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Manifestazioni per ricordare le bonifiche dell’agro romano

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Il 21 e 22 marzo si terranno, rispettivamente a Roma e Venezia, due manifestazioni per ricordare le bonifiche dell’agro romano che furono possibili con l’apporto determinante di personale e contadini veneti.

di Riccardo Bramante

Il 21 e 22 marzo si terranno, rispettivamente a Roma e Venezia, due manifestazioni per ricordare le bonifiche dell’agro romano che furono possibili con l’apporto determinante di personale e contadini veneti.

E’ noto che fin dai tempi degli antichi romani la zona a sud di Roma, compresa tra il mare e i monti Lepini e Ausoni era soltanto una enorme distesa di terra paludosa infestata dalla malaria. Ciò a causa dell’impossibilità di un naturale deflusso al mare delle acque piovane e sorgive abbondanti in quei luoghi.

Primi tentativi di bonifica furono fatti quando iniziò la costruzione della Via Appia, voluta dal censore Appio Claudio, che doveva attraversare proprio quelle zone fino ad arrivare a Brindisi.

Successivamente provarono, con scarsi risultati, anche diversi imperatori, da Augusto a Nerone, a Traiano ma a causa della inadeguata manutenzione le acque riconquistarono poco a poco la zona.

I territori passarono, poi, nelle mani dei Pontefici, ma solo con Leone X, nel 1513, si concepì il progetto di una grandiosa bonifica a cui sembra abbia contribuito anche il genio di Leonardo da Vinci.

La morte del Pontefice mise fine all’iniziativa, che fu ripresa da Sisto V, nel 1585, con l’apertura di una più ampia foce al mare di un fiume che attraversava la palude in modo da far defluire più facilmente le acque. Ma anche questa iniziativa non ebbe buon esito e, anzi, lo stesso Sisto V ne fu vittima indiretta poiché, visitando la zona per controllarne i lavori, contrasse la malaria e morì qualche mese dopo.

Il progetto fu ripreso nel 1777 da Pio VI con l’apertura di un nuovo canale che, in suo onore, venne chiamato Linea Pio; ma anche in questo caso i risultati furono scarsi.

Si giunse, così, al 1861 quando il Papa Pio VII costituì il “Consorzio della bonifica pontina” che in circa dieci anni riuscì a bonificare 10.000 ettari dei 19.000 complessivi.

La svolta decisiva si ebbe con l’avvento del Regno d’Italia nel 1870 e la cessione da parte della famiglia di nobili papali Caetani di tutte le proprietà terriere della zona. Lo Stato, divenutone proprietario, approvò, quindi, una legge per cui le paludi pontine furono divise in tre aree, con una separazione delle cosiddette Acque Alte (provenienti dai vicini monti) dalle Acque Medie e Basse prevedendone il prosciugamento a mezzo di idrovore.

Fu la mossa decisiva che permise di mettere a coltura enormi estensioni di terre su cui furono chiamati a lavorare contadini provenienti dal Veneto, dal Friuli e dal Ferrarese. Ad essi vennero date case già completamente attrezzate e mezzi meccanici per la lavorazione dei campi.

Un notevole ruolo ebbe, al riguardo, l’Opera Nazionale Combattenti (ONC) che provvide anche alla creazione di nuove città come Latina, Aprilia e Pomezia oltre a 5.000 poderi che furono dati in proprietà ai contadini che li avevano lavorati.

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