una delle coppie musicali di maggior rilievo nel panorama italiano ed internazionale e da sempre ci regalano stupende melodie di grande intensità. Li ho incontrati per conoscere meglio la loro Vita e la loro bellissima arte.

COME NASCE LA PASSIONE PER LA MUSICA PER GIANNI E MARCELLA? QUALI SONO STATI I VOSTRI PUNTI DI RIFERIMENTO?

Gianni: Il legame con la musica per entrambi nasce fin dai primi anni di vita. Fin da bambini la musica ci ha sempre fatto da accompagnamento nelle nostre giornate e in famiglia. Ricordo che mio padre aveva acquistato, con quei pochi risparmi utili, una radio. E’ grazie a lei che abbiamo iniziato a conoscere la musica, e a renderla parte immancabile della nostra quotidianità. La vera svolta per me è arrivata insieme ad un regalo di un amico: una chitarra. Avevo circa 13 anni. Da quel momento, tutto ha cominciato a prendere realmente forma. Partendo dalle prime suonate in compagnia di un gruppo di amici, traendo ispirazione dai grandi della musica internazionale (primo fra tutti Otis Redding), imparando con il passare degli anni a trasformare quelle che erano inedite ispirazioni in vere e proprie canzoni. Insieme a me, mia sorella Marcella, che aveva scelto fin da subito come sua figura di riferimento, Billie Holiday. Questi sono stati principalmente i nostri veri idoli e indiretti maestri.

COME E’ CAMBIATO IL PANORAMA DELLA MUSICA LEGGERA DAGLI ANNI OTTANTA AD OGGI E QUALI SONO I SEGRETI PER SFONDARE IN QUESTO CAMPO?

Il panorama è radicalmente cambiato, di decennio in decennio è diventato sempre meno simile a quello che abbiamo conosciuto e affrontato noi. Sicuramente il mondo della musica, ma in generale ogni aspetto culturale della nostra società, tende a cambiare insieme alla Storia e al progresso stesso. Inutile negare che l’avvento di quelle che per noi negli anni ’80 erano impensabili novità, come internet e tutto ciò che ne è conseguito, ha modificato radicalmente la fruizione della musica e la sua stessa natura. Il panorama discografico ad oggi risulta essere davvero saturo di tanti prodotti. Allo stesso tempo però, mi sento di poter dire che quella che per noi era una vocazione alla musica, alla canzone e all’arte, oggi sembra essere diventata (spesso ma non sempre) una costruzione quasi “aziendale” di un prodotto. Per noi la musica prima ancora di mutare in un mestiere, un bellissimo lavoro e di conseguenza anche un prodotto da vendere, era qualcosa di fondamentale. Si scrivevano canzoni per trasmettere qualcosa, per raccontare una storia, perché si aveva qualcosa da dire. I dischi avevano un lungo lavoro dietro, fatto per prima cosa di passione e dedizione, e poi di tutto il resto. Prima si sceglieva di vivere e pensare da artisti, poi a vendere i dischi. Per questo posso sicuramente dire di aver sempre scritto musica vera e probabilmente proprio questa verità è stata la chiave del successo di quelle canzoni. Non esiste una ricetta per riuscire a fare della musica la propria vita, ma sicuramente alcuni ingredienti fondamentali: passione, dedizione, verità. Se mancano queste cose, di sicuro non succederà niente.

IN TANTE TRASMISSIONI SONO NATI CANTANTI DI SUCCESSO: LA TELEVISIONE PUO’ DAVVERO AIUTARE IN QUESTO SENSO?

La televisione è stata per tutti una fonte di visibilità, lo era anche per noi quando ancora non esistevano Talent Show o Format televisivi, sarebbe da ipocriti negarlo. Quello che mi sento di dire è che sicuramente la televisione può essere un modo per farsi conoscere, un tramite per riuscire a far sentire la propria voce, ma NON deve assolutamente diventare l’unica soluzione, l’unico luogo. La musica non può nascere in tv. Deve essere frutto di un lavoro di anni, di esperienza, di studio. Deve passare dai palchi più piccoli e crescere di pari passo. Deve essere una vocazione, un impegno costante e una necessità, come lo è stata per noi. Se tutte queste cose sono presenti, allora la televisione può, a suo modo, diventare una piccola tappa per dare voce al proprio progetto. Una tappa, non l’unica.

A volte il risultato di questi programmi televisivi porta alla creazione di cantanti di successo, che non avendo questo fondamentale background artistico, lasciano il tempo che trovano. Penso che la vera sfida sia trovare un talento davvero nuovo, capirlo e fare in modo che possa rimanere. Dargli la giusta visibilità, magari anche televisiva, ma seguirne la nascita, la crescita e l’eventuale successo. Non crearne in serie regalandoci tanti piccoli successi, ma nessun vero grande artista. Forse è anche per questo che molti giovani artisti decidono alla fine di affrontare una strada diversa, meno veloce, ma molto più protettiva nei confronti della loro arte.

GIANNI LEI SI E’ OCCUPATO ANCHE DI COLONNE SONORE PER FILM: COME NASCE UNA DI ESSE?

L’esperienza d’autore di colonne sonore è stata per me sorprendente e molto stimolante. Giuseppe Fulcheri, amico ed autore, insieme al produttore Pietro Valsecchi mi hanno proposto di scrivere una colonna sonora per la fiction “Uno Bianca” e io ho deciso di accogliere questa proposta come stimolo e inedita sfida per la mia musica. Si è dimostrato fin da subito un lavoro appagante. Tecnicamente è un lavoro che richiede un processo creativo diverso rispetto alla creazione di una singola canzone. Quando si scrive una canzone non per forza c’è la necessità di seguire un copione prestabilito, la storia e l’atmosfera crescono di pari passo con il brano. Con le colonne sonore l’approccio è abbastanza diverso, non si può prescindere dalla trama e dalla sceneggiatura del film. Quello che succede deve andare mano nella mano con la musica. C’è un legame indelebile tra trama, immagini e musica. Questa esperienza mi è sicuramente servita a scoprire una modalità e un talento di espressione musicale narrativa, che mi ha portato poi alla realizzazione di progetti che mai avrei pensato di arrivare a realizzare. Uno stimolo a superarmi.

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